Finale tra aspiranti regine in attesa di conferma: sia Paula Badosa che Barbora Krejcikova sono chiamate a dimostrare nel 2022 di non essere state soltanto fortunate nella stagione appena conclusasi. Entrambe hanno dimostrato di potersi esprimere più che bene ad alti livelli, arrivando fino in fondo nel WTA 500 di Sydney e dandosi battaglia fino all’ultimo punto di un tiebreak nel terzo set ad alta tensione: a prevalere è stata la spagnola, che sale a tre titoli WTA in carriera e che ancora non ha perso una finale nel circuito maggiore. Diamo i voti alle protagoniste del torneo.

Paula Badosa: 9

La risposta a chi si chiedeva se la Badosa fosse un fuoco di paglia dopo la vittoria nel WTA 1000 di Indian Wells? Vincere il WTA 500 di Sydney, sconfiggendo in finale una top five, Barbora Krejcikova, già regina al Roland Garros, in un’altra epica battaglia che si è risolta soltanto al tiebreak del terzo set. Sembra che la spagnola si esalti ancora di più nelle situazioni psicologicamente stressanti, dimostrando di essere una combattente nata e una giocatrice che non si arrende se non dopo l’ultimo punto: tutte qualità con le quali Paula che ha soltanto 24 anni si candida a rimanere in alto in classifica per molto tempo, tanto che con un buon risultato agli Australian Open la classe 1997 nata a Manhattan potrebbe entrare in top five. Già, gli Slam, per ora sono l’unico punto debole in carriera, avendo la Badosa raggiunto un unico quarto di finale, al Roland Garros e non essendo mai andata oltre il secondo turno a Melbourne. Arrivare al primo Major stagionale con un bilancio di 3-0 nelle finali WTA e con un rovescio che sa mettere in crisi chiunque – citofonare soprattutto la Kasatkina – potrebbe essere la chiave per invertire la rotta.

Barbora Krejcikova: 8

A proposito di stagioni in cui si chiede una conferma ad alti livelli, anche la Krejcikova ha risposto sul campo in un 2022 in cui dovrà soprattutto difendere il titolo al Roland Garros e dimostrare di valere un ranking che, a fine 2021, diceva che la ceca era entrata addirittura in top three. Tra tutte le vittorie, spiccano soprattutto l’inequivocabile 6-0, 6-2 con cui ha regolato Caroline Garcia, ex numero 4 al mondo che, infatti, dal 2018 in poi, non ha sostenuto la pressione di dover difendere la propria classifica, e la partita epica contro una Kontaveit carica che era stata in grado di rifilarle un bagel a inizio partita e alla quale Barbora ha dovuto annullare sette match point in un tiebreak decisivo finito 14-12 al terzo set. Forse, in finale contro la Badosa, alla ventiseienne di Brno è mancata un po’ di “fame”, soprattutto nell’ultima parte di partita. Comunque, la Krejcikova potrà già rifarsi agli Australian Open, l’unico Slam in cui non è mai andata oltre il secondo turno.

Anett Kontaveit: 7

Il voto non può essere più alto perché, nonostante il cammino immacolato fino alla semifinale, la Kontaveit ha sprecato una chance clamorosa di continuare sulla scia di fine 2021 e raggiungere un’altra finale, la tredicesima in carriera. Anzi, per la precisione l’estone ha sprecato sette chance clamorose, sette match point, contro una Krejcikova alla quale aveva addirittura rifilato un bagel nel primo set. Da testa di serie numero 6 agli Australian Open e da giocatrice che non è mai andata oltre i quarti di finale in uno Slam, ad Anett non possono bastare le vittorie contro Zhang e Ruse – anche dal momento che non sapremo mai come sarebbe andato a finire il match contro la Jabeur.

Daria Kasatkina: 7

Voto che premia la seconda semifinale in due settimane – il che vuol dire che la Kasatkina è sempre arrivata tra le prime quattro nei tornei ai quali ha partecipato nel 2022. Anche questa volta, però, la russa è andata in blackout a un passo dal traguardo. A Sydney Dasha si è migliorata nella misura in cui ha raccolto quattro game contro la Badosa piuttosto che i due racimolati contro la Anisimova a Melbourne. Sembra che, man mano che la posta in palio si alza, la classe 1997 di Togliatti perda potenza e profondità con entrambi i fondamentali, vanificando così il tentativo di sfondare con le proprie variazioni. In una situazione simile, era inevitabile che il rovescio di Paula trovasse autentiche praterie. Che peccato, perché la Kasatkina era stata un muro di gomma mentalmente sia all’esordio contro la Kenin che nei quarti di finale contro la Muguruza.

Garbine Muguruza: 6

Se la Muguruza aspettava risposte dal WTA 500 di Sydney, probabilmente non ne avrà trovate. La spagnola non ha granché avuto modo di mettere partite sulle gambe, perché non ha faticato contro la Alexandrova e ha pagato la mancanza di ritmo contro una Kasatkina che, al contrario, ha raggiunto la seconda semifinale di fila in stagione. Garbine sarà una tra le giocatrici maggiormente sotto osservazione agli Australian Open, dal momento che difenderà i 1300 punti ottenuti con la finale nel 2020 e che proverà ad andare un passo più vicina al Career Grand Slam, dopo che nel 2021 ha sprecato due match point contro la futura regina, Naomi Osaka. Staremo a vedere.

Belinda Bencic: 6,5

Considerata la severa infezione da coronavirus contratta a dicembre, la maratona con due match in meno di otto ore e le continue interruzioni per pioggia, il debutto in stagione della Bencic è positivo nel complesso. Promette bene non tanto la vittoria contro una Haddad Maia con meno potenziale, ma la rimonta contro una Dodin sempre arcigna al servizio e che aveva persino servito per il match sul 5-3, prima di subire la reazione d’orgoglio di Belinda che ha vinto quattro game di fila. Mezzo voto in meno per il 40-0 in risposta non sfruttato sul 5-3 per la Badosa nel terzo set. Possibile che una tra le tre palle break non potesse essere giocata meglio? Se non altro poi la spagnola ha vinto il torneo.

Caroline Garcia: 5,5

Nonostante abbia raggiunto i quarti di finale, il cammino della Garcia nel WTA 500 di Sydney è stato tutt’altro che convincente. Tolta la vittoria per il walkover della Rybakina, alla transalpina rimangono il successo all’esordio contro Pegula – che un anno fa sarebbe stato ben più prestigioso, ma che oggi non vuol dire granché perché la statunitense ancora non ha vinto una partita nel 2022 – e il 6-2, 6-0 senza appello subito da una Krejcikova che aveva chiuso il 2021 in affanno e in debito di energie. Se non altro Caroline è rientrata in top 70, che è sempre un bene per il morale, ma la crisi in cui è incappata dal 2018, quando era salita fino alla posizione numero 4 nel ranking mondiale, sembra lontana dall’essere stata superata.

Petra Kvitova: 4,5

Mezzo voto in più per aver superato un turno, ma la forma fisica della Kvitova continua a essere oltremodo preoccupante se la ceca si è guadagnata la prima sofferta vittoria in stagione non prima di salvare due match point alla non irresistibile Rus. Più che un problema di motivazioni, la ceca sembra essere costantemente in debito di ossigeno tanto che ha perso con un doppio 6-4 contro una Jabeur le cui variazioni non erano mai state ingestibili per lei in carriera, nonostante Petra sia stata in vantaggio di un break in entrambi i parziali. Per concludere, quindi, se la mancina di Bilovec si presenta in campo con il mirino a fuoco e sbriga i match in tempo record, rimane in grado di vincere qualsiasi torneo. Altrimenti, la fretta di abbreviare gli scambi è il motivo per il quale commette un’infinità di errori non forzati, anche marchiani.

Ajla Tomjlanovic: 6

Sufficienza politica per una Tomljanovic che perlomeno sembra essersi assestata su livelli da top 40. L’australiana vince con chi si trova più in basso di lei in classifica e non riesce a essere competitiva con chi, al contrario, ha un ranking migliore di lei. La prova? Ajla ha sconfitto senza problemi la Schmiedlova, nonostante nel secondo set sia stata in svantaggio di un break e abbia anche offerto alla slovacca tre possibilità di salire 4-0 prima di mettere in fila sei game consecutivi. Dopodiché, però, nel turno successivo, alla classe 1993 di origini croate non è bastato aggrapparsi alla propria aggressività in risposta di fronte a una Badosa che nel 2022 è chiamata a confermare la top ten. Se la Tomljanovic dovesse arrivare agli Australian Open senza inutili pressioni, magari potrebbe provare a replicare il quarto di finale raggiunto a Wimbledon sei mesi fa.

Sofia Kenin: 4

Neanche il tempo di lodare la Kenin per l’atteggiamento propositivo ad Adelaide, che la statunitense è tornata a essere l’ombra di se stessa a Sydney. Avvantaggiata dal forfait di Iga Swiatek, con il quale aveva guadagnato la testa di serie numero 8 in tabellone, Sofia era attesa dal test Kasaktina, giocatrice tattica, ma dal dritto e rovescio non così pesanti e con la quale è possibile permettersi un po’ di pazienza in più. Risultato? Sprecate tre palle break, dopo il 3-3 nel primo set la campionessa agli Australian Open 2020 è andata in tilt, forse ricordando ancora come fosse stata impotente contro la Barty neanche sette giorni prima. Il 6-0 subito sul finale di partita è tutto tranne che positivo per chi ha un bisogno disperato di ritrovare fiducia nei propri mezzi.

Emma Raducanu: 4

Mettiamo la partita in prospettiva. Emma Raducanu è una campionessa Slam, la prima in assoluto nella storia ad aver vinto un Major partendo dalle qualificazioni, la prima britannica a esserci riuscita dai tempi di Virginia Wade nel 1977, la più giovane a volare così in alto da quando una diciassettenne Maria Sharapova trionfò a Wimbledon nel 2004 contro Serena Williams. Per questo motivo, che la regina di New York non soltanto perda all’esordio in stagione, ma venga praticamente schiantata in campo, raccogliendo un unico game contro una Rybakina attenta e con il mirino, non può passare inosservato. Però Emma Raducanu è anche una ragazza di 19 anni che ha giocato a malapena venti partite nel circuito maggiore in carriera: bisogna darle tempo e modo di adattarsi ai cambiamenti che inevitabilmente sono stati travolgenti. A margine: se Emma fosse stata un uomo, sarebbe criticata per le attività con gli sponsor e gli inviti a eventi mondani?

Jelena Ostapenko: 4

Che sta succedendo alla Ostapenko? La lettone arrivava da un 2021 tutt’altro che deludente, in cui aveva vinto il WTA 500 di Eastbourne, laureandosi la più giovane in attività ad avere in bacheca almeno un titolo su tutte e quattro le superfici – erba, terra rossa, cemento e cemento indoor, ed era arrivata in semifinale nel WTA 1000 di Indian Wells, a tre game dalla finale contro la Badosa, prima di subire la rimonta di Vika Azarenka. Eppure, pronti via, ritroviamo Jelena proprio contro quella Paula rivale promessa già in California, ma senza Adidas come sponsor – e con un outfit effettivamente non indimenticabile – e in totale blackout tattico, il che non è una novità, dal 5-4 e servizio nel primo set, ossia nel momento in cui l’ex campionessa del Roland Garros avrebbe dovuto mettere a segno la zampata che avrebbe potuto poi indirizzare il match a proprio favore. L’esordio nel 2022 non è incoraggiante: chissà se il trend sarà già invertito agli Australian Open.

Fiona Ferro: 4

Un anno fa la Ferro sembrava candidata a un 2021 scintillante dopo essere stata la prima vincitrice di un titolo WTA, a Palermo, al rientro dopo lo stop per coronavirus. Un anno dopo, la francese è precipitata fuori dalle prime 100 al mondo, spesso deve superare le qualificazioni per garantirsi l’ingresso in main draw – o persino sperare in un ripescaggio da lucky loser – e anche quando alla fine riesce a scendere in campo va spesso fuori giri nel tentativo, che non funziona quasi mai, esasperando gli angoli e cercando angoli impossibili con il dritto e con il rovescio, piuttosto che limitarsi a ribattere per trovare il ritmo giusto. A una Mertens al debutto in stagione e anche un po’ arrugginita fisicamente, dopo il forfait nel WTA 250 di Melbourne 2, è bastato rimanere tranquilla e geometrica nonostante un secondo set nel quale ha rischiato di mettersi nei guai. Guai che, invece, potrebbero aumentare se Fiona dovesse deludere anche agli Australian Open.

Michela Curcio