Hometown hero” in Sudamerica, prima volta da favola in Messico. Nell’ATP 250 di Santiago del Cile Christian Garin ha avuto la meglio su Facundo Bagnis per 6-4, 6-7, 7-5, mentre nel WTA 250 di Guadalajara, Sara Sorribes Tormo ha sconfitto una rediviva Eugenie Bouchard per 6-2, 7-5. Diamo i voti ai protagonisti e alle protagoniste dei due tornei.

Christian Garin: 9

Profeta in patria lì dove era arrivato troppo stanco nel 2020: a Santiago del Cile, Garin ha portato a casa il primo titolo in stagione, il quinto in carriera – tutti sulla terra rossa – e ha rimandato al mittente i dubbi di chi era rimasto perplesso dopo averlo visto sconfitto all’esordio a Buenos Aires da Nagal. Rivitalizzato dall’aria di casa, il cileno ha veleggiato contro Tabilo (6-2, 6-2), Varillas (6-4, 6-4) e Galan Riveros (6-4, 6-3). In finale contro Bagnis gli saranno anche tremate le gambe, ma è riuscito a evitare il tiebreak decisivo. E pazienza se non ha mai incontrato top 100 sul cammino.

Facundo Bagnis: 8

Una semifinale e una finale back to back a 31 anni: la favola di Bagnis non ha avuto il lieto fine, ma lo sport si conferma sempre più affare di chi ha esperienza che non di bimbi prodigio. E dire che all’esordio l’argentino era sembrato stanco, spacciato e incapace di leggere i dropshot di un Cecchinato che poi si è squagliato alla distanza. Dalla fortuna all’abilità: le vittorie contro Tiafoe, Djere e Delbonis ne hanno legittimato il cammino, fino a un titolo sfumato per un soffio.

Laslo Djere: 5

Un voto in meno per l’utilizzo eccessivo di MTO da parte di un Djere che non si capisce mai fino a che punto senta fastidi fisici. Ne sa qualcosa Pedro Sousa, in dirittura di arrivo sul 7-5, 5-4, e che invece, dopo il mini-stop di natura medica, ha perso ritmo e partita, sprecando anche due match point. Rimonta completata, rimonta subita: il serbo era in controllo dopo il 6-4 e tre palle break a inizio secondo set contro Bagnis. Da lì in poi ha vinto soltanto sette punti in risposta.

Holger Rune: 8

Archiviate le prime vittorie nel circuito maggiore, a 17 anni Rune già vanta un successo contro un top 30 – anche se meglio non infierire su Paire. Impressionante la solidità con cui il teenager di Copenaghen si è espresso a Santiago del Cile: prima di arrendersi a un più esperto Delbonis, aveva perso non più di cinque game a match e non aveva concesso neanche una palla break all’annoiato e demotivato Benoit. Quanto prima Holger e Clara saranno l’orgoglio di Danimarca.

Juan Manuel Cerundolo: 6

A proposito di teenager terribili, lo swing sudamericano ha sorriso anche a un Cerundolo che sulla terra rossa ha conquistato il primo titolo ATP – al primo tentativo – e che a Santiago del Cile ha ritrovato il successo smarrito a Buenos Aires, superando la wild card di casa Lama, concedendo qualche palla break di troppo – dieci per la precisione – ma salvandone nove. Mezzo voto in meno per il 6-2, 6-0 subito contro Carballas Baena: una sconfitta che lo aiuterà a crescere

Frances Tiafoe: 6

Che amari i tiebreak contro Bagnis, specialmente perché Tiafoe ha avuto la chance di servire per il secondo set contro l’argentino e ha avuto un set point sempre nel secondo parziale. Probabile che Frances si aspettasse qualcosa in più dal proprio swing sudamericano, affinché la transizione dal cemento alla terra rossa e di nuovo al cemento non fosse vana. Però lo statunitense sa sempre come entrare in almanacco – si veda il match sfiancante ed emozionante contro Jarry.

Nicolas Jarry: 7

Jarry sarà anche stato eliminato all’esordio, ma da un Tiafoe con più partite nelle gambe e dopo una battaglia lunga tre ore e tre tiebreak che già si candida come match ATP dell’anno. Si dirà che il cileno si è tenuto a galla con ben 29 ace – un’enormità sulla terra rossa, anche se i campi di Santiago del Cile si trovano a 1000 metri di altitudine – oppure si criticherà lo statunitense per aver avuto bisogno di sette match point per chiudere. Nel dubbio il match si riguarda volentieri.

Gianluca Mager: 6

Sufficienza guadagnata perché questa volta Mager non ha nulla da rimproverarsi per la sconfitta. È vero, il ligure ha sprecato due match point – ma il primo è volato via di sfortuna (e di un paio di millimetri in più), mentre il secondo è stato neutralizzato da un ace di Coria. E poi bisogna sottolineare la grinta di Gianluca, che ha annullato 10 palle break su 11 ed è rimasto in partita nonostante i 10 doppi falli e i tanti 0-30 di svantaggio al servizio. Sarebbe servita più fortuna.

Salvatore Caruso: 4

Netta insufficienza che convoglia le due eliminazioni su due all’esordio in Sudamerica. Per Caruso, testa di serie numero 6 in tabellone, l’esordio contro Carballas Baena non era agevole, se non fosse che il siciliano ha quasi sempre inseguito nel punteggio, senza mai dare l’impressione di poter ribaltare il match anche nel tiebreak nel secondo set. E poi se la seconda di servizio (62% di efficacia) dà più garanzie rispetto alla prima (24 punti vinti su 44), qualcosa non va.

Marco Cecchinato: 4

Vincere il primo set al tiebreak, rimontare un mini-break di svantaggio, mandare Bagnis a scuola di dropshot e poi disunirsi inspiegabilmente già nei primi game del secondo parziale, perdendo un’altra partita che avrebbe dovuto portare a casa più di nervi che di gambe: da questo canovaccio collaudato si capisce come per Cecchinato la crisi di risultati non sia alle spalle. Lo swing sudamericano doveva dargli fiducia. Risultato? Una debacle: una vittoria e tre sconfitte.

Sara Sorribes Tormo: 9

Alzi la mano chi ha monitorato da subito la Sorribes Tormo, testa di serie numero 4, ma oscurata mediaticamente da una Podoroska favorita dal ranking, da una Bouzkova che nel 2021 aveva già perso in finale a Phillip Island, da una rediviva Bouchard e dalle teenager terribili Cocciaretto, Wang e Fernandez. Anzi, che la spagnola avesse sofferto contro la Minnen all’esordio aveva contribuito ad abbassarne le quotazioni. Da lì in poi, invece, Sara non ha più perso un set, fino alla finale gestita perfettamente proprio contro una nervosa Bouchard. Primo titolo WTA meritato.

Eugenie Bouchard: 8

Tra la sesta finale WTA persa di fila e una settimana che ha visto la Bouchard ritornare competitiva sul cemento, meglio premiare i progressi di Genie, determinata a ricostruirsi la propria classifica se necessario anche superando il purgatorio qualificazioni o sperando in una provvidenziale wild card. Wild card che è stata sfruttata, brivido all’esordio contro la Dolehide a parte. In finale forse la canadese ha sofferto la pressione. Il che dimostra quanto potenziale ancora sia inespresso.

Elisabetta Cocciaretto: 8

Per entrare in top 100 bisognerà attendere ancora un po’, ma il tennis femminile d’Italia è già nelle mani di una coriacea Elisabetta Cocciaretto. Nel cammino verso la semifinale spicca soprattutto la vittoria contro una Podoroska più quotata nel ranking, ma meno dominante di lei con dritto e rovescio. Da non sottovalutare, però, anche le vittorie d’autorità e personalità contro una frettolosa Wang e un’inerme Davis. E pensare che la marchigiana ha anche detto di avere una tendinite al gomito, una contrattura all’adduttore sinistro e un’infiammazione al ginocchio.

Catherine McNailly: 7

Lontana dalla compagna di doppio Gauff – impegnata a Dubai – la McNailly ne ha approfittato per conquistare i primi quarti di finale in singolare nel 2021, non senza doversi districare da situazioni più complicate di quanto si pronosticasse alla vigilia. Contro la wild card Volynets, Caty sembrava in totale controllo dopo il bagel nel primo set, mentre contro la Zidansek la statunitense aveva vanificato una rimonta da 0-4 nel secondo parziale: in entrambe le occasioni si è tirata fuori dalle sabbie mobili nel terzo set. Nulla da rimproverarsi, invece, contro una Bouchard in ripresa.

Nadia Podoroska: 5

Che durante lo Yarra Valley Classic la Podoroska sia stata brava a mascherare i propri limiti sul cemento? Tra le favorite a Guadalajara, già contro la Olmos, numero 485 nel ranking WTA, l’argentina aveva concesso 14 palle break e aveva chiuso il match in tre set, il primo vinto al tiebreak 10-8 dopo cinque set point. Contro la Cocciaretto, poi, in entrambi i parziali Nadia si era trovata avanti di un break, per poi perderli per 7-5. Da una top 50 ci si aspetta decisamente di più.

Leylah Fernandez: 5

Voto severo perché nel 2021 dalla Fernandez ci si aspettava/ci si aspetta di più. D’accordo, si parla di una diciottenne con ampi margini di crescita, ma la canadese sembra aver perso un po’ di spensieratezza in campo, aspetto che si riflette sui tanti, troppi doppi falli (dodici contro la Kalinskaya, nove contro la Sharma) che ancora ne limitano il ritmo durante un match. E dire che a Guadalajara si poteva persino azzardare di considerarla tra le favorite per il titolo.

Kaja Juvan: 6

Vittoria positiva per morale e classifica contro la Bolsova Zadoinov, sconfitta non così imperdonabile contro una Bouchard che vale più di quanto il ranking non dica: il primo torneo di Kaja Juvan da testa di serie si conclude in modo incoraggiante. Margini di miglioramento? La slovena dovrà trovare continuità con la seconda di servizio: con questo fondamentale ha vinto 24 punti su 34 contro la spagnola, ma soltanto 8 su 25 contro la canadese.

Coco Vandeweghe: 6

Da Acapulco a Guadalajara: nel mezzo un’emergenza sanitaria. La Vandeweghe, ex numero 9 WTA ed ex semifinalista agli Australian Open e agli US Open, prima che un infortunio alla caviglia la costringesse a ripartire dalla posizione numero 636 nel ranking, non ha avuto un sorteggio facile contro la Buzarnescu, ma si è difesa con orgoglio, recuperando – invano – uno svantaggio di 0-4 nel primo set e vincendo al tiebreak un secondo parziale in cui conduceva 4-1 prima e 5-3 poi. Chiudiamo un occhio sui 28 doppi falli in due – 13 per la statunitense, 15 per la rumena.

Xiyu Wang: 4

Più pazienza e perseveranza, meno creatività estemporanea: la Wang non sembra ancora pronta per metabolizzare la lezione. Tanto che, chiamata a un esordio “green” contro la Cocciaretto, la cinese ha chiuso con otto doppi falli e zero palle break sfruttate su sette. Il che significa che non importa se la diciannovenne di Taixing abbia portato a casa l’81% di punti con la prima di servizio, perché, un po’ come nel calcio – gol sbagliato, gol subito. Anzi, break.

Michela Curcio