Una regina russa in Russia, una teenager prodigio sugli scudi in Messico. Nell’WTA 500 di San Pietroburgo Daria Kasatkina ha approfittato di una Margarita Gasparyan acciaccata per vincere il quarto titolo in carriera, mentre nel WTA 250 di Monterrey, Leylah Fernandez ha festeggiato il primo successo nel circuito maggiore sconfiggendo in finale Viktorija Golubic per 6-1, 6-4. Fun fact: a San Pietroburgo sette tenniste su otto ai quarti di finale erano russe, ma mai una profeta in patria aveva trionfato in casa. Diamo i voti alle protagoniste scese in campo.

Daria Kasatkina: 9

Vittorie in un 2019 inaugurato in top ten: 12; successi in un 2020 il cui calendario è stato mutilato dal coronavirus: otto. Poi la Kasatkina inizia il 2021 senza avere granché da perdere – persino Nike aveva smesso di credere in lei – e in cinquanta giorni vince a Phillip Island e a San Pietroburgo. Più che le geometrie, Dasha ha ritrovato la fiducia, tanto da non scomporsi per un secondo set disordinato contro la Tauson e per gli 1-6 di svantaggio contro Kudermetova e Kuznetsova. Criminale chi avrà pensato che a 23 anni è già troppo tardi.

Margarita Gasparyan: 8

A proposito di “non è mai troppo tardi”, la Gasparyan si è arresa alle proprie ginocchia fragili e ha sfruttato la wild card ricevuta dagli organizzatori. Coraggiosa con un rovescio a una mano sempre più raro nel circuito WTA, la russa aveva sofferto soltanto all’esordio contro la Mladenovic, alla quale aveva rimontato un set di svantaggio con un doppio 6-1. In finale contro la Kasatkina, però, Margarita è stata tradita dalla schiena. Prima le smorfie di dolore, poi l’orgoglioso tentativo di rientrare nel match, infine il ritiro quasi tra le lacrime. Almeno la moscovita è rientrata in top 100.

Svetlana Kuznetsova: 8

Eterna Svetlana: a 35 anni e nonostante una doppia campionessa Slam non abbia più nulla da dimostrare, la russa dà ancora battaglia in campo. A San Pietroburgo la Kuznetsova si è arresa in semifinale contro la Kasatkina, ma dopo averla spaventata con un netto 6-1 nel primo set. In precedenza la classe 1985 aveva ridimensionato le ambizioni di una rampante Wang e aveva rimontato un set e un break a una sorprendente Christian. Esempio da seguire.

Vera Zvonareva: 8

A proposito di esempi da seguire, anche la Zvonareva ha ringhiato fino all’ultimo, arrendendosi in semifinale a una Gasparyan in missione, ma allungando il secondo set al tiebreak e non sfruttando quattro set point, di cui tre con il servizio. In main draw grazie a una wild card, la russa aveva soprattutto vinto un’autentica battaglia di tre ore e un quarto contro la Ferro. Nel mezzo, i quattro game a testa lasciati a Rodionova e a Gasanova. Tornare in top 100 non deve essere un’utopia.

Fiona Ferro: 5

Favorita non per testa di serie, ma per stato di forma, la Ferro ha perso una partita che potrebbe lasciare strascichi importanti nel Master 1000 di Miami. Vinto un primo set per 7-6 controbreakkando la Zvonareva nel momento in cui la russa aveva servito sul 5-4 e annullando un set point nel tiebreak, la francese aveva continuato a inseguire anche nei successivi parziali, rimanendo sempre in partita, ma tremando un po’ troppo nel tiebreak decisivo. Durata del match: tre ore e tredici minuti. Risultato? Una sconfitta. Impossibile non soffrirne.

Jelena Ostapenko: 4

A Dubai si era detto di una Ostapenko che spazza via le rivali con classifica simile, se non più alta, per poi uscire dal match contro avversarie ampiamente alla portata. A San Pietroburgo, lo script è andato in scena in versione potenziata: prima la lettone ha umiliato una inerme Badosa costretta al ruolo di sparring partner, poi ha pensato di non presentarsi in campo contro la Christian, numero 160 nel ranking, chiudendo il match con 28 errori non forzati in due set. Montagne russe.

Kristina Mladenovic: 4

Nuovo torneo, nuovo pasticcio della Mladenovic. Accreditata da testa di serie numero 7, la francese si era aggrappata con le unghie e con i denti a un primo set nel quale era stata sotto di un break e aveva sprecato tre set point in risposta, prima di spuntarla in un tiebreak attento. E poi? Kiki si è inspiegabilmente disunita, vincendo la miseria di tre punti su undici con la prima di servizio nel secondo parziale e addirittura uno su nove con la seconda nel terzo set. Si spiega così un doppio 6-1 tanto severo quanto preoccupante. E non è una novità.

Clara Tauson: 6

La Tauson avrà molto da imparare dalla sconfitta contro una Kasatkina maestra di tattica. Galvanizzata dalla vittoria a Lione, la danese sognava di ripetere l’exploit anche a San Pietroburgo, ma è stata imbrigliata dalle geometrie di una Dasha che ha rimediato alle sbavature sul finale di secondo set con un tiebreak perfetto. Per Clara, comunque, la sconfitta non poteva essere più educativa, soprattutto perché ha tenuto testa a un prototipo di kryptonite tattica.

Xinyu Wang: 6

A proposito di Next (Next) Gen rosa, a San Pietroburgo anche la Wang (Xinyu, non Xiyu) si è messa in luce, prima vincendo una partita thriller contro la Tomova e rischiando di dover rimpiangere quattro match point non sfruttati e un controbreak subito a 15 sul 5-4 nel terzo set, poi arrendendosi a una Kuznetsova mai stanca. La cinese, però, ha tenuto testa alla russa nel secondo parziale, agganciandola sul 5-5 dal 3-5, prima di subire il break fatale. Ottimi segnali.

Leylah Fernandez: 10

Voto generoso che premia una teenager da monitorare. Si diceva che la Fernandez stesse vivendo un momento di stasi? La canadese ha risposto vincendo il primo titolo WTA, senza mai perdere un set e senza dover mai arrivare a soffrire in un tiebreak. Sempre attenta e geometrica, Leylah ha ricacciato indietro Vandeweghe, Kucova, Kuzmova, Sorribes Tormo e Golubic, dimostrandosi veterana nello spirito. E pensare che ha ancora enormi margini di miglioramento al servizio.

Viktorija Golubic: 8

Seconda finale in un mese, seconda sconfitta a un passo dal traguardo: come a Lione contro la Tauson, anche a Monterrey la Golubic si è disunita contro una teenager terribile e ha perso la finale raccogliendo soltanto cinque game. Cinque, come gli anni di astinenza da titoli WTA. E dire che in precedenza la svizzera non aveva lasciato per strada neanche un set contro Blinkova, Davis, Kalinskaya e Li, rimanendo su una media di oltre il 75% di prime di servizio in campo.

Ann Li: 8

Avevamo lasciato la Li accettare con classe di non poter scendere in campo contro la Kontaveit per la finale nel Granpians Trophy ed eliminare Zhang e Cornet agli Australian Open, prima di arrendersi alla Sabalenka. Rientrata in Messico, la statunitense si è subito spinta fino in semifinale, senza mai perdere un set e regolando con cinismo Rus, Zidansek e Zheng. Strano che Ann si sia disunita contro la Golubic: la finale “green” contro la Fernandez sembrava alla portata.

Sloane Stephens: 3

Diventa sempre più difficile valutare la Stephens, perché se da una parte non ci si può esimere dal dire che la statunitense sta collezionando figuracce in campo, dall’altra ci si trova davanti a una persona prima che un’atleta, in profonda crisi. A Monterrey Sloane ha perso contro la slovacca Kucova, numero 151 nel ranking WTA, raccogliendo quattro game e vincendo soltanto il 33% di punti con il servizio, servizio tenuto una volta su otto. Non si sa se serva una scossa o una pausa.

Nadia Podoroska: 4

Una vittoria, due sconfitte e segnali tutt’altro che incoraggianti in preparazione per il WTA 1000 di Miami: la campagna della Podoroska in Messico si è conclusa nel modo peggiore, soprattutto perché il match di esordio contro la qualificata Kalinskaya non sembrava granché preoccupante. Invece, l’argentina non è mai stata avanti nel punteggio ed è sembrata involuta nel piano tattico. Buona notizia: la stagione su clay si avvicina. Cattiva notizia: la pressione aumenterà ancora.

Eugenie Bouchard: 5

Un voto in più perché la Bouchard arrivava a Monterrey dopo un’intensa settimana a Guadalajara e dopo un titolo sfuggito per un soffio. Per la canadese, però, entrare in striscia di prestazioni positive in più tornei sarebbe un’iniezione di fiducia importante. Per Eugenie, la sconfitta contro la Zhu nasce da un rendimento al servizio troppo altalenante e da mancanza di cinismo soprattutto nel tiebreak del secondo set: passaggi a vuoto che sarebbe meglio evitare.

Jasmine Paolini: 6,5

Mezzo voto in più per premiare una Paolini che se aiutata dal sorteggio dà sempre battaglia. Perso il primo set contro una Hibino concentrata, la toscana ha reagito ed è stata impeccabile, salvando quattro palle break su cinque e trovando maggiore incisività in risposta. Il match contro la Schmieldova sembrava alla portata e Jasmine si era anche portata in vantaggio 6-2, prima di perdere le misure al servizio nel secondo set e capitolare nel terzo parziale. Segnali di crescita.

Martina Trevisan: 4

Dopo l’exploit al Roland Garros per la Trevisan si è nuovamente spenta la luce. D’accordo che la toscana non riesce ad adattare il proprio piano tattico alle insidie che si nascondono sul cemento, ma che non abbia ancora vinto una partita di main draw nel 2021 lascia tutt’altro che tranquilli per il prosieguo della stagione. E dire che Martina era andata subito avanti 3-0 contro la Stojanovic. Da lì in poi ha vinto due game su dodici. Inquietante.

Michela Curcio