ATP 250 Ginevra: le pagelle
Potere alla Next Gen in una Svizzera che finalmente ha conosciuto il sole dopo giorni di pioggia. In finale nell’ATP 250 di Ginevra, un Casper Ruud sempre più principe sulla terra rossa ha sconfitto Denis Shapovalov con il punteggio di 7-6, 6-4. Diamo i voti ai protagonisti del torneo.
Casper Ruud: 10
Nessuno più di Ruud meritava un titolo sulla terra rossa in stagione. Anzi, il trofeo vinto non rispecchia gli enormi progressi di Casper su questa superficie, progressi che lo candidano a outsider di lusso al Roland Garros. E d’altronde chi arriva da tre semifinali di fila nei Master 1000 di Roma (2020), Montecarlo e Madrid (2021) non è in torto se ambisce al titolo di principe su clay. Unico inciampo a Ginevra, nel primo set contro Koepfer. La sveglia è servita: contro Andujar e contro Shapovalov il norvegese non ha offerto neanche una palla break. Messaggio ricevuto.
Denis Shapovalov: 9
18 finali perse sulle ultime 19 giocate a livello ATP: il bilancio in casa Canada è impietoso. Ultima vittima, uno Shapovalov, che aveva spezzato la maledizione a Stoccolma nel 2019 contro Krajinovic, ma che a Ginevra si è arreso a un Ruud meno fantasioso di lui, ma che partiva favorito per la maggiore propensione alla terra rossa. Denis si deve auto-rimproverare di non essere stato paziente in risposta – si veda lo zero alla voce palle break create. E poi annullare a Casper quattro set point nel tiebreak per perdere comunque il primo parziale per 8-6 è una beffa. Il lato positivo: la sconfitta contro Nadal a Roma non sembra aver avuto conseguenze in termini di fiducia.
Pablo Andujar: 8
L’uomo più indigesto alla Svizzera si è fermato in semifinale davanti a un Ruud sempre più principe sulla terra rossa. Ironie a parte, Andujar merita soltanto applausi per il modo in cui, a 35 anni, si è messo in gioco a Ginevra, divertendosi nel match da raccontare ai nipoti contro Federer – e forse proprio per questo recuperando un deficit di 2-4 nel set decisivo – e dimostrando a un rampante diciottenne come Stricker che non di sola incoscienza, ma anche di esperienza si vince un torneo. Nessun rimpianto per il match contro Casper: il norvegese sa come essere ingiocabile su clay.
Pablo Cuevas: 8
Trentacinque anni, ma che spettacolo la semifinale contro Shapovalov: vedere Cuevas che regala magie sulla terra rossa è un promemoria di non sottovalutare chi entra in main draw dopo aver superato le qualificazioni. L’uruguaiano, temporaneamente fuori dalla top 100 durante la settimana in Svizzera, ha esposto i limiti di un Opelka che arrivava in fiducia dopo la semifinale a Roma, ha ridimensionato le ambizioni di un Cazaux di quindici anni più giovane e ha arginato la creatività di un tale Dimitrov. Attenzione a non sottovalutare le vecchie volpi.
Grigor Dimitrov: 5,5
A Dimitrov non è concesso di accontentarsi per un quarto di finale in un ATP 250 perché il titolo (di prestigio o meno non importa) nel circuito maggiore manca da novembre 2017, quando trionfò alle ATP Finals al termine di una settimana sontuosa da imbattuto. Il canovaccio è sempre uguale: Grigor si sveglia di genio, impressiona contro Ivashka, neutralizzandone la potenza di fuoco in vincenti con autentiche magie di tocco, e poi va in affanno di energie contro un Cuevas a proprio agio sulla terra rossa, ma che attualmente si trova fuori dai primi 100. Un’altra chance sprecata.
Laslo Djere: 6
Sufficienza politica perché i “rain delay” hanno falsato il torneo di Djere. Il serbo, che va temuto se non è testa di serie sulla terra rossa, già aveva affannato all’esordio contro Monteiro, creandosi chance di tutti i tipi tra palle break da 0-40, break sul 6-5 e set point non sfruttati nel tiebreak e poi perdendo il primo parziale. Fine di ogni normalità: tra le tre partite nelle partite – con tanto di match point sprecati nel secondo parziale – contro Fognini e la stanchezza contro uno Shapovalov che aveva regalato qualcosa, la permanenza in Svizzera era nata sotto una cattiva stella.
Dominik Stricker: 8
Svizzero, diciotto anni, primo quarto di finale ATP alla prima presenza nel circuito maggiore: si chiama Dominik Stricker ed è già da monitorare perché il teenager rossocrociato ha vinto il Roland Garros juniores un anno fa. Da un mini-Major (vinto) a un campione Slam (sconfitto): che l’elvetico abbia trovato in fretta la soluzione a un problema che si era creato da solo subendo il controbreak sul 6-5 nel primo set contro Cilic è sembrato un indizio di personalità, che poi il teenager di Munsingen si sia ripetuto contro un Fucsovics da temere in stagione forse è già una prova.
Roger Federer: s.v.
Avrebbe senso dare un’insufficienza a un quarantenne che avrà anche perso contro Andujar e che avrà anche sprecato un vantaggio di 4-2 e break nel terzo set, ma che quasi portava a casa una partita non perché dritto e rovescio funzionassero a dovere, ma grazie a quell’infinita classe che gli stava permettendo di trovare il jolly al momento giusto? Federer merita tutto il tempo che ci chiederà per le imprese e le gioie che ha regalato al tennis. E non è detto che le soddisfazioni arriveranno su una terra rossa che non è mai stata granché foriera di soddisfazioni per il miglior re. Che però oggi tutti siano tristi e delusi spiega meglio di ogni parola chi è Roger per questo sport.
Feliciano Lopez: 5,5
A proposito di quarantenni, anche Lopez merita un bonus pazienza: lo spagnolo non ha mai avuto un grande feeling con la terra rossa negli anni migliori, figurarsi pretender più di tanto da lui ora che l’età avanza. Finchè il servizio non si inceppa, Feliciano è in grado di rimediare anche a qualche passaggio a vuoto di troppo e ad avere la meglio su chi, come Altmaier, si trova molto più in basso nel ranking. Se invece di fronte ci si trova un Koepfer in ascesa nel post-coronavirus, non basterà sfruttare la maggiore esperienza nei tiebreak. Il vero test, comunque, sarà la stagione sull’erba.
Ilya Ivashka: 6
Ora che Ivashka è un po’ più conosciuto nel circuito maggiore, dovrà aggiungere qualche variazione al piano tattico. Se Verdasco non gli ha mai letto il servizio, come dimostra l’unica palla break concessa – e salvata – dal bielorusso, un Dimitrov in giornata non gli ha mai offerto una palla uguale a un’altra e gli ha tolto gli appoggi, volando 6-4, 5-0 in un lampo. Sufficienza raggiunta per il moto d’orgoglio che gli aveva permesso di risalire sul 5-4 e di annullare due match point nel mentre. Poi, però, l’inesperienza di Ilya si è vista al momento di completare la rimonta.
Arthur Cazaux: 7
Quanto ha bisogno la Francia di un’altra speranza che possa contribuire a creare una Next Gen di moschettieri transalpini, dopo l’epoca d’oro di Monfils, Tsonga, Simon e Gasquet. L’ultima aspirante stella nata e cresciuta all’ombra della Tour Eiffel si chiama Arthur Cazaux e, che fatalità, ha vinto il primo match nel circuito maggiore dopo un derby spumeggiante contro un Mannarino non al meglio, ma sempre tra i primi 40 nel ranking – da vedere e rivedere il tweener vincente. Che l’inesperienza esplodesse prepotente contro una vecchia volpe come Cuevas è comprensibile.
Marin Cilic: 3
Da due mesi Cilic è il rito di iniziazione nel circuito maggiore per ogni millennial terribile. I nomi transitati sotto esame? Korda ad Acapulco, Musetti a Miami, Alcaraz all’Estoril e adesso Stricker a Ginevra. Questa volta, però, il croato ha addirittura perso il secondo set per 6-1 contro il rampante diciottenne di casa che non era stato un mostro di freddezza nel primo set, quando per due volte era stato in vantaggio di un break e per due volte aveva subito il controbreak – di cui una sul 6-5 e servizio. E dire che in Svizzera già si pregustava un quarto di finale dal sapore Slam contro Federer.
Fernando Verdasco: 4
Il servizio non aveva neanche barcollato più di tanto, ma forse al momento Verdasco non ha le armi per contrattaccare alla potenza di fuoco di un ispirato Ivashka. Lo spagnolo ha avuto un’unica chance di portarsi avanti nel punteggio contro il bielorusso: a inizio partita, proprio nel primo game. Che poi il match rispecchia un po’ il periodo vissuto da Fernando: fuori dai primi 100, con appena sette tornei giocati nel post-lockdown e soltanto due vittorie da ottobre 2020 – contro un acciaccato Murray a Colonia 1 e contro Duckworth a Nur Sultan. Fase di declino.
Reilly Opelka: 4
Che Opelka lo accetti: ora che ha raggiunto una semifinale in un Master 1000 sulla terra rossa, inizierà a essere monitorato – e bacchettato – anche su questa superficie. Il servizio resta il barometro dal quale giudicare le prestazioni di Reilly: se non funziona nel momento in cui deve salvare un set point nel tiebreak, iniziano a essere dolori. Tanto che nel secondo parziale lo statunitense ha portato a casa tre punti su dieci con la seconda. Mezzo voto in più perché aveva di fronte un maestro su clay come Cuevas. E perché sarà arrivato a Ginevra stanco dopo Roma.
Fabio Fognini: 6
Sufficienza di incoraggiamento,perché le prestazioni di Fognini sono state tutt’altro che memorabili a Ginevra. Chiunque avrebbe sconfitto un Pella malandato e in ansia per i punti da difendere a Wimbledon. Forse, quindi, quasi dà segnali migliori la sconfitta contro Djere: il serbo è un ottimo interprete sulla terra rossa, nonché ha raggiunto la finale a Cagliari poco più di un mese fa. Nel secondo set Fabio ha annullato due match point sul 6-5 e ha sfruttato l’inerzia a favore per dominare il tiebreak. Perché poi crollare nel parziale decisivo? Forma fisica precaria o insicurezze?
Marco Cecchinato: 6
A proposito di insicurezze, che peccato che Cecchinato abbia perso di schianto 6-1 il terzo set contro Shapovalov dopo aver risposto punto su punto per due ore. D’accordo che il canadese è una roulette russa al servizio – 15 ace, ma anche 9 doppi falli a referto – ma il palermitano, più adattabile sulla terra rossa, aveva messo in campo una media di 78% di prime (addirittura 81% nel terzo parziale) e aveva risposto a tono sulla diagonale di rovescio, in una sfida tra interpreti a una mano che è sempre esteticamente piacevole da vedere. Serve l’innesco che sblocchi “Ceck”
Salvatore Caruso: 4
Neanche un anno fa Caruso infiammava una Roma deserta rimontando un set a un Sandgren che nel pre-coronavirus aveva avuto sette match point agli Australian Open contro re Roger Federer. Ultimo lampo di un Sabbo poi diventato presenza intontita in un circuito maggiore messo a soqquadro da un’emergenza sanitaria più grande di tutto. Ne vien fuori quindi che a Ginevra il palermitano avrebbe anche chiuso il match con statistiche dignitose, se non fosse che ha portato a casa sette punti su 36 quando lo statunitense ha messo in campo la prima di servizio. Così non va.
Michela Curcio