Dov’è Peng Shuai. Oppure liberate Peng Shuai. Gli hashtag si equivarranno fin quando le notizie su di lei arriveranno, in forma confusa e frammentaria, dalla Cina, paese non esattamente famoso per libertà di stampa e rispetto dei diritti della persona, fino in Occidente.
Il 2 novembre 2021, Peng Shuai, 35 anni, ex numero 1 nel ranking WTA in doppio, ha avuto il coraggio di denunciare le violenze subite da Zhang Gaoli, ex vicepremier e dirigente di peso del Partito Comunista Cinese. Da quel lungo e straziante post comparso su Weibo e oscurato neanche trenta minuti dopo, di Peng Shuai non si hanno più notizie di prima mano. Una mail di Peng in cui lei stessa rassicurava tutti di star bene. Per niente credibile. Le foto in cui Peng viene ritratta mentre gioca con i propri gatti e i propri peluches. Inquietante. Un video in cui Peng entra in un ristorante per cenare con i propri amici. Se non fosse che la data di questa sequenza sia il 2020. Scatti in cui si vede Peng che gioca a tennis con un gruppo di bambini. Sì, ma rimangono i dubbi sullo sponsor: Fila o Adidas?
Se le minacce di non giocare più in Cina da parte di ATP e WTA sono quasi dovute, anche i big si sono espressi con decisione. “Sostengo il boicottaggio”, ha detto Novak Djokovic. “Dobbiamo sapere se Peng sta bene”, le parole di Rafa Nadal. “Spero che lei sia al sicuro”, ha detto Roger Federer, scegliendo l’Italia e Sky Sport per il proprio appello. Aggiungersi al coro è un dovere, da gridare in tutte le lingue possibili.
We are not going to stay silent until we will have proper answers.
Wir wollen antworten und wir werden in der stille nicht bleiben.
Nos seguiremos preguntando, queremos respuestas.
Nous n’abandonerons pas tant que nous n’aurons pas de reponses.
Michela Curcio
Articolo pubblicato su “Parola di Vita” in data 25/11/2021
