Favola Krejcikova: la ceca, in grande ascesa in singolare già da fine 2020, ha sconfitto in finale al Roland Garros una Anastasia Pavlyuchenkova finalmente sbocciata con il punteggio di 6-1, 2-6, 6-4. Non contenta, ventiquattro ore dopo Barbora è scesa in campo per l’ultimo atto in doppio insieme a Siniakova e si è sbarazzata di Swiatek-Mattek Sands per 6-4, 6-2, completando un clean sweep che non si vedeva dai tempi di Mary Pierce nel 2000. Diamo i voti alle protagoniste del torneo.
Barbora Krejcikova: 10 e lode
Nel segno di Jana Novotna per regalarsi una favola che forse non era impronosticabile. La Krejcikova era sbocciata non tanto dopo la finale persa nel WTA 1000 di Dubai, ma dopo il titolo nel WTA 250 di Strasburgo, traguardo che ne ha consacrato la pericolosità anche in singolare. La ceca non è arrivata al Roland Garros da testa di serie, ma era una scommessa interessante per chi cercava una outsider. Fuori le detentrici Barty e Swiatek e dato il forfait della Osaka, Barbora ci ha pensato da sé contro una insufficiente Svitolina, una acerba Gauff e una frettolosa Sakkari, prima di completare l’opera contro la Pavyluchenkova. E per chi si è lamentato per un piano tattico quasi da scuola-tennis, va detto che la strategia ha funzionato sia in singolare che in doppio, per un clean sweep che non avveniva dai tempi di Mary Pierce nel 2000.
Anastasia Pavlyuchenkova: 10
Il Roland Garros della Pavlyuchenkova in un’immagine? La non-esultanza di shock dopo aver vinto una spigolosa semifinale contro la Zidansek, dopo aver raggiunto la prima finale in uno Slam alla cinquantaduesima partecipazione nel main draw di un Major e dopo essersi sempre fermata nei quarti di finale nelle sei circostanze precedenti. L’incredulità, la paura, il sollievo di aver almeno un po’ rispettato le aspettative di chi era stata accreditata come una prodigy girl, che era esplosa nel circuito maggiore da teenager e che è la non-top ten più di successo nella WTA: impossibile non emozionarsi. Che poi la russa ha anche legittimato il proprio cammino soprattutto con le rimonte contro Sabalenka e Azarenka. L’impressione è che Nastia avesse finito la benzina contro la Krejcikova. La reazione alla sconfitta? Il ringraziamento ad amici e familiari perché “si è sentita amata”. Brividi.
Tamara Zidansek: 9
A sorpresa in semifinale, prendendosi soprattutto gli scalpi di una rediviva Andreescu e di una Badosa scopertasi favorita nel torneo e, per questo, meno in fiducia con il proprio tennis aggressivo: di coraggio, al contrario, la Zidansek ne ha da vendere, tanto che, dopo i quarti di finale, qualcuno già nominava suggestivi paragoni con la Ostapenko. Però si sa: tra incoscienza e inesperienza il confine è labile. Ne ha approfittato una Pavlyuchenkova in shell shock durante tutta la partita. I due momenti che hanno indirizzato il match? Il controbreak subito dal 40-0 nel quarto game del primo set e le due palle break non sfruttate sul 5-5 dopo essere risalita dal 3-5 di svantaggio. Credito a Tamara per essere rimasta attaccata al match anche nel secondo parziale, ma da lì in poi soltanto Nastia poteva autosabotarsi.
Maria Sakkari: 8,5
Un errore da rookie per dire addio a una finale Slam che probabilmente la avrebbe vista più che favorita: così la Sakkari ha spiegato in conferenza stampa perché non sia stata in grado di tenere sotto controllo le proprie emozioni e sfruttare il match point in risposta avuto sul 5-3 nel terzo set in semifinale contro la Krejcikova. Da lì in poi, la greca non ha più avuto chance, né al momento di servire per il match sul 5-4, né andando a oltranza. Il voto resta comunque alto perché chi ha monitorato Maria da inizio stagione sa quanto sia cresciuta con il servizio e con il dritto e quanto abbia lavorato fisicamente per soppesare a una mano non sempre baciata dal talento. Impossibile non immaginarla in top ten presto o tardi in carriera (più presto che tardi). La Grecia stia serena.
Iga Swiatek: 8
Il voto è coraggioso per lodare una Swiatek che, fin quando ha potuto, ha tenuto botta soprattutto psicologicamente. Sempre in media di non più di sette game concessi a Juvan (con tanto di bagel servito nel parziale inaugurale di torneo), Peterson (doppio 6-1 inequivocabile), Kontaveit (unica a portarla al tiebreak) e Kosytuk (in una sfida “green” dal timing egregio), la polacca ha avuto la più classica tra le “giornate no” contro la Sakkari. E, si sa, la greca, dal dritto e dal rovescio piatti e potenti, se non ci pensa più di tanto diventa ingestibile. Sarebbe stato profondamente ingiusto se Iga avesse già perso quasi tutti i 2000 punti derivati dal titolo nel 2020 (sarebbe uscita dalla top ten altrimenti). In compenso la neo-ventenne si è consolata con la finale in doppio insieme alla Mattek Sands, sconfitta dal duo Krejcikova-Siniakova. E di finali (e di titoli) a occhio a Parigi ne arriveranno ancora e ancora.
Elena Rybakina: 7,5
Mezzo voto in meno perché per tutta la partita la Rybakina sembrava essere più sciolta nel timing di dritto e di rovescio rispetto alla Pavlyuchenkova, ma non è riuscita a capitalizzare il vantaggio in termini fisici, pagando un po’ di emotività che era stata bravissima a mascherare fino all’8-7 nel terzo set e che è venuta fuori tutta insieme, prepotente, con un sanguinoso doppio fallo sul match point per la russa. Quarti di finale a parte, la kazaka – da ricordare che è una classe 1999 – ha dato un assaggio di chi diventerà se oltre all’indubbio tennis di forza, acquisirà un po’ di acume tattico nel proprio arsenale. E poi, non capita spesso che Serena Williams venga surclassata in potenza.
Cori Gauff: 7,5
Mezzo voto in meno perché la Gauff sembrava avere in tasca una semifinale Slam da sogno contro la Swiatek e invece ha dimostrato tutti i propri limiti di teenager sprecando sei set point nel primo parziale contro la Krejcikova e scomparendo dal match fino al 6-2 finale, anche più generoso rispetto ai segnali mostrati in campo. Analizzate le statistiche, comunque, si ritorni a mettere in prospettiva il percorso di Coco. La più giovane ad arrivare in un quarto di finale di un Major dalla Vaidisova nel 2006, una stagione sulla terra rossa che la ha vista arrivare in semifinale nel WTA 1000 di Roma e vincere il titolo sia in singolare che in doppio nel WTA 250 di Parma, un tennis che non teme qualche doppio fallo o errore non forzato di troppo: impossibile non immaginarla regina al Roland Garros in un futuro prossimo.
Paula Badosa: 7,5
Mezzo voto in meno perché la Badosa doveva dare un messaggio di personalità contro la Zidansek e ha fallito nel tennis d’attacco e nel coraggio. Sulla spagnola gravavano favori di pronostico già da prima che la Andreescu venisse eliminata e la Osaka si ritirasse: Paula, però, forse non è pronta a gestire la pressione da big. Dal terzo turno in poi, la ventitreenne iberica si è sempre rifugiata alla distanza, annullando un match point alla Bogdan, dopo un primo set horror nel quale non aveva più tenuto il servizio dal 2-1, uscendo vincitrice dalla battaglia a chi aveva più da perdere contro la Vondrousova e ruzzolando proprio contro Tamara, lasciandosi sfuggire un primo set nel quale era stata avanti 3-0 e doppio break e una partita che poi si è chiusa 8-6 in volata, con tre palle break sprecate sul 6-6. La prova di maturità è rimandata.
Sofia Kenin: 7
Voto di incoraggiamento perché la Kenin – che in teoria difendeva i 1200 punti conquistati con la finale di nove mesi fa – è arrivata fino alla seconda settimana in un Major ed è tornata a vincere partite consecutive in main draw per la prima volta dal WTA 500 dello Yarra Valley Classics a febbraio. Sembra presto per sapere se la separazione da papà-coach Alexander possa essere la svolta per una Sofia che continua a non sembrare a proprio agio in campo, ma dalla vittoria brutta, sporca e cattiva contro un’altra ex regina come la Ostapenko, dalla gestione di match contro la qualificata Baptiste e dalla rimonta contro la Pegula sono arrivati segnali di personalità e qualche piccolo passo in avanti nel ritrovare fluidità di esecuzione tecnica. Dura, ma pronosticabile la sconfitta contro una Sakkari più in fiducia. Pagherà dazio in classifica a ottobre.
Serena Williams: 6
Soppesiamo segnali positivi e crepe nell’ingranaggio: la Williams sembra non essere più a proprio agio su una superficie come la terra rossa. Troppo difficile scivolare con il giusto timing tra destra e sinistra, troppo stancante scattare nel movimento in verticale: la regina ormai non ha più l’età per vincere di ossigeno. Piuttosto, la statunitense rimane anche a 40 anni una tiratrice fenomenale in grado di portare a scuola una heavy hitter di talento come la Collins. Ovvio, la Rybakina ha un altro livello di energie, ma scommettiamo che la kazaka conosceva perfettamente lo stile di Serena?
Viktoria Azarenka: 6
Sufficienza stiracchiata perché la Azarenka ha raggiunto la seconda settimana nello Slam che peggio ha digerito durante tutta la carriera. Non bene, però, che la bielorussa sia sensibilmente crollata in energia dopo un primo set in controllo contro una Pavlyuchenkova un po’ imballata. Evidentemente la terra rossa sulla distanza depotenzia un po’ dritto e rovescio di una Vika che fin quando i match non si allungano – come avvenuto contro la Keys – resta tra le migliori al mondo, ma che se deve vincere in lotta alla fine deve sperare che dall’altro lato di campo ci sia qualcuno più in affanno di lei. Chissà come si muoverà sull’erba.
Marketa Vondrousova: 6
Copia e incolla dalla Azarenka: la Vondrousova si è guadagnata una sufficienza stiracchiata perché ha raggiunto la seconda settimana al Roland Garros, ma l’atteggiamento con cui ha provato a difendere i 1200 punti derivati dalla finale nel 2019 è stato a dir poco rinunciatario. Già in difficoltà all’esordio contro una Kanepi alla quale aveva dovuto rimontare un set perso da un vantaggio di 3-0 e doppio break, la ceca non ha trovato appigli nell’auto-sabotarsi contro Tan ed Hercog e ha ritrovato la propria grinta troppo tardi contro la Badosa. Quasi che per Marketa il ricordo di un tempo di gloria fosse diventato una spada di Damocle di cui liberarsi in fretta. Adesso la ventunenne di Sokolov non sarà più testa di serie negli Slam.
Marta Kostyuk: 7,5
Che carattere la Kostyuk: che l’ucraina abbia il tennis per impensierire chiunque non lo si scopre al Roland Garros, ma che potesse obliterare una Muguruza non al meglio in un match finito 6-4, 6-1 dà l’idea di chi potrebbe essere Marta nei giorni di grazia. Promettente anche che, per una volta, non si sia persa contro Zheng o Gracheva e che abbia avuto la pazienza di regalarsi una sfida spettacolo con la Swiatek, sfida che ai più attenti avrà mandato i primi segnali di una Iga non più così a proprio agio a Parigi. 20-27 contro 24-22: questo il bilancio di vincenti ed errori non forzati che ha portato la classe 2002 di Kiev a dire in conferenza stampa che non si è sentita inferiore alla polacca. Non lo sarà in futuro.
Sloane Stephens: 6,5
Mezzo voto in meno per il modo in cui è maturata la sconfitta contro la Krejcikova, ossia un netto 6-2, 6-0 in un’ora e dieci minuti durante il quale la Stephens ha mostrato l’irritante fiacchezza che la accompagna ormai dalla seconda metà del 2019. Che poi, paradossalmente Sloane aveva anche messo in campo una percentuale monstre di prime di servizio (ossia l’80%), comunque finendo il match con un lapidario bilancio di vincenti ed errori non forzati di 9-26. E dire che dopo le vittorie contro la Pliskova e la Muchova e in un torneo sempre più aperto a sorprese, la statunitense quasi sembrava dare la sensazione di poter ritrovare quel feeling con la terra rossa di Parigi che le aveva permesso di arrivare a un passo dal titolo nel 2018.
Aryna Sabalenka: 4
D’accordo che ci si trova davanti a una ventitreenne già in top five, ma diventa difficile non notare che la Sabalenka subisce un’involuzione negli Slam. Alla chiamata “seconda settimana in un Major” Aryna ha risposto presente soltanto in due circostanze: agli US Open nel 2018 (e chissà che nella testa non alberghi ancora la sconfitta contro la Osaka) e agli Australian Open 2021 (sconfitta da una Serena molto esplosiva). Al Roland Garros il ruolino peggiora ulteriormente: la bielorussa non è mai andata oltre il terzo turno. 41 vincenti e 39 errori non forzati: così la leonessa di Minsk ha perso i riferimenti contro una Pavlyunchenkova che ha preso fiducia, ha iniziato a trovare il timing e ha chiuso con un 6-0 nel terzo set. Male.
Elina Svitolina: 4,5
La Svitolina ha perso il diritto ad accontentarsi di una seconda settimana in uno Slam, figurarsi se viene eliminata al terzo turno nel Major che più dovrebbe esserle congeniale. L’unica attenuante? Che la sconfitta sia arrivata contro quella Krejcikova che poi ha vinto il Roland Garros. Brutta, però, la recita di Elina: quasi sempre costretta a inseguire nel punteggio e mai in grado di dettare geometrie che outplayassero Barbora in termini di intelligenza tattica, l’ucraina si è sciolta davanti alla prima rivale seriamente preoccupante – i match contro Babel e Li non potevano essere metro di misura. E ora arrivano i quasi 1500 punti da difendere tra Wimbledon e gli US Open.
Madison Keys: 5
Avesse la Keys appreso la nobile arte di mischiare potenza e tattica, il prodigio statunitense avrebbe vinto ben più di un ex Premier 5 e raggiunto più di una finale Slam. E invece, il match perso contro la Azarenka è esattamente la fotografia di Maddie in campo. Primo set scivolato per 6-2 senza che la ventiseienne di Rock Island sia anche sembrata anche soltanto reattiva davanti a una VIka che ha mischiato fucilate di dritto e rovescio a intelligente traiettorie in slice; secondo parziale durante il quale la bielorussa ha sofferto un mini-passaggio a vuoto sul 3-0 e doppio break: e poi? Madison decide di continuare a cercare il vincente in modo esagerato e subisce un nuovo break. Niente da aggiungere.
Daria Kasatkina: 5,5
Dalla Kasatkina ci si aspettava una clay season più convincente, considerato che la russa ha già vinto due titoli in stagione (il WTA 250 di Phillip Island e il prestigioso WTA 500 di San Pietroburgo, conquistato da profeta in patria). In un lato di tabellone spalancato dopo il forfait della Osaka e l’eliminazione della Andreescu, Dasha aveva già rischiato il patatrac contro la non irresistibile Doi, salvandosi grazie a un appannamento di Misaki al servizio nel parziale decisivo, ma si era riscattata sconfiggendo per 6-2, 6-2 la testa di serie numero 10 Bencic. E poi? La moscovita ha raccolto appena cinque game contro la Cirstea, complice un misero 2 punti su 19 vinti con la seconda di servizio. Forse sarà una chance persa a Parigi.
Karolina Pliskova: 4
Copia e incolla dalla Svitolina: la Pliskova ha perso il diritto ad accontentarsi di una seconda settimana in uno Slam, figurarsi se viene eliminata al secondo turno. In questo caso, però, ci sono due aggravanti: la ceca è stata persino numero 1 nel ranking WTA – ma senza un Major o anche soltanto un ex Premier Mandatory in bacheca – e al Roland Garros doveva riscattare l’umiliante doppio 6-0 subito dalla Swiatek in finale nel WTA 1000 di Roma. D’accordo che la sconfitta è arrivata contro una Stephens che vale ben più di una risicata top 60, ma possibile che Karolina non riesca a trovare dentro di sé il fuoco per crederci ogni volta che la situazione si complica?
Belinda Bencic: 4
Che rimpianti per Belinda. Trovatasi in una porzione di tabellone spalancata grazie al forfait di Osaka e alle eliminazioni di Andreescu e Muguruza, la Bencic non è sembrata neanche provarci contro una Kasatkina che, al contrario, non nasconde di amare la terra rossa. Il problema, in fondo, non sta nel gioco ma nella testa della svizzera: tanto si è convinta di non sapersi adattare su clay, che rinuncia a spingere, spera sempre un po’ troppo negli errori altrui e sfoga il proprio nervosismo con qualche inopportuno doppio fallo. E dire che la vittoria all’esordio contro l’ex semifinalista uscente Podoroska aveva quasi acceso la speranza che il Major fosse alla portata.
Kristina Mladenovic: 4,5
Mezzo voto in più perché per un turno quasi è sembrato che l’aria di casa avesse rivitalizzato la Mladenovic, la quale per una volta era stata autrice e non vittima di un bagel, rifilato a quella Schmieldova che sette giorni prima, nel WTA 250 di Parma, aveva eliminato Serena Williams. Incontrata una Kontaveit di diversa caratura, invece, la francese è regredita alle vecchie (e cattive) abitudini: questa volta è tornata a subire il 6-0 ed è stata in campo per neanche un’ora, il tempo di commettere 25 errori non forzati contro i 20 vincenti messi a segno dall’estone. Ricordiamoci che Kiki è stata anche una top ten in singolare.
Caroline Garcia: 4
Torneo di casa, un’altra delusione per la Garcia: che la francese non stia vivendo una fase di carriera felice, si sa dal 2019, tanto che Caroline ha persino deciso di affrancarsi dal padre coach per dare una svolta a una classifica che la vede scivolata ampiamente fuori dalla top 50 – e che quindi la costringerà a match di qualificazione in tornei WTA. Il primo turno vinto agevolmente per 6-3, 6-1 contro una Siegemund arrivata fino ai quarti di finale nove mesi prima sembrava incoraggiante, ma poi la transalpina non si è ripetuta contro una Hercog più quadrata. Apatia.
Clara Tauson e Leylah Fernandez: 6
Pagella unica per due baby prodigi dal 2021 simile: sia la Tauson che la Fernandez sono arrivate al Roland Garros da vincitrici di un titolo WTA in stagione. Nessuno si aspettava che portassero a casa lo Slam (anche se Andreescu e Swiatek insegnano), ma le due teenager non hanno affrettato i tempi: un primo turno tranquillo rispettivamente contro Gorgodze e Potapova e un secondo match davanti a teste di serie dalla potenza di fuoco come Azarenka e Keys. Forse Leylah poteva rischiare un po’ di più contro Maddie, ma si sa che se si privilegiano le geometrie alla potenza, il rischio è che la statunitense diventi inarrestabile. Quanto a Clara, niente da rimpiangere, perché Vika ha sempre avuto una marcia in più. Alla prossima.
Bianca Andreescu: 4,5
Mezzo voto in più perché la Andreescu ha l’attenuante di aver giocato soltanto tre tornei in carriera sulla terra rossa nel circuito maggiore. Tolta la giustificazione di una relativa inesperienza, però, la canadese ha dilapidato una chance colossale di tornare a impressionare da dove si era fermata prima che gli infortuni la piagassero, dato il ritiro della Osaka e i flop di Muguruza e Bencic in questo lato di tabellone. Annullato un set point dopo aver quasi buttato via un set che conduceva per 3-0 e doppio break e avuta la possibilità di servire per il match sul 5-4 nel terzo parziale, Bianca aveva anche avuto due palle per tornare a chiudere la pratica al servizio sul 7-7. Persa la chance, si è disunita. Un errore da rookie che non si perdona a una campionessa Slam.
Garbine Muguruza: 4
Se la Muguruza non fosse rientrata in fretta e furia dall’infortunio occorsole nel WTA 500 di Charleston, il voto sarebbe stato ancora più basso. Accreditata tra le favorite in un torneo che aveva perso in partenza la Halep e che più in là ha salutato per ritiro Barty, Osaka, Kvitova e Brady e per balbettii di troppo Svitolina, Pliskova e Andreescu, una Muguruza in forma forse avrebbe bissato il titolo vinto nel 2016 con irrisoria facilità. Frenata fisicamente e meno sicura al momento di aggredire la palla, la spagnola è stata spazzata via da una Kostyuk quasi intoccabile al servizio. Il risultato? Un emblematico 9 vincenti e 40 errori non forzati alla voce “statistiche di fine match”.
Kiki Bertens: 4
Che tristezza vedere la Bertens in ritardo in termini di forma fisica e in sofferenza sia al servizio che nell’atteggiamento. Anzi, l’olandese ha cercato di scuotersi dopo aver rischiato il bagel nel primo parziale contro la Hercog e dopo aver riaperto la partita prendendosi di autorità il secondo set. Sul 4-2 nel momento decisivo, però, Kiki ha iniziato a vedere il traguardo fin troppo vicino, mettendo comunque in campo una percentuale monstre di prime, ma non riuscendo a più a incidere con questo fondamentale. La scelta di dire addio a fine stagione forse non era così inaspettata.
Jo Konta: 4
Nessuno aveva messo gli occhi sulla Konta, dato un 2021 che non la aveva mai vista vincere più di un match in un torneo. La britannica, però, si presentava a Parigi con una tassa non indifferente: difendere i 720 punti guadagnati raggiungendo la semifinale nel 2019. Tra l’altro contrapposta a una Cirstea con la quale in passato si ricordano ruggini, invece, la britannica è rimasta in partita per un mezzo set, il tempo di andare in vantaggio di un break per due volte e di essere subito riacciuffata per due volte. Che poi, il limite di Jo è proprio questo: non riuscire mai a concretizzare la zampata decisiva. Quel Roland Garros di due anni fa rischia di essere un enorme rimpianto.
Angelique Kerber: 3
La stessa Kerber si boccerebbe severamente riguardandosi in campo contro la qualificata Kalinina, ampiamente fuori dalla top 100 e facilmente battibile qualunque siano lo stato di forma e l’agilità nei movimenti di Angie sulla terra rossa. A un passo dal bagel sia nel primo che nel secondo set, la tedesca ha sempre trovato la reazione di nervi quando ormai la situazione era così compromessa che l’ucraina non aveva più neanche il margine per autodistruggersi. E dire che alla trentatreenne di Brema mancherebbe soltanto il Roland Garros per completare il Career Grand Slam.
Jelena Ostapenko: 5
Un voto in più perché l’esordio contro la Kenin meritava di essere molto di più di un primo turno di uno Slam. Se questo incrocio si è verificato così presto, però, i demeriti sono della Ostapenko, ancora troppo dipendente dalle proprie fiammate e per questo mai una maestra di continuità di risultati, nonostante sia e sarà sempre una campionessa Slam – proprio al Roland Garros, tra l’altro. In un match tra una Sofia in disarmo e una Jelena a volte troppo sicura di sé, a trionfare sono stati gli errori non forzati – 80 in due su 194 punti giocati – e i balbettii al servizio. La statunitense si è salvata nonostante il saldo di 0-6 alla voce ace-doppi falli. La lettone, invece, ha completamente perso questo fondamentale nel terzo set. Eppure ormai lo si sa: a Parigi la ventiquattrenne di Riga interpreta in pieno la filosofia “go big or go home”.
Nadia Podoroska: 4
Semifinalista uscente, eliminata raccogliendo soltanto tre game da una Bencic che neanche prova a mascherare la propria antipatia per la terra rossa. Prova che la Podoroska avesse ricevuto un debutto agevole sulla carta, era che, nonostante il ranking, l’argentina partiva favorita secondo tutte le agenzie di scommesse. Invece, nel primo set Nadia ha vinto soltanto cinque punti, mentre nel secondo parziale, nonostante un vantaggio di 2-1 e break e una Belinda meno lucida nei propri turni di servizio, è sembrata costantemente in affanno in termini di gestione emotiva di un match nel quale non aveva più nulla da perdere. Buon per lei che il crollo nel ranking arriverà a ottobre.
Venus Williams: 3
Se il fisico non aiuta più, bisogna saper dire basta, altrimenti si corre il rischio di rovinare una carriera indiscutibile nel tentativo di inseguire un elisir di eterna giovinezza che non esiste. La Alexandrova sarà anche un prospetto in ascesa, ma che Venus abbia raccolto tre punti su sedici con la seconda di servizio – ma quel 10 su 22 con la prima non è che sia meglio – e che abbia salvato una palla break su sette concesse evidenzia quanto alla statunitense manchi una sicurezza nell’impostare il proprio gioco che deriva per forza da un fondamentale in grado di regalare punti gratuiti. Non bisogna dimostrare più nulla a nessuno.
Amanda Anisimova: 3
Chissà che i 720 punti persi non ricordino alla Anisimova che rimanere in alto nel ranking WTA richiede abnegazione e spirito di sacrificio e che non basta affidarsi al proprio enorme talento. Non più testa di serie, la teenager statunitense non ha ricevuto un sorteggio facile contro una Kudermetova in gran forma sulla terra rossa. Amanda ha reagito relativamente, rimanendo in partita per un parziale perché la russa ha sofferto qualche passaggio a vuoto e non per spirito di iniziativa. E infatti il secondo set si è spento velocemente. Bisogna ricominciare a pedalare.
Maria Camila Osorio Serrano: 5
Parlare di delusione per una diciannovenne al primo main draw in uno Slam è eccessivo, però da una Osorio Serrano che si presentava al Roland Garros dopo il titolo nel WTA 250 di Bogotà e la semifinale nel WTA 250 di Belgrado, quasi si pretendeva un secondo turno spettacolo contro la Andreescu. Invece, se la canadese ha trovato la propria nemesi nella Zidansek, la colombiana si è subito arresa alla Brengle, tradita dai 10 doppi falli e progressivamente sfiduciandosi di fronte a una rivale sempre più muro. Per Maria Camila non sarà l’ultima chance di impressionare a Parigi.
Ana Konjuh: 6
Sufficienza politica per una Konjuh che ha avuto un sorteggio più che sfavorevole contro la Sabalenka, che ha provato a tirare più forte contro la tiratrice che tira più forte probabilmente in tutto il circuito WTA, ma che non ha saputo compensare i balbettii al servizio che la accompagnano da quando si è riaffacciata in tour, tanto che il bilancio vincenti-errori non forzati recita 15-27. Comunque sia andata e nonostante il mini-rimpianto per il vantaggio di 4-2 e break nel primo set, che meraviglia rivedere la croata in campo dopo la sfortuna, gli infortuni e il rischio anche di una carriera stroncata sul nascere.
Camila Giorgi: 6
Niente di nuovo sotto il sole se si parla della Giorgi. Una vittoria di personalità contro una testa di serie come la Martic (che, tra l’altro difendeva 360 punti al Roland Garros), mettendosi alle spalle i due match point non sfruttati già sul 5-2 nel secondo set, una sconfitta che non va perdonata contro una non irresistibile Gracheva (i valori tecnici in campo li ha dettati il 6-1 a favore della marchigiana nel secondo set): questa è Camila, prendere o lasciare. Magari cercasse un dritto un po’ più interlocutorio o un dropshot se l’avversaria si trova lontana dal campo, ci sarebbero anche possibilità di ambire a risultati di rilievo negli Slam. Di nuovo, però: non si sta dicendo niente che non sia già stato ripetuto per anni.
Jasmine Paolini: 7
Dare un voto alla Paolini generalmente permette di risparmiare fiumi di parole. Jasmine vince con le avversarie peggio classificate e si arrende con onore – se è possibile – davanti alle big nel circuito WTA, che tra l’altro incontra anche con una frequenza angosciante per una ragazza che meriterebbe di raccogliere qualche risultato più incoraggiante. Al Roland Garros il copione si è ripetuto pedissequamente: la toscana ha sconfitto agevolmente la Voegele e non ha potuto che vedersi concessa l’onore delle armi da una Sakkari che poi avrebbe anche eliminato la campionessa uscente Swiatek e sarebbe arrivata a un punto dalla finale. I cinque game raccolti contro la greca sono pochi, ma non si poteva chiedere di più.
Martina Trevisan: 7
Voto di incoraggiamento perché lì nello Slam in cui la Trevisan è sbocciata, raggiungendo un sorprendente quarto di finale, lì Martina ha provato a riprendersi il proprio spazio nel circuito WTA, tornando a una vittoria che non arrivava proprio da Parigi 2020 (Billie Jean Cup esclusa) contro una Van Uytvanck che non ha regalato neanche un punto e che si è arresa al termine di quasi tre ore di partita. La toscana, poi, aveva provato a replicare l’impresa contro una Cirstea che sta vivendo una seconda giovinezza e a momenti ci riusciva, essendo stata per due volte avanti di un break nel terzo parziale e avendo annullato con personalità e dritti lungolinea i primi due match point sul 5-4. Approfittando di un ranking che cambierà soltanto da ottobre, da dove ripartire adesso? Dal servizio: l’elisir per ritrovare fiducia in se stessi.
Elisabetta Cocciaretto: 5
Già la Cocciaretto era entrata dalla finestra in main draw del Roland Garros, grazie a un provvidenziale ripescaggio da lucky loser. Le aspettative contro la Bogdan erano basse, ma non bassissime, però, evidentemente non ancora in adeguata condizione fisica, la marchigiana ha raccolto soltanto quattro game, balbettando fin troppo in un primo parziale terminato 6-1 e tremando troppo nel momento di affrontare le palle break – tanto da annullarne solo una su cinque. L’ingresso in top 100 si complica, ma non è detto che non arrivi entro il 2021.
Michela Curcio