Un’Italia da sogno agli Europei 2020/2021, Matteo Berrettini signore nell’ATP 500 del Queens, una Formula 1 finalmente dinamica e Marquez che torna a vincere in MotoGP, lo spettacolo playoff in NBA e NHL e gli US Open di golf: il weekend trascorso ci regala cinque riflessioni.
- Europei 2020/21: mai vista un’Italia così scintillante
Se, completate le prime due giornate degli Europei 2020/2021, ci avessero detto che l’Italia si sarebbe metaforicamente seduta a bordo piscina sorseggiando spritz, perché sicura di essersi già qualificata agli ottavi di finale, mentre le altre sorelle d’Europa arrancavano vittime di troppa arroganza, di reparti difensivi non rodati o di potenziale in attacco spuntato, probabilmente ne avremmo riso tuti. Eppure, di sabato è andata così: l’altro 3-0 con cui la Nazionale ha messo in riga anche la Svizzera ha esteso a 29 la striscia di partite senza sconfitte, ha confermato che la squadra di Mancini è divertente da vedere e sicura di sé in modo realistico e non presuntuoso, ma soprattutto ha presentato al grande pubblico un centrocampista che presto sarà ambito dai club di tutto il mondo: Manuel Locatelli, autore di una doppietta di bellezza e personalità contro gli elvetici. Qualcuno ha già cantato “Loca” di Aka7even in suo onore? Che poi un attento conoscitore di Serie A ricorderà che il talento oggi in forza al Sassuolo aveva debuttato con un gol decisivo per un Milan-Juventus 1-0 di ottobre 2016. Poi perché i rossoneri non lo hanno aspettato? Misteri. Buon per Reggio Emilia che, insieme a Berard, ha trovato una coppia “mid Gen” che, con il giusto allenatore, sogna qualcosa in più di una salvezza tranquilla per il prossimo campionato. L’1-0 contro il Galles non avrà avuto lo stesso appeal, ma è servito a raggiungere quota 30 in termini di imbattibilità. Magari le formazioni incontrate durante questo percorso non saranno modelli di competitività, ma alla fine vale soltanto il risultato. E, a proposito di risultati, l’Italia ha chiuso il Girone A a punteggio pieno (9 punti su 9) e senza ancora subire un gol – un unicum nella storia degli Europei. Si diceva, le dirette competitor: la Francia si è incartata contro l’Ungheria per 1-1, è stata salvata da Griezmann e ha scoperto a proprie spese che avere troppi galli (ah, l’ironia) in un pollaio potrebbe essere controproducente sulla strada per rispettare i pronostici. La Germania ha scoperto un Gosens dal dente avvelenato soprattutto contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo – e il mondo ha scoperto l’Atalanta di Gasperini ancora una volta. E dal momento che la sfortuna ci vede benissimo, quel Muller che ironizzava sui 60 minuti “italiani” di Robin, non soltanto si è preso in faccia la risposta tagliente che meritava («Meglio 60 minuti giocati bene che 90 interpretati male», ha replicato l’esterno dell’Atalanta), ma si è anche infortunato al ginocchio e non scenderà in campo nel match decisivo sempre contro l‘Ungheria, Cenerentola sì, ma squadra spartiacque nel Girone F, ossia il gruppo della morte. Ancora peggiore la situazione della Spagna tra i due deludenti pareggi (0-0 contro la Svezia, 1-1 contro la Polonia), un Morata capro espiatorio ideale e un Luis Enrique in totale confusione: contro la Slovacchia si rischia davvero. Psicodramma sfiorato anche dall’Inghilterra dopo lo 0-0 contro l’arci-nemica Scozia: buon che le vittorie per 2-0 del Belgio contro la Finlandia e per 4-1 della Danimarca di tutti (ma attenzione alle favole di cui poi ci si dimentica in fretta) contro la Russia di nessuno abbiano spedito in anticipo agli ottavi di finale anche Svezia, Repubblica Ceca, Francia e proprio l’Inghilterra. Chiosa sugli ottavi di finale, tornando a parlare di Italia: con l’Olanda che, brividi a parte, guidata da De Ligt e Depay ha chiuso a punteggio pieno nel Gruppo C, l’appuntamento è programmato per sabato alle ore 21:00 contro l’Austria e non contro l’Ucraina di Shevchenko che adesso spera nel ripescaggio. Sognare si può.
- Stagione sull’erba: il sogno di Berrettini a Wimbledon passa dal Queens
Stagione sull’erba, ci sei mancata. La prima settimana integralmente sul verde ha restituito scenari inediti, ma non troppo, ha visto un italiano trionfare in finale – perché le tradizioni vanno rispettate – e ci ha regalato due favole “rosa”. Nell’ATP 500 di Halle niente “undecima” di Federer nel torneo che lo ha adottato più o meno da sempre. Roger non lasciava la Germania prima di arrivare in semifinale dal 2000, quasi un secolo fa. Merito di un Auger-Aliassime che si è scoperto maturo nel momento in cui forse persino lo stesso “re” si aspettava da lui qualche errore non forzato in più con il dritto, il fondamentale che più gli si sgretola sotto pressione. Il canadese, invece, è stato stoico nel vedersi annullate le prime otto palle break su otto, non si è innervosito dopo aver perso il primo set su un passante di rovescio paradisiaco di quel tale quarantenne “bravino” di Basilea ed è stato velocissimo nel capire come leggere le mille e uno variazioni al servizio e con le volee proposte dal “maestro”. Si sono susseguiti allarmi e preoccupazioni perché Roger ha aspettato tre ore prima di presentarsi in conferenza stampa. Qualche auto-accreditato “giornalista” da social ha persino alimentato timori di una ricaduta al ginocchio o alla schiena. E invece a volte anche il re vuole scagliare via la corona e arrabbiarsi un po’ di più. A proposito di re e di principi: con Roger fuori dall’equazione e con Medvedev scopertosi acerbo sull’erba – nuova superficie da odiare dopo la terra rossa – i riflettori si sono accesi su Zverev e il tedesco, padrone di casa, si è auto-sabotato contro Humbert. Correzione: in realtà Sascha era stato anche perfetto al servizio contro il transalpino (20 ace e zero doppi falli), ma ha commesso l’errore di interpretare la partita come se fosse ancora su clay, di fronte a un Ugo clinico con i passanti di dritto e di rovescio. Da lì in poi sembrava inevitabile che il francese poi vincesse titolo sconfiggendo in finale quel Rublev signore negli ATP 500, ma che era arrivato all’ultimo atto dopo aver sconfitto Khachanov, Thompson, Kohlschreiber e Basilashvili invece di Querrey, Zverev, Korda e Auger-Aliassime. Dalla Germania a Londra: che gioia vedere Matteo Berrettini stringere tra le mani lo storico trofeo del Queens, torneo di categoria 500, ma che per storia e players field quasi vale un Master 1000. Accreditato da testa di serie numero 1 – primo italiano a riuscirci sull’erba – e al debutto in Gran Bretagna, il romano ha subito gli unici break in settimana al debutto nel derby contro Travaglia. Da lì in poi “Beretta” è diventato intoccabile al servizio. L’unica chance di vincergli un set? Al tiebreak. L’italiano ha rischiato la beffa nel primo parziale nei quarti di finale contro Evans e ha prolungato la propria permanenza in campo proprio in finale contro un Cameron Norrie che sta vivendo un 2021 da sogno, che non merita un bilancio di 0-4 nelle finali ATP e che sperava di essere il secondo britannico di sempre dopo Andy Murray a “portarla a casa”. Numeri alla mano, adesso il nostro Thor di Roma quasi mette nel mirino Wimbledon, anche perché gli altri Next Gen mal digeriscono il verde. Zverev? Zero su quattro tra singolo e doppio all’ultimo atto di Halle. Rublev? Sconfitto anche lui in finale ad Halle.Thiem? L’unico titolo sull’erba risale all’ATP 250 di Stoccarda nel 2016. Tsitsipas e Medvedev? Per ora non pervenuti. Sinner? Occhio che qui già gli si dice che è un flop per una sconfitta mentalmente brutta (in effetti non va bene perdere due set rispettivamente da 4-0, 40-15 e da 5-4, 30-15) contro un Jack Draper fuori dalla top 300, ma finalista proprio ai Championships, edizione juniores, nel 2018. Che poi, Berrettini è il primo a vincere al Queens da debuttante da un tale Boris di Germania nel 1985. Sapete quale torneo poi vinse “Boom boom Becker”? Chiosa sui tornei WTA di questa settimana. Per una Ons Jabeur che nel WTA 250 di Birmingham è diventata la prima tennista di nazionalità araba a vincere un titolo nel circuito maggiore, sconfiggendo una Daria Kasatkina che sperava di portare a casa il terzo trofeo nel 2021 e il primo in carriera sull’erba, nel neo-WTA 500 di Berlino la russa più italiana di sempre, la nuova entrata in top 100 Samsonova ha ribaltato una partita che la aveva vista partire a handicap contro una Belinda Bencic che a un passo dal traguardo si innervosisce spesso, che potrebbe e dovrebbe raccogliere di più in palmares, ma che poi gira che ti rigira sta sempre lì, a uno schiocco di dita dalla top ten. Niente male per chi viene tacciata di essere un bluff almeno tre/quattro volte a stagione. Male invece che la Federazione non abbia pressato per naturalizzare Ludmilla: oggi avremmo festeggiato un doppio capolavoro azzurro.
- Se il canovaccio di Formula 1 e MotoGP si ribalta
Stai a vedere che questo sarà l’anno buono se non altro per vedere Hamilton alla prova contro un rivale degno di questo nome, tale Verstappen che concilia talento indiscutibile, lucida follia e una macchina e un team che tengono testa alla McLaren? Passati sette Gran Premi e con i due contendenti distanti 12 punti in classifica generale, iniziano a saltare gli schemi e in pista si vedono errori che non ci si aspetta. Per un Max che in curva 1 va fuori pista e rischia di vanificare un sabato in cui si era preso di prepotenza la pole position, c’è un Lewis mandato fuori giri da una strategia di squadra onestamente senza senso. A chi è venuto in mente che si potesse mantenere la stessa spinta per 51 giri nel GP di Francia con un’unica sosta ai box? Una scelta talmente inspiegabile che persino il numero 2 di scuderia, Vallteri Bottas, ha espresso le proprie perplessità. Perplessità che, però, non saranno mai sconsolate come i sospiri di Sainz e Leclerc di fronte alla Ferrari meno competitiva nella storia, ora anche scavalcata dalla Mercedes in classifica costruttori. Rispettivamente undicesimo e sedicesimo al traguardo, i due hanno capito che in gare così, nulla si salva e nulla serve da lezione. Anzi, forse per Leclerc la permanenza a Le Castellet non è stata così amara. Si intende per Arthur, al primo successo in carriera in Formula 3, non per Charles. E dire che il piccolo di casa aveva chiuso il venerdì in trentesima posizione dopo aver distrutto la propria italianissima Prema su un cordolo. Niente cordoli o “spin” per l’osservato speciale in termini di trash: Mazepin ha visto la bandiera a scacchi, ma è arrivato ultimo, ovviamente. Nono posto, due punti e qualche sorriso in più per un Vettel che a Maranello forse aveva finito il proprio tempo, ma che in Aston Martin non si sta comportando male. Per una Formula 1 finalmente vibrante, che la MotoGP abbia ritrovato lo storico padrone? Impossibile non emozionarsi se anche il cannibale Marc Marquez si commuove dopo essere tornato alla vittoria 581 giorni dopo il GP di Valencia nel 2019 e tre operazioni al braccio dopo nel GP del Sachsenring. D’altronde lo spagnolo non poteva che tornare a sorridere sulla pista che in carriera lo aveva visto trionfare già dieci volte. Tra i piloti in attività, il Carboncito ha superato il record di Rossi, in doppia cifra ad Assen e a Barcellona. Proprio Rossi ha chiuso in quattordicesima posizione un’altra gara anonima in stagione, ma Morbidelli e Vinales sono riusciti nell’impresa di lasciare la Germania con le ossa ancora più rotte, arrivando rispettivamente penultimo e ultimo. Allora sorride soltanto Quartararo, partito malissimo, ma arrivato terzo al traguardo e ora a +22 in classifica piloti su Zarco.
- NBA e NHL: playoff imprevedibili
Due settimane fa non si vedeva in che modo le prime teste di serie ai playoff NBA potessero fallire la qualificazione in finale di Conference? E infatti il golden trio Irving-Harden-Durant in forza ai Brooklyn Nets mastica amaro per la sconfitta in gara 7 contro i Milwaukee Bucks che, trascinati da Antetokounmpo, si erano stufati di aspettare il momento giusto. Un numero per dare l’idea di che match equilibrato sia andato in scena? Le due franchigie non sono mai state separate da più di sei lunghezze durante i 53 minuti totali di battaglia e ci sono stati ben 18 avvicendamenti nel punteggio. E dire che Durant, rimasto da solo dopo la distorsione alla caviglia di Irving in gara 5 e la strascicata lungodegenza di Harden (presente in campo, ma non al meglio), aveva anche provato a rifiutare la sconfitta, con un canestro impossibile che aveva regalato alla propria squadra un insperato overtime e siglando il record assoluto di 48 punti messi a segno in una partita decisiva per il destino di una serie da dentro o fuori. Overtime e record che, però, sono stati vani, perché, metabolizzata con straordinaria velocità e maturità una doccia fredda che avrebbe potuto spegnere il fuoco di chiunque, il quintetto di coach Budenholzer non si è scomposto e proprio Antetokounmpo (che per la cronaca ha chiuso la partita con 40 punti, 13 rimbalzi e 5 assist, per dire) e Middleton hanno messo a segno i canestri decisivi forieri di una finale a Est che già si prospetta epica contro gli Atlanta Hawks, rimasti lucidissimi nonostante la sconfitta in gara 6 contro i Philadelphia 76ers. Il protagonista di un finale con 19 parità e 20 avvicendamenti nel punteggio? Danilo Gallinari, decisivo con un recupero su Embiid nell’ultimo minuto di match. Un gesto che gli ha permesso di diventare il secondo italiano così avanti in fase eliminatoria di NBA. Che poi, a margine: la squadra di coach McMillan aveva un bilancio di 0-9 nelle partite decisive giocate in trasferta. Prima o poi il trend doveva ribaltarsi. Non ditelo a Philadelphia, però: quel +25 dilapidato in gara 5 tormenterà i sogni di tutti.Scenario diverso a Ovest dove si sa già che la finale di Conference sarà tra Phoenix Suns – autori di un clean sweep contro i Denver Nuggets – e Los Angeles Clippers, alla prima volta al (pen)ultimo atto dopo 50 anni di onorata storia in NBA e in grado sia di rimontare uno svantaggio di 2-0 nella serie contro gli Utah Jazz, sia di risalire da uno svantaggio di meno 25 punti in gara 6. Senza Kawhi Leonard, out per infortunio, bisognava che la squadra si assumesse una responsabilità collettiva: messaggio recepito dalla coppia Paul George-Reggie Jackson, capace di mettere la firma su 55 punti totali e protagonista di un leggendario ribaltone per 81-47 nella seconda parte di match. Nella sfida tra chi si è fermato a quota 39, invece, la bilancia pende verso Terance Mann su un Donovan Mitchell al quale saranno anche state perdonate le intemperanze ai tempi del coronavirus, ma che è rimasto troppo solo gara dopo gara. Così, per la seconda volta dal 1973, entrambe le migliori squadre in regular season non sono neanche arrivate tra le prime quattro. Dal basket all’hockey: in entrambe le semifinali di playoff di NHL regna l’equilibrio. 2-2 tra Montreal Canadians e Vegas Golden Knights; 3-2 tra i detentori di Stanley Cup, Tampa Bay Lightning e New York Islanders. Prevedibile che si vada alla distanza.
- Nasce la stella di Guido Migliozzi agli US Open di golf
Dallo stop per coronavirus alla vittoria agli US Open di golf: Jon Rahm ha dato uno schiaffo non soltanto a un’emergenza sanitaria costretta ad arretrare sempre di più, ma anche a tutti gli effetti collaterali che di solito affliggono chi ha contratto la malattia. Fatica, affanno, difficoltà nei piegamenti e nell’attività fisica: tutto rispedito al mittente dallo spagnolo che, con un totale di 278 colpi e due birdie decisivi nel finale, ha trionfato nella centoventunesima edizione del Major americano, diventando il quarto iberico di sempre a portare a casa un titolo così prestigioso e il primo in assoluto a laurearsi campione negli Stati Uniti. Non solo: il ventiseienne di Barrika ha scalzato Dustin Johnson dalla vetta nel ranking generale, interrompendo un regno che durava da 43 settimane, e tornando a essere numero 1 del mondo. E si sa, se i re senza corona sono sempre un po’ meno re, con questo trofeo in bacheca Rahm ha scongiurato il pericolo. A New York, però, brilla la stella di Guido Migliozzi: al debutto in un Major, il ventiquattrenne vicentino ha chiuso al quarto posto in classifica ed è entrato di prepotenza in top 100 mondiale, con un importante balzo di +31 posizioni. Ma d’altronde, da chi viene gestito nel management dalla popstar degli One Direction, Niall Horan, non ci si poteva che aspettare un esordio spumeggiante in un palcoscenico di rilievo. Risultato più che onorevole anche per i fratelli Molinari: Chicco ha terminato la gara da tredicesimo dopo i quattro lunghi giorni di torneo, mentre Edoardo ha onorato l’esperienza statunitense con un trentacinquesimo posto finale. Le premesse perché il Team Italia vada a medaglia alle Olimpiadi di Tokyo 2020/(2021) ci sono. E non finisce qui, perché Migliozzi adesso inizia anche a sognare di qualificarsi per la Ryder Cup 2021 che si terrà in Wisconsin, essendo il settimo nella race per il Team Europa. Non sapete di che si parla? Vi basti pensare che il format è stato ripreso da un tale Roger Federer e dalla fedele Team 8 per ideare una nuova competizione nel tennis che cementasse il rapporto tra i big europei. Qualcuno ha detto Laver Cup?
Michela Curcio