Apoteosi Astra Sharma, patatrac Ons Jabeur: in finale nel WTA 250 di Charleston, l’australiana ha rimontato alla meglio classificata tunisina una partita che sembrava scappata via, vincendo il primo titolo in carriera con il punteggio di 2-6, 7-5, 6-1. Diamo i voti alle protagoniste del torneo.
Astra Sharma: 10
Neanche due settimane fa, a Bogotà, la Sharma, ben fuori dalle prime 100 nel ranking, era stata sostanzialmente imbrogliata da arbitro e Gatto-Monticone, vedendosi scippata di due punti che la avrebbero portata a palla break a inizio terzo set – Astra avrebbe poi perso il match. Forse, quindi, l’australiana ha vinto il primo titolo WTA a compensazione di un’inequivocabile ingiustizia. E se è vero che non avrà sconfitto rivali altisonanti nel mentre, ha comunque regolato in rimonta una top 30 come la Jabeur e due ragazze terribili come Fruvhirtova e Osorio Serrano. Complimenti a lei.
Ons Jabeur: 7
E alla fine, anche se è arrivata in finale e anche se nel frattempo aveva spazzato via chiunque – dalla Voegele alla Parks, dalla Hibino alla Kovinic – il voto per la Jabeur non può essere così positivo. Soprattutto perché contro la Sharma la tunisina si era portata in vantaggio di un set e non aveva mai veramente rischiato nulla nel secondo parziale, prima di vedersi sfuggire via di fatto la partita dal 40-15 e dalle due chance per il tiebreak che, chissà, magari sarebbe stato decisivo. Ons aveva perso 15 game in sei giorni e mezzo. Ne ha persi 13 nell’ora e un quarto successiva.
Danka Kovinic: 8
Niente sgambetto-bis alla Jabeur, ma la Kovinic è un nome da tenere in considerazione sulla terra rossa perché quasi sicuramente non riuscirà a essere testa di serie nei WTA 1000 su clay o al Roland Garros, ma se dovesse essere subito sorteggiata contro una big potrebbe regalare upset da ricordare. Tolto qualche passaggio a vuoto contro la Davis, la montenegrina sembrava voler ripartire da dove si era fermata, ossia da una finale mal interpretata, sempre a Charleston, contro la Kudermetova. Nel frattempo Ons aveva imparato la lezione, ma il 6-3, 6-0 è un po’ bugiardo.
Maria Camila Osorio Serrano: 8
Occhio chiuso sui quattro set point non sfruttati nel primo set e sul 6-1 subito nel secondo parziale contro la Sharma, perché la Osorio Serrano è sembrata in debito di ossigeno e mentalmente sfiancata dopo aver vinto il primo titolo WTA in casa a Bogotà (sulla terra rossa) e aver raggiunto la seconda semifinale consecutiva nel circuito maggiore a Charleston (sulla terra verde). Tra l’altro, la colombiana aveva già rischiato di andare in apnea sia contro la Linette che contro la McHale – anche perché sia la polacca che la statunitense avevano servito per il match. A margine: non guasta che Maria Camila sia gentile, sorridente e benvoluta nel circuito maggiore. A rising star.
Linda Fruvhirtova: 8
Perdoniamole i 31 doppi falli – qualcuno decisamente marchiano – in tre partite: siamo davanti a una bambina prodigio che ha raggiunto i primi quarti di finale in un torneo WTA a 15 anni. Si dirà che se la Cornet non si fosse ritirata, la Fruhvirtova sarebbe stata eliminata all’esordio, ma meglio sarebbe piuttosto notare che la baby-ceca ha chiuso vincendo il 50% di punti in risposta contro Alize (17 su 29 quando la francese ha servito la seconda). Una statistica che è salita al 57% contro la Navarro ed è poi scesa al 47% contro la Sharma – che però la ha sconfitta. Linda avrà tempo di aggiustare la dinamica al servizio. Il timing sulla palla, invece, è un dono di natura.
Shelby Rogers: 6,5
Dal 6-0, 6-1 rifilato alla McNally e dal doppio 6-2 con il quale ha regolato la Liu, al 6-1 subito nel secondo set contro una Kovinic in pieno ritmo terra (verde): per la Rogers il WTA 250 di Charleston è stato un torneo da montagne russe. Ci sta che la statunitense avesse velleità di titolo: era la testa di serie numero 3 nel tabellone e su clay vanta due finali perse e un quarto di finale al Roland Garros. Invece la prima gioia nel circuito maggiore aspetterà. E i 30 anni si avvicinano.
Emilia Navarro: 6
Due wild card ricevute nei tornei di casa, una vittoria a testa per ogni appuntamento: nel complesso la Navarro ha sfruttato la chance di mettersi in mostra nel circuito maggiore. Ancora diciannovenne, la statunitense ha poi nettamente perso la battaglia tra teenager contro una Fruhvirtova che deve decisamente migliorare al servizio, ma che ha sfondato sempre in risposta. Il futuro, comunque, potrebbe passare anche da lei.
Alja Tomljanovic: 6
Lentamente, sembra che la Tomljanovic si stia ritrovando. Il doppio 6-1 rifilato alla Zarazua indica che l’australiana è tornata a essere solida al servizio – tanto da salvare quattro palle break su quattro e da vincere l’81% di punti con la prima (prima che, tra l’altro, è entrata neanche una volta su due). Chiaramente la sconfitta contro la Tauson non la ha aiutata a trovare continuità, ma contro la mini-macchina di vincenti danese, anche la miglior Ajla avrebbe avuto problemi.
Storm Sanders: 5
Finché si tratta di superare le qualificazioni, la Sanders non stecca. In un primo turno contro la Liu – più in basso di lei nel ranking – però, l’australiana è andata in affanno, sprecando per tre volte un break di vantaggio nel primo e pagando mentalmente le tre chance per l’1-0 e servizio non sfruttate in apertura di terzo set, fino al bagel finale. E dire che le vittorie contro Tomljanovic e Sanders e il match alla pari contro la Bencic ad Adelaide erano sembrate un turning point.
Coco Vandeweghe: 5
La Vandeweghe sta anche provando a tornare ai livelli propri di una top ten, ma, complici gli infortuni, il crollo nel ranking e il cambio di superficie da cemento a clay, la vittoria nel circuito maggiore non arriva dal 2019. Non che Coco non ci abbia provato fino all’ultimo contro la Davis: ha avuto un set point nel primo parziale ed è stata perfetta al servizio nel secondo set, prima che subentrasse la pressione nell’ultimo game. Bisogna avere pazienza.
Caty McNally: 4
Sette giorni fa la McNally aveva stupito in singolare, sentendosi a proprio agio anche in un WTA 500 e prendendosi di prepotenza vittorie importanti contro la Rybakina e la Sevastova? Avviene quindi che, la settimana successiva, in un torneo che è anche di categoria inferiore, la teenager statunitense viene tirata via dalla Rogers con un 6-0, 6-1 che si spiega da sé. Va bene che Shelby è in forma nel 2021, ma si poteva decisamente raccogliere qualcosa in più di un game.
Ludmilla Samsonova: 4
Zero palle break salvate su cinque e nove doppi falli in nove turni di servizio: la Samsonova ha subito la pressione di una martellante Tauson che non le ha mai permesso di andare avanti nel punteggio. E chissà che la russa – che nel WTA 1000 di Miami aveva raggiunto il terzo turno – non abbia subito troppo bruscamente la transizione da cemento a clay, tanto da spazientirsi e cercare il vincente in modo esasperato. Ludmilla resta comunque un astro nascente nel circuito maggiore.
Sara Errani: 4,5
Una battuta d’arresto che non ci si aspettava: la terra verde non ha portato fortuna alla Errani. Il match contro la McHale non sembrava impossibile: Sara aveva limitato i doppi falli e aveva anche avuto la possibilità di chiudere sul 5-4, 40-30. Invece, come purtroppo spesso le succede, il servizio ha tradito la bolognese che ha perso il tiebreak e poi ha sempre inseguito nel secondo parziale. Qualche punto in più sarebbe stato d’aiuto per il ranking. Mezzo voto in più per la lotta.
Michela Curcio