L’Italia dà, l’Italia toglie. Non ci credete? Rivolgetevi ad Alexander Zverev e Daniil Medvedev per conferma. Entrambi protagonisti alle prime ATP Finals di Torino e pretendenti al trono per ora difeso con le unghie e con i denti da Novak Djokovic, il tedesco e il russo hanno dimostrato che il confine tra una vittoria e una sconfitta è sapersi ambientare nel contesto che ti ospita, nel senso di saperci capire con i nostri pregi, la nostra energia e, perché no, anche il nostro essere un po’ invadenti e rumorosi, ma di cuore.

Un esempio? Mentre Zverev asciugava le lacrime di un inconsolabile Matteo Berrettini, costretto al ritiro per un infortunio agli addominali, e poi firmava con una emoticon triste sulla telecamera a bordocampo, Medvedev sbadigliava in faccia al subentrante Jannik Sinner, chiamato a sostituire con onore lo sfortunato connazionale e tutt’altro che appagato dal semplice gettone di presenza. Inevitabile, quindi, che in finale il pubblico fosse più che mai schierato. Tutti per Sascha, il tedesco innamorato del cibo, dei tifosi e persino delle infrastrutture italiane (se non è amore questo…), e non per Daniil, il russo mai a proprio agio nel Bel Paese. Altrettanto inevitabile che il titolo di “maestro” andasse in direzione Amburgo.

Zverev ha vinto quasi tutti i grandi eventi giocati in Italia, dal Trofeo Bonfiglio, a Milano, nel 2013, da juniores, agli Internazionali di Roma, nel 2017, il torneo che gli regalò l’ingresso in top ten. Medvedev, invece, non ha mai vinto neanche un match nella Capitale, non mascherando mai il proprio malumore verso gli odiati campi in terra rossa – memorabili le proteste durante la partita persa contro Karatsev a maggio. Serve altro? Mentre Sascha festeggiava la vittoria insieme a Paulo Dybala, tra l’altro anche strappandogli qualche indiscrezione sul rinnovo di contratto alla Juventus, Daniil tornava negli spogliatoi e scopriva che il suo Bovet Ottantasei da 200mila Euro si era volatilizzato. L’orologio è stato poi ritrovato, ma le circostanze sono da chiarire, più che altro perché sembra che il furto sia stato opera di un addetto ai lavori. Oltre alla sconfitta, anche la beffa.

Michela Curcio

Articolo pubblicato su “Parola di Vita” in data 2/12/2021