Vi ricordate la Coppa Davis vinta nel 1976 dai nostri Beatles azzurri – Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli – oltre ogni minaccia di boicottaggio e accusa di tacito assenso con la dittatura di Pinochet? Vi ricordate la Coppa Davis persa nel 1998 e la fragile spalla in frantumi di Andrea Gaudenzi, poi costretto al ritiro nel tiebreak del quinto set contro Magnus Norman? Vi ricordate la Coppa Davis nel 2014, con un Fabio Fognini che si mette in proprio e sconfigge Andy Murray a Napoli, trascinato dal pubblico che gli dedica ‘O surdato ‘nnammurato? Bene, dimenticatevi l’epos: la Coppa Davis di oggi è una farsa. L’ultimo affronto? Dal 2022 il torneo avrà una sede fissa per i prossimi cinque anni: non in casa di chi si gioca “l’insalatiera”, ma ad Abu Dhabi, nel regno di soldi e opulenza, ma dove i diritti umani, invece, non sono granché contemplati. La tradizione, comunque, era già stata assassinata a sangue freddo. Niente più cinque match in cinque set, ma tre partite in tre parziali – ma non siamo al discount. Niente più fasi finali spalmate durante tutta la stagione, ma quarti di finale, semifinale e finale concentrati in un frullatore di dieci giorni – per la gioia di chi viene da undici massacranti mesi in giro per il mondo. I motivi di modifiche così radicali? Chiedeteli a Piqué (quel Pique ex difensore del Barcellona), l’uomo dietro il cataclisma. La risposta, però, si riassume in una parola: “business”. E i top player? (Quasi) nessuno di loro ha messo la faccia per opporsi a una riforma tanto scellerata. Senza avere la sfera di cristallo, né Djokovic, né Medvedev e Rublev, né gli stessi Sinner (nel 2021), Berrettini e Nadal (nel 2019) saranno stati felici di giocare a fine novembre, in un periodo in cui, al contrario, dovrebbero dedicarsi a ricaricare le energie in vista degli Australian Open. Eppure, a turno tutti si sono presentati alla Caja Magica, guidati dall’amor patrio. Lodevole, se non fosse che, purtroppo, questa scelta ha significato dare ragione nei fatti agli organizzatori. Tra i nomi che attirano i tifosi, quindi, sono rimaste due mosche bianche: Roger Federer, il cui potere decisionale si affievolisce di anno in anno, e Alexander Zverev, che, però, forse dalle Maldive avrà tremato a vedere i compagni raggiungere la semifinale senza di lui. Speriamo non cambino idea almeno loro.

Michela Curcio

Articolo pubblicato su “Parola di Vita” in data 8/12/2021