La Capitale ha trovato una nuova imperatrice, la terra rossa ha una nuova regina: in finale nel WTA 1000 di Roma, Iga Swiatek ha annichilito Karolina Pliskova con un doppio 6-0. E chissà che a qualcuno non siano tornate in mente Aga Radwanska, che aveva rifilato un doppio bagel alla Cibulkova nel 2013 a Sydney, e soprattutto Steffi Graf che aveva umiliato Natasha Zvereva nel 1989 al Roland Garros. La polacca, inoltre, è la quarta teenager a vincere un evento di questo livello dal 2009 dopo Azarenka, Bencic e Andreescu. Diamo i voti alle protagoniste del torneo.
Iga Swiatek: 10 e lode
Torniamo indietro alla partita di terzo turno contro la Krejcikova durante la quale la Swiatek ha dovuto salvare due match point: in quel momento Iga ha vinto il torneo. Perché se la polacca – che, ricordiamolo, ha ancora 19 anni – ora sa andare oltre l’inesperienza anagrafica per portare a casa match brutali che quasi la hanno vista piangere nell’asciugamano, vuol dire che sulla terra rossa sarà quasi inarrestabile. Il trionfo spiegato in due giorni: di sabato, prima spazzata via la Svitolina, che a Roma ha trionfato due volte, poi ridimensionata la Gauff in un affascinante scontro “green”; di domenica il doppio 6-0 e il 51 punti a 13 contro la Pliskova. “The queen of clay”.
Karolina Pliskova: 6
Sarebbe ingiusto pensare che un doppio 6-0, per quanto umiliante, cancelli una settimana in cui si sono visti sprazzi di vera Pliskova. Ci si ricordi infatti che nel 2021 la ceca non era andata oltre un quarto di finale a Stoccarda e che, tra le imprese al contrario, aveva perso contro la Gasanova ad Abu Dhabi e aveva già incassato due bagel in stagione contro Pegula (a Dubai) e Pavlyuchenkova (a Madrid). A Karolina, quindi, il merito di aver salvato tre match point contro la Ostapenko nei quarti di finale e di aver rispettato i pronostici contro la Martic in semifinale. Meglio fermarsi qui.
Coco Gauff: 9
Giusto premiare una stella di cui spesso ci si dimentica l’età: 17 anni. Della Gauff a volte si parla più per le sconfitte – da perdonare perché in fondo ci si trova di fronte a una teenager – o per i doppi falli (problema risolvibile con un po’ di esercizio meccanico e di training psicologico) che non per le battaglie vinte di classe e di coraggio: niente di più sbagliato. In Italia Coco ha sconfitto quattro big come Putinseva, Sakkari, Sabalenka e Barty e ha ben figurato con “the queen of clay” Swiatek. Il controbreak sul 7-6, 5-1 di svantaggio contro Iga si spiega con un’unica parola: grinta.
Petra Martic: 8
Secondo torneo con Francesca Schiavone nel box, prima semifinale nel 2021: incredibile come una coach grintosa e ottimista sia bastata a rivitalizzare una Martic che in stagione aveva vinto appena quattro match. La croata ha sfruttato il flop della Bencic in quel lato di tabellone, rimontando un set a una effervescente Rogers, spegnendo le velleità di una Mladenovic in cerca di fiducia, ridimensionando una Podoroska che aveva già sconfitto una Serena Williams ombra di se stessa e ricacciando indietro gli assalti di una Pegula on fire. Difficile chiedere di più contro la Pliskova.
Elina Svitolina: 6
Arrivare nei quarti di finale, provarci contro una scatenata Swiatek, lasciare Roma con sensazioni agrodolci: il risultato in Italia dà un po’ di fiducia, ma non troppa, a una Svitolina che non parte tra le favorite per l’obiettivo stagionale che risponde al nome di Roland Garros. L’ucraina riparta dai segnali positivi: è stata in grado di ritrovare il filo di una partita che si stava complicando contro una Anisimova scintillante per un set e non ha avuto problemi contro una Muguruza acciaccata, ma sempre temibile su clay. Contro questa Iga probabilmente Elina avrebbe perso comunque.
Jelena Ostapenko: 7
«Non mi piace affrontare Jelena perché non sai se sbaglierà tutto o tirerà soltanto vincenti – e non avrai modo di trovare una soluzione»: parole della Pliskova per descrivere una Ostapenko che nonostante lo Slam vinto, ancora non sa cosa significhi impostare uno scambio interlocutorio. Che poi, se fosse stata più paziente, la lettone avrebbe sfruttato uno dei tre match point avuti in risposta contro la ceca e avrebbe ulteriormente impreziosito il proprio percorso in un torneo durante il quale soprattutto aveva spazzato via la Konta ed era stata protagonista di una classica partita da “Penko” con 51 vincenti e 65 errori non forzati contro la Kerber. Chance sprecata.
Jessica Pegula: 7
Un altro traguardo per legittimare un’ascesa tardiva, ma meritata: la Pegula sta dimostrando di sapersi muovere su tutte le superfici con umiltà e pazienza, qualità messe in mostra soprattutto davanti a una Osaka che, invece, pigramente aspetta che la terra rossa si adatti al proprio tennis. E se la vittoria sulla numero 2 nel ranking non fosse sufficiente, all’esordio la statunitense era riuscita a mettere in crisi una Kasatkina smarritasi punto dopo punto. Qualche rimpianto per il quarto di finale contro la Martic: a Jessica sarebbe servita un po’ di esperienza in più.
Aryna Sabalenka: 6
Anche a una macchina di vincenti come la Sabalenka si concederà di essere imprecisa con dritto e rovescio. Se poi la sconfitta arriva contro una Gauff il cui valore tecnico non si discute già a 17 anni, si capisce come la bielorussa non debba preoccuparsi per un passaggio a vuoto che anche arriva a due settimane dal Roland Garros. Il tallone d’Achille di Aryna? Gli errori non forzati, per la precisione 36 contro Coco. Succede. Se non altro all’esordio era arrivata la vittoria contro una Sorribes Tormo troppo stanca per replicare la modalità muro messa in scena contro la Giorgi.
Nadia Podoroska: 7
Bentornata, Nadia. Proprio sulla terra rossa che la aveva vista esplodere nel 2020, la Podoroska ha ritrovato fiducia nei propri mezzi sconfiggendo una Williams desiderosa di festeggiare le mille partite in carriera con una vittoria. Poi si dirà che la statunitense vista a Roma era l’ombra di se stessa e che caterpillar Serena non avrebbe mai tentennato psicologicamente di fronte a una rivale più spaventata di lei, ma in archivio ci va il risultato, non i “se” e i “ma”. Risultato arrivato, tra l’altro, dopo che all’esordio l’argentina aveva rimontato un set a una tosta Siegemund. Il braccino si è rivisto prepotente contro la Martic, ma per questa volta non si infierisce.
Garbine Muguruza: 6
Incognita Garbine: più che la vittoria per 6-1, 6-2 contro una Tig in tabellone da lucky loser e senza le armi tattiche per impensierirla, la Muguruza non era al meglio né contro una Pera che rimpiange a lungo di aver sprecato un vantaggio di 4-1 nel parziale decisivo, né soprattutto contro la Svitolina, diretta competitor per il Roland Garros. Il 6-4, 6-2 subito contro l’ucraina inquieta in percentuale: 31% di punti vinti con la prima e il 40% con la seconda di servizio per una palla break salvata su otto. La giustificazione? La spagnola aveva già dato forfait a Madrid per infortunio.
Angelique Kerber: 6
Difficile interpretare il torneo di una Kerber che a momenti raggiungeva un quarto di finale insperato. Archiviato l’esordio interlocutorio contro la Cornet, rimangono dubbi su come si sarebbe evoluto il match contro la Halep se la rumena non si fosse strappata a metà secondo set. Il motivo? Nonostante avesse agevolmente vinto il primo set, Simona stava iniziando ad avere un comprensibile down fisico, anche prima di infortunarsi. Forse più giusto sarebbe per Angie recriminare il match contro la Ostapenko: va bene che la lettone è ingiocabile se mette in campo soltanto vincenti, ma la tedesca stava portando a casa una partita folle nonostante 13 doppi falli.
Naomi Osaka: 4
Un voto in più perché non è facile affrontare la Pegula al debutto in un torneo la cui superficie non sorride a Naomi. Però se la Osaka vuole andare oltre lo status di campionessa e diventare leggenda, deve per forza superare questa idiosincrasia verso la terra rossa, problema che, tra l’altro, sembra un fattore mentale più che fisico. L’esempio? Nel primo set la nipponica arrivava al tiebreak dopo aver sprecato due set point in risposta, ma non si è fidata di poter tenere il palleggio e ha cercato il vincente con esasperazione fatale. Prevedibile il crollo nel secondo parziale.
Sofia Kenin: 3
Voto severo, ma a Roma la Kenin ha di nuovo mostrato il peggio di sé. Se a settembre l’umiliante doppio 6-0 rifilatole dalla Azarenka era stato propedeutico a un reset che la aveva portata in finale al Roland Garros, oggi sembra improbabile che la sconfitta per 6-1, 6-4 contro la Krejcikova possa avere lo stesso effetto. Sempre barcollante al servizio, tanto da vincere quattro punti su 16 con questo fondamentale nel primo set, la statunitense ha avuto un unico mini-moto di orgoglio negli ultimi cinque game di partita. Sofia non vince due partite di fila dallo Yarra Valley Classic e di recente ha annunciato di aver interrotto la collaborazione con papà coach. Da qui dove si andrà?
Serena Williams: 4
Voto anche generoso, per non infierire su una Williams per cui la partita numero 1000 nel circuito WTA è stata indigesta. Contro una Podoroska dal dritto e dal rovescio non così pesanti e che neanche ne ha stuzzicato la mobilità, la statunitense ha dimostrato – udite, udite – persino limiti di personalità. Anche soltanto un paio di anni fa, Serena non avrebbe mai annullato quattro set point al tiebreak a una rivale spaventata di vincere per poi perdere il parziale per 8-6. Né avrebbe subito un sanguinoso break a zero sul 6-5 dopo aver controbreakkato Nadia nel momento in cui aveva servito per il match sul 5-3. Crederci già al Roland Garros o pensare a Wimbledon?
Petra Kvitova: 4
Che una Kvitova sempre più in deficit di ossigeno nelle partite-maratona potesse soffrire il cambio di condizioni da Madrid a Roma, era prevedibile. Che la ceca già affannasse contro una Linette che ha vinto soltanto un match in stagione (contro la sedicenne Montgomery a Miami) – inquietante l’uno su otto alla voce punti portati a casa con la prima di servizio nel primo set – e che poi crollasse contro una Zvonareva che non sconfiggeva una top ten su clay dal 2010 non promette bene in vista di un Roland Garros dove difende una semifinale. Un occhio al ranking è dovuto.
Maria Sakkari: 4
Breadstick (ossia un 6-1) subito, breadstick rifilato, breadstick nuovamente subito e addio Roma: che partita strana la Sakkari ha perso contro la Gauff. Sembra che la greca stia ancora soffrendo prima psicologicamente, poi fisicamente, le fatiche di Miami, torneo nel quale è andata a un turno di servizio dalla finale, prima che la Andreescu la sconfiggesse di resilienza. E in effetti, anche contro la Hercog, Maria aveva avuto più di un passaggio a vuoto in campo. Un segnale che si unisce ai 6-0 subiti a Madrid da Anisimova e Muchova e che suggerisce il bisogno di riposo.
Amanda Anisimova: 5
Un voto in più per la vittoria all’esordio contro la Wang, importante però in senso relativo, dal momento che la cinese ha vinto soltanto quattro partite in stagione. Più che altro, la Anisimova era chiamata a stupire contro una Svitolina specialista sulla terra rossa, ma che a Roma poteva portarsi dietro psicologiche dopo la sconfitta all’esordio a Madrid contro una Teichmann che le aveva annullato sei match point. La statunitense, invece, dopo aver dominato il primo set, ha pasticciato alla distanza, diventando frettolosa e disattenta al servizio. Il Roland Garros si avvicina.
Madison Keys: 4
Non inganni la vittoria contro una Stephens più in crisi di lei, perché la Keys sembra smarrita in campo – e la stagione sulla terra rossa sembra essere arrivata nel momento meno opportuno. E dire che nel primo set la statunitense aveva quasi imbrigliato una Swiatek un po’ troppo fallosa, tanto da aver avuto persino tre set point in risposta sul 5-3. Da lì in poi il blackout: prima Maddie è stata abbandonata dal servizio, che sarebbe anche il proprio punto di forza, poi anche da dritto e rovescio, riuscendo a evitare il bagel nel secondo parziale soltanto grazie all’orgoglio. Male.
Kristina Mladenovic: 5
Non per sminuirne la vittoria contro la testa di serie numero 10 Bencic, ma se poi la Mladenovic non riesce a trovare continuità contro una Martic che non arrivava a Roma in uno stato di forma ideale, vuol dire che la francese è lontana dal risolvere una crisi di risultati che la aveva vista persino entrare in tabellone da lucky loser. Ancora troppi doppi falli – sei contro Belinda, otto contro Petra – per una seconda di servizio che trema eccessivamente e che, per questo, diventa un handicap anche nelle situazioni di pericolo quali sono le palle break. Bisogna lavorare ancora.
Caroline Garcia: 5
Se non altro la Garcia è stata l’unica wild card ad arrivare al secondo turno a Roma, ma non promette bene che una ex numero 4 al mondo ancora non abbia raggiunto neanche un quarto di finale in stagione. Proprio perché la Kudermetova è in forma smagliante sulla terra rossa, la francese doveva credere un po’ di più nella vittoria per dare un segnale a se stessa e a un 2021 non brillante. Invece Caroline ha perso il servizio quasi ogni turno su due, al punto da non trovarsi mai in vantaggio nel punteggio. La Cocciaretto rimpianga i tre set point sprecati all’esordio.
Ajla Tomljanovic: 6
Voto di incoraggiamento perché la Tomjlanovic avrà anche perso al secondo turno, ma non prima di sconfitto un nome illustre su clay come la Vondrousova. La vittoria è arrivata grazie a una prestazione maiuscola di Ajla al servizio, da spiegare con il 70% di punti vinti sia con la prima che con la seconda e con quattro palle break salvate su quattro. Difficile chiederle di più contro una Ostapenko il cui dritto e rovescio viaggiano al triplo della velocità, ma l’australiana aveva anche avuto la chance di servire per il secondo set e aveva avuto un set point in risposta. Bene.
Belinda Bencic: 3
L’illusione a Madrid, la realtà a Roma: la Bencic odia muoversi sulla terra rossa e non nasconde neanche un’antipatia ingiustificata per chi ha vinto Trofeo Bonfiglio e Roland Garros juniores su questa superficie. La Mladenovic sarà anche un’ex top ten ed è stata in finale nel WTA 1000 (ai tempi Premier Mandatory) di Madrid, ma si presentava in campo da lucky loser, con un bilancio di 12 sconfitte su 19 partite giocate in stagione e con una sola vittoria su clay nel 2021. E Belinda? Riesce nell’impresa di commettere più doppi falli di Kiki e offre palle break a raffica. Non ci siamo.
Marketa Vondrousova: 3
Più si avvicina il Roland Garros, più probabilmente la Vondrousova sente il fiato sul collo di una tassa di 1200 punti da provare a difendere. Il che sarebbe anche giustificato per una ventenne che ha anche affrontato un discreto pacchetto di infortuni, ma la Tomljanovic vista a Roma non sembrava irresistibile. Al contrario, Marketa, che aveva bisogno di un’iniezione di fiducia, è stata impalpabile con la seconda di servizio e fragile nella gestione emotiva delle palle break – tanto da sfruttarne zero su quattro. Il bilancio pre-Parigi dice una vittoria e tre sconfitte su clay in stagione.
Sloane Stephens: 3
Sempre più giù: non solo la Stephens era stata fortunata a essere ripescata in main draw da lucky loser, ma era stata sorteggiata contro una Keys contro la quale si trova a proprio agio sia nel confronto tra stili di gioco che per fattore psicologico. Fino al primo set, tutto da pronostico: nonostante Maddie fosse stata la prima a breakkare, Sloane aveva chiuso per 6-4. Passaggio a vuoto a parte nel secondo parziale, anche in volata l’ex campionessa degli US Open 2017 partiva favorita: sul 4-3 e servizio serviva semplicemente mantenere alta l’attenzione. E poi? Controbreak, tre palle break non sfruttate sul 4-4, due match point annullati sul 5-4 e sconfitta 7-5.
Daria Kasatkina: 4
Nonostante la Kasatkina sostenga di essere maggiormente a proprio agio sulla terra rossa e nonostante abbia già vinto due titoli WTA in stagione (ma sul cemento), nel 2021 fino a ora la russa ha un bilancio di due vittorie e tre sconfitte su clay. A Roma, lì, dove i campi sono lenti e la ragnatela di Dasha dovrebbe produrre più effetti in risposta, la moscovita ha avuto crescenti difficoltà a leggere la prima di servizio di un’attenta Pegula, sprecando un sanguinoso set point sul 5-4. E dire che la rivincita della finale di Indian Wells 2018 contro la Osaka sembrava alla portata.
Camila Giorgi: 4
59 vincenti, 86 errori non forzati, una sconfitta contro la Sorribes Tormo arrivata nonostante Camila fosse in vantaggio 4-0 nel terzo set: questo match è emblematico di chi è la Giorgi e di chi sarebbe potuta diventare se avesse deciso di aggiungere qualche variazione – per esempio, il dropshot – al proprio piano tattico di fucilate di dritto e di rovescio. Provare a sfondare un muro a suon di martellate funziona se il mirino resta a fuoco dal primo all’ultimo punto. Altrimenti ci si trova costretti a recriminare perché non sempre il talento basta contro la continuità.
Elisabetta Cocciaretto: 5
Essere la migliore tra le italiane non basta per raggiungere la sufficienza. Per quanto la Cocciaretto sia stata sconfitta da una Garcia ex numero 4 nel ranking WTA, la marchigiana ha avuto più di una chance per prendersi quantomeno un set: avanti di un break prima e con tre set point non sfruttati nel tiebreak, Elisabetta ha pagato un po’ di inesperienza e il contraccolpo è rimasto in testa fino a quando la situazione era già compromessa sullo 0-4 nel secondo parziale. Un peccato, perché al tennis femminile in Italia sarebbe servita una boccata d’ossigeno, soprattutto in casa.
Martina Trevisan: 3
Dispiace dare un voto così basso a una nostra portabandiera, ma la Trevisan non ha ancora acceso la luce nonostante la favola vissuta al Roland Garros. Avanti 6-0, 4-1 prima e 5-3 poi contro una Shvedova che non vinceva una partita nel circuito maggiore dal 2017, l’italiana si è squagliata di fronte alla pressione con errori quasi da amatoriale. Il finale è stato emblematico: nel tiebreak decisivo, Martina si è prima confusa tra turno di servizio e risposta, poi ha sbagliato nell’ordine smorzata e dritto a campo aperto. Il commento è stato affidato a Instagram: «Fa male».
Michela Curcio