«L’intera produzione ha un valore fortemente educativo. Voglio che l’arte sia l’immagine che aiuta i bambini ad arrivare a Dio». Entrando nella Chiesa di San Giovanni Battista, è impossibile non rimanere travolti e rapiti dall’entusiasmo di don Pier Maria Del Vecchio che presenta i mosaici che arricchiscono e abbelliscono questo piccolo scrigno di culto in città con passione e con attenzione a ogni espressione di simbolismo. Le opere sono state benedette, insieme all’ambone, dall’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, monsignor Francesco Nolè domenica 7 novembre.
Il viaggio di don Del Vecchio è cominciato a settembre 2020, da un vivo momento di fede che si è trasformato in ispirazione artistica. «Ero in preghiera nella Chiesa del Crocifisso – racconta – e la mia preghiera è stata più sentita anche contemplando i mosaici che si trovano nella Cappellina del Santissimo. Ho chiesto chi li avesse realizzati e mi è stato risposto che l’autore era l’architetto Francesco Arabia, fratello di un sacerdote defunto a me molto caro, don Giampiero Arabia. Così mi sono messo in contatto con lui, e gli ho detto: “Guarda, vorrei realizzare un piccolo mosaico per raffigurare i sacramenti nel punto in cui si trova il fonte battesimale”. Lui mi ha risposto: “Questa chiesa è molto bella, anche se spoglia. Insieme porteremo a termine un buon lavoro”. Da qui questa avventura ha preso il via. Sono contento di aver coinvolto una maestranza locale, ma, soprattutto, sono convinto che don Giampiero dal cielo ci abbia guidati e illuminati sulle tematiche. Man mano che andavamo avanti nella realizzazione di ogni mosaico, infatti, capivamo che l’opera prendeva la forma che voleva prendere. Con l’architetto Arabia si è creata una sinergia favolosa tra le mie esigenze di teologia e la sua professionalità».
Don Del Vecchio si preoccupa di illustrare con cura il significato di ogni opera, affinché nessun segno rimanga inosservato. «Il primo mosaico – spiega – è estremamente semplice: ritrae sette onde che rappresentano i sette sacramenti che sono l’acqua, la vita per noi cristiani. Sullo sfondo bianco, inoltre, si notano anche tre piccole fiammelle che sono il segno della Trinità e che sono riportate in ogni altra opera. Ho voluto fortemente questo simbolo perché in una Chiesa è fondamentale il culto della Trinità, affinché si possa creare una grande catechesi che sale al cuore stesso di Dio». Poi continua: «Il secondo mosaico è dedicato al coro, attraverso la realizzazione di una cetra, al cui fianco si trovano le note del “Te Deum” in gregoriano. Il terzo, invece, raffigura un tema mariano, con il monogramma di Maria e dodici stelle, che simboleggiano le dodici tribù di Israele, ma anche le dodici porte della Gerusalemme celeste. Sullo sfondo cromaticamente si passa dal bianco all’azzurro, fino ad arrivare a un blu intenso, il colore del cielo. Di fianco all’opera, in un piccolo spazio rimasto, si nota la corona del rosario con sette Pater, Ave, Gloria, che è il Rosario che la Madonna di Medjugorje invita i fedeli a recitare. I grani realizzati sono 21 anziché i 55 ordinari per motivi di spazio».
Avvicinandosi verso il centro della Chiesa, la composizione cresce in bellezza. «L’arco centrale – dice ancora don Del Vecchio – inizia con i cerchi di Gioacchino da Fiore. Siamo nel centenario di Dante Alighieri: ho voluto riprendere questo tema perché nel mosaico ci sono i tre cerchi che il Sommo Poeta prende da Gioacchino da Fiore, sviluppandoli nel Paradiso. Ritengo che queste immagini rappresentino un grande momento di catechesi. A seguire, si vedono lo Spirito Santo e Dio Padre, raffigurato con le braccia aperte e mentre indossa i colori della Trinità, rosso, il colore dello Spirito, verde, il colore del padre, e blu, il colore del figlio. Il Padre ha gli occhi rivolti verso il basso e le braccia, che sono più grandi rispetto alla testa, sono aperte sia a reggere la croce che ad accogliere e ad abbracciare tutti coloro che si affidano a lui nel dono della fede. Rispettivamente a sinistra e a destra si osservano Alfa e Omega, a rappresentare l’inizio e il compimento di tutta la storia. L’aureola di Dio, in oro, presenta i colori di Gioacchino, il verde, il blu e il rosso. Dal Padre, poi, partono due raggi d’oro chiusi da un triangolo».
L’opera è impregnata di simbolismo anche nel nome di don Giampiero. «I sette cerchietti che si notano nel mosaico – racconta don Del Vecchio – sono stati realizzati proprio da don Giampiero, il quale esprimeva sempre la propria arte. Io e il fratello ci tenevamo a inserirli».
L’ultimo mosaico incastonato nell’arco vede protagonista l’Agnello di Dio, rappresentato già in versione di Apocalisse. «L’Agnello – continua il sacerdote – porta i segni del martirio, ossia la croce e l’aureola, ed è seduto sul libro dove ci sono i sette sigilli, altro simbolo di una catechesi improntata sul tema del “sette”.
Non soltanto mosaici: di grande suggestione è anche l’ambone, in cui sono incastonati quattro grandi medaglioni in bronzo raffiguranti i quattro Evangelisti. «L’opera – illustra don Del Vecchio – è rotondeggiante in contrapposizione con la Chiesa che è squadrata ed è costruita ad angoli di 30 gradi o multipli. Dall’ambone scendono i colori liturgici, che, quasi a cascata, partono dalla Parola di Dio e si impregnano nei Vangeli, capillarizzandosi verso terra, per dire che noi dobbiamo vivere il Mistero di Cristo nella liturgia e che la parola deve prendere forma nella nostra vita».
Qualcosa, però, deve ancora essere svelato. Nel momento in cui la Chiesa è stata visitata, erano ancora coperti i mosaici nei quali si poteva osservare lo stemma di sua Santità Papa Francesco e di sua Eccellenza monsignor Francesco Nolé, situati sulla sinistra, più un ulteriore mosaico raffigurante un deserto fiorito, che simboleggia l’arrivo di Dio che fa nascere un giardino lì dove manca la vita. In più, nei prossimi mesi si lavorerà per abbellire i cornicioni, ancora molto austeri. «Sopra al mosaico del “Te Deum” – racconta don Del Vecchio – realizzeremo un tema di croci, mentre sopra la statua della Madonna scriveremo una frase di Dante tratta dall’inizio del trentatreesimo canto del Paradiso e aggiungeremo i simboli di giglio e luna, per rappresentare il tema della purezza dell’Immacolata. Infine, spero che sarà possibile costruire, con una lamiera particolare, sempre dietro la statua della Madonna, uno scrigno che si innesterà con il monogramma in alto e che si possa disegnare una la mandorla, il simbolo di Maria». Obiettivo, completare i lavori entro giugno 2022. E regalare alla città di Cosenza una Chiesa dalla rara bellezza artistico-religiosa.
Michela Curcio
