Si allaccino le cinture: il tennis che conta sta tornando. Il 2020 “della racchetta” inizia con la prima edizione di un quasi mondiale: l’ATP Cup, format dall’evidente somiglianza con la Coppa Davis. A sfidarsi, dal 3 al 12 gennaio, ventiquattro nazioni, ciascuna rappresentata in singolo dai due migliori giocatori del ranking, mentre in doppio c’è la possibilità di schierare tennisti più pratici della disciplina. Le squadre sono divise in sei gruppi che giocheranno in tre diverse città australiane: Perth, Brisbane e Sydney. A garantirsi il passaggio alla fase a eliminazione diretta, le prime di ogni girone e le due migliori seconde.

Questi i risultati dei sorteggi di novembre: nel gruppo A Serbia, Francia, Sudafrica e Cile; gruppo B per Spagna, Giappone, Georgia e Uruguay; assegnati al gruppo C Belgio, Gran Bretagna, Bulgaria e Moldavia; nel gruppo D, Russia, Italia, Stati Uniti e Norvegia; gruppo E riservato ad Austria, Croazia, Argentina e Polonia e, per finire, il gruppo F con Germania, Grecia, Canada e Australia. Giocheranno a Brisbane i gruppi A e F, a Perth i gruppi B e D e a Sydney i gruppi C ed E.

Vediamo nel dettaglio cosa aspettarsi dai convocati delle varie nazioni soprattutto per quanto riguarda gli incroci in singolare.

Gruppo A:

Team Serbia – Novak Djokovic e Dusan Lajovic

Qualsiasi squadra con un Novak Djokovic in più non parte sfavorita. L’attuale numero 2 del mondo, però, non potrà portare avanti la baracca da solo. In singolare, ”Djoker” forse è il tennista più forte del circuito al momento: da fondocampo è un muro e i suoi dritti e rovesci sono sempre in grado di fulminare gli avversari. In questa ATP Cup i dubbi sono sul suo partner. In carriera il ventinovenne Dusan Lajovic ha disputato solo due finali. Ha vinto il 250 di Umago a luglio, ma ha perso il ben più importante Master 1000 di Montecarlo con Fognini ad aprile.

Team Francia – Gael Monfils e Benoit Paire

Il Team Francia è tra i più estrosi in gara. Gael Monfils vanta in bacheca otto titoli ATP – tra cui i due 500 di Washington e Rotterdam, vinti rispettivamente contro Karlovic (nel 2016) e contro Wawrinka (nel 2019). Non solo. Ha all’attivo anche tre finali di Master 1000 – tutte perse (Parigi Bercy nel 2009 e nel 2010 e Montecarlo nel 2016) e due semifinali Slam, una al Roland Garros (nel 2008) e una agli US Open (nel 2016). Benoit Paire ha raccolto di meno in carriera (soltanto tre titoli ATP 250 a Bastad nel 2015 e a Marrakech e Lione nel 2019), ma ha un rovescio mortifero e un innato talento per tweener e colpi a effetto. Ci sarà da divertirsi.

Team Sudafrica – Kevin Anderson e Lloyd Harris

Per Kevin Anderson il 2019 è stato un calvario, ma il tennista sudafricano resta sempre un duplice finalista Slam (Wimbledon nel 2018 e US Open nel 2017). Torneo più importante in bacheca, però, “soltanto” il 500 di Vienna nel 2018. Curiosità: nonostante gli exploit negli Slam, Anderson non ha mai giocato una finale di Master 1000. Quanto a Lloyd Harris, lo si ricorda soprattutto per aver strappato un set a Federer al primo turno di Wimbledon 2019. Ci sarà tempo per crescere. Dopotutto, ha solo 22 anni.

Team Cile – Christian Garin e Nicholas Jarry

Tra tutte le squadre qualificatesi in zona Cesarini, il Team Cile è probabilmente la più ostica da incontrare. Christian Garin ha solo 23 anni, ha vinto il Roland Garros junior nel 2013 – battendo in finale un certo Alexander Zverev – e, quest’anno, ha vinto gli ATP 250 di Houston (contro Ruud) e Monaco di Baviera (contro Berrettini). Nicholas Jarry è soltanto un anno più grande e, anche lui, nel 2019 ha levato lo zero dalla casella dei trofei vinti, trionfando nel 250 di Bastad a luglio. Non solo. A Ginevra ha giocato una finale che grida ancora vendetta. A Djokovic, Monfils e Anderson poteva andare meglio.

Gruppo B

Team Spagna – Rafael Nadal e Roberto Bautista Agut

Come Djokovic, Rafa Nadal non si discute. Vincitore di diciannove Slam, esempio di resilienza in campo, un dritto devastante e un campione anche in doppio – a Rio 2016 vinse la medaglia d’oro proprio nella specialità. In più, se nel 2019 la Spagna ha trionfato in Coppa Davis, lo si deve proprio a lui. Roberto Bautista Agut è reduce da un anno in cui ha centrato la semifinale a Wimbledon e si è spinto fino alla posizione numero 9 nel ranking (classifica più alta tra tutti i numero 2 in campo nell’ATP Cup). Meno scintillante la sua bacheca trofei: RBA vanta otto titoli ATP di cui un solo 500 (Dubai nel 2018). In più, in carriera ha all’attivo una sola finale Master 1000, persa contro Murray, a Shanghai nel 2016. Dato il girone non molto competitivo, però, a Perth la Spagna è nettamente favorita.

Team Giappone – Yoshihito Niskioka e Go Soeda

Dato il forfait last minute di Nishikori, il team Giappone ha perso buona parte della sua pericolosità. Yoshihito Nishioka è un classe 1995, ma, a parte il trionfo nell’ATP 250 di Shenzhen nel 2018, non ha avuto grandi occasioni per mettersi in mostra nel circuito maggiore. Il trentacinquenne Go Soeda, chiamato in zona Cesarini per giocare in singolare, in carriera ha vinto ben diciassette tornei Challenger, ma neanche un titolo ATP. Un po’ troppo poco per pensare di poter dare fastidio a veterano come Bautista Agut.

Team Georgia – Nikoloz Basilašhvili e Aleksandre Metreveli

Massimo rispetto per Nikoloz Basilašhvili che regge la baracca della sua nazione praticamente da solo e che avrà sì vinto solo tre titoli ATP, ma tutti e tre 500 (Amburgo nel 2018 e nel 2019 e Pechino nel 2018). Peccato che il suo compagno di squadra Aleksandre Metreveli abbia costruito una carriera sulle partecipazioni ai Challenger e che, in generale, sembri un pesce fuor d’acqua nel circuito maggiore. Di più non si può.

Team Uruguay – Pablo Cuevas e Martin Cuevas

Sarebbe sbagliato sottovalutare il Team Uruguay. Pablo Cuevas è un grande doppista, avendo trionfato nella specialità al Roland Garros nel 2008 e nei due Master 1000 di Roma (2015) e Montecarlo (2017). In più, ha all’attivo sei titoli ATP in singolo, tra cui il 500 di Rio de Janeiro (vinto nel 2016). Suo fratello Martin ha costruito la sua carriera sui Challenger e i Futures, ma chissà che la chimica familiare in campo non si riveli un’arma in più.

Gruppo C

Team Belgio – David Goffin e Steve Darcis

David Goffin è un eterno incompiuto del circuito, avendo all’attivo soprattutto la sconfitta in finale alle ATP Finals del 2017 contro Dimitrov e quella a Cincinnati quest’anno contro Medvedev. Quattro titoli ATP, di cui un solo 500 (Tokyo nel 2018) sono troppo pochi per un tennista con il suo talento. Il suo compagno Steve Darcis è un over 30 che ormai sembra aver dato tutto, ma che in carriera si è comunque portato a casa il 500 di Memphis nel 2008. L’errore sarebbe sottovalutarli, ma il Team Belgio non parte poi così favorito.

Team Gran Bretagna – Daniel Evans e Cameron Norrie

Nonostante i buoni propositi, Andy Murray è stato costretto a dare forfait. Il bacino continua a dargli fastidio, tanto che lo scozzese ha preferito rinunciare all’intera stagione australiana. Ecco che, allora, il Team Gran Bretagna non è più il favorito del girone. Dan Evans ha 29 anni, nessun titolo nel circuito maggiore ed è purtroppo famoso non tanto per il suo tennis, ma per squalifica di un anno dopo essere risultato positivo alla cocaina durante un controllo anti-doping. Cameron Norrie, chiamato in zona Cesarini a sostituire Sir Andy, ha vinto ad Auckland nel 2019 il suo primo titolo ATP, ma non ha ancora avuto grandi occasioni per mettersi in mostra nel circuito maggiore.

Team Bulgaria – Grigor Dimitrov e Dimitar Kuzmanov

Una ATP Cup senza Grigor Dimitrov francamente avrebbe perso un importante protagonista. “Baby Fed” è considerato uno dei tennisti più talentuosi del circuito. Tanto che all’idea che come titoli di rilievo abbia vinto “solo” un Master 1000 a Cincinnati e le ATP Finals (entrambi nel 2017), si ha l’impressione di avere di fronte un incompiuto. In campo Dimitrov è capace di tutto: dritti e rovesci che pizzicano le righe, smorzate che sfidano la gravità, tweener e colpi a effetto da rimanere a bocca aperta. Il problema è che, molto probabilmente, in questa ATP Cup dovrà tirare avanti la baracca da solo. Dimitar Kuzmanov non solo non ha mai vinto un titolo nel circuito maggiore, ma non è mai entrato neanche in top 200. Per sua fortuna, visto il forfait di Murray, il girone non è più proibitivo.

Team Moldavia – Radu Albot e Alexander Cozbinov

Per Radu Albot l’ATP Cup è l’occasione di una vita. Il numero 1 moldavo, che ha da poco compiuto trent’anni, si è guadagnato la partecipazione dopo un 2019 in cui è stato in top 40 e ha vinto il suo primo titolo nel circuito maggiore, l’ATP 250 di Delray Beach. Difficile, però, pensare che lui e il suo compagno di squadra possano uscire indenni dalla fase eliminatoria. Alexander Cozbinov, infatti, è attualmente numero 831 del ranking ATP, la posizione più bassa in assoluto tra tutti i partecipanti.

Gruppo D

Team Russia – Daniil Medvedev e Karen Khachanov

Il Team Russia è indubbiamente il più forte della competizione. Daniil Medvedev ha 23 anni, è reduce da una straordinaria seconda parte di 2019 e ha dimostrato di potersela giocare con chiunque, forzando al quinto in finale degli US Open un certo Nadal, dopo aver recuperato uno svantaggio di due set a zero. Se ancora ci fossero dubbi su Daniil, basta ricordarsi che ha già in bacheca due Master 1000: Cincinnati e Shanghai. Il suo compagno Karen Khachanov non è da meno. Anche lui ventitreenne, nonostante una stagione più di bassi che di alti vanta in bacheca la vittoria del Master 1000 di Parigi Bercy nel 2018. Non c’è altro da aggiungere.

Team Italia – Fabio Fognini e Stefano Travaglia

Inutile girarci intorno: senza Matteo Berrettini l’Italia potrebbe aver perso la possibilità di uscire viva dal gruppo D. Il romano ha dato forfait per problemi addominali, preferendo riposarsi in vista degli Australian Open. Le speranze tricolori, quindi, saranno affidate soprattutto a Fabio Fognini. Il suo è indiscusso: a suon di dritti e rovesci lungolinea e di smorzate raffinatissime, il tennista di Arma di Taggia ha vinto il suo primo Master 1000 lo scorso aprile a Montecarlo. Peccato per i troppi momenti di rabbia e/o di distrazione in campo, ma, a differenza di tanti altri big, Fognini scenderà in campo anche in doppio. A sostituire Berrettini in singolare, invece, sarà Stefano Travaglia. 28 anni, ben ventitré titoli tra Challenger e Futures e una carriera purtroppo costellata di infortuni. Chissà che l’ATP Cup non possa essere l’occasione per mettersi in mostra anche nel circuito maggiore.

Team Stati Uniti – John Isner e Taylor Fritz

Hanno già giocato insieme alla Laver Cup, ma ora John Isner e Taylor Fritz si ritrovano per l’ATP Cup. I dubbi sono soprattutto sulla forma fisica dell’americano numero 1. Dopo un 2018 durante il quale ha vinto il Master 1000 di Miami e ha raggiunto la semifinale a Wimbledon, Isner non è riuscito a difendere il titolo in America a marzo di quest’anno, a causa di una frattura di sforzo al piede dalla quale non sembra essersi ancora pienamente ripreso. Inoltre, su quindici titoli ATP in bacheca, ben quattordici sono 250. Otto, invece, le finali perse tra 500 e Master 1000, ultima delle quali proprio Miami 2019. Quanto a Fritz, giusto sospendere il giudizio. 22 anni, un solo trofeo in carriera. Vedremo.

Team Norvegia – Casper Ruud e Viktor Durasovic

Casper Ruud sembrava destinato all’esplosione dopo una prima parte di stagione in cui aveva raggiunto la finale nell’ATP 250 di Houston. Invece, dal Roland Garros in poi, il suo 2019 è stato tutt’altro che memorabile. Tanto che, negli ultimi mesi, è salito alla ribalta delle cronache non per le performances sul campo, ma per la lite social con Kyrgios che lo ha definito «boring». Viktor Durasovic è attualmente numero 317 del ranking ed è un abituée di Challenger e Futures. Insomma, a meno che Ruud non sfoderi una prestazione monstre, nel gruppo D la Norvegia è l’indiziata numero uno per essere eliminata prima del tempo.

Gruppo E:

Team Austria – Dominic Thiem e Dennis Novak

Dominic Thiem può vantare due finali consecutive al Roland Garros (2018 e 2019) e la vittoria del Master 1000 di Indian Wells 2019. Non solo. Quest’anno l’austriaco è il tennista che ha vinto più trofei in stagione, considerati anche i trionfi negli ATP 500 di Barcellona, Pechino e Vienna e nel 250 di casa a Kitzbuhel. All’ATP Cup Dominic arriva, però, con lo scotto della finale persa contro Tsitsipas alle ATP Finals. Vedremo se avrà saputo resettare la testa e mettersi alle spalle la delusione. Quanto a Dennis Novak, vanta “soltanto” la posizione numero 113 come best ranking in carriera. Eppure tra i due austriaci c’è una forte chimica anche fuori dal campo. Il girone non sembra proibitivo.

Team Croazia – Borna Coric e Marin Cilic

Marin Cilic è uno dei pochi tra gli umani (insieme a Murray, Wawrinka e Del Potro) ad aver vinto uno Slam nell’epoca dei Fab 3 (precisamente gli US Open nel 2014). In carriera, vanta anche un trionfo nel Master 1000 di Cincinnati (2016) e altre due finali Slam (Wimbledon nel 2017 e Australian Open nel 2018). Il 2019 di Marin, però, si è chiuso con zero titoli, a prova di uno stato di forma tutt’altro che accettabile. Non sta benissimo neanche Borna Coric, con una bacheca di trofei ferma a quota due (Marrakech nel 2017 e il 500 di Halle nel 2018). A differenza del suo connazionale, è giovane (solo 22 anni) e avrà tempo di recuperare la condizione fisica – si spera.

Team Argentina – Diego Schwartzman e Guido Pella

Il Team Argentina non sarà bello da vedere, ma venderà cara la pelle fino all’ultimo game. Diego Schwartzman è piccolo ma tenace. Tanto che, nonostante il suo metro e settanta, si è tolto la soddisfazione di vincere tre titoli ATP in carriera (il 500 di Rio nel 2018 e i 250 di Istanbul nel 2016 e Los Cabos nel 2019) e di arrivare ai quarti di finale sia al Roland Garros (2018) che agli US Open (2019). Guido Pella è quello che Luciano Ligabue chiamerebbe un “mediano” e che, alla fine, dopo anni di fatiche, ha vinto il suo primo trofeo a marzo di quest’anno nel 250 di San Paolo. Attenti a quei due.

Team Polonia – Hubert Hurkacz e Kamil Majchrzak

Il Team Polonia è promettente in potenza. Hubert Hurkacz è reduce dalla sua prima stagione di rilievo nel circuito maggiore, con la vittoria nell’ATP 250 di Winston-Salem, il terzo turno a Wimbledon – durante il quale è riuscito a strappare un set a un certo Djokovic – e l’ingresso tra i primi quaranta del mondo. Kamil Majchrzak è un classe 1996 che sta lentamente trovando la sua strada nel circuito maggiore e che è reduce dall’ingresso in top 80, a settembre 2019. Non solo. In doppio è un campione Slam a livello juniores, avendo trionfato agli US Open nel 2013. Il girone sembra comunque durissimo, ma in futuro chissà.

Gruppo F:

Team Germania – Alexander Zverev e Jan-Lennard Struff

A soli 22 anni, Alexander Zverev è già un big del circuito, avendo vinto tre Master 1000 (Roma e Montreal nel 2017 e Madrid nel 2018) e le ATP Finals nel 2018. Se il suo talento non si discute, però, i dubbi sono di natura psico-fisica. Per Sascha il 2019 è stato un annus horribilis, con un solo nuovo trofeo in bacheca: l’ATP 250 di Ginevra. In questa ATP Cup Zverev dovrà avere la forza e i nervi per superare i game difficili che inevitabilmente ci sono in ogni partita. Quanto a Jan-Lennard Struff, ha 29 anni e una carriera povera di trofei in singolo. Vero, in doppio può vantare la vittoria nel 500 di Tokyo nel 2018 e nel 250 di Auckland nel 2019. Ma, a quanto pare, durante l’ATP Cup la Germania schiererà la ben più quotata coppia Krawietz/Mies per quel tipo di match.

Team Grecia – Stefanos Tsitsipas e Michail Pervolarakis

Stefanos Tsitsipas è il nuovo astro nascente del tennis: a soli 21 anni, è reduce dalla vittoria alle ATP Finals. In più, nelle ultime due stagioni ha giocato una semifinale Slam (Australian Open 2019), due finali Master 1000 (Toronto nel 2018 e Madrid nel 2019) e tre 500 (Barcellona nel 2018, Dubai e Pechino nel 2019). Il Next Gen di Atene ha un gioco fantastico, con colpi che pizzicano la riga e volee delicatissime. Il problema? Nella ATP Cup condividerà il campo con Michail Pervolarakis, numero 462 del ranking. In un girone così competitivo, per Tsitsipas potrebbe essere un problema.

Team Canada – Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime

Giovani, affiatatissimi ed esplosivi: in questo gruppo i due alfieri del Team Canada possono davvero dire la loro. Denis Shapovalov è reduce dalla sua prima finale in un Master 1000 (a Bercy) e nel 2019 ha vinto il suo primo titolo nel circuito maggiore, nell’ATP 250 di Stoccolma. Torneo che, peraltro, in precedenza aveva dato il battesimo a due tennisti di talento come Tsitsipas (nel 2018) e Dimitrov (nel 2013). Felix Auger-Aliassime è ancora fermo a zero nella casella dei trofei ATP vinti, ma a soli 19 anni, vanta una finale nell’ATP 500 di Rio e una semifinale nel Master 1000 di Miami. Il futuro appartiene a entrambi.

Team Australia – Nick Kyrgios e Alex De Minaur

Che non si dica che il Team Australia sia privo di talento. Di Nick Kyrgios e del suo gioco folle, ricco di dritti a velocità stratosferica, di ace di seconda a oltre duecento km/h, di battute dal basso e di smorzate da cineteca, se ne parla da anni. Tanto che soli sei titoli ATP – tra cui i tre 500 di Tokyo (2016), Acapulco e Washington (2019) – gli stanno pure stretti. Alex De Minaur ha soltanto 20 anni e sembra destinato alla definitiva esplosione, dopo i tre titoli in stagione negli ATP 250 di Sydney, Atlanta e Zhuhai e la finale nell’ATP 500 di Basilea, persa contro Federer. La squadra di casa è decisamente la mina vagante del torneo.

Michela Curcio