Aryna Sabalenka è la prima vincitrice di un torneo WTA nel 2021, nonché la prima ad aver portato a casa un titolo con la nuova definizione – ad Abu Dhabi si giocava un WTA 500: in finale la bielorussa ha sconfitto con un doppio 6-2 una Kudermetova poco abituata a questi palcoscenici nel circuito maggiore. Diamo le pagelle alle protagoniste negli Emirati Arabi.
Aryna Sabalenka: 9
Nuovo anno, vecchia Aryna. La bielorussa, in striscia aperta di dieci match consecutivi vinti sul cemento, ha esteso i successi a quindici, portandosi a casa anche un altro titolo WTA. Per assurdo la Sabalenka ha sofferto più nei primi turni contro la Hercog e la Tomljanovic. Il motivo? Forse era un po’ arrugginita nel mantenere alta la tensione. Devastanti, invece, le prestazioni contro la Jabeur, la cui varietà di gioco è stata neutralizzata, la Rybakina, che ha vinto il secondo set quasi per caso, contro la Sakkari, surclassata in potenza di palla, e contro una Kudermetova ancora acerba. Decimo trofeo in bacheca e best ranking da numero 7 del mondo: e negli Slam?
Veronika Kudermetova: 8,5
Alzi la mano chi aveva pronosticato la Kudermetova in finale ad Abu Dhabi dal lato di tabellone con Svitolina, Pliskova e Vondrousova. Aiutata da un servizio clinico contro la Kontaveit, in carrozza contro una Turati spenta nel secondo set, tenace contro Badosa e Svitolina, matura contro la Kostyuk: se la russa, che ha ancora 23 anni, riuscirà a scacciare i fantasmi che popolano la sua mente quando deve servire per i match, non è detto che non possa consacrarsi forse non a livello di Slam, ma nei WTA 500 e 1000. Peccato per la finale a senso unico contro la Sabalenka, ma portare a casa il 16% di punti con la seconda (4 su 25) contro la bielorussa vuol dire Caporetto.
Maria Sakkari: 8-
Tutto molto bene fino alla semifinale contro la Sabalenka. In quel momento la Sakkari, che non era poi così penalizzata dal pronostico, non è riuscita a mettere in campo neanche una di quelle accelerazioni devastanti che nel 2020 avevano messo in crisi anche Serena Williams. E contro una Aryna che ha persino maggiore pesantezza di palla, il risultato è diventato scontato. Prima di lasciare Abu Dhabi la greca era riuscita a entrare nella testa della Gauff, aveva surclassato in potenza la Muguruza e aveva eliminato la Kenin. Il meno è proprio per le bizze nel match contro Sofia. Che senso aveva zittire il padre della sua avversaria al termine di un set vinto per 6-0?
Marta Kostyuk: 8-
Buona notizia: la Kostyuk ha 18 anni. Questo vuol dire che l’ucraina (tra parentesi sosia bionda di Bianca Andreescu), ha tanti margini di miglioramento in termini di intelligenza tattica. Cattiva notizia: chi entra ed esce con facilità da una partita dimostra seri problemi nel tenere a freno l’emotività. Contro la Hsieh, Marta ha servito – a vuoto – tre volte per il match già nel secondo set, contro la Sorribes Tormo ha avuto bisogno di uno 0-6 per risvegliarsi. Senza dimenticare il regalo confezionato per la Kudermetova in semifinale. Nel circuito maggiore queste amnesie si pagano.
Sofia Kenin: 6,5
La Kenin si abitui: dopo che si vincono gli Australian Open e si arriva in finale al Roland Garros, ci si ritrova inevitabilmente sotto i riflettori. Sofia, però, non sembra essere preoccupata, dal momento che, nonostante tutto, per molti è ancora una “anti-star”. E chissà che proprio per questo non riesca a costruirsi un personaggio al contrario. Otto doppi falli contro la Yang, un set di blackout contro la Flipkens, un match point da annullare contro la Putinseva: in tutte e tre le circostanze l’americana, tra un pianto e un urlo, si è salvata di grinta. Contro la Sakkari è arrivata la doccia fredda, ma si sa come è finita l’ultima volta che Sonya ha subito un 6-0 a ridosso di un Major.
Elina Svitolina: 6,5
Rebus Svitolina: l’ucraina, che nel 2020 aveva vinto a Strasburgo, ma che ricorderà la stagione soprattutto per il flop al Roland Garros, dove da assoluta favorita si è schiantata contro le pressioni e contro la sorpresa Podoroska, riparte dall’obiettivo/ossessione di sempre: vincere uno Slam o, perlomeno, arrivare in finale. Se il torneo di Abu Dhabi serviva a darle fiducia, Elina può ritenersi parzialmente soddisfatta. In linea di massima il servizio, la condizione fisica e la grinta ci sono. Il titolo, però, non è arrivato: dalla risposta a questa domanda dipendono gli Australian Open.
Garbine Muguruza: 6,5
Difficile capire se per la Muguruza il 2021 sia iniziato bene o male. All’esordio stagionale la spagnola si è presa lo scalpo – importante – della Mladenovic, anche se, in realtà, la transalpina si è auto-sconfitta. Relativamente indicativa, poi, la netta vittoria contro una Sasnovich indietro nel ranking, ma costante al rientro dopo il lockdown. Infine la sconfitta, altrettanto netta, anche se non nel punteggio, contro una Sakkari on fire. Agli Australian Open Garbine difenderà la finale per la gloria e non per il ranking, che sarà ancora congelato: uno Slam sul cemento in effetti le manca.
Elena Rybakina: 6,5
La Rybakina più di tutte è stata derubata dal 2020. Dodici mesi fa, la kazaka classe 1999 era partita fortissimo con il titolo a Hobart e le finali a Shenzhen, San Pietroburgo e a Dubai, prima che il coronavirus la costringesse a rallentare. Resettata la scorsa stagione ed escludendo il match pro forma contro la Stefanini, ad Abu Dhabi Elena ha messo in mostra pregi e difetti del suo piano tattico: contro la Kasaktina, la cui palla non è pesante, sembrava imbattibile; contro la Sabalenka, che tira più forte, sembrava senza difese. Appuntamento in Australia per capire chi sarà nel 2021.
Karolina Pliskova: 4
Caro Sascha Bajin, ci sarà molto da lavorare con la Pliskova. La ceca, che ha chiuso il 2020 fuori dalla top five, doveva ritrovare fiducia ad Abu Dhabi in vista di un Australian Open che sarà la sua ennesima chance di vincere quello Slam che tante colleghe più giovani hanno in bacheca, ma non lei. Contro la lucky loser Papamichail, Karolina è sembrata a tratti indisponente nel tentativo – fallito – di dettare i ritmi di gioco contro un’avversaria comunque volenterosa. Peggio ancora contro la Gasanova, contro la quale è arrivata una sconfitta inquietante. Presagi funesti.
Leylah Fernandez: 6
Discutibilmente non premiata con il “newcomer of the year award”, ci si aspetta che la Fernandez continui la crescita iniziata dodici mesi fa con la vittoria in Fed Cup sull’ex numero 4 del mondo Belinda Bencic. Ad Abu Dhabi la canadese classe 2002 ha dimostrato di avere due volti: tennista molto tattica contro una Paolini che non ha i suoi mezzi e diciottenne con evidenti limiti al servizio contro la Zidansek, appena sopra di lei nel ranking. Da tenere d’occhio agli Australian Open.
Kristina Mladenovic: 4
Come la Sabalenka, anche Kiki ha ripreso il 2021 da dove aveva lasciato il 2020. In negativo, però. E dire che il match di primo round tutto pepe contro una Muguruza con la quale non corre buon sangue doveva risvegliare l’orgoglio della francese, volata sul 2-0 inizialmente. Da lì in poi, prima i sei game consecutivi della spagnola, poi, nel secondo set, i cinque doppi falli sul 5-4 per Garbine, con la Mladenovic che ha perso la partita subendo il break da un vantaggio di 40-0. Disastro.
Coco Gauff: 4
Qualcuno preservi la Gauff dalle indicibili pressioni che la stanno divorando. Complice il ranking congelato, la prodigiosa americana non è crollata in classifica, ma non è detto che nel 2021 possa essere così fortunata. Contro una Sakkari partita con lentezza, Coco, che si era trovata sul 3-0 con doppio break, doveva semplicemente amministrare. Risultato? Ha perso il primo set 7-5. E nel secondo parziale è andata anche presto. Restituite a questa sedicenne la gioia di giocare a tennis.
Marketa Vondrousova: 4
A proposito di chi ha beneficiato del ranking congelato, la Vondrousova conserva ancora i 1200 punti guadagnati in finale al Roland Garros nel 2019, ma da quel momento, a parte a Roma nel 2020, non è mai andata vicino a quel livello, non tanto dal punto di vista fisico, visti gli infortuni, ma mentale. 11 doppi falli, un primo set vinto 6-3, ma dilapidando due break dal 3-0, e un break nel terzo parziale perso proprio quando andava a servire per il match: psicodramma.
Donna Vekic: 4
Come perdere un match che non va mai perso: una masterclass di Donna Vekic. Nel primo set contro la Pera, la croata prima conduceva 5-4 e set point; poi ha avuto altre due occasioni per portare a casa il parziale al tiebreak: niente. Trovatasi sotto 0-2 nel secondo, ha inanellato nove game di fila ed è volata fino al 4-1 poi nel terzo set. Pericolo scampato? La ventiquattrenne di Osijek ha perso la sensibilità di palla e non ha più infilato un gioco, perdendo il servizio sul 4-4 da 40-0, in un momento in cui la Pera era più lucida mentalmente, ma sfinita fisicamente. Aiuto.
Bianca Turati: 8
Voto di incoraggiamento per la prima vittoria nel circuito maggiore, arrivata alla prima partecipazione in un main draw WTA e contro un’avversaria non banale quale Yaroslava Shvedova, ex numero 25 del ranking. Di Bianca Turati si parlerà a lungo per il meraviglioso rovescio a una mano. Meglio, però, che l’italiana sistemi il servizio: che si vinca o che si perda, 8 doppi falli a partita non aiutano a impostare il gioco. Contro la Kudermetova, comunque, di più non si poteva.
Martina Trevisan: 5
Il sorteggio contro la Putinseva non è stato fortunato, ma la Trevisan non ha mai veramente dato l’impressione di poter dare anche problemi a un’avversaria che comunque le ha concesso cinque palle break – tre nel primo game del primo set, quando il match sarebbe potuto girare. Nel 2021 Martina dovrà confermarsi dopo la splendida cavalcata al Roland Garros. L’Italia tifa per lei.
Jasmine Paolini: 6
Continua la relazione complicata tra la Paolini e i sorteggi complicati. Non ci si lasci ingannare dagli otto posti di differenza in classifica: la Fernandez al momento è un’avversaria con più soluzioni rispetto alla volenterosa italiana, alla quale sempre va il merito di uscire di scena senza collezionare figuracce. Ennesimo sei politico in attesa di tempi migliori.
Lucrezia Stefanini: 6
Breve, ma intensa soddisfazione per la Stefanini. Classe 1998, numero 394 del ranking, al debutto nel circuito maggiore prende nel sorteggio una cattivissima Rybakina – che aveva anche servito il 51% di prime nel match. Un moto d’orgoglio ad annullare il set point che avrebbe significato bagel nel primo set, una flebile speranza sul 3-3 nel secondo parziale. A presto per altri tornei WTA.
Michela Curcio