Dominic Thiem è il primo Grand Slam Champion nato negli anni Novanta: se fake-Cincinnati era stato un torneo vintage, gli US Open si chiudono all’insegna del ricambio generazionale. Diamo le pagelle ai protagonisti maschili del primo Slam post-coronavirus.
Dominic Thiem: 10
Si dirà che se una finale Slam fosse un incontro di boxe, Thiem non avrebbe meritato di vincere. In effetti per due set – tre se si conta anche lo psicodramma del quinto parziale – Dominic sembrava paralizzato dalla paura. Ma ne ha avuta meno del suo avversario. Per questo motivo merita che nessuno si azzardi a sminuire un traguardo raggiunto con umiltà e abnegazione. È giusto che i riflettori, oggi, si accendano su di lui. Anche perché il suo percorso per il titolo non è stato banale: dal terzo turno in poi ha eliminato Cilic, Auger-Aliassime, De Minaur, Medvedev e Zverev.
Alexander Zverev: 8
Premiarlo per aver raggiunto la sua prima (e si spera non ultima) finale Slam a ventitré anni praticamente senza seconda di servizio o punirlo perché non ha incontrato top 25 prima di Thiem? Premiarlo per aver ribaltato partite che sembravano scappare via con Anderson, Nakashima, Mannarino e soprattutto Coric e Carreno Busta o punirlo per aver dilapidato due set di vantaggio, un break nel terzo parziale e un vantaggio di 5-3 al quinto contro Dominic? Premiarlo per aver provato a sconfiggere i suoi demoni o punirlo perché non ci è riuscito? Nel dubbio, non resta che riguardare il suo discorso a fine torneo e provare a non piangere.
Daniil Medvedev: 8
Strano a dirsi, ma al “robot” è mancato il killer instinct. Fino alla finale anticipata con Thiem, Medvedev aveva piallato i suoi avversari, ma aveva anche sfruttato un sorteggio abbordabile: impensabile che Delbonis, O’Connell, Wolf e Tiafoe gli potessero causare problemi. Se nei quarti di finale Daniil è stato bravo a infondere timore reverenziale in Rublev, in semifinale contro Dominic il russo si è perso. Avanti di break e set point nel secondo set, avanti di break nel terzo parziale: risultato? Sconfitta 3-0. Viene qualche dubbio sul fatto che non sia un cavallo di razza.
Pablo Carreno Busta: 8
Va bene, Djokovic si è eliminato da solo, ma Carreno Busta, invece di rimanere traumatizzato dalla squalifica, ha capitalizzato fino in fondo la sua onesta occasione, arrivando nuovamente in semifinale a Flushing Meadows (la prima volta c’era riuscito nel 2017) e prendendosi il merito di incartare uno Shapovalov ancora acerbo, nonostante lo 0-6 del quarto set fosse un fosco presagio. A momenti, poi, quasi gli riusciva l’exploit contro Zverev, con il tedesco irriconoscibile per quasi tutta la semifinale. In finale, però, c’è andato quello che in sulla carta è il più forte.
Andrej Rublev: 7,5
Cosa sarebbe successo se Rublev avesse concretizzato quel set point sul servizio nel primo set del match di quarti di finale contro Medvedev? Risposta: probabilmente non avrebbe vinto la partita, ma forse sarebbe persino riuscito a trascinarla al quinto. E per il russo meno scintillante – ma forse con più potenziale bruto – dei tre, sarebbe comunque stato un successo. Due giorni prima, Andrej si era preso il lusso di eliminare quel Berrettini che lo aveva dominato a Flushing Meadows dodici mesi prima. Una crescita costante che si spera possa continuare sulla terra rossa.
Denis Shapovalov: 7
Senza Shapovalov la parte alta del tabellone ha perso l’unico showman in grado di infiammare una eventuale finale. Il problema è che negli Slam la mancanza di continuità si paga. Citofonare Carreno Busta per informazioni: allo spagnolo è bastato aspettare che le fiammate dell’eclettico canadese si spegnessero per averne la meglio nonostante i problemi fisici. Se è vero che Youzhny sta lentamente disciplinando l’imprevedibile “Shapo”, è anche vero che in fondo a un Major non ci si arriva con la bellezza anarchica. A 21 anni, però, crescere vuol dire imparare da queste sconfitte.
Borna Coric: 7
Come definire il Coric visto agli US Open? Resiliente. Già a un passo dall’eliminazione al secondo turno contro Londero, il croato ha messo in scena l’upset del torneo annullando sei match point alla testa di serie numero 4, Tsitsipas – in realtà senza trovare grandi soluzioni, ma aspettando l’errore dell’avversario. A momenti, poi, gli riusciva anche l’exploit contro Zverev, con il tedesco che ha giocato a handicap per quasi due set nonostante Borna non stesse esattamente giocando tennis champagne. A ricacciarlo indietro, il suo stesso braccino nel secondo set.
Alex De Minaur: 7
Grande assente agli Australian Open, deludente a Cincinnati: chi avrebbe pronosticato la seconda settimana Slam per Alex De Minaur? A fari spenti e con il suo marchio di fabbrica – correre, correre, correre su ogni punto – l’australiano, che è un classe 1999, non solo ha raggiunto la seconda settimana in uno Slam, ma si è anche spinto fino ai quarti di finale. Contro un Thiem in missione oggettivamente poteva poco, ma tempra e carisma non gli mancano – citofonare a Khachanov rimontato in cinque set. Se il connazionale Kyrgios avesse la sua maturità…
Stefanos Tsitsipas: 4
Poche storie: il grande deluso degli US Open 2020 è lui. Sei match point – non uno, magari pure in risposta e pure annullato con un ace – più un vantaggio di 5-1 nel quarto set. Sei match point sprecati con sei errori non forzati uno più grave dell’altro. Sei match point sprecati tra l’altro contro un Coric, arrugginito causa coronavirus e reduce da una maratona di cinque parziali contro Londero due giorni prima. Per Stefanos nei quarti di finale contro Zverev non ci sarebbe stata partita. Poi la squalifica di Djokovic lo avrebbe spedito in finale. Infine contro quel Thiem tanto nervoso visto sull’Ashe chissà che non si portava pure a casa la coppa.
Matteo Berrettini: 6,5
Aveva la scialuppa dei 720 punti congelati, ma doveva comunque dimostrare di non essere un Grand Slam Wonder in stile Cecchinato: nel complesso Berrettini può ritenersi soddisfatto. Ha perso da quel Rublev che non gli aveva causato problemi dodici mesi prima, ma ha anche raggiunto la seconda settimana Slam per la terza volta sulle ultime quattro prove di un Major. I punti interrogativi sui quali Matteo dovrà lavorare? Migliorare il rovescio (non può giocare sempre e solo in back) e prendersi cura delle sue fragili caviglie.
Salvatore Caruso: 7
Ancora al terzo turno in uno Slam dopo il Roland Garros 2019, questa volta sul cemento. E se Caruso fosse il nuovo Paolo Lorenzi? Più vicino ai trenta che ai venti, il siciliano a New York ha sfruttato l’occasione eliminando i non irresistibili Duckworth ed Escobedo. Di Salvatore ha stupito l’intelligenza tattica: consapevole di non giocare sulla sua superficie, ha vivisezionato le mosse dei suoi avversari per sorprenderli alla distanza. Poi si dirà che quella contro Rublev è stata una brutta figura (6-0, 6-4, 6-0), ma non è così: il russo visto a Flushing Meadows vale la top ten.
Jannik Sinner: 8
Senza i crampi con Khachanov vinceva lui. Dominante e maturo, per due set Sinner ha mostrato tutto il suo talento a un avversario che ha vinto un Master 1000 a 22 anni e che è già stato ai quarti di finale di uno Slam. Poi, però, la beffa: gli acciacchi fisici, frutto forse di una preparazione sbagliata nelle settimane tra la fine del lockdown e il ritorno del circuito. A Jannik va il merito di aver controllato i nervi, di aver capito di non doversi forzare al quarto set, perso 6-0, e di dover tentare il miracolo al quinto, sfruttando le paure del russo. Non è bastato, ma il futuro è roseo.
La truppa italiana: 4
Superstiti dopo il primo turno degli US Open tra Gaio, Cecchinato, Travaglia, Sonego, Lorenzi, Seppi e Mager? Zero. Avversari abbordabili? Tutti. Davvero un ex semifinalista Slam come il palermitano non poteva incartare Lloyd Harris? Davvero il campione uscente ad Antalya ha avuto bisogno di trovarsi sotto 6-1, 6-4 contro Mannarino per mettere in piedi una tardiva reazione? Davvero i due veterani della truppa e il fresco finalista a Rio De Janeiro si sono lasciati sorprendere dall’esuberanza rispettivamente di Nakashima, Tiafoe e Kecmanovic? Che delusioni.
Novak Djokovic: s.v.
«Se la pallina fosse atterrata qualche centimetro più in là, Djokovic sarebbe stato semplicemente penalizzato», ha detto un saggio in conferenza stampa. Però non è successo, la giudice di linea ha rantolato in diretta spaventando gli spettatori e Nole ha lasciato Flushing Meadows con disonore. Il gesto non è stato intenzionale, ripetiamolo ancora una volta. Eppure le regole sono regole. Appuntamento a Roma e al Roland Garros, vediamo come il Djoker reagirà psicologicamente.
Michela Curcio