Ultimo atto annunciato a metà: in finale nell’ATP 250 di Lione Stefanos Tsitsipas ha sconfitto da pronostico Cameron Norrie con un doppio 6-3. Diamo i voti ai protagonisti del torneo.
Stefanos Tsitsipas: 9,5
Veni, vidi, vici: qualcuno ha mugugnato perché Tsitsipas ha chiesto wild card per Lione nonostante una stagione sulla terra rossa da protagonista, ma il greco ha avuto ragione perché si è portato a casa il titolo. E poi, che colpa ha Stefanos se nel frattempo Thiem e Sinner si sono autodistrutti rispettivamente contro Norrie e Rinderknech e se in semifinale Musetti, che gli aveva tenuto testa per un set e mezzo, è venuto fuori in tutta la propria inesperienza e fragilità fisica nel terzo parziale? Essere re negli ATP 250 non è un’onta se vuol dire vincere il trofeo numero 7 in carriera.
Cameron Norrie: 9
Il primo titolo ATP non è arrivato, ma Norrie non ha rimpianti, perché al netto di un primo game nel quale Tsitsipas ha dovuto calibrare il proprio tennis all’impegno domenicale, il britannico non ha mai veramente avuto chance di portare a casa il titolo. Piuttosto, in silenzio Cam sta diventando un pericolo sulla terra rossa: quarti di finale nell’ATP 500 Barcellona, sconfitto da Nadal con un 6-1, 6-4 in realtà anche bugiardo, finale nell’ATP 250 dell’Estoril, fermato soltanto da un Ramos Vinolas praticamente imbattibile al terzo set, e ultimo atto anche a Lione. Sembra ingiusto che non sia riuscito a capitalizzare le prestazioni con un trofeo e che al Roland Garros non sarà testa di serie.
Karen Khachanov: 6
Stava andando tutto bene: la seconda semifinale in stagione dopo il Great Ocean Road Open, di fronte un abbordabile Norrie e un occhio alla finale dopo la prestazione incoraggiante contro Gasquet. Poi a Khachanov si è spenta la luce e, non si sa come, si è preso un doppio 6-1 da un Cam che sulla terra rossa sta interpretando la migliore stagione in carriera, ma che con quel dritto e rovescio anomali non dovrebbe dare problemi al russo che fu numero 8 nel ranking – e che vanta in bacheca un Master 1000 vinto contro Djokovic quando ancora questi tornei erano elitari. Sufficienza strappata soltanto perché in fondo il risultato complessivo ha sempre ragione.
Lorenzo Musetti: 9
Sinner subito out a Lione? Berrettini a lezioni di rovescio in quel di Montecarlo insieme a Zverev? Fognini e Sonego a riposo? Niente paura, ad arrivare in semifinale in un torneo ATP ci ha pensato Musetti, il secondo teenager più in alto nel ranking e da oggi il quinto italiano in classifica – grazie a un nuovo best ranking da numero 76 del mondo. Già chi con coraggio vive di volee e rovesci a una mano in un tennis sempre più moderno e da fondocampo merita un plauso. Se poi proprio grazie alla fantasia Lorenzo riesce ad avere la meglio su un Auger-Aliassime forse già “superato” di fronte all’avanzata tricolore e su un Korda che deve ancora sgranchirsi sulla terra rossa, gli si perdona il criminale underarm serve contro Bedene e il crollo fisico nel terzo set contro Tsitsipas.
Richard Gasquet: 7
Se il rovescio a una mano funziona e se le gambe girano, Gasquet appartiene al circuito maggiore. Ne sa qualcosa Schwartzman, dominato tatticamente da un Richie la cui unica macchia è stata non sfruttare i due match point già sul 5-4, 40-15 nel secondo set. Una gioia rimandata di pochi minuti, perché l’argentino ha di nuovo perso il servizio, avviandosi verso un’altra sconfitta da analizzare. Per il transalpino, invece, la vittoria è servita a guadagnare ossigeno a livello fisico, dopo che le fatiche con Barrere forse gli avevano dato l’impressione di non essere ancora recuperato. Qualche rimpianto per il match contro Khachanov, ma il russo era in versione scintillante.
Dominic Thiem: 3
Se Madrid aveva dato segnali incoraggianti e se Roma aveva segnato un passo nel risultato, a Lione Thiem ha combinato un disastro. Appena nove punti vinti in risposta contro Norrie, neanche una palla break a favore, ma soprattutto un atteggiamento dimesso e negativo: Dominic sembra più in crisi ora di quando reclamava privacy e tempo per decomprimere lo stress post-US Open. Va detto che alla ripresa post-coronavirus l’austriaco fu protagonista di una prestazione horror contro Krajinovic a Cincinnati per poi vincere il primo Slam in carriera, però arrivare al Roland Garros senza un titolo in tasca per la prima volta dal 2014 è un pessimo biglietto da visita.
Diego Schwartzman: 3
Se Domi piange, Diego non ride. Schwartzman si presentava ai nastri sulla terra rossa forte di una finale nel Master 1000 di Roma e una semifinale al Roland Garros nel 2020. Ora il ritorno a Parigi rischia di trasformarsi in un’apoteosi al contrario, nel senso che il pericolo di debacle totale è più che mai concreto. Mai competitivo contro Gasquet, appena il 47% di prime messe in campo, cinque doppi falli, una palla break salvata su sei e i vincenti che si sono smarriti per strada – da notare che ne aveva messi a segno quattro in totale contro Karatsev a Madrid e contro Auger-Aliassime a Roma: il bilancio su clay nel 2021 dice due vittorie e cinque sconfitte.
David Goffin: 4
E se il quarto di finale a Montecarlo fosse stato un fuoco di paglia? Stupisce che un Goffin che aveva ritrovato ritmo si sia di nuovo impantanato in una crisi di risultati che lo mette a rischio “upset” al Roland Garros. Nel 7-6, 6-3 subito all’esordio a Lione, il belga è sembrato non riuscire mai a leggere il servizio di Bedene – tra l’altro sulla superficie che meno favorisce chi ha un servizio importante – e si è spinto fino al tiebreak nel primo set, non per propri meriti, ma perché lo sloveno non sia un maestro di killer instinct. Ma forse il 2021 va così: momenti di luce e zone d’ombra – come le eliminazioni a Dubai e a Miami dopo aver vinto il titolo a Montpellier.
Gael Monfils: 4,5
Mezzo voto in più per la vittoria contro Seyboth Wild, vittoria che ha spezzato una siccità che durava da febbraio 2020, un’epoca fa, prima ancora che l’emergenza coronavirus costringesse anche il tennis al lockdown. Il brasiliano, però, era altrettanto in astinenza da successi nel circuito maggiore. Poi, contro un Nishioka acciaccato, il transalpino non ha saputo sfruttare la spinta di un pubblico schierato per lui e si è scomposto alla distanza, impaziente sulle palle break a favore e disattento nel tiebreak decisivo. Attualmente il ranking restituisce un’immagine bugiarda di Gael.
Sebastian Korda: 5
Korda ringrazi la pioggia per avergli permesso di ritrovare focus e di spingersi fino al terzo set, altrimenti Musetti lo avrebbe sconfitto agevolmente. Il prodigio di Bradenton, che ha impressionato sul cemento e che sta restituendo fiato a un tennis statunitense in crisi nera, da sempre seleziona i tornei ai quali iscriversi in base alle reali possibilità di spingersi in là, ma sulla terra rossa non ha ancora trovato ritmo – e anzi, in realtà non si prende un’insufficienza più netta perché proprio contro Herbert è arrivata la prima vittoria su clay nel 2021. E dire che si parla di un ventenne che a ottobre arrivò agli ottavi di finale al Roland Garros – sconfitto da Nadal.
Felix Auger-Aliassime: 5
Essendo Auger-Aliassime e Musetti coetanei, si comprende che i loro head to head possano oscillare da una parte o dall’altra per questione di dettagli. Il problema è che il canadese sarebbe uscito con le ossa rotte già a Barcellona se l’italiano non si fosse infortunato nel secondo set. Più che altro Felix ha perso ogni sicurezza con il dritto: nel tentativo di esasperarne la profondità, finisce per andare spesso fuori misura, commettendo sanguinosi errori non forzati. E poi ci sono i doppi falli, beffardi come quello sul match point a sfavore. Così non si argina la varietà di Lorenzo.
Aslan Karatsev: 5
Insufficienza non netta perché si sa che il piano tattico di Karatsev salta completamente nel momento in cui il mirino diventa sfocato – anche se il primo set è stato vinto 6-0 – e perché il russo aveva davanti un Sinner la cui mentalità è granitica. Però Aslan deve crescere nella gestione di match in teoria agevoli: con uno Jannik abbandonato dal servizio e costantemente a un passo dal baratro, a volte non serve tirare fortissimo: è sufficiente gestire un dritto a tre quarti di velocità, purché angolato e insidioso nella traiettoria. Imparerà se vuole continuare a stupire.
Ugo Humbert: 4
Ugo, che combini? La stagione sulla terra rossa sta diventando disastrosa per Humbert, il quale arriverà al Roland Garros, lo Slam di casa, con il bilancio di una vittoria e cinque sconfitte, di cui quattro di fila, su clay. La beffa? A Lione il transalpino aveva di fronte un Nishioka altrettanto in crisi e disastroso in termini di qualificazione nei Master 1000 di Madrid e Roma – in entrambi i tornei il nipponico era entrato in tabellone da lucky loser. Portato a casa il primo set, invece, Ugo non ha più trovato la seconda di servizio – con 5 punti vinti su 18 nei successivi due parziali. Male.
Corentin Moutet: 4
Niente showdown di stili e caratteri in Francia contro Thiem, perché Moutet ha steccato la prima a Lione contro un Norrie in crescita sulla terra rossa, ma non così impenetrabile. Mettere in campo l’85% di prime di servizio, ma portare a casa un punto su nove con la seconda, vuol dire dare un messaggio di speranza a un Cam che non aspettava altro che poter rientrare dal break di svantaggio sia sul 3-2 che sul 4-3 nel primo set. E anche nel secondo parziale il francese era stato il primo ad andare in vantaggio, per poi perdere quattro game di fila. L’inesperienza un po’ si sente.
Jo Wilfried Tsonga: 4
Notte fonda per uno Tsonga che vorrebbe chiudere con un ultimo lampo, ma che contro Paul non è riuscito neanche a crearsi una palla break a favore e che nel primo set ha vinto appena tre punti in risposta. Se il servizio non funziona, il transalpino proprio non riesce a impostare il proprio gioco: il dritto trema, le gambe non girano più come una volta e le variazioni proposte dalla nuova guardia sono difficili da leggere. Un buon percorso al Roland Garros sarebbe una favola.
Gilles Simon: 4
Se possibile, notte ancora più fonda per Simon, che non si è costruito neanche una palla break contro Bedene e che ha vinto appena sei punti in risposta in tutto il match. Tallone d’Achille, come è prevedibile, la seconda di servizio, con la quale il transalpino ha avuto fortuna in sette occasioni sulle 24 volte che è stato costretto a giocarla. A quanto sembra, lo stop da coronavirus sta impattando soprattutto sul tennis francese – e non è chiaro se più fisicamente o mentalmente.
Pierre Hughes Herbert: 4
Korda arrivava a Lione senza vittorie sulla terra rossa nel 2021, mentre Herbert si presentava ai nastri di partenza sicuro di essere supportato dal pubblico di casa: il risultato? Sconfitta in due set, percentuale tragica con la prima di servizio (41%) e nove doppi falli. Al netto di un illusorio 2-0 di vantaggio nel primo parziale, il francese si è spesso trovato ad annaspare e, anzi, è stato fortunato di potersi spingere al tiebreak perché Sebastian si è disunito sia nei tre set point avuti in risposta sul 5-3 e al momento di chiudere sul 5-4. Prestazione da cui non raccogliere poi molto.
Thiago Seyboth Wild: 4
Perlomeno ha superato le qualificazioni. E invece no, perché a Lione Seyboth Wild era anche approdato in tabellone principale dopo essere stato ripescato da lucky loser. D’accordo che lo stop per coronavirus ha danneggiato in modo rilevante chi, come Thiago, era prossimo a esplodere (il brasiliano era stato il primo nato negli anni 2000 a vincere un titolo ATP a Santiago del Cile, nell’ultimo torneo disputato prima che si andasse in lockdown), ma da lì in poi il ventunenne di Marechal non ne ha imbroccata una, tanto che la vittoria nel circuito maggiore manca proprio da quel trionfo cileno. E il Monfils di oggi chiaramente vale un po’ meno di una top 20 nel ranking.
Jannik Sinner: 5
Un voto in più perché non è da tutti rimontare un 6-0 di svantaggio a un Karatsev che ultimamente non conosce la parola “errore”. Poi, però, vai a capire perché il servizio di Sinner praticamente non si è presentato a Lione. E vai a capire perché l’altoatesino – che ha aggiunto il dropshot al proprio arsenale tattico sulla terra rossa – si è impuntato di voler vincere a sportellate contro Rinderknech, che tra stecche, righe e coraggio poi ha avuto la meglio anche di nervi. Senza ranking congelato il francese sarebbe anche in top 100, ma Jannik deve vincere questi match.
Michela Curcio