Il ritorno di Madison Keys: la statunitense, con un passato da numero 5 al mondo, ma che era finita fuori dalle prime 80 nel ranking, è risolta nel WTA 250 di Adelaide, con l’inequivocabile vittoria in finale per 6-1, 6-2 contro la connazionale Alison Riske. Diamo i voti alle protagoniste del torneo.

Madison Keys: 9

Finalmente Madison: precipitata fino alla posizione numero 87 nel ranking WTA, la Keys ha ritrovato la scintilla ad Adelaide, vincendo il sesto titolo nel circuito maggiore in carriera al termine di una finale in cui non ha neanche sudato contro la connazionale Riske. Per la statunitense è stata ben più problematica la semifinale contro una agguerrita Coco Gauff, con la teenager di Atlanta che era stata avanti di un set, prima di non riuscire più ad arginare il dritto e il rovescio di una Maddie che ha trovato sempre più potenza e profondità. Che i segnali fossero positivi, comunque, si era intuito dalla vittoria all’esordio contro una Svitolina che sarà spenta, ma che è comunque tra le prime 20 al mondo. E ora attenzione, perché la Keys non è testa di serie agli Australian Open: Sofia Kenin, che è stata sorteggiata contro di lei, sarà tutt’altro che felice di affrontarla.

Alison Riske: 7,5

Mezzo voto in meno perché raccogliere tre game in una finale vuol dire non aver mai dato l’impressione di essere competitiva durante la partita. La Riske, però, è stata brava a capitalizzare un tabellone apertosi dopo il suicidio sportivo della Sabalenka, i balbettii di Teichmann e Cirstea e i doppi ritiri precauzionali tra quarti di finale e semifinale rispettivamente della Brengle e della Zidansek. La statunitense ha completato l’opera non perdendo neanche un set nel doppio 6-4 rifilato alla Linette e ai quattro giochi lasciati alla Kalinina. Vien da pensare che contro la Keys vista ad Adelaide, né Alison, né molte altre avrebbero potuto trovare contromisure efficaci in campo.

Cori Gauff: 7,5

Che la Gauff abbia lasciato il campo furibonda per essersi lasciata sfuggire la terza finale WTA in carriera a 17 anni dimostra come la statunitense abbia già una mentalità da campionessa. Coco, ora, deve imparare a essere più indulgente con se stessa: il tabellone avrà anche detto che era la favorita per portare a casa il titolo, ma la Keys vanta nel palmares una finale Slam, agli US Open, nel 2017. E se è vero che non è mai piacevole non riuscire quantomeno ad agguantare il tiebreak decisivo al termine di una partita così combattuta, i 7 doppi falli e le tredici palle break salvate su 17 concesse lasciavano presagire che l’americana stesse avendo più di un problema al servizio. Rimane agli atti che la Gauff raramente stecca con chi è più in basso di lei in classifica: chiedere a Siniakova, alla coetanea Kostyuk e a una rediviva Konjuh.

Ludmilla Samsonova: 7

Deciso riscatto per la Samsonova dopo il flop all’esordio in stagione contro la Petkovic. La russa ha pagato il cinismo di una Keys in grande spolvero sul finale di partita, ma, prima di ingaggiare una battaglia in tre set contro la statunitense, Ludmilla aveva regolato senza particolari incertezze sia la Sherif, contro la quale aveva salvato nove palle break su nove, che la Parrizas-Diaz, alla quale ha lasciato appena tre game. Scommettiamo che soprattutto Sabalenka e Vondrousova, ma anche Fernandez e Pavlyuchenkova sono tutt’altro che felici di saperla dal proprio lato di tabellone?

Ana Konjuh: 7

Due settimane all’insegna di progressi costanti per la Konjuh. La croata si è nettamente arresa nei quarti di finale a una Gauff che è sempre stata tra le favorite per la vittoria finale, ma nei turni precedenti aveva surclassato in potenza una scarica Gavrilova-Saville ed era stata protagonista di una partita brillante ed emozionante contro una Vondrousova in ripresa dopo aver conquistato la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Tokyo, con tanto di match point annullato sul 5-4 nel terzo set. Continuando a frequentare i tabelloni principali senza dover passare dalle qualificazioni e rimanendo lontana dagli infortuni, per fine 2022 non sembra utopia pronosticare Ana di nuovo tra le prime 30 nel ranking WTA – e magari con un titolo in più in bacheca.

Marketa Vondrousova: 6

Sufficienza raggiunta perché Vondrousova e Konjuh hanno regalato al pubblico la partita del mese – Australian Open permettendo. In una partita dal rischio massimo al servizio – la ceca ha chiuso con 7 ace e 6 doppi falli, la croata con 10 ace e 10 doppi falli – era ovvio che sia Marketa che Ana avessero rimpianti da mettere a bilancio. La mancina di Sokolov ha sprecato un match point sul 5-4; la classe 1997 di Ragusa ha risposto mancandone due sul 6-5. Con simili premesse la partita non poteva che decidersi al tiebreak, ma probabilmente entrambe avrebbero voluto evitare una roulette russa che non sempre premia il merito. Dovessero trovarsi in lati diversi di tabellone agli Australian Open, entrambe potrebbero arrivare abbastanza in fondo.  

Marta Kostyuk: 6

Sufficienza d’incoraggiamento per premiare la partita aggressiva e vibrante tra la Kostyuk e la Gauff, un manifesto di cosa possa offrire la Next Gen rosa. L’ucraina sostiene di non avere niente in meno tecnicamente rispetto alle coetanee ed effettivamente non ha sfigurato nel contenere la statunitense in potenza e velocità di palla. Rimane, però, che Marta ha molta meno esperienza di Coco nel circuito maggiore, il che si è visto alla voce “palle break salvate”: una su cinque per la classe 2002 di Kiev, quattro su sei per la classe 2004 di Atlanta. Chissà che quei tre set point non sfruttati nel secondo parziale, poi allungatosi di quattro game in più, non sia stato pagato dalla Kostyuk in termini di energie psico-fisiche.

Aryna Sabalenka: 4

È davvero difficile capire perché la Sabalenka sia precipitata in una crisi così nera, tra l’altro al termine di un 2021 in cui ha spesso risposto presente negli Slam e nei WTA 1000. Se i 18 doppi falli commessi contro la Juvan potevano essere riconducibili ai carichi di lavoro in off-season, i 21 con i quali la bielorussa si è auto-sabotata contro la Peterson sono un enorme campanello d’allarme non tanto perché gli Australian Open sono al via, ma perché Aryna sembra avere qualcosa che non va in termini di fiducia in se stessa e nei propri mezzi. Chissà che anche la leonessa di Minsk non stia soffrendo di vertigini come tante, troppe coetanee, da Kenin ad Andreescu, da Osaka a Raducanu. Nonostante ognuna abbia i propri motivi, la Next Gen “rosa” sembra crollare psicologicamente nel momento in cui bisogna confermarsi. La differenza tra la Sabalenka e le altre, però, è che la bielorussa ancora non ha vinto l’agognato Major. Aryna ha reagito al proprio blocco al servizio servendo dal basso, sostenendo di avere un problema con il lancio di palla e piangendo al cambio campo. Basterà a calmarsi e a scaricare la tensione?

Elina Svitolina: 4

Inizio di stagione da film horror anche per la Svitolina. Incrociare subito l’ex numero 5 nel ranking WTA Madison Keys vuol dire aver avuto un sorteggio sfortunato, ma l’ucraina è sembrata a dir poco irriconoscibile in campo, commettendo sette doppi falli, concedendo almeno una palla break in otto turni di servizio su nove e in generale sembrando fisicamente spenta, poco paziente nello scambio da fondocampo e verso il finale di partita quasi desiderosa di darci un taglio e di andare dritta negli spogliatoi. Non possono essere semplicemente carichi di lavoro mirati ad arrivare in piena forma agli Australian Open. Il problema sembra più di sfiducia nei propri mezzi, tanto più che Elina aveva chiuso il 2021 fuori dalla top ten per la prima volta dopo quattro anni.

Jil Teichmann: 4

Che pasticcio svizzero: la Teichmann si è messa nei guai da sola all’esordio in stagione. Avanti 6-1, 6-5 e break a favore contro la Davis, l’elvetica ha completamente smarrito le coordinate al servizio, subendo il controbreak a zero, andando sotto 0-5 nel successivo tiebreak e non riuscendo a tenere il servizio neanche nel primo game del terzo parziale. Una situazione che ha dato alla statunitense l’agio di rimanere sempre avanti nel punteggio in un momento di partita più che mai delicato psicologicamente. Che peccato, perché Jil avrebbe potuto sfruttare un tabellone spalancatosi dopo il flop di Aryna Sabalenka. Scommettere su di lei come sorpresa agli Australian Open non sembra più un azzardo sicuro.

Viktoria Golubic: 5

Da un disastro svizzero, a un altro. Ad Adelaide la Golubic non ha avuto un sorteggio clemente, essendo stata subito abbinata a una Vondrousova in netta ripresa dopo la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Impossibile, però, che Viktoria non avesse in mente la partita vinta con enorme merito neanche quattro mesi fa nel WTA 1000 di Indian Wells, quando aveva letteralmente portato a spasso la ceca una variazione di rovescio dopo l’altra. L’elvetica sembrava essere ripartita da dove si era fermata: 3-0 con doppio break e partita in discesa. Invece, già che il primo set sia stato vinto, sì, ma 7-5 – con tanto di set point annullato sul 5-4 e successivo controbreak, lasciava presagire un match assai diverso. Un peccato: i 10 doppi falli commessi da Marketa suggeriscono che la mancina di Sokolov non fosse così invincibile

Alize Cornet: 4

Se la sconfitta all’esordio in stagione contro la Osaka era più che giustificabile, che la Cornet non si sia riscattata contro una Parrizas-Diaz ben più abbordabile non promette bene a sette giorni dagli Australian Open. Il doppio 6-4 con il quale la transalpina è stata subito eliminata dal WTA 250 di Adelaide si deve a una prestazione al servizio abbastanza insufficiente in generale, dal 57% di punti vinti con la prima di servizio al misero 39% con la seconda, fino ai cinque doppi falli a fronte di zero ace. Con numeri così, è difficile mettere la testa avanti contro chiunque. La falsa partenza non era pronosticabile, visto un finale di 2021 che, al contrario, era stato positivo per Alize.

Anastasia Potapova: 4,5

Mezzo voto in più perché è probabile che la Potapova fosse stanca dopo la settimana positiva nel WTA 250 di Melbourne 1. Per la seconda volta in stagione, però, la russa si è squagliata dopo aver agguantato una rimonta insperata nel secondo set. Il 6-1 subito nel parziale decisivo dalla Brengle è forse persino più grave rispetto al bagel preso da una Kudermetova che naviga a un tiro di schioppo dalla top 30. E poi, Anastasia deve essere più efficace al servizio: sei doppi falli non sono neanche tanti, ma se la ventenne di Saratov subisce 9 break su 15 turni di servizio – di cui cinque in un set poi rivelatosi decisivo per l’economia del match – diventa difficile macinare gioco.

Dayana Yastremska: 4

Riabilitata dal tribunale sportivo, ma mai veramente tornata ad alti livelli: la Yastremska post-doping gate è una macchina di errori non forzati e di decisioni tattiche discutibili. L’ucraina, che ha ancora 21 anni, nel pre-coronavirus era considerata la Next Gen più promettente nel panorama: tre titoli WTA 250 (ex International), una finale in un WTA 500 (ex Premier) persa contro la numero 1 al mondo Ashleigh Barty e un tennis esplosivo e coraggioso. Ora, invece, di Dayana rimangono soltanto l’arroganza e gli immancabili (e sleali) stop medici che arrivano, guarda caso, quando dall’altra parte di campo si serve per il set o per il match. Non sono bastati 16 ace a compensare i 12 doppi falli commessi: nel terzo parziale la Martincova ha dominato al servizio.

Daria Gavrilova-Saville: 4

Copia e incolla dalla settimana scorsa: la Gavrilova-Saville è ancora lontana anni luce da un livello accettabile nel circuito maggiore e per questo meglio sarebbe stato per lei prepararsi per gli Australian Open – torneo per il quale ha ricevuto una wild card che lascia perplessi – in un ITF da 60mila dollari che non in un WTA 250, ma senza potersi esprimere come dovrebbe. Rispetto alla prestazione offerta contro la Swiatek, l’australiana ha trovato qualche sicurezza in più al servizio e si è anche spinta fino al tiebreak nel secondo set. Vien da pensare, però, che il risultato leggermente migliore sia dovuto alla stanchezza di una Konjuh che si è preparata diversamente dalla polacca a livello fisico.

Jasmine Paolini: 5,5

Altra insufficienza netta, ma non nettissima, dovuta alle nuove aspettative che si hanno sulla Paolini. In un lato di tabellone infarcito di qualificate e lucky loser e che aveva subito perso Sabalenka e Teichmann, l’italiana era tra le più accreditate per arrivare fino in fondo e magari ripetere l’impresa di vincere un titolo WTA come a Portorose a settembre. Superata con autorità la Sanders, invece, Jasmine è rimasta incastrata nella rete della Davis, non riuscendo più a risalire la corrente nel punteggio e perdendo completamente le coordinate al servizio, tanto da chiudere la partita con nove doppi falli. L’ingresso in top 50 sembra soltanto rimandato.

Michela Curcio