Una conferma a 17 anni, una prima volta annunciata: in finale nel WTA 250 di Parma Coco Gauff ha sconfitto Qiang Wang con il netto punteggio di 6-1, 6-3, mentre nel WTA 250 di Belgrado Paula Badosa ha sfruttato il ritiro di una stanca Ana Konjuh. Diamo i voti alle protagoniste dei due tornei.
Coco Gauff: 10 e lode
The real deal. Facile dire che la Gauff è sopravvalutata quando commette troppi doppi falli o “delude” in uno Slam. Più onesto sarebbe ricordarsi di essere davanti a una diciassettenne che ha già vinto due titoli WTA in singolare (uno sul cemento e uno sulla terra rossa – il che significa essere adattabili su diverse superfici di gioco) e tre in doppio. E ancora, Coco ha un bilancio di 10 vittorie e 4 sconfitte in stagione nei match terminati al terzo set, bilancio impreziosito dal successo contro la Siniakova in semifinale a Parma. Per finire: la statunitense è la più giovane a riuscire in un clean sweep da Maria Sharapova nel 2004. What else? Il Roland Garros? Sognare è gratis.
Qiang Wang: 9
Prima finale in carriera sulla terra rossa, prima finale nel circuito maggiore dall’International di Zhuhai nel 2018: forse non importa che la Wang non abbia trionfato a Parma perché la cinese è tornata a vincere più di una partita in un torneo per la prima volta da febbraio 2020. A impreziosire il percorso, l’affermazione sofferta contro una Martic fresca semifinalista a Roma e la rimonta di personalità da 1-5 di svantaggio nel secondo set in semifinale contro un’ex campionessa Slam come la Stephens. Nessun rimpianto per il 6-1, 6-3 subito dalla Gauff.
Sloane Stephens: 6
Sufficienza raggiunta perché la Stephens è tornata in una semifinale WTA per la prima volta dal Premier Mandatory di Madrid nel 2019. Però Sloane si mangi le mani per il modo in cui ha perso il secondo set contro la Wang: in vantaggio 5-1 e servizio non ha sfruttato tre set point spalmati in tre game diversi, ha subito due controbreak di fila, ma soprattutto ha permesso alla cinese di capirne le insicurezze con immediatezza. Una campionessa Slam non può permettersi questi passaggi a vuoto: così si vanifica soprattutto la vittoria in rimonta contro la Kasatkina.
Amanda Anisimova: 6
Il 6-2, 6-1 rifilato alla Paolini e il 6-2, 6-4 ai danni di quella Schmiedlova giustiziera di Venus Williams in precedenza dimostrano che se la Anisimova scende in campo concentrata, ha le armi tattiche per poter spazzare via chiunque. Poi, però, al primo test di rilievo, contro quella Gauff che Amanda aveva demolito quattro anni prima in finale agli US Open juniores, la statunitense più “anziana” ha smarrito la voglia e ha alternato vincenti clamorosi a passaggi a vuoto al servizio. Il problema? Che il doppio 6-3 subito da Coco non sembra neanche preoccuparla.
Caroline Garcia: 6
Sufficienza raggiunta perché arrivare fino ai quarti di finale dà fiducia a una Garcia che non si affacciava così in là in un torneo dal WTA International di Lione a febbraio 2020 – prima che il tour si fermasse per coronavirus. Di fronte a una Siniakova entusiasta per aver sconfitto Serena Williams, invece, la francese ha commesso meno doppi falli rispetto alla ceca – sei a otto il bilancio finale – ma ha perso la partita, complice una tremebonda seconda di servizio che le ha fruttato soltanto 9 punti su 24. Se i risultati si manterranno buoni, lo si scoprirà al Roland Garros.
Serena Williams: 4
Un voto in più per aver superato un turno – anche se non era difficile vincere di esperienza contro una volenterosa Pigato al debutto assoluto nel circuito WTA. Per la Williams era importante testarsi contro una Siniakova discretamente posizionata in classifica, ma in teoria meno attrezzata di lei tatticamente e per velocità di dritto e rovescio. Più che il primo set perso – si sa che i tiebreak sono una roulette russa – inquietano il 6-2 nel secondo parziale e i sette doppi falli. Non esattamente un warm-up incoraggiante in vista di un Roland Garros sempre meno obiettivo.
Daria Kasatkina: 4
Dasha e la terra rossa: l’annunciata storia d’amore in un 2021 di rinascita si sta trasformando in un disastro. Il 6-4, 6-3 rifilato alla Hsieh non era indicativo in virtù di una superficie che – in realtà stranamente – sfavorisce le variazioni della trentacinquenne di Taipei. Contro una Stephens tutt’altro che in fiducia, infatti, la Kasatkina si è dimenticata di avere l’inerzia a favore dopo un primo set dominato per 6-1, inanellando una serie di game tragici al servizio sia nel secondo che nel terzo parziale. Si aggiorni il bilancio pre-Roland Garros: tre vittorie e quattro sconfitte su clay.
Clara Tauson: 4
Il febbraio da superstar è già archiviato. La Tauson deve ancora trovare ritmo sulla terra rossa, complice un infortunio alla gamba che la aveva messa ko a Charleston. Al ritorno nel circuito maggiore dopo un mese, la teenager danese ha raccolto soltanto quattro game contro la Siniakova, senza mai riuscire a tenere un turno di servizio nel primo set e non procurandosi mai una palla break a favore nel secondo parziale. Meglio resettare, il Roland Garros sta arrivando.
Venus Williams: 4
Chiedere una wild card, avere lampi di classe, anche vincere un set a Parma, ma poi affannare alla distanza: il trend nel 2021 di una Williams senior il cui corpo le mette i bastoni tra le ruote mentre prova a regalarsi un’ultima soddisfazione in carriera. Ad approfittarne, una Schmiedlova che proveniva dalle qualificazioni e non sembrava irresistibile. D’altronde, se la statunitense trema con la seconda di servizio e commette ben dieci doppi falli, diventa difficile tenersi a galla. A margine: l’alterco tra Venus e l’arbitro per cui il web tanto ha riso, non era affatto divertente.
Camila Giorgi: 6
Sufficienza raggiunta per la vittoria in rimonta contro la McHale, importante non perché la statunitense fosse chissà quale muro – tanto che Christina ha chiuso 12-9 nella speciale gara per decretare chi ha commesso più doppi falli – ma perché la Giorgi aveva bisogno di scrollarsi di dosso le quattro ore di maratona e il 4-0 dilapidato nel terzo set contro la Sorribes Tormo a Roma. Frittata che, tra l’altro, Camila stava per combinare nuovamente, dopo aver perso il primo parziale da 5-3 e set point a favore. Si chiuda un occhio sul 6-2, 6-3 subito dalla Gauff.
Martina Di Giuseppe: 7
La sorpresa in Emilia Romagna: in un tennis “rosa” senza stelle, ben venga che la Di Giuseppe prima ha superato le qualificazioni, poi ha portato a casa un match nel tabellone principale di un torneo WTA. Vincere un primo set nel quale era stata in svantaggio di un break sul 4-3 e poi non scoraggiarsi di fronte al match point annullato sul 5-4 e al break subito nel game successivo è indice di forza mentale. Onorevole, soprattutto nel punteggio, la sconfitta contro la Wang.
Jasmine Paolini: 5
Il classico sorteggio sfortunato che risponde alla testa di serie numero 5, una Anisimova che se ha voglia di giocare ha una pulizia e una potenza di dritto e rovescio potenzialmente ingestibili, una prestazione onestamente troppo rinunciataria per essere vera: va bene avere attenuanti, ma dal 2-2, raggiunto tra l’altro senza che la Paolini andasse troppo in affanno, la toscana ha inanellato un bagel virtuale e non ha più tenuto il servizio. Davvero non era possibile comportarsi meglio?
Giulia Gatto-Monticone: 5
Wild card assegnata per permetterle di avere una chance nel circuito maggiore, netto e doppio 6-2 subito da una Samsonova ripescata da lucky loser: questa volta la Gatto Monticone non è stata all’altezza di un palcoscenico che, paradossalmente, sembrava meno proibitivo che in altre occasioni. La chiave di lettura? I numeri deficitari al servizio: 45% di prime in campo, 10 punti su 26 vinti con la seconda e una palla break su quattro sfruttata. Difficile essere competitivi così.
Lisa Pigato: 6
Non più di una sufficienza perché la Williams è lontanissima da chi è stata e perché forse esisteva un margine per raccogliere più di cinque game. Però che emozione per la Pigato potersi presentare al grande pubblico debuttando contro la più grande di tutti i tempi. Chissà che, oltre il risultato e una seconda di servizio da sistemare (un problema in comune a quasi tutte le teenager nel circuito che non si chiamano Andreescu o Swiatek), questo match non sia stato un passaggio di consegne. E chissà che il tennis femminile in Italia non possa risorgere proprio grazie a Lisa. Auguri.
Paula Badosa: 10
La finale non ha regalato indicazioni, i rain delay hanno sfalsato il torneo, ma almeno la Badosa ha rispettato i pronostici in modo dominante: cinque game lasciati alla Petkovic, bagel e 6-4 alla Buzarnescu, sei giochi concessi alla Peterson e 6-1, 6-2 a una Tomova in semifinale quasi per caso. Si dirà che a Belgrado la spagnola non ha avuto concorrenza, ma se su clay fino a ora ha perso in stagione soltanto contro Kudermetova (a Charleston) e Barty (a Madrid), chissà che Paula – che, ricordiamolo, ha ancora 23 anni – non possa stupire anche al Roland Garros.
Ana Konjuh: 9,5
Mezzo voto in meno perché sarebbe stato emozionante vederla giocarsi una finale che si era meritata con le unghie e con i denti – oltre i troppi doppi falli a sporcare i tantissimi vincenti a partita. Una ritrovata Konjuh, però, non si rovini l’umore per un ritiro – probabilmente precauzionale – dopo un primo set nel quale non era mai stata in partita contro una arrembante Badosa. Si spera che la croata possa essersi messa alle spalle gli infortuni che ne avevano prepotentemente arrestato la crescita al 2017, l’anno in cui, ancora teenager, era entrata in top 20. Saper ascoltare il proprio corpo è la lezione più importante imparata da Ana a Belgrado.
Maria Camila Osorio Serrano: 8
Non si dorma sugli allori di Maria Camila: nei sei main draw in carriera, la Osorio Serrano ha vinto un titolo – in casa, a Bogotà – e ha raggiunto due semifinali (a Charleston 2 e proprio a Belgrado) e un quarto di finale (sempre a Bogotà, ma nel 2019). La teenager colombiana ha già dimostrato di avere nervi più che saldi – si veda la rimonta da 0-4 nel terzo set all’esordio contro la Zhang. Da migliorare, invece, la meccanica al servizio: 27 doppi falli in 4 match sono troppi. A margine: che belli i sorrisi a rete con la Konjuh nonostante la sconfitta dopo due tiebreak al cardiopalma.
Nadia Podoroska: 7
Lo slancio preso a Roma frutta ancora qualche risultato in Serbia: a Belgrado la Podoroska è arrivata nei quarti di finale di un torneo WTA per la seconda volta in stagione – la prima sulla terra rossa, la superficie sulla quale l’argentina era esplosa durante il Roland Garros 2020. Piccola macchia, l’affanno all’esordio contro la Babos, in un match che sembrava avviato verso la conclusione dopo il 6-4, 3-1. Troppo on fire nei quarti di finale una Konjuh ancora a mezzo servizio.
Xiyu Wang: 4
Servirebbe più fretta, senza tregua, ovviamente. Vinto un rocambolesco primo set contro la Sasnovich, al termine di un tiebreak terminato 8-6, Xiyu Wang ha portato a casa soltanto due game nei successivi due parziali. Si perdoni il bagel, per quanto sia un attentato alla fiducia, ma che, al giro di boa, dal 2-2 la teenager di Taixing sia sparita dal campo, demoralizzata perché la bielorussa era salita al servizio, restituisce l’immagine di una tennista ancora acerba. Peccato, perché questi tornei con players field dimesso sono un’ottima chance per mettersi alla prova.
Anna Kalinskaya: 6
Sufficienza raggiunta per aver spazzato via una ex top ten come la Mladenovic – tra l’altro rifilandole un bagel. Va specificato, però, che la francese attualmente è lontanissima dal livello che le aveva permesso di competere con le migliori al mondo anche in singolare. Chiamata a confermarsi contro la qualificata Jani, l’ucraina ha perso sensibilità in risposta dopo un primo set vinto 6-4 e di fronte a una rivale che non aveva raccolto granché con il servizio. Inesperienza.
Leylah Fernandez: 5
Che succede alla Fernandez? D’accordo che la canadese – che non ha neanche compiuto 20 anni – ha già vinto un titolo WTA in stagione, ma Leylah sta sperimentando problemi di continuità, frenata da una superficie, la terra rossa, sulla quale ha vinto il Roland Garros da juniores, ma che “da adulta” non sembra digerire. La vittoria contro la Hercog aveva dato fiducia, ma poi contro la lucky loser Tomova, in un match che tra l’altro sembrava più abbordabile, la teenager di Montreal ha combinato un disastro nel primo set da 3-1 a sei game subiti di fila, per poi avere un blackout totale al servizio nel terzo parziale. Non un buon segnale a una settimana dal Roland Garros.
Andrea Petkovic: 4
Finchè gli acciacchi fisici tormentano la Petkovic, è improbabile che la tedesca – che nel frattempo si sta già costruendo (e molto bene) una carriera giornalistica fuori dal campo – possa tenere testa a una Badosa più fresca e in totale fiducia sulla terra rossa. I numeri di Andrea al servizio non sembrerebbero neanche tragici, ma il risultato smentisce le statistiche: il 6-2, 6-3 subito dalla spagnola suggerisce che bisogna lavorare per ritrovare la sicurezza persa. Le intenzioni ci sono.
Kaja Juvan: 5
Il rientro dopo lo stop per coronavirus non procede da programma per la Juvan. Vinto un primo set di difficile interpretazione grazie ai regali di una Putinseva che non ha capitalizzato l’84% di prime di servizio messe in campo, da lì in poi la slovena ha raccolto tre game, con la kazaka che, al contrario, ha smesso di distrarsi nei momenti topici. Peccato che Kaja non sia in gran forma: la battaglia contro la Swiatek a Melbourne e il terzo turno agli Australian Open promettevano bene.
Kristina Mladenovic: 3
Sempre più disastro: subire un 6-0 da una Kalinskaya che in pratica non si era più vista nel circuito maggiore dopo il mini-exploit a Miami, vuol dire che la Mladenovic non solo è anni luce da una forma fisica accettabile, ma non include neanche timore reverenziale alle avversarie meno esperte, alle quali dovrebbe invece tremare il braccio nei momenti topici. Nel secondo set – impreziosito al contrario da 10 break su 12 turni di servizio – addirittura la francese ha anche sprecato anche un set point sul 6-5. E poi ci sono i doppi falli: nove in due parziali. Che dire…
Lola Radivojevic: 6
Che una sedicenne riceva una wild card per il torneo di casa e si affacci nel circuito maggiore è un’ottima notizia per il tennis. La Radivojevic ha avuto un debutto soft non contro la Pavlyuchenkova, ma contro la lucky loser Tomova. La teenager serba non avrà vinto, si è dimostrata acerba a livello di meccanica al servizio – si vedano gli otto doppi falli commessi – ma è sembrata prendere confidenza con la partita game dopo game. Che sia di buon auspicio.
Michela Curcio
