Sventola la bandiera rossa e verde su Ostrava, dove ad aggiudicarsi la prima finale WTA tutta bielorussa della storia è stata Aryna Sabalenka che ha sconfitto una Viktoria Azarenka debilitata dal mal di testa. Diamo le pagelle alle protagoniste del torneo.
Aryna Sabalenka: 8,5
Quello che poteva essere un torneo da 3 in pagella per la Sabalenka si è trasformato in un capolavoro di resilienza. Esordio contro Coco Gauff: la sedicenne americana si trova 5-2 nel terzo set e per due volte non riesce a servire per il match. Si va sul 6-5, 40-40: la bielorussa sbaglia una volee che la avrebbe portata a match point. La partita si decide al tiebreak dove la più esperta si tira fuori dalle sabbie mobili. Altro giro, altra corsa: Aryna si trova in svantaggio 6-0, 4-0 e due palle break per il 5-0 contro la Sorribes Torno: vincerà dodici game consecutivi. In quel momento, la Sabalenka capisce di essere una sopravvissuta. E demolisce la Brady – sempre più a suo agio sul cemento. E sfrutta i malesseri di una stanca Azarenka. E vince anche in doppio con la Mertens. Niente male per una ventiduenne accusata di vincere soltanto in Asia. Aspettandola negli Slam.
Vika Azarenka: 7,5
Voto condizionato da una finale che la Azarenka in pratica non è riuscita a giocare a causa di un lancinante dolore alla testa. Vika, però, ha chiuso l’anno dimostrando di essere tornata – sul cemento soprattutto. Nel 2019 la bielorussa si sarebbe smarrita dopo aver perso il primo set contro la Krejcikova. A Ostrava, invece, ha rimontato con cattiveria annullando palle break in tutti i turni di servizio di un secondo set vinto 6-2. Altrettanto impressionante il dominio su Mertens prima e Sakkari poi – ragazze stabilmente in top 30 e destinate a un importante 2021. Che nessuno si dimentichi di lei durante i prossimi Australian Open.
Maria Sakkari: 7,5
Che bella sorpresa che è stata Sakkari nel 2020. Al rientro dopo lo stop per l’emergenza coronavirus la greca ha mostrato grinta, notevoli miglioramenti al servizio e una insolita adattabilità sul cemento. Sia contro una Svitolina spenta che contro una Jabeur sprecona, Maria ha dominato con la prima di servizio e in risposta alla seconda delle sue avversarie. Contro la Azarenka ha sofferto la mancanza di esperienza su grandi palcoscenici. Ma – per quanto 25 anni non siano pochi – nel 2021 vale la pena puntare su di lei.
Jennifer Brady: 7,5
Inarrestabile sul cemento, meno esplosiva sulla terra rossa: a Ostrava la Brady doveva imparare a conoscersi. Cosa aspettarsi da lei per il finale di questa anomala stagione? L’americana ha risposto scagliando dodici ace per piegare la resistenza della Yastremska, entrando nella testa di una Kasaktina ancora lontana dalla tennista che fu nel 2018 e non scomponendosi dopo aver perso il primo set contro la Kudermetova. Poteva osare di più contro la Sabalenka? Contro la Aryna vista da Cincinnati al Roland Garros sì, contro la leonessa di Minsk in versione highlander non tanto.
Elina Svitolina: 4
Finale di stagione più che mai amaro per la Svitolina: chiamata a dimenticare l’occasione d’oro persa al Roland Garros contro la Podoroska, l’ucraina non ha quasi mai trovato risposte alla prima di servizio di una Sakkari concentrata e, se mai ha pensato di poter rimanere in partita, è stato soltanto per le concessioni della greca in forma di quattro doppi falli e poca lucidità nel salvare le palle break. Elina chiuderà comunque l’anno in top five e con due titoli WTA (Monterrey e Strasburgo). Dopo i progressi nel 2019, però, ci si aspettava la consacrazione in uno Slam.
Jelena Ostapenko: 5
Creare e distruggere, fare e disfare: Jelena Ostapenko ancora non esce da questo circolo vizioso. Nel match contro la Martic la lettone ha dimostrato di non aver perso quell’esplosività che la aveva portata a vincere il Roland Garros a 20 anni nel 2017. Anzi, ha travolto – o come ha detto lei, ha “ucciso” – la sua avversaria non solo con vincenti, ma anche con lob e smorzate al fil di cotone. Poi contro la Jabeur sono tornati i blackout al servizio. Tre volte avanti di un break nel secondo set per avviare la rimonta contro la tunisina, tre volte ripresa immediatamente, con l’ultimo break di Ons a sancire il 6-4. Ennesima occasione persa.
Coco Gauff: 4
Il voto non può che essere basso per il disastro combinato contro la Sabalenka. Se la Gauff non si fosse mostrata in tutta la sua comprensibile immaturità tattica, forse avrebbe aggiunto il titolo numero 2 alla sua bacheca. Occhio anche ai doppi falli: zero nei primi due set contro la bielorussa, cinque nel momento di chiudere il match. Coco si trova in una fase di carriera nella quale deve imparare a metabolizzare i passi falsi e i peccati di gioventù. Quando sarà in grado di abbracciare e non di sopprimere le sue emozioni sarà una regina. E che nessuno si dimentichi che ha 16 anni.
Karolina Pliskova: 4
Bene ha pensato la Pliskova di chiudere la stagione dopo la debacle di Ostrava: non vale la pena intestardirsi alla ricerca di punti che comunque non le servirebbero per rientrare in top five. Contro la Kundermetova, la ceca era anche partita bene, portandosi avanti di un set e un break. Poi si è persa al servizio, problema che ha impattato sull’impostazione tattica che Karolina voleva dare alla partita. Il 2020 sarà stato un anno insolito, ma la Pliskova non è stata mai protagonista.
Elena Rybakina: 4
Qualcosa si è inceppato nel meccanismo Rybakina. Al netto della finale a Strasburgo, la kazaka sembra aver perso la spinta che aveva trovato tra gennaio e febbraio 2020, con la vittoria a Hobart e le finali a Shenzhen, San Pietroburgo e Dubai. E dire che la Kasaktina non sembrava neanche così temibile al servizio – come dimostrato dai quattro doppi falli e dagli zero ace scagliati. Elena ha 21 anni: l’errore sarebbe aspettarsi una stagione costellata di finali e priva di passi falsi. A Ostrava, però, ci si aspettava di più.
Donna Vekic: 4
Dov’è finita la Vekic che nel 2019 aveva raggiunto i quarti di finale agli US Open ed era entrata in top 20? Nonostante il cemento sia la superficie sulla quale Donna si trova meglio, la croata non ha mai dato la sensazione di poter vincere contro la Kudermetova, soprattutto difettando di cinismo sulle palle break. Non che le sconfitte contro Cocciaretto a Palermo, Pironkova agli US Open, Yastremska a Roma e Bara Irina al Roland Garros fossero meno preoccupanti. Serve un reset.
Dayana Yastremska: 4,5
La vera delusione al rientro dopo lo stop per l’emergenza coronavirus. Perché passino le sconfitte a Cincinnati contro una Osaka ingiocabile e a Roma contro una Halep in odore di titolo, ma la Yastremska non ha scuse per essersi arresa contro la Giorgi a Palermo, sprecando match point, e soprattutto contro la Brengle agli US Open e contro la Gavrilova al Roland Garros, tra l’altro senza mai essere competitiva. Mezzo voto in più perché la Brady sul cemento attualmente vale la top ten e perché, nonostante tutto, l’ucraina ha 20 anni. Crescerà, ma quella consacrazione che ci si aspettava dopo un biennio 2018-2019 durante il quale aveva vinto tre titoli WTA non è arrivata.
Amanda Anisimova: 4,5
Per fortuna nel 2020 il ranking è stato congelato, altrimenti la Anisimova si sarebbe trovata fuori dalla top 30. Amanda sta ancora pagando la pressione psicologica di confermarsi – o meglio, di dover in futuro difendere i punti – in semifinale al Roland Garros, ma, nonostante o forse anche a causa dello stop per coronavirus, non sembra aver trovato la chiave perché il suo piano tattico possa evolversi. A questo si aggiunga lo sfortunato sorteggio a Ostrava che la ha vista contro una Mertens decisamente più in forma. Il 2021 sarà il personale cubo di Rubik che la classe 2001 americana dovrà risolvere.
Michela Curcio