Gael Monfils e Rafa Nadal: i primi vincitori di un torneo ATP nel 2022 sono nomi che non si discutono, tanto che entrambi sono rispettivamente al diciottesimo e al diciannovesimo anno di fila con almeno una finale in attivo. Ad Adelaide il francese ha sconfitto Karen Khachanov con un doppio 6-4, mentre a Melbourne lo spagnolo ha avuto la meglio sulla sorpresa Maxime Cressy per 7-6, 6-3. Diamo i voti ai protagonisti scesi in campo.

Gael Monfils: 9

Primo torneo con un total look Decathlon, titolo numero 11 in cassaforte – su 33 finali giocate in carriera. Monfils sembra davvero essersi messo alle spalle 18 mesi in cui aveva sofferto per la pandemia da coronavirus e perché non era stato in grado di trovare motivazioni per disputare con impegno tornei a porte chiuse. Non è un segreto che il francese giochi con il pubblico e per il pubblico, anche quando il tifo va in direzione ostinata e contraria. Poco male: Gael non ha mai perso un set nell’ordine contro Cerundolo junior, Paul, l’idolo di casa Kokkinakis e Khachanov, non subendo neanche break negli ultimi due match. E se davvero Djokovic non sarà ammesso agli Australian Open, consapevoli che su Nadal esiste ancora più di un punto interrogativo in termini di condizione fisica e non potendo escludere balbettii di Medvedev e Tsitsipas, perché non pensare al transalpino come un outsider di lusso per il primo Slam in stagione?

Karen Khachanov: 8

Forse rinunciare ad aiutare il Team Russia in ATP Cup non è stata una cattiva idea per Khachanov. Dopo un 2021 in cui il russo ha vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Tokyo, ma ha anche perso un numero a due cifre di partite da un set di vantaggio – per i curiosi, nell’ordine, KK è stato rimontato a Rotterdam, Marsiglia, Dubai, Miami, Madrid, Roma, Roland Garros, Maiorca, Wimbledon, Cincinnati, US Open e Parigi Bercy – per l’ex numero 8 al mondo è stato un sollievo non ricadere nei vecchi vizi all’esordio in stagione contro Johnson. Scampato il pericolo, Karen ha navigato senza problemi contro Gerasimov e si è vendicato contro Cilic, arrendendosi soltanto a uno scatenato Monfils: perdere la prima finale ATP in carriera così è meno doloroso.

Marin Cilic: 8-

Vendetta servita: tre mesi dopo aver sconfitto Khachanov negli ottavi di finale nell’ATP 250 di San Pietroburgo, torneo che poi avrebbe vinto, arrivando a quota 20 titoli in carriera, Cilic deve lasciare il passo a un KK stanco di aspettare una finale ATP che gli mancava dal Masters 1000 di Parigi Bercy nel 2018. Il croato, comunque, deve essere soddisfatto per i segnali positivi raccolti a inizio stagione. Primo torneo, prima semifinale, senza mai perdere il servizio né contro Monteiro, né contro Djere. Se la forma fisica non verrà a mancare più in là nel 2022, non è detto che il trentatreenne di Medugorje non possa essere una mina vagante e, anzi, persino tentare il ritorno in top ten. E occhio anche agli Australian Open, torneo nel quale era arrivato in finale nel 2018, sconfitto dall’eterno Roger Federer, che avrebbe poi raggiunto quota 20 Slam in carriera.

Thanasi Kokkinakis: 8

La semifinale ATP dal 2017 nella speranza che per Kokkinakis la via crucis lastricata di infortuni sia finita e che l’australiano possa competere nel circuito maggiore anche fuori dall’Australia. Incontestabile che gli organizzatori di Adelaide gli abbiano concesso una wild card, quadrato ed entusiasta Thanasi a sfruttare la chance tra l’altro intrattenendo il pubblico con la rimonta su un Tiafoe con proverbiali limiti di attenzione e un Michael Ymer con il braccio tremolante nel tiebreak del primo set, rivelatosi poi decisivo. L’ex numero xx nel ranking ATP sembra essere già in condizione con il dritto e raramente ha sbagliato in termini di tattica. Il 6-0 con cui ha chiuso il torneo contro Monfils deriva non da errori eclatanti, ma da una comprensibile e progressiva sfiducia in se stesso dopo essere stato 5-5, 30-0 sul servizio di Gael nel primo parziale.

Michael Ymer: 6,5

Perché Ymer junior riesca a raggiungere i risultati già incamerati dai coetanei forse è un po’ tardi, ma chissà che lo svedese non possa togliersi qualche soddisfazione dopo un 2021 nel quale ha giocato la prima finale ATP in carriera, a Winston Salem, salvo essere paralizzato per la tensione e lasciare via libera a Ivashka, raccogliendo appena due game in tutto il match. L’esordio in stagione ricalca il canovaccio classico. Micheal ha navigato serenamente tra gli ostacoli Bonzi e Kwon, ma, arrivato nei quarti di finale, è stato sopraffatto da un rientrante Kokkinakis e da un pubblico chiaramente schierato. E se secondo e terzo set si sono snodati senza dare adito a rimpianti di punteggio, forse la partita si è davvero decisa nel tiebreak del primo parziale, con i tre set point non sfruttati dal ventitreenne di Skara.

Frances Tiafoe: 4,5

Mezzo voto in più perché Tiafoe si trovava ad affrontare un Kokkinakis che giocava in casa e che in carriera ha assaggiato la top 20 nel ranking ATP. Rimane il fatto che lo statunitense, come sempre, ha un gap incredibile di continuità rispetto ai colleghi coetanei. Avanti di un set e due volte di un break, Frances si è adagiato su smorzate pigre e ha finito per preferire lo spettacolo al risultato – il che è esattamente il difetto che gli ha rimproverato affettuosamente Zverev dopo averlo sconfitto in finale nell’ATP 500 di Vienna. Ascolterà Big Foe il consiglio? Appuntamento più in là in stagione per scoprirlo.

Juan Manuel Cerundolo: 5

Partendo dal presupposto che fino a ora per Cerundolo l’avventura nel circuito maggiore è stata soltanto nuova ed emozionante e sapendo che l’argentino si esprime al meglio sulla terra rossa mentre è ancora più che acerbo sul cemento, non è incoraggiante che il ventenne di Buenos Aires non abbia praticamente opposto resistenza a un Monfils che avrà chiuso il 2021 in ripresa, ma che non si sa ancora in quali condizioni psico-fisiche si sia approcciato alla trasferta in Australia. Nessuno pretende da JuanMa che vinca immediatamente contro i top player, ma che almeno raccolga più di tre game in meno di un’ora di partita. Un voto in più per il netto 6-2, 6-4 rifilato a Bolt: se non altro il piccolo di casa Cerundolo ha dimostrato di non soffrire il tifo a sfavore e la pressione di affrontare una wild card di casa all’esordio in stagione.

Holger Rune: 4,5

Mezzo voto in più perché Rune comunque entrerà in top 100 dopo la trasferta in Australia e perché non bisogna pretendere imprese straordinarie ogni settimana da un ragazzo di 18 anni. Chiamato a dimostrare di poter essere una mina vagante sul cemento, però, per ora il danese non è mai sembrato superiore a un Moutet tecnicamente regredito nel 2021. Evidentemente il francese ha sfruttato la lunga off-season che per lui era iniziata dopo il Challenger di Orleans a ottobre. Peccato che però poi Corentin sia stato squalificato dal torneo in modo abbastanza imbarazzante per insulti all’arbitro durante il match contro Djere. Tornando a Holger, invece, l’appuntamento è già in agenda per gli Australian Open.

Gianluca Mager: 5

Un match da montagne russe contro Gerasimov per vanificare l’esordio altrettanto tribolato contro Cerundolo senior: il 2022 di Mager poteva cominciare decisamente meglio. Difficile chiedersi dove abbia sbagliato il ligure che in fondo è sempre stato in affanno nel terzo set contro il bielorusso e che, anzi, ha anche provato ad avere una reazione di pancia e di cuore dopo lo 1-6 subito in mezz’ora. L’ovvia conclusione alla quale giungere è che se Gianluca sa adattarsi prima sul cemento rispetto agli specialisti sulla terra rossa, ma ha ancora tanto da imparare contro chi, al contrario, ha raccolto i migliori risultati in carriera sul duro. Sapersi gestire su superfici diverse sarà la sfida da vincere in stagione.

Lorenzo Musetti: 4

Mentre l’Italia brillava in ATP Cup contro la Francia, Musetti dimostrava di non essere ancora completamente guarito dai dubbi che ne hanno pregiudicato le prestazioni da giugno 2021 in poi. L’esordio in stagione contro il qualificato Daniel sembrava più che mai abbordabile anche perché nell’unico precedente contro il giapponese, nel Challenger di Milano nel 2019, l’italiano si era imposto con un netto e inequivocabile 6-1, 6-0. In Australia, invece, Lorenzo ha pagato la mancanza di esperienza su una superficie abbastanza nuova per lui come il cemento – anche se la giustificazione sembra già forzata, ricordando lo straordinario percorso nell’ATP 500 di Acapulco un anno fa. Buona la grinta mostrata per rimanere attaccato al tiebreak nel secondo set, male i tentennamenti sul 3-4 nel terzo parziale, tentennamenti fatali per break e match.

Rafael Nadal: 8

Nel bilancio tra il titolo numero 89, subito arrivato al rientro dopo uno stop di sei mesi, sul suolo australiano, sul quale non vinceva dagli Australian Open 2009 e il percorso durante il quale non ha affrontato neanche un top 90, visto il forfait di Griekspoor nei quarti di finale, il voto di Nadal è alto, ma non altissimo. D’altronde, però, come contestare la scelta di un Rafa per il quale era fondamentale prima di tutto ritrovare fiducia in se stesso e nel proprio tennis, anche rinunciando all’ATP Cup e rimandando di un paio di settimane gli incontri ravvicinati contro colleghi più in alto in classifica? 35 anni e 20 Slam dopo, un fenomeno come lui ha il diritto di comportarsi come crede. Tanto più se i risultati gli danno ragione. Attenzione però a un servizio ancora arrugginito.

Maxime Cressy: 8

Mai sottovalutare un tennista vintage come Cressy, capace su 100 punti di giocarne 99 con il serve and volley. Su campi veloci e a inizio stagione, nel momento in cui più di un top player ha ancora le gambe imballate, non sarebbe stato un azzardo immaginare lo statunitense andare in fondo in un torneo, anche se proveniente dalle qualificazioni. In particolare, promette bene per il futuro che Maxime abbia vinto quattro tiebreak su cinque a Melbourne, fallendo il bersaglio soltanto contro Nadal in finale, ma avendo avuto anche un set point sulla racchetta. Dal set point sprecato ai set point salvati, tre, contro Dimitrov in semifinale. E poi i match point, due, annullati a Opelka al secondo turno nel terzo set. La personalità non manca.

Grigor Dimitrov: 7

Nuovo anno, vecchio Grigor sprecone. Un po’ tutti di sabato sognavano una finale vintage tra Nadal e Dimitrov, in ricordo di un altro match leggendario, in semifinale agli Australian Open nel 2017. Il bulgaro, invece, ha difettato di una qualità che non ha mai avuto in carriera – e che, ironicamente gli era nuovamente mancata proprio sul finale di 2021 tra i Masters 1000 di Indian Wells e Parigi Bercy. Se, però, è possibile perdonare le sconfitte rispettivamente contro Norrie, che poi ha vinto in California, e Zverev, attuale numero 3 nel ranking ATP, brucia che il trentenne di Haskovo abbia fallito l’appuntamento con la sedicesima finale in carriera, la prima da febbraio 2018, contro tale Maxime Cressy, numero 112 al mondo, e anche sprecando tre set point, di cui due al servizio, nel tiebreak del secondo set. Che peccato, perché Grigor aveva anche annullato due match point a Van de Zandschulp nei quarti di finale.

Emil Ruusuvuori: 7,5

Se il buongiorno si vede dal mattino, per Ruusuvuori il 2022 potrebbe davvero essere l’anno in cui esplodere definitivamente e raggiungere la prima finale ATP in carriera. Oggettivamente, era proibitivo chiedere al finlandese di mettere a segno un clamoroso ribaltone contro un Nadal non al meglio, ma sempre circondato da un’aura di invincibilità per chi, al contrario, gioca in pianta stabile nel circuito maggiore soltanto da poco più di un anno. In precedenza Emil aveva sofferto soltanto contro Thompson, al contrario dimostrando di essere molto più propenso a muoversi sul cemento rispetto sia al coetaneo Baez, in tabellone da lucky loser, che al vicino di ranking Molcan.

Botic Van de Zandschulp: 6,5

Vi ricordate Van de Zandschulp? La sorpresa agli US Open 2021? L’unico a strappare un set a Medvedev in tutto il torneo? L’Olanda ha deciso di ripartire da lui e Botic sembra voler rispondere presente, come si è visto contro un Mannarino che non è mai riuscito a strappargli il servizio e contro un McDonald fresco di premio come “Comeback player of the year”. Mezzo voto in meno perché il numero 57 ATP ha dimostrato di avere ancora limiti d’esperienza contro Dimitrov. Vinto il primo set al tiebreak, il classe 1995 di Wageningen è andato in blackout al punto da perdere il secondo parziale per 6-0, ha avuto la chance di servire per il match sul 5-3, ha avuto anche due match point al servizio e invece ha finito per non vincere più un game, tra l’altro subendo un break fatale sul 5-5 al termine di un gioco da 23 punti. Mai dare per vinto un ex numero 3 al mondo.

Reilly Opelka: 4

Prima partita, prima sconfitta, ma dire di essere sorpresi vuol dire mentire. Anche se favorito da un campo molto veloce, Opelka ha bisogno di tempo per trovare la migliore forma fisica e per prendere la misura in risposta, il che vuol dire che affrontare un Cressy dal tennis vintage e dall’ossessione per il serve and volley sulla carta è un problema tutt’altro che facile da risolvere e in pratica se possibile è anche peggio. Un’immagine per capire perché il ritmo partita sia ancora lontano? I due match point sprecati in risposta nel tiebreak decisivo, nonostante una prestazione da 26 ace dovrebbe in teoria mettere al sicuro dal trasformare un match in una roulette russa.

David Goffin: 4,5

La scusante? Il 2021 di Goffin in pratica è finito ad Halle complice un infortunio subito scivolando sull’erba che, un paio di sconfitte negli Stati Uniti a parte, ne ha messo ko il ginocchio per sei mesi. Il rientro contro Molcan offriva al belga un’ottima chance di acclimatarsi al 2022 senza rischiare più di tanto, ma nulla è andato secondo le aspettative. Sempre in sofferenza e mai avanti nel punteggio, David ha provato a tenersi a galla nel primo set annullando un set point sul 5-4, ma non è poi riuscito a guadagnarsi un tiebreak che forse avrebbe cambiato la situazione. Occhio che agli Australian Open il trentunenne di Liegi non sarà testa di serie.

Alexei Popyrin: 5

Lecito aspettarsi molto di più da un Popyrin che gioca in casa, ma si sa che l’australiano non è mai stato un esempio di continuità e di lucidità per tutto un torneo. Forse, allora, meglio accontentarsi che Alexei abbia inaugurato il 2022 con una vittoria, contro il finalista uscente Travaglia, dopo un primo set vinto al tiebreak nonostante l’italiano non avesse offerto neanche una palla break. Che poi, in realtà, il ventiduenne di Sydney si è arreso a un Griekspoor che naviga anche nella stessa area di classifica, ma che veniva da una striscia di 27 vittorie consecutive, striscia inaugurata dopo la sconfitta agli US Open contro Djokovic. Niente di grave, ma niente di nuovo.

Kevin Anderson: 4

Male. Il 2022 di Anderson si è aperto con una sconfitta – il che non sarebbe neanche un dramma per un giocatore di 35 anni e che combatte dal 2019 con una sequela interminabile di problemi fisici, ma contro Munar, non esattamente abituato a imporsi sul cemento. Altri segnali tetri: il sudafricano ha messo a segno appena 9 ace, troppo pochi su campi così veloci come quelli di Melbourne, e si è procurato un’unica palla break, nell’ultimo game di partita, nel momento in cui viene fuori l’inesperienza di chi non è abituato a vittorie importanti. Resettare e ripartire.

Andy Murray: 4

Murray probabilmente immaginava un ritorno migliore sulla Rod Laver Arena, dopo aver detto addio al tennis proprio lì nel 2019 – salvo poi tornare in campo e vincere l’ATP 250 di Anversa dieci mesi dopo. L’esordio in stagione contro Bagnis non sembrava proibitivo soprattutto perché l’argentino si esprime meglio sulla terra rossa che non sul cemento. Invece, evidentemente lo scozzese ha una preparazione fisica ancora da smaltire e un mirino da sistemare a rete. L’obiettivo, non dichiarato, ma neanche nascosto, è tornare in top 100 – ranking che l’ex numero 1 al mondo è in grado di sostenere se gioca come sul finire di 2021. Per capire se l’ambizione possa diventare realtà, bisognerà aspettare le prossime settimane.

Stefano Travaglia: 5

Travaglia non ha grandi responsabilità per la sconfitta contro Popyrin, ma, al tempo stesso, rimane che il marchigiano perderà 150 punti, che non sarebbero anche tanti, se non fosse che nella zona tra il cinquantesimo e il centesimo posto nel ranking, anche una finale non difesa rischia di provocare uno smottamento in classifica – tale poi da costringerlo a passare dalle qualificazioni in più di un futuro torneo ATP. I rimpianti sono per le tre palle break non sfruttate tra il quinto e il settimo game nel primo set e per il break non protetto a inizio del secondo parziale: chissà che non sarebbe cambiata l’inerzia di una partita nel complesso decisa dai dettagli.

Andreas Seppi: 5

Un voto in più per la voglia di non arrendersi mai, per il controbreak agguantato all’ultima occasione utile, sul 5-4 di svantaggio nel secondo set e per il successivo tiebreak vinto nonostante i tre set point sprecati. Il Seppi visto contro Molcan, però, ha anche avuto la possibilità di completare la rimonta, andando avanti di un break in apertura di terzo parziale, salvo poi essere immediatamente riagganciato e pagando il passaggio a vuoto nel penultimo game di partita. Sapendo già che l’altoatesino non ha superato il primo turno di qualificazioni nell’ATP 250 di Sydney, sconfitto dal padrone di casa O’Connell, l’appuntamento è per gli Australian Open.

Michela Curcio