Non soltanto ATP: anche il circuito WTA ci ha regalato 40 partite che non dimenticheremo in un 2021 ricco di emozioni e di sorprese. A una lunga lista di scelte corrisponde una altrettanto lunga lista di perché.
40. WTA 250 Portorose, finale – Jasmine Paolini df. Alison Riske: 7-6 (7-4), 6-2
Perché Jasmine Paolini è sempre stata considerata volenterosa e grintosa, ma non fisicamente destinata a raggiungere livelli d’eccellenza. Perché sul 2-5 e doppio break di svantaggio nel primo set sembrava che la favola fosse finita. Perché in estate nel 2021 sono successe imprese magiche. Perché vittorie così insegnano che non bisogna rinunciare ai propri sogni.
39. WTA 500 Berlino, quarti di finale – Alize Cornet df. Garbine Muguruza: 4-6, 6-3, 7-6 (7-5)
Perché per troppo tempo Alize Cornet ha vissuto nel pregiudizio di essere troppo emotiva per vincere match importanti. Perché invece è stata Garbine Muguruza a perdere una partita nonostante un match point a favore. Perché la spagnola avrà anche una coppa e un piatto di Wimbledon, ma ha un rapporto spesso complicato con l’erba.
38. WTA 250 Belgrado, semifinale – Ana Konjuh df. Maria Camila Osorio Serrano: 7-6 (8-6), 7-6 (7-4)
Perché vedere Ana Konjuh tornare a lavorare dritto e rovescio con il polso funzionante è una gioia. Perché Maria Camila Osorio Serrano è un prospetto da non sottovalutare sulla terra rossa. Perché i tiebreak che si prolungano a oltranza ci piacciono sempre. Perché entrambe le ragazze sono gentili. E abbiamo bisogno di gentilezza nel mondo.
37. WTA 500 Chicago 2, 1° turno – Su-Wei Hsieh df. Kim Clijsters: 6-3, 5-7, 6-3
Perché Su-Wei Hsieh è prossima al ritiro in singolare, ma nessuna più proporrà un tennis fantasioso e imprevedibile come lei. Perché Kim Clijsters vuole tornare un’altra volta. A 39 anni. E fin quando ne avrà voglia avrà il diritto a tutte le wild card che chiederà. Perché a volte la storia si scrive anche su campi secondari a orari di trasmissione scomodi. E va bene così.
36. WTA 250 Phillip Island, 2° turno – Olivia Gadecki df. Sofia Kenin: 2-6, 7-6 (7-4), 6-4
Perché una volta ogni luna blu una teenager senza ranking sconfigge una campionessa Slam. Perché Sofia Kenin non si è guardata dentro per dare un nome e un motivo ai propri demoni. Perché Olivia Gadecki ci sta più simpatica se mette a segno 41 vincenti in tre set che non quando si lascia andare a discutibili affermazioni sull’emergenza coronavirus e sull’importanza di ricevere il vaccino.
35. WTA 500 Mosca, finale – Anett Kontaveit df. Ekaterina Alexandrova: 4-6, 6-4, 7-5
Perché sul 4-6, 1-4 e doppio break di svantaggio Anett Kontaveit sembrava destinata a rinunciare a un sogno chiamato WTA Finals. Perché prima di scoprirsi invincibile, l’estone aveva perso sei finali su nove nel circuito maggiore. Perché invece Ekaterina Alexandrova avrà il trauma di aver perso un trofeo che sembrava già in bacheca Soprattutto in casa. Perché, nonostante il pasticcio nel secondo set, la russa aveva anche avuto la chance di servire per il titolo nel terzo parziale. Perché la Kremlin Cup non finisce mai in modo banale.
34. Wimbledon, 1° turno – Ashleigh Barty df. Carla Suarez Navarro: 6-1, 6-7 (1-7), 6-1
Perché Carla Suarez Navarro meritava di gridare che ha sconfitto il linfoma di Hodgkin soprattutto sull’erba a Wimbledon. Perché dire addio insieme a una campionessa di sport e di vita come la Barty è il miglior modo di omaggiare il tennis. Perché dopo che la spagnola si è guadagnata il terzo set con le unghie e con i denti, in fondo abbiamo sperato tutti nel miracolo di fine carriera. Perché in fondo Ashleigh non poteva non onorare il kit Fila dedicato a Evonne Goolagong.
33. Roland Garros, 1° turno – Sloane Stephens df. Carla Suarez Navarro: 3-6, 7-6 (7-4), 6-4
Perché la Suarez Navarro meritava di gridare che ha sconfitto il linfoma di Hodgkin anche sulla terra rossa al Roland Garros. Perché anche Sloane Stephens, come Ashleigh Barty, è una campionessa di sport e di vita, una ragazza che sa cosa voglia dire la parola “sofferenza” e che sa anche che è possibile rinascere dentro e fuori dal campo. Perché Carla è stata a due punti dalla vittoria e ci si è spezzato il cuore nel momento in cui ha subito il controbreak, perché già sapevamo come sarebbe la partita. Perché abbiamo sperato che Sloane potesse ripartire e rinascere da un match così emotivamente importante. E in parte la statunitense ci stava riuscendo: poi è arrivato il ciclone Krejcikova.
32. WTA 500 Adelaide, semifinale – Belinda Bencic df. Coco Gauff: 7-6 (7-2), 6-7 (4-7), 6-2
Perché provare a beffare la Bencic con un lob è impossibile ad Adelaide, lì dove la svizzera sembra ancora più alta rispetto ai 175 centimetri che già ha. Perché Coco Gauff avrà anche 16 anni e un problema con i doppi falli, ma ha anche una grinta che è sinonimo di maturità. Perché l’errore con cui l’arbitro ha negato un match point solare a Belinda meritava che lei optasse per disarcionarlo dal seggiolino.
31. WTA 500 Adelaide, finale – Iga Swiatek df. Belinda Bencic: 6-2, 6-2
Perché se non puoi beffare Belinda Bencic con un lob ad Adelaide, devi necessariamente mandarla in crisi a suon di proiettili di dritto e di rovescio. Perché Iga Swiatek ci è riuscita e ha chiuso la finale con 22 vincenti e 5 errori non forzati. Perché non è detto che una partita che finisce con un doppio 6-2 sia necessariamente brutta, la qualità si riconosce anche da sola.
30. WTA 250 Bogotà, finale – Maria Camila Osorio Serrano df. Tamara Zidansek: 5-7, 6-3, 6-4
Perché avere 19 anni e vincere in casa, dopo essere entrata in tabellone con una wild card, è una sensazione indescrivibile. Perché Bogotà non sia un cattivo presagio per la Osorio Serrano come in fondo è stato per la Anisimova. Perché Maria Camila avrebbe meritato un invito anche per il Roland Garros, invece di essere costretta a rischiare l’eliminazione già durante le qualificazioni. Perché Tamara Zidansek sembrava una sorpresa in Colombia e invece poi è arrivata in semifinale nel successivo Slam. Quale era? Il Roland Garros.
29. WTA 500 Stoccarda, quarti di finale – Ashleigh Barty df. Karolina Pliskova: 2-6, 6-1, 7-5
Perché Ashleigh e Karolina ancora non possono saperlo, ma più o meno tre mesi dopo si incontreranno in finale in un torneo ben più importante: Wimbledon. Perché dopo tre anni da numero 1 nel ranking ancora non riusciamo a credere che la Barty sia così completa tatticamente. Perché sul 3-5 di svantaggio nel terzo set, avevamo iniziato a pensare che l’australiana non fosse così invincibile sulla terra rossa: errore madornale. Perché se dovessimo ripensare al momento in cui la ceca ha iniziato ad assimilare i dettami di Sascha Bajin, forse bisognerà rispondere proprio con il WTA 500 di Stoccarda.
28. WTA 1000 Indian Wells, 3° turno – Angelique Kerber df. Daria Kasatkina: 6-2, 1-6, 6-4
Perché Kasatkina e Kerber sono state le finaliste nel 2018 e nel 2019. Perché Dasha ha avuto un inizio di 2021 ad alti livelli e Angie quasi è sembrata darle il cambio da giugno in poi. Perché è sempre suggestivo vedere una partita a scacchi tra una ribattitrice come la tedesca e una stratega come la russa. Perché in fondo ci si diverte un po’ di più nei match in cui il servizio non è un fattore.
27. WTA 1000 Cincinnati, 3° turno – Angelique Kerber df. Jelena Ostapenko: 4-6, 6-2, 7-5
Perché a Roma aveva vinto Jelena, quindi a Cincinnati doveva vincere Angelique. Perché la Kerber 2.0 vista nella seconda metà di 2021 ci ricorda che nel circuito WTA manca una ribattitrice formidabile come lei. Perché una Ostapenko così continua forse non si è vista neanche nel biennio 2017-2018 in cui ha vinto il Roland Garros, è arrivata in semifinale a Wimbledon e ha sfiorato il titolo a Miami. Perché dopo partite così e nonostante i nove doppi falli e la sconfitta, è lecito sperare che la lettone stia finalmente maturando tatticamente.
26. WTA 1000 Roma, 3° turno – Jelena Ostapenko df. Angelique Kerber: 4-6, 6-3, 6-4
Perché tornando indietro di tre mesi, la Kerber era ancora in cerca di fiducia e la Ostapenko si era invece ricordata che comunque ha vinto uno Slam sulla terra rossa. Perché a Roma Jelena è sempre ispirata, tanto che qualcuno ancora ripensa al giorno in cui mise alle strette una tale Maria Sharapova. Perché, però, nei primi sette game, né la lettone né la tedesca avevano tenuto il servizio – e, anzi, avevano commesso qualcosa come più o meno 30 errori non forzati in due. Perché se non sfrutti sei palle break di un cruciale settimo gioco in un cruciale terzo set, non eviti la sconfitta neanche se ti chiami Angelique e hai vinto tre Major in carriera.
25. US Open, 2° turno – Karolina Pliskova df. Amanda Anisimova: 7-5, 6-7 (5-7), 7-6 (9-7)
Perché un paio di volte in stagione abbiamo visto una Anisimova convincente, ma in entrambe le circostanze la statunitense ha finito per pagare il proprio karma. Perché Amanda avrebbe anche il tennis e l’età per arrivare in alto, ma la statunitense spesso sembra svagata e disinteressata. Perché però l’aria di casa restituisce motivazioni. Perché perdere dopo aver avuto un match point brucia sempre. Perché, però, per la Pliskova sarebbe stato altrettanto beffardo perdere nonostante 24 ace. Perché comunque per Karolina la maledizione Slam continuerà.
24. WTA 1000 Madrid, 1° turno – Jil Teichmann df. Elina Svitolina: 2-6, 6-4, 7-6 (7-5)
Perché nonostante la Svitolina sia a proprio agio sulla terra rossa, Madrid è sempre indigesta per l’ucraina, che non ha mai superato il secondo turno in Spagna. Perché già ad aprile si poteva intuire che, esclusa la medaglia di bronzo alle Olimpiadi e la vittoria nel WTA 250 di Chicago, il 2021 di Elina sarebbe stato avaro di soddisfazioni – con tanto di uscita dalla top ten. Perché il dritto in topspin di Jil Teichmann è sottovalutato quasi quanto lei. Perché la smorzata con cui la svizzera ha annullato il secondo di sei match point è una delizia.
23. WTA 250 Bod Homburg, semifinale – Angelique Kerber df. Petra Kvitova: 3-6, 6-4, 7-6 (7-3)
Perché non vedremo niente di meglio di Angie versus Petra sull’erba. Perché vedere due mancine over 30 darsi battaglia sul verde è uno spettacolo irrinunciabile. Perché la Kerber e la Kvitova non potrebbero essere più stilisticamente diverse di così, ma se chiedi a qualcuno chi è più forte, sicuramente non saprà risponderti. Perché queste due regine si sono affrontate sedici volte in carriera e, indovinate un po’, il bilancio è di 8 vittorie a testa. Perché a Bod Hamburg ovviamente la partita si è decisa al tiebreak decisivo. Perché vedendo che si trovavano da lati diversi di tabellone a Wimbledon abbiamo iniziato a sperare in un immediato replay.
22. Wimbledon, 2° turno – Jelena Ostapenko df. Daria Kasatkina: 6-3, 1-6, 8-6
Perché che la Ostapenko e la Kasatkina non si piacciano neanche un po’ non è un mistero. Perché abbiamo sperato che Jelena e Dasha finissero per litigare come era successo a Charleston e agli US Open nel 2017. Perché speravamo che la lettone rimarcasse in modo neanche così elegante che lei ha in bacheca uno Slam mentre la russa ancora no. Perché le rivalità lunghe un decennio e accese fin dai tornei juniores sono sempre scoppiettanti. Perché nel terzo set, per vincere la partita bisognava “semplicemente” tenere il servizio. Fine.
21. Roland Garros, quarti di finale – Anastasia Pavlyuchenkova df. Elena Rybakina: 6-7 (2-7), 6-2, 9-7
Perché galeotta fu la cinquantaduesima partecipazione in uno Slam per Anastasia Pavlyuchenkova affinché raggiungesse una semifinale che vale come un premio alla carriera. Perché la Rybakina era sempre sembrata la più sicura, la più fisicamente pronta e la più naturale con il dritto e con il rovescio. E invece ha pagato due ore e mezza di sforzo con un unico, sanguinoso, doppio fallo sul match point. E non è la prima volta che succede nel tennis. Perché bisogna onorare lunga vita al Roland Garros che ancora difende la tradizione di giocare il set finale a oltranza. Perché Nastia ed Elena si sono riunite senza rancori in doppio 24 ore dopo una partita così sofferta e sentita.
20. WTA 1000 Roma, 1° turno – Sara Sorribes Tormo df. Camila Giorgi: 7-6 (7-4), 6-7 (7-9), 7-5
Perché una partita che tiene le persone incollate al televisore per quattro ore deve per forza entrare in lista. Perché la Giorgi si odia o si ama e dopo sconfitte come queste bisogna amarla anche odiandola. Perché comunque Sara Sorribes Tormo merita un enorme plauso per tutte le volte che ti costringe a giocare un dritto o un rovescio in più. Perché tra primo e secondo set Camila ha sprecato nove set point. Perché tra secondo e terzo set Camila ha perso il servizio otto volte su dodici. Sì, anche per questo.
19. WTA 1000 Miami, 3° turno – Ana Konjuh df. Iga Swiatek: 6-4, 2-6, 6-2
Perché non è facile surclassare di vincenti la Swiatek, ma la Konjuh ci è riuscita, mettendone a segno 40 in tre set. Perché Ana era anche lei una teenager prodigio, prima che un infortunio al polso ne rubasse gli anni migliori. Perché in un circuito WTA che non deve per forza essere vincolato alle regole, anche la croata avrebbe ricevuto il premio di “comeback player of the year” insieme alla Suarez Navarro. E perché chi torna senza elemosinare wild card merita sempre un po’ di rispetto in più.
18. US Open, ottavi di finale – Belinda Bencic df. Iga Swiatek: 7-6 (14-12), 6-2
Perché la Bencic si è presa la rivincita sulla Swiatek dopo la figuraccia in finale ad Adelaide. Sempre perché i tiebreak da 26 punti ci piacciono da morire. Perché nulla ti dà più fiducia di vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi (Belinda potrebbe chiedere all’amico Sascha per ulteriori conferme). Perché la svizzera a New York difendeva la semifinale raggiunta nel 2019 e a ogni turno ha smentito i detrattori che pensavano venisse eliminata in fretta. Perché che Iga sbagli le volee più elementari in fondo ci consola: la polacca ha ancora tanto da imparare.
17. WTA 1000 Madrid, 3° turno – Ashleigh Barty df. Iga Swiatek: 7-5, 6-4
Perché Barty e Swiatek erano imbattute più o meno da sempre sulla terra rossa. Perché in primavera Iga inizia ad avere intorno un’aura di invincibilità che per ora è appartenuta soltanto a Rafa Nadal. Perché non succede spesso su clay che la polacca non conservi gelosamente un break di vantaggio in apertura e, peggio ancora, che commetta sei doppi falli – un’enormità per lei. Perché per Ashleigh dimostrare di essere la numero 1 passa anche da vittorie così di prestigio. Perché in fondo le due hanno 45 anni in tutto.
16. WTA 1000 Roma, 3° turno – Iga Swiatek df. Barbora Krejcikova: 3-6, 7-6 (7-5), 7-5
Perché Iga Swiatek salverà due match point nel secondo set e tre palle break sul 3-3 nel terzo parziale. E finirà per vincere il torneo. Perché se a 19 anni prima piangi nell’asciugamano e poi ti tiri fuori da una buca, sei forte sul serio. Perché Barbora Krejcikova sembrava una turista a Roma e invece il successo contro Sofia Kenin sarebbe stato il presagio di un trionfo ben più grande al Roland Garros. Perché demonizzare le “moonball”, ossia le ribattute a campanile che sembrano quasi stecche, non serve a nulla se poi chi se ne serve va a vincere uno Slam tre settimane dopo.
15. WTA 1000 Indian Wells, semifinale – Viktoria Azarenka df. Jelena Ostapenko: 3-6, 6-3, 7-5
Perché una Viktoria Azarenka in forma ha ancora tanto da dire in campo. Perché Jelena Ostapenko, da molti ritenuta la campionessa Slam più random negli ultimi cinque anni, ridendo e scherzando, a 24 anni ha già vinto almeno un titolo WTA su ogni superficie – ed è la più giovane in attività a essere così tanto versatile. Perché, sempre ridendo e scherzando, nei tornei importanti Jelena vanta un titolo (al Roland Garros nel 2017), due finali (nel WTA 1000 di Doha nel 2016 e nel WTA 1000 di Miami nel 2018) e quattro semifinali (nei WTA 1000 di Wuhan e Pechino nel 2017, a Wimbledon nel 2018 e nel WTA 1000 di Indian Wells nel 2021). Perché, in termini assoluti, tra singolare, doppio e doppio misto, la lettone ha giocato 19 finali e ha vinto 8 titoli WTA.
14. WTA 1000 Roma, finale – Iga Swiatek df. Karolina Pliskova: 6-0, 6-0
Perché una partita che finisce 6-0, 6-0 in 48 minuti deve per forza entrare in lista. Perché una partita che si chiude 51 punti a 13 deve per forza entrare in lista. Perché 10 di quei 13 punti vinti da Karolina Pliskova sono stati ace o servizi vincenti messi a segno da lei, errori non forzati, o meglio, regali cortesemente offerti dalla Swiatek o punti il cui esito è stato cambiato dal nastro. Perché la polacca ha seguito le orme di Aga Radwanska in finale a Sydney nel 2013 contro Dominika Cibulkova. Perché Iga è la quarta teenager a vincere un WTA 1000 dal 2009 dopo nomi come Azarenka, Bencic e Andreescu.
13. WTA 1000 Montreal, finale – Camila Giorgi df. Karolina Pliskova: 6-3, 7-5
Perché la Giorgi sembrava destinata a chiudere la carriera senza un grande acuto e noi tifosi non riuscivamo a darcene pace. Perché, al pensiero di essere stata la seconda italiana a vincere un WTA 1000 dopo Flavia Pennetta finalmente anche la fredda, ma dolce Camila si è sciolta. Perché in fondo la marchigiana aveva dato segnali di maturità già sull’erba di Eastbourne. Perché la Pliskova ha giocato nove finali importanti, due negli Slam (US Open nel 2016, Wimbledon nel 2021) e sette nei WTA 1000 (Dubai nel 2015, Cincinnati nel 2016, Miami nel 2019, Roma tra il 2019 e il 2021e Montreal sempre nel 2021), ma, gira che ti rigira, alla fine ha portato a casa soltanto due trofei.
12. WTA 1000 Miami, quarti di finale – Bianca Andreescu df. Sara Sorribes Tormo: 6-4, 3-6, 6-3
Perché, data la predisposizione agli infortuni, Bianca Andreescu dovrebbe davvero evitare i match maratona, ma lei non sembra volerlo capire e ci regala comunque battaglie di oltre due ore e mezza. Perché Sara Sorribes Tormo aveva già dato segnali di crescita nel WTA 250 di Guadalajara, ma, come spesso – e purtroppo – succede, se in tabellone non ci sono le big, non sempre siamo attenti alle novità. Perché Bibi è tanto feroce mentre urla il centesimo “come on” di partita, tanto affettuosa durante i saluti a rete – e non importa che abbia vinto o perso.
11. WTA 1000 Miami, ottavi di finale – Bianca Andreescu df. Garbine Muguruza: 3-6, 6-3, 6-2
Perché se alla Andreescu serviva una conferma di essere forte nonostante gli infortuni, la vittoria contro la Muguruza ci assomiglia molto. Perché per Garbine, la canadese è davvero una cryptonite – qualcosa suggerisce che il problema sia nelle numerose variazioni che le vengono proposte durante la partita. Perché che il vincente in slice di dritto che Bianca ha tirato dai tabelloni non sia stato votato come punto più bello nel 2021 è una follia. Perché l’espressione interdetta di Bibi all’idea di aver tenuto la palla in campo dice tutto di una prodezza incredibile.
10. US Open, semifinale – Leylah Fernandez df. Aryna Sabalenka: 7-6 (7-3), 4-6, 6-4
Perché Aryna Sabalenka deve ragionare uno Slam per volta: nel 2021 ha raggiunto due semifinali a Wimbledon e agli US Open. A 23 anni va bene così. Perché però la bielorussa partiva favorita contro la Fernandez ed è stato un peccato aver sprecato il vantaggio commettendo 52 errori non forzati. Perché avevamo creduto che Leylah non era un’altra canadese che all’atto finale sente fin troppo la pressione: Bouchard, Raonic, Shapovalov e Auger-Aliassime non sempre sono esempi. Perché in patria tutti avevano sperato che non esistesse un’unica Bianca Andreescu.
9. WTA 1000 Miami, 3° turno – Bianca Andreescu df. Amanda Anisimova: 7-6 (7-4), 6-7 (2-7), 6-4
Perché una sfida tra teenager tanto talentuose tanto bizzose inevitabilmente regala spettacolo. Perché la Anisimova si era presentata a Miami dopo un party-gate in barca che alla fine è sempre un buon modo per attirare l’attenzione su di sé. Perché Bianca e Amanda vanno davvero d’accordo nella vita, ma in campo non esistono amiche. Perché il contatore che segnava i “come on” urlati si è rotto dopo tre game. Perché, diciamolo francamente, né la statunitense né la canadese dovevano essere teste di serie a Miami, ma durante il match nessuno si è lamentato.
8. US Open, ottavi di finale – Leylah Fernandez df. Angelique Kerber: 4-6, 7-6 (7-5), 6-2
Perché la vittoria contro Naomi Osaka poteva essere fortuita, ma il successo contro la Kerber è stato una conferma. Perché esistono tornei in cui semplicemente ti riesce tutto. Perché se avessimo avuto cinque Euro da giocare a fondo perduto, avremmo giurato che, alla fine, l’esperienza di Angelique si sarebbe rivelata decisiva. Perché eravamo in una fase di torneo in cui potevamo iniziare a fantasticare su una eventuale finale e ci sarebbe piaciuto vedere un “biggest drama queen ever” remake. Parlo per me, perlomeno.
7. US Open, ottavi di finale – Maria Sakkari df. Bianca Andreescu: 6-7 (2-7), 7-6 (8-6), 6-3
Perché Maria Sakkari si è presa la meritata rivincita dopo la sconfitta in semifinale a Miami. Perché fin quando la greca gioca in uno stadio di torneo che non è una semifinale, sembra non avere mai dubbi. Perché la Andreescu era imbattuta agli US Open e ora non più. Perché per Bianca l’Arthur Ashe era un posto felice e ora non più. Perché la canadese non vale la posizione numero 45 nel ranking WTA. Perché in Bibi qualcosa si è rotto non tanto dopo il 2019, ma dopo gli infortuni subiti nel 2021. E come darle torto.
6. US Open, terzo turno – Leylah Fernandez df. Naomi Osaka: 5-7, 7-6 (7-2), 6-4
Perché a proposito di chi era felice sull’Arthur Ashe e ora non più, negli anni dispari Naomi Osaka proprio non trova il feeling con New York. Perché non succede spesso in uno Slam che la giapponese possa chiudere il match al servizio e subisca un controbreak che profuma di insicurezza. Perché Leylah Fernandez veniva tacciata di essere troppo “leggera” con dritto e rovescio e invece nessuno più ne sottovaluterà la grinta. Perché nella notte in cui la classe 1997-1998 si smarrisce (citofonare anche a Tsitsipas), la classe 2002 brilla (chiedere anche ad Alcaraz).
5. Olimpiadi di Tokyo, finale – Belinda Bencic df. Marketa Vondrousova: 7-5, 2-6, 6-3
Perché la Bencic è riuscita un’impresa che non era riuscita a Martina Hingis. Perché Belinda era stata abbandonata dalla Teichmann nel doppio femminile e da Federer in doppio misto. Perché la svizzera è sempre stata una predestinata e a Tokyo ha dimostrato perché è ancora così. Perché Marketa Vondrousova era arrivata tra i mugugni in Giappone dopo aver preso impropriamente il posto di Karolina Muchova grazie al ranking protetto ed è tornata in patria da regina, regalando un ultimo match da ricordare a Kiki Bertens e prendendosi il lusso di sconfiggere la padrona di casa Naomi Osaka.
4. US Open, finale – Emma Raducanu df. Leylah Fernandez: 6-4, 6-3
Perché gli US Open al femminile hanno visto una finale tra teenager per la prima volta dallo scontro Hingis-Serena Williams nel 1999. Perché in Gran Bretagna tutti aspettavano la vittoria agli Europei e invece “it came home” grazie alla Raducanu. Perché la Fernandez ha dedicato un tributo commosso a chi ha perso la vita durante l’attentato alle Torri Gemelle nel 2001. Anche se lei non era ancora nata. Perché pensando alle rivali incontrate sul proprio cammino, forse Leylah meritava lo Slam più di Emma, ma pensando alla maturità con cui entrambe si sono mosse in campo, forse Emma meritava lo Slam più di Leylah. Non esiste una vera risposta.
3. Australian Open, ottavi di finale – Naomi Osaka df. Garbine Muguruza: 4-6, 6-4, 7-5
Perché se Naomi Osaka supera gli ottavi di finale in un torneo Slam, poi non perde più. Perché la giapponese sembra sempre emotivamente fragile, ma poi sul cemento non muore davvero mai. Perché invece Garbine Muguruza ha una relazione fin troppo complicata con gli Australian Open. Perché però se la spagnola gioca così completerà il Career Grand Slam. E se lo meriterebbe.
2. WTA 1000 Miami, semifinale – Bianca Andreescu df. Maria Sakkari: 7-6 (9-7), 3-6, 7-6 (7-4)
Perché una Bianca Andreescu in salute è un regalo per il tennis femminile. Perché, nonostante gli infortuni, a 20 anni la canadese aveva già raggiunto ALMENO la finale in tutti e quattro i maggiori tornei sul cemento nord-americano. Perché Maria Sakkari ha davvero un problema con le semifinali – il che sarà ancora più evidente al Roland Garros e agli US Open. Perché comunque la greca è materiale per rimanere in top ten a lungo.
1. WTA 1000 Indian Wells, finale – Paula Badosa df. Viktoria Azarenka: 7-6 (7-5), 2-6, 7-6 (7-2)
Perché il modo in cui durante una finale di un torneo così importante entrambe non hanno aspettato regali, ma si sono prese da sole ogni singolo punto grida “girl power” in ogni modo possibile. Perché Paula Badosa sembrava a proprio agio soltanto sulla terra rossa e invece potrebbe essere sorprendentemente completa. Perché le teste di serie numero 21 sono state particolarmente fortunate in California nel 2021 (chiedetelo anche a Cameron Norrie nel tabellone maschile). Perché Viktoria Azarenka è stata a due punti da una sensazionale tripletta a Indian Wells e un po’ come nel 2012 (e poi di nuovo nel 2020) agli US Open, si è lasciata sfuggire una chance di scrivere la storia.
Michela Curcio