sul tetto d’Europa, ancora una volta. Non è un deja-vù, ma stiamo rivivendo le emozioni provate l’11 luglio, questa volta grazie alle schiacciate e alla cattiveria agonistica di Daniele Lavia, 20 anni, protagonista e trascinatore della Nazionale maschile di pallavolo che, nonostante si fosse presentata ai nastri di partenza in Polonia da outsider neanche poi così di lusso, ha vinto gli Europei al termine di una finale al cardiopalma contro la Slovenia, finale durante la quale gli azzurri sono stati in svantaggio di due set a uno e sotto 0-3 al tiebreak decisivo. Allora, cosa scatta nella testa di chi non aveva niente da perdere e si trova a poter vincere tutto? Forse un po’ di sana incoscienza dovuta all’età media in squadra: al netto dei centrali Simone Anzani (classe 1992) e Fabio Ricci (classe 1994), tutti i convocati dal ct Fefè de Giorgi sono nati da ottobre 1995 in poi.

Anzi, proprio il più giovane, il diciannovenne Alessandro Michieletto, nato il 5 dicembre 2001, è stato l’uomo che per tutto il torneo non ha mai perso la spensieratezza, trasmettendola a tutta la squadra. A spiegare al gruppo come rimanere sempre lucidi ed equilibrati in campo, invece, ci ha pensato il capitano Simone Giannelli, MVP del torneo. Più del settimo titolo “azzurro” in Europa, allora, inorgoglisce che sia arrivata una storica doppietta nella pallavolo, grazie alla contemporanea vittoria di Paola Egonu e compagne in Serbia neanche un mese fa.

Dai festeggiamenti sul parquet di Katowice, alla sfida contro il vento in Belgio, vinta da chi anche in Calabria aveva infiammato i tifosi a Camigliatello Silano, vincendo la cronometro in Calabria di ottobre 2020, durante la prima (e si spera ultima) edizione autunnale del Giro d’Italia: si parla ovviamente di Filippo Ganna, trionfatore nella gara individuale a cronometro elitè su strada nel Mondiale in Belgio, davanti ai padroni di casa Wout Van Aert e Remco Evenepoel. Un bis arrivato dopo la vittoria a Imola di dodici mesi fa e un ulteriore traguardo raggiunto dopo la splendida medaglia d’oro arrivata a Tokyo nell’inseguimento su pista a squadre insieme a Simone Consonni, Francesco Lamon e Jonathan Milan.

E allora chissà che forse quando i Maneskin cantavano “vi conviene stare zitti e buoni” durante l’Eurovision, non stessero anticipando il trend di un’estate sempre più azzurra, tra la vittoria agli Europei di calcio, la finale di Matteo Berrettini a Wimbledon, le 40 medaglie alle olimpiadi di Tokyp e le 69 alle successive Paralimpiadi. Che poi, neanche a dirlo, anche la band di Damiano e Vittoria aveva vinto in Olanda. Da lì in poi, non poteva esserci destino diverso per l’Italia.

Michela Curcio

Articolo pubblicato su “Parola di Vita” in data 23/9/2021