Cosenza oasi “verde” in un’Italia a doppia velocità anche in termini di sviluppo sostenibile. A rivelarlo, l’ultimo “Rapporto Ecosistema Urbano” di Legambiente, prodotto in collaborazione con Ambiente Italia e il Sole 24 Ore. Un’inchiesta ancor più significativa perché riferita al 2020, l’anno in cui il coronavirus ha stravolto la quotidianità a cui le città erano abituate e ha costretto i grandi centri abitati a reinventarsi per garantire gli stessi servizi. Un’inchiesta fortemente indicativa se si prova a ribaltare l’ordine di lettura: se si analizza la stessa classifica al ribasso, si scopre che nove su dieci tra “le pecore nere” nel Paese si trovano al Centro-Sud, con l’unica eccezione di Alessandria come esempio da non seguire. Anzi, nonostante un miglioramento di quattro posizioni in classifica, Cosenza quasi rimpiange di non aver conquistato il podio, con il terzo posto occupato da Mantova con un punteggio di 75,14 contro il 74,21 ottenuto dalla città dei bruzi. A favorire il capoluogo calabrese, soprattutto il record per minor numero di incidenti e il 100% di acque depurate, statistica tra l’altro in controtendenza rispetto alla media nazionale, che vede il 36% di acqua potabile che finisce disperso. In termini di servizi idrici, poi, Cosenza conferma standard altissimi: nella speciale graduatoria relativa alla dispersione idrica, la città è passata dalla trentasettesima alla quindicesima posizione, mentre per consumi idrici si è scesi da 162,16 litri a 144,8 litri di acqua per abitante. Ottimi i numeri alla voce “piste ciclabili”. Nello specifico, il capoluogo bruzio è balzato dalla trentasettesima alla nona posizione, con un aumento da 10 a 24,6 metri di pista ciclabile ogni 100 abitanti. Di eccellenza nazionale, anche i dati relativi alle isole pedonali, la diffusione del solare termico e del fotovoltaico sugli edifici pubblici. Meno bene, invece, gli standard per la raccolta differenziata: nell’ultimo anno Cosenza ha perso sette posizioni, scendendo dal cinquantaseiesimo al sessantatreesimo posto.Analizzando complessivamente la classifica per la Calabria, la Regione si difende bene soprattutto grazie a Vibo Valentia, al trentanovesimo posto in graduatoria. Catanzaro si sistema a metà classifica ed è cinquantacinquesima, mentre Reggio Calabria e Crotone sono rispettivamente settantunesima e ottantacinquesima in graduatoria. Il capoluogo che affaccia sullo Stretto, però, vince il premio di consolazione: la città è prima per minor quantità di rifiuti annui per abitante, ossia 364 chili a persona. Curiosamente, però, Reggio Calabria ha una percentuale di raccolta differenziata urbana che non va oltre il 38% complessivo.

Michela Curcio

Articolo pubblicato su “Parola di Vita” in data 18/11/2021