Un favoloso Jannik Sinner nell’ATP 250 di Sofia, una brillante Aryna Sabalenka nell’International di Linz. Finisce così la regular season di un tennis mutilato nel 2020. Diamo le pagelle ai protagonisti – maschili e femminili – dei due tornei.

Jannik Sinner: 10 e lode

19 anni, 2 mesi e 29 giorni. Per trovare un vincitore più precoce in un torneo ATP bisogna tornare indietro nel 2008, quando un diciottenne Kei Nishikori si impose a Delray Beach. A Sofia Jannik Sinner è stato protagonista di una settimana in cui nessuno ha mai veramente temuto potesse perdere, nonostante un primo set perso al cardiopalma contro De Minaur nei quarti di finale e un po’ di immaturità – e per fortuna non è un robot – nel secondo parziale contro Pospisil in finale. L’altoatesino non poteva chiudere meglio il suo 2020: primo classe 2001 e italiano più giovane di sempre ad affermarsi a vincere un titolo nel circuito maggiore, quarti di finale al Roland Garros, numero 37 nel ranking mondiale – senza la classifica congelata sarebbe stato ancora più in alto – e concrete possibilità di essere testa di serie ai prossimi Australian Open. Predestinato.

Vasek Pospisil: 9

Dove ha sbagliato Pospisil in finale contro Sinner? Onestamente in nessun momento. Ha perso un match per un paio di sbavature nel tiebreak, ma soprattutto perché si è trovato di fronte un avversario più talentuoso. Così, a 30 anni e dopo la delusione pre-lockdown a Montpellier, Vasek dovrà aspettare ancora per il sospirato primo titolo ATP in singolare – perché in doppio ha vinto – sette trofei, incluso Wimbledon. Il canadese, in passato martoriato dagli infortuni, riparta da una condizione fisica finalmente all’altezza – lo dimostrano le vittorie in rimonta contro Marchenko e Gasquet – e un servizio davvero migliorato. Appuntamento al 2021.

Adrien Mannarino: 7,5

Voto più alla stagione che al torneo in sé. Soprattutto dopo il lockdown, Mannarino si è difeso agli US Open, perdendo un match tirato per due set contro il futuro finalista Zverev, ha raggiunto i quarti di finale nell’ATP 250 di Colonia 2 – sconfitto sempre da Zverev – ed è arrivato in finale a Nur Sultan e in semifinale a Sofia. Il francese non è famoso per il suo tennis champagne, ma contro le sue seconde di servizio e gli slice velenosi non si scherza. Peccato per quel bilancio inquietante nelle finali: aggiornato a 1-9 dopo la sconfitta in Kazakistan contro Millman.

Richard Gasquet: 7,5

Chissà se Richie ci ripenserà, perché all’idea di dire addio al suo rovescio a fine 2021, viene un po’ il magone. Specialmente perché a Sofia Gasquet ha dimostrato di poter ancora dare fastidio in un tabellone ATP, arrivando fino in semifinale senza mai perdere un set, domando un ragazzo che forse esploderanno come il Forejtek giustiziere di Cilic e un coriaceo Caruso sempre più maturo nel circuito maggiore. Contro Pospisil, il francese è stato tradito dal fisico: troppo impietoso lo sforzo per riprendere il primo set, troppi i 19 ace da gestire.

Alex De Minaur: 7

Voto un po’ generoso, ma bisogna incoraggiare un ragazzo di 21 anni che un po’ per gli infortuni, un po’ per l’emergenza coronavirus, ha visto mortificata la stagione nella quale poteva consacrarsi. In ATP Cup De Minaur aveva rimontato un match pazzo a Zverev ed era andato a un passo dalla vittoria contro Nadal. Poi, però, Demon aveva rinunciato agli Australian Open, rientrando ad Acapulco, fermandosi di nuovo per il lockdown, non riuscendo a incidere tra Cincinnati, US Open, Roma e Roland Garros e ritrovandosi tra Anversa e Sofia. La sconfitta contro Sinner sembra suggerire che l’australiano non sia cresciuto, ma non è così. A proposito di teenager terribili, anche De Minaur ha vinto il suo titolo ATP prima dei 20 anni. Tornerà. Anzi, non è mai andato via.

Salvatore Caruso: 8

Voto alla stagione anche per lui. Dopo l’exploit al Roland Garros nel 2019 – quando Caruso si spinse dal terzo turno partendo dalle qualificazioni – il palermitano ha risposto presente alla prova continuativa nel circuito maggiore, arrivando al terzo turno anche agli US Open – sul cemento – sconfitto da un Rublev in spolvero, tenendo testa per un set a Djokovic a Roma e lottando ad Anversa, Parigi Bercy e Sofia. Di Savvo colpisce la capacità di leggere i match e di adattarsi in corso d’opera agli avversari. 27 anni ormai non sono più troppi per continuare a sognare.

Denis Shapovalov: 4

Come rovinare una stagione che lo aveva visto raggiungere i quarti di finale agli US Open ed entrare in top: a cura di Denis Shapovalov. Il canadese, prima testa di serie a Sofia, è stato eliminato all’esordio per il secondo torneo consecutivo. A prendersi il suo scalpo, un Radu Albot che non ha neanche dovuto lavorare più di tanto: ha semplicemente convertito tre palle break su sei, annullando le uniche due concesse. 21 anni, un titolo ATP e poco più. La pensione è lontana, ma le aspettative su Shapo erano decisamente più alte.

Felix Auger-Aliassime: 4

Copia e incolla da Shapovalov, con la differenza che mentre Auger-Aliassime ancora insegue quel primo titolo nel circuito ATP, Jannik Sinner – di dodici mesi più piccolo – lo sorpassa in questa speciale gara tra predestinati. A proposito di italiani, Felix ha perso proprio contro quel Caruso che non avrà il suo stesso talento, ma che è paziente, impara in fretta e resta lucido in tutta la partita. Perché il problema di FAA è esattamente questo: sapere quando rimanere in contenimento e quando correre il rischio di strappare. Dita incrociate che il salto di qualità arrivi nel 2021.

Marin Cilic: 3

Bocciatura che vale sia per il torneo, sia per la stagione. Nella sconfitta contro Forejtek, al primo match nel circuito ATP dopo il trionfo agli US Open juniores nel 2019, si è visto il definitivo tracollo di un tennista che ha vissuto due anni orribili e che sta affrontando una crisi che neanche l’emergenza coronavirus è riuscita ad arginare. Ancora: il croato aveva sempre vinto un titolo nel circuito maggiore dal 2008 al 2018. Dopo il Queen’s di due anni fa, il diluvio.

Aryna Sabalenka: 9

Quando sembrava che Aryna non avesse molto da dire in stagione dopo le premature eliminazioni agli US Open e al Roland Garros, la leonessa di Minsk ritrova lo slancio e, dopo il successo a Ostrava, si impone anche a Linz sulla compagna di doppio Elise Mertens. Va detto che la bielorussa non ha incontrato avversarie lontanamente di livello nel suo cammino verso il titolo, ma è riuscita a concludere l’anno con tre trofei, con una striscia positiva in corso di dieci vittorie sul cemento indoor e con il rientro in top ten ai danni di Serena Williams. Cosa le serve nel 2021? Uno Slam.

Elise Mertens: 8

Voto a una stagione da conferma per la Mertens. La belga, meno potente rispetto alla Sabalenka, ma più geometrica, è stata altrettanto brava a sfruttare un tabellone tranquillo, pur inciampando di più rispetto alla bielorussa e spingendosi al terzo set contro la Kalinina, la Zvonareva e la Alexandrova. In finale Elise aveva anche avuto la possibilità di servire per il primo parziale sul 5-4. Da lì, però, si è sciolta. Chiude comunque l’anno in top 20, risultato che non si snobba.

Barbara Krejcikova: 8

Outsider a Linz, brava a sfruttare un tabellone ancora più spalancato dopo le premature eliminazioni della Yastremska e della Teichmann. Anzi, rimonta dopo rimonta e dopo aver nettamente sconfitto la Sasnovich nei quarti di finale, la Krejcikova quasi avrà pensato di poter tornare in finale in un torneo WTA per la prima volta dopo la sconfitta a Norimberga nel 2017. Tanto da aver spinto la Sabalenka al terzo set e da avere più di un rimpianto per quell’ottavo game nel terzo parziale in cui sembrava potersi salvare dallo 0-40. Andrà meglio nel 2021.

Ekaterina Alexandrova: 7,5

Ultimo torneo in stagione, ultima semifinale conquistata rispettando i pronostici del ranking. La Alexandrova si è arresa a una Mertens che forse si poteva sconfiggere – un’avversaria che vince commettendo 11 doppi falli forse non ha dominato il match – ma che è stata brava a non deragliare dopo aver subito il controbreak sul 5-4 nel terzo set. La russa comunque ha chiuso il 2020 consolandosi con il ricordo del primo titolo WTA a gennaio a Shenzen. Ci si vede nel 2021.

Nadia Podoroska: 6,5

Torneo onesto, quarti di finale raggiunti senza particolari problemi su una superficie non così congeniale e la netta sconfitta – che le costa mezzo voto in meno – contro una Alexandrova più avanti nel ranking: per la Podoroska il finale di stagione è stato nel complesso incoraggiante. L’argentina, però, deve già pensare al 2021: sono finiti i giorni in cui poteva sparigliare le carte da outsider. Adesso si presenta in tabellone da semifinalista Slam. Sarà interessante vederla crescere.

Camila Giorgi: 5

Enigma Camila: sembra quasi che non siano soltanto le avversarie, ma la Giorgi stessa ad aspettare di sbagliare. Già all’esordio contro la Sorribes Tormo la marchigiana aveva provato ad auto-sabotarsi. Avanti 6-3, 4-1 nonostante i doppi falli, non aveva tenuto tre turni di servizio su quattro, spingendosi fino a un terzo set filato liscio. Non le è riuscito, però, l’acuto bis contro la Podoroska che sul cemento non dovrebbe poi essere così temibile. Se il 2020 la ha forzatamente costretta a rallentare il ritorno, che il 2021 possa essere l’anno in cui vederla rinascere.

Dayana Yastremska: 3

La vera delusione post lockdown. Eliminata malamente agli US Open e al Roland Garros, più che insufficiente a Ostrava e a Linz. Sia ben chiaro, si parla di una ventenne che ha già in bacheca tre titoli WTA conquistati quando era ancora una teenager. Con quel tabellone così spalancato, però, non raggiungere la semifinale grida vendetta. Specialmente se l’ucraina si è auto-sabotata contro la Minnen con otto doppi falli.

Jasmine Paolini: 6

Sei politico che vale la stagione per la Paolini. Sorteggio sfavorevole come spesso le è successo nel 2020, onorevole lotta contro una Sabalenka in missione e tante sensazioni positive per il nuovo anno, quando si spera che il tennis femminile possa ripartire sul serio. In cosa dovrà migliorare Jasmine? A gestire la tensione quando si trova avanti di un break. Tante volte riesce a strappare contro avversarie più quotate e altrettante volte si scoraggia subito. Bisogna crederci di più.

Michela Curcio