Io e la mia ossessione: Roland Garros edition. Ci si riferisce a Rafa Nadal, il quale ha una concreta chance di perfezionare il sorpasso a quota 21 Slam su Roger Federer – ma anche di vincere il quattordicesimo Major parigino, risultato al quale ci siamo abituati, ma che è qualcosa che mai si è visto e mai si vedrà più nella storia di ogni sport? Si parla di Novak Djokovic, il quale non ci sta a essere tenuto a distanza dagli storici rivali e vuole mettere il mattoncino numero 19 a un’arrampicata che lo proietta sempre più verso la doppia decina? Macché, l’indiziato al quale si riferisce questo commento altri non è che Alexander Zverev, il prodigy child di Amburgo che si avvicina al quarto di secolo e che al massimo ha raggiunto una finale (agli US Open) e una semifinale (agli Australian Open) negli Slam – quindi entrambe sul cemento. E lo si dica chiaramente: se il tedesco non sfrutta il tabellone a propria disposizione, chissà che questa non si trasformi nella peggiore disfatta in un Major per lui.
Sascha esordirà con il qualificato connazionale Otte e poi incontrerà un altro qualificato, ossia il vincente di Safiullin-Taberner. Da pronostico, al terzo turno incrocerebbe la testa di serie numero 25 Dan Evans, che avrà anche sconfitto Djokovic a Montecarlo, ma che nonostante tutto non è uno specialista sulla terra rossa, mentre agli ottavi di finale se la vedrebbe con uno tra un Karen Khachanov lontano parente rispetto al 2018 o un Bautista Agut che fino a ora non ha impressionato su clay. Quarti di finale contro un Dominic Thiem mai così male sul “red” forse da inizio carriera, semifinale contro uno tra uno Stefanos Tsitsipas con un draw non così banale e un Daniil Medvedev mai a proprio agio su questi campi e finale soltanto con uno tra Rafa e Nole: qualcuno ha il coraggio di dire che sulla carta il vincitore nel Master 1000 di Madrid non è il favorito nella parte bassa di tabellone?
E poi la parte alta? Avete notato che Nadal e Djokovic sono nella stessa porzione di sorteggio? In realtà ci sarebbe un altro carico da novanta da aggiungere: anche Federer ha raggiunto gli ami-nemici da quel lato di draw. Una situazione che non si era mai verificata in uno Slam, ma d’altronde come sarebbe potuto succedere se i big 3 sono stati spesso e volentieri – e a oltranza – anche i primi tre nel ranking? L’inedito draw mette re Roger in rotta di collisione con Nole nei quarti di finale e Rafa in semifinale, ma attenzione, perché l’elvetico ha perso l’unico match di preparazione sulla terra rossa a Ginevra contro Pablo Andujar e, in generale, a quasi 40 anni sta comprensibilmente trovando qualche difficoltà in più nel ritrovare una accettabile forma fisica che gli permetta di competere realmente con i top ten. Federer debutterà al Roland Garros contro il qualificato Istomin (il quale, per dovere di cronaca, fu il giustiziere di Djokovic agli Australian Open 2017, in un upset probabilmente rimasto nell’albo d’oro per quanto sia stato sorprendente), per poi trovare il vincente di Cilic-Riderknech al secondo turno. Difficile che sia la wild card francese a regalarsi il sogno, più probabile che si verifichi un remake delle due finali di Wimbledon 2017 e degli Australian Open 2018: quanto cambia il mondo in tre anni. Quasi che il terzo turno contro Taylor Fritz e gli ottavi di finale contro uno tra Felix Auger-Aliassime e Matteo Berrettini possano essere più abbordabili.
Torniamo a Nadal e Djokovic, che vivranno il Roland Garros con stato d’animo agli antipodi. D’accordo che Rafa è l’indiscusso signore di Parigi, ma si scommette che il maiorchino sarà stato tutt’altro che entusiasta per il sorteggio: esordio con quell’Alexei Popyrin che si è ben difeso nel Master 1000 di Madrid e che ha un dritto da tenere d’occhio, secondo turno contro uno tra il giovanissimo dropshottatore seriale Hugo Gaston e la vecchia volpe Richard Gasquet, terzo turno contro quel Lorenzo Sonego fresco semifinalista nel Master 1000 di Roma, ottavi di finale contro uno tra Jannik Sinner (remake del quarto di finale di un anno fa/della sfida andata in scena al secondo turno a Roma meno di un mese fa) e Gael Monfils (chi si ricorda la finale nel Master 1000 di Montecarlo nel 2016), quarti di finale contro Andrej Rublev, semifinale contro uno tra Djokovic e Federer, finale contro uno tra Thiem, Tsitsipas, Zverev e Medvedev. Inutile aggiungere altro. Nole, che tra l’altro non arriverà così riposato dopo le fatiche in casa nell’ATP 250 di Belgrado, nel frattempo tira un sospiro di sollievo: debutterà contro Tennys Sandgren, non esattamente un maestro sulla terra rossa, avrà al secondo turno il vincente di Pouille-Cuevas, il primo completamente fuori forma e il secondo forse in debito di ossigeno dopo la combinazione Ginevra-Belgrado, poi proseguirà contro un Ugo Humbert che ha vinto un unico match su clay in stagione, contro uno tra Alex De Minaur e David Goffin, anche loro reduci da un paio di mesi più di bassi che di alti, da ranking avrà il quarto di finale più semplice contro Federer e poi eventualmente la semifinale contro Nadal e la finale con gli stessi sfidanti designati per il maiorchino.
Proprio gli sfidanti sono da tenere d’occhio: se di Zverev si è già detto, Thiem, Tsitsipas e Medvedev hanno tabelloni di difficoltà equivalente. Si parta dall’austriaco: esordirà contro Pablo Andujar con vista su un secondo turno contro uno tra Radu Albot e Federico Delbonis. Prima testa di serie in programma, un Fabio Fognini fuori forma, poi ottavi di finale molto probabilmente contro l’arrembante Casper Ruud (meno probabile che il vincitore del Master 1000 di Miami Hubert Hurkacz trovi ritmo proprio al Roland Garros), quarti di finale contro l’amico Sascha, semifinale contro uno tra Tsitsipas e Medvedev e finale presumibilmente contro uno tra Nadal e Djokovic. Quanto al greco, dovrà stare attento a non incagliarsi contro Jeremy Chardy o eventualmente contro Sebastian Korda nei primi due turni. Un eventuale terzo turno contro John Isner non lascia tranquilli, mentre il forfait di Milos Raonic lascia Stefanos a preoccuparsi di Pablo Carreno Busta agli ottavi di finale. Il quarto di finale sarebbe da pop-corn contro Medvedev, mentre la semifinale contro uno tra Zverev e Thiem ha perso ogni potenziale momento trash dopo la Laver Cup 2019. Sulla finale si è già detto tutto, inutile ripetersi. Infine il russo, che non ha mai vinto neanche un match al Roland Garros, ma che, come è giusto che sia da ranking, è la testa di serie numero 2, potrebbe continuare ad avere difficoltà a trovare il feeling con Parigi: Daniil esordirà contro Sascha Bublik e probabilmente troverà Tommy Paul al secondo turno. Si tratta di due rivali che con la loro fantasia possono creare più di un fastidio al moscovita. Il terzo turno contro Reilly Opelka, anche lui come Sonego fresco semifinalista nel Master 1000 di Roma, potrebbe riportare in mente a Daniil anche la sconfitta subita contro lo statunitense sull’amato cemento indoor a San Pietroburgo, così come l’ottavo di finale contro Christian Garin potrebbe essere un memorandum di quanto successo nel Master 1000 di Madrid un mese e mezzo fa. Copia e incolla da quanto scritto per Tsitsipas dai quarti di finale in poi.
Non ci si dimentichi di Rublev, l’unico Next Gen a essere stato sorteggiato nella parte alta di tabellone – ossia il lato della morte. Il russo esordirà contro Jan Lennard Struff, ma poi potrà veleggiare relativamente tranquillo contro uno tra Facundo Bagnis e Benjamin Bonzi prima e contro un Nikoloz Basilashvili a corrente alternata. L’ottavo di finale presenta insidie contro uno tra Diego Schwartzman e Aslan Karatsev. Poi inizierà la scalata, prima contro quel Nadal che però Andrej ha sconfitto nel Master 1000 di Montecarlo, poi contro Djokovic, infine contro uno tra Thiem, Tsitsipas (con i quali sa come vincere sulla terra rossa – vedi l’ATP 500 di Amburgo nel 2019 e nel 2020) Zverev e Medvedev (ma con loro non ha mai raccolto un successo in carriera).
Infine, il tabellone regalato agli italiani: in ordine di ranking gli incroci sono Berrettini-Daniel (arrivato dalle qualificazioni), Sinner-Herbert, Sonego-Harris, Fognini-Barrere, Musetti-Goffin (testa di serie numero 13), Travaglia-De Minaur (testa di serie numero 21), Caruso-Duckworth, Mager-Millman, Seppi-Auger-Aliassime, Cecchinato-Uchiyama (testa di serie numero 20) e Giannessi-Nishikori. Quanti ne portiamo in seconda settimana di uno Slam?
Michela Curcio