Peggio di essere sorteggiato contro Andy Murray al rientro nel circuito maggiore dopo cinque mesi di stop, c’è solo trovarsi a fronteggiare Kevin Anderson al primo turno degli US Open. Non bastavano i problemi di incostanza al servizio e le magagne ai tempi del coronavirus tra Adria Tour e feste di compleanno in Costa Azzurra: tra Alexander Zverev e la agognata, sospirata ed elusiva prima affermazione in un torneo del Grande Slam ci si è messa anche l’urna di New York. Sette giorni dopo la pubblicazione del main draw di fake-Cincinnati, di fronte al tabellone del primo Slam post-pandemia è ancora il tedesco l’indiziato numero uno per lasciare Flushing Meadows in anticipo. Questa volta, però, nel caso in cui Sascha dovesse riuscire a sconfiggere il sudafricano, già finalista a New York nel 2017, fino ai quarti di finale avrebbe un tabellone abbastanza spalancato. Qualche previsione? Brandon Nakashima al secondo turno giocherà senza pensieri, ma la wild card classe 2002 difetta di esperienza; Adrien Mannarino, testa di serie numero 32, è un ostacolo più che abbordabile da incontrare al terzo turno e l’argentino Diego Schwartzman, nonostante la sconfitta rifilata al Next Gen di Amburgo a New York dodici mesi prima, è un avversario non proibitivo da affrontare sul cemento negli ottavi di finale. Ovvio che, poi, il trio Stefanos Tsitsipas-Novak Djokovic-Dominic Thiem o Daniil Medvedev è da triangolo delle Bermuda, ma niente legittima la vittoria di uno Slam più che affrontare competitor importanti.

Il favorito per trionfare sull’Arthur Ashe, comunque, è sempre Novak Djokovic. A prescindere dal suo cammino nel Master 1000 di Cincinnati (l’articolo è stato scritto prima della semifinale contro Roberto Bautista Agut), agli US Open il serbo ha ricevuto in regalo un tabellone davvero abbordabile. Esordio con Damir Dzumhur, secondo turno con uno tra Kyle Edmund e Alexander Bublik, poi quel Jan-Lennard Struff travolto sette giorni prima, John Isner e David Goffin: per Nole i problemi arriverebbero “soltanto” in semifinale con uno tra Tsitsipas e Zverev e in finale con uno tra Thiem e Medvedev. Difficile immaginarselo mentre lascia New York senza lo Slam numero 18.

Tra i Next Gen, comunque, proprio Tsitsipas e Medvedev potrebbero quantomeno avere il vantaggio di arrivare riposati alla seconda settimana. Agli US Open, il greco inizia contro Albert Ramos Vinolas, poi non dovrebbe rischiare nulla contro avversari come un Borna Coric fuori forma, un Christian Garin a disagio sul cemento e un Dusan Lajovic incostante. Dai quarti di finale in poi la posta si alza: se, però, Stefanos vanta un head to head di cinque vittorie e una sconfitta contro Zverev e se ha dimostrato di poter insidiare Djokovic sul cemento (si vedano i successi nel Master 1000 di Toronto nel 2018 e nel Master 1000 di Shanghai nel 2019), la finale contro Medvedev sarebbe tosta: il moscovita è in vantaggio 5-1 negli scontri diretti.

A proposito del russo – finalista uscente a Flushing Meadows: l’esordio con Delbonis è abbordabile, il terzo turno con Feliciano Lopez gli rievocherà quella volta che dodici mesi prima aveva mostrato il dito medio al pubblico nell’Arthur Ashe e gli ottavi di finale contro Dimitrov sarebbero il remake della semifinale del 2019. Sarebbe interessante, poi, vederlo nel test Andrej Rublev nei quarti di finale – Matteo Berrettini permettendo – mentre la semifinale contro Thiem in teoria non è proibitiva: durante il loro ultimo incontro nel Master 1000 di Montreal nel 2019, Medvedev ha sconfitto l’austriaco lasciandogli quattro giochi.

E Dominic? Il grande deluso nel Master 1000 di Cincinnati poteva avere un sorteggio migliore. Dal terzo turno in poi il destino potrebbe mettere sulla sua strada nell’ordine l’ex campione del 2014 Marin Cilic, uno tra Andy Murray e Felix Auger-Aliassime, uno tra Bautista Agut, Alex De Minaur, Karen Khachanov e Milos Raonic nei quarti di finale. Poi gli ostacoli Medvedev in semifinale e uno tra Djokovic, Tsitsipas e Zverev in finale. In bocca al lupo.

Incroci agrodolci anche per gli italiani: chi recrimina di più è Jannik Sinner, subito chiamato ad affrontare il numero 11 del seeding Khachanov. Federico Gaio-Ricardas Berankis, Lloyd Harris-Marco Cecchinato, Stefano Travaglia-Jordan Thompson, Adrien Mannarino-Lorenzo Sonego, Paolo Lorenzi-Brandon Nakashima, Salvatore Caruso-James Duckworth, Frances Tiafoe-Andreas Seppi e Gianluca Mager-Miomir Kecmanovic sono invece gli altri match che vedranno impegnati i nostri portabandiera non inseriti tra le teste di serie. La truppa nostrana potrebbe regalarci quarantotto ore di gloria, come potrebbe dar vita a una Caporetto collettiva: è difficile prevederlo. Discorso a parte per Matteo Berrettini: da sesta forza del tabellone esordirà contro Go Soeda, poi potrebbe essere messo alla prova da giovani terribili come Ugo Humbert, Emil Ruusuvuori (già incontrato a Cincinnati) e Casper Ruud. Infine, dagli ottavi di finale in poi, potrebbe incontrare tanta Russia: Rublev prima, Medvedev poi. Thiem in semifinale e uno tra Djokovic, Tsitsipas e Zverev completerebbero la marcia verso una storica finale. Il romano, che comunque conserverà i 720 punti conquistati l’anno scorso, avrà il vantaggio di giocare a briglie sciolte. Il suo devastante servizio, la forza di rimanere sempre in partita e le sue caviglie un po’ fragili dovranno aiutarlo.

Infine ci sono le mine vaganti: impossibile non pensare a Rublev, che aveva aperto il 2020 vincendo due titoli sul cemento a gennaio, a De Minaur, che avrà voglia di riscatto dopo la delusione contro Struff a Cincinnati, a Corentin Moutet, che durante “The Ultimate Showdown” ha mostrato lampi di creatività e ai predestinati canadesi Denis Shapovalov e Auger-Aliassime, il quale, però, rischia di incontrare Murray già al secondo turno.

Chissà se il primo Slam ai tempi del coronavirus ci regalerà il primo vincitore ATP nato negli anni Novanta. O persino nato negli anni Duemila – citofonare a Bianca Andreescu per informazioni.

Michela Curcio