Novak Djokovic ancora re agli Australian Open: non poteva esistere finale diverso. Anzi, piuttosto ha stupito come Daniil Medvedev non abbia opposto troppa resistenza in finale, nonostante un torneo disputato con il pilota automatico. Diamo i voti ai protagonisti del primo Major stagionale.
Novak Djokovic: 10 e lode
Oltre l’infortunio – Nole ha davvero avuto problemi contro Fritz, Raonic e Zverev – esiste un Djokovic che vince il nono Australian Open (la doppia cifra non è utopia) e il diciottesimo Slam in carriera, avvicinandosi al record di Federer e Nadal e dimostrando che sul cemento il cannibale è ancora lui. Anche perché in Australia è in striscia positiva da 21 partite. E perché superati i quarti di finale, il serbo è una sentenza: da lì in poi non sa più perdere. Sempre fenomeno.
Daniil Medvedev: 9
Una finale interpretata con inaspettato nervosismo non cancella la striscia di 20 vittorie consecutive sul cemento e il best ranking alla terza posizione in classifica ATP. Perché se, come ha detto Medvedev: «I big 3 sono cyborg», per gli altri Daniil oggi è inarrivabile. Talmente inarrivabile che a creargli problemi non sono stati Rublev nei quarti di finale e Tsitsipas in semifinale, ma Daniil stesso quando nel match di terzo turno contro Krajinovic aveva inspiegabilmente deciso di regalare la partita al serbo, con tanto di lite trash con Gilles Cervara. È davvero nata una stella.
Stefanos Tsitsipas: 8
In semifinale contro Medvedev sarà anche stato surclassato nel piano tattico, ma l’impresa di Tsitsipas contro Nadal vale un intero torneo. In quanti, vedendolo in svantaggio 3-6, 2-6 e notando che fino al tiebreak del terzo set non si era neanche procurato una palla break, gli avevano frettolosamente celebrato il funerale? Se sia stato vincere il terzo set o ritrovare precisione chirurgica al servizio – la traiettoria a uscire ha destabilizzato Rafa – non si sa. Rimane che Stefanos si unisce al club di chi ha rimontato due parziali al maiorchino insieme a Federer e Fognini.
Aslan Karatzev: 9
Perché una semifinale prevedibilmente segnata dopo pochi game non cancella un torneo in cui fortuna e audacia hanno aiutato Karatzev. Perché se arrivi nel tabellone principale dopo tre turni di qualificazione, se spazzi via Schwartzman più che con un triplo 6-3 con la statistica di 50 vincenti a 5 e se rimonti due set ad Auger-Aliassime, poi non devi scusarti se Dimitrov si è infortunato. Le statistiche: primo qualificato a spingersi fino in semifinale agli Australian Open (al debutto in un Major), primo a riuscirci in uno Slam da Wimbledon 2000 (cc. Vladimir Volckov).
Rafa Nadal: 6
Se si stesse parlando di un normale trentaquattrenne stanco dopo cinque set, non ci si sarebbe sorpresi. Ma a Rafa Nadal vengono sempre chiesti gli straordinari, non importa se con il cemento ormai sia odio. Prima di mercoledì 17 febbraio 2021, soltanto Federer a Miami nel 2005 – ma non era uno Slam – e Fognini agli US Open nel 2015 erano riusciti a rimontargli un vantaggio di due parziali. Ma anche i fenomeni devono maledire i dettagli: lo smash sbagliato nel tiebreak del terzo set e lo schiaffo al volo steccato che lo avrebbe portato a palla break nell’ultimo game.
Alexander Zverev: 6
Andarci vicino va bene soltanto a bocce, dicono. Premesso che Zverev è in striscia di partecipazioni alla seconda settimana di uno Slam dagli US Open 2019, che – buon per lui – non perde più con gli avversari di classifica inferiore nei Major e che a Melbourne il problema doppi falli è rimasto sotto controllo (21 in tutto il torneo, mentre ne aveva commessi più di 100 a New York nel 2020), se Djokovic non sta bene e se sei in vantaggio di un break nel terzo e nel quarto set, devi vincere il match. Altrimenti finisce che la semifinale tra i coetanei Medvedev e Tsitsipas la guardi dal divano.
Andrej Rublev: 7
Australian Open 2020, US Open 2020, Roland Garros 2020, Australian Open 2021: Rublev ha sempre raggiunto con autorità i quarti di finale, steccando poi la prova di maturità. Triplo 6-4 contro Zverev un anno fa a Melbourne; 7-6, 6-3, 7-6 (e set point sprecato nel primo parziale) contro Medvedev a New York; 7-5, 6-3, 6-2 contro Tsitsipas a Parigi e stesso punteggio ancora contro Medvedev in Australia. Bisogna scrollarsi di dosso i timori reverenziali.
Grigor Dimitrov: 7,5
Senza l’infortunio alla schiena forse avrebbe vinto il match di quarti di finale contro Karatzev – aveva portato a casa il primo set per 6-2 – e, con un Djokovic non al meglio in semifinale, chissà che a 30 anni non sarebbe arrivata la sospirata prima finale Slam. Ma anche questa volta il treno è passato – e non per grandi responsabilità di Dimitrov. Anzi, il tabellone gli aveva messo sulla strada Cilic all’esordio, Carreno Busta nel terzo turno e Thiem negli ottavi di finale. Dover alzare bandiera bianca così forse è anche peggio, ma chapeau per essere rimasto in campo fino all’ultimo punto.
Dominic Thiem: 6
Vi stupirà sapere che anche i campioni Slam possono non trovare il timing sul dritto e sul rovescio, specialmente contro un Dimitrov ispirato. Troppo drenante per Thiem il match-spettacolo contro Kyrgios; troppo stressante, in prospettiva, non sapere se trovarsi di fronte un Djokovic incerottato, l’amico Zverev o chissà quale sorpresa. Piuttosto chi ride di una sconfitta per 6-0 al terzo set impari dallo stile di Dominic, che ha smentito ogni problema fisico per non togliere meriti a Grigor.
Felix Auger-Aliassime: 6
Sufficienza raggiunta per lo sforzo con cui Auger-Aliassime è arrivato agli ottavi di finale – tra l’altro sconfiggendo il gemello diverso Shapovalov. Ma Felix non dimenticherà mai il primo match al quinto set – più che altro perché il trauma non si ripeta. In vantaggio 6-3, 6-1 contro il qualificato Karatzev, il canadese si è spento mentalmente prima, fisicamente poi. Che sia stata la pressione di essere vicino al primo quarto di finale Slam? Che peccato aver sprecato l’occasione.
Denis Shapovalov: 5
Voto severo perché da Shapovalov ormai ci si aspetta che raggiunga sempre la seconda settimana Slam. Paradossale che il canadese abbia rischiato di uscire già all’esordio contro un Sinner che si reggeva in piedi di nervi più che di corsa – 71 errori non forzati sono davvero troppi. Non giustificabile che fosse teso contro il gemello diverso Auger-Aliassime – vedi le urla lanciate dopo ogni errore: che ingenuità andare avanti di un break nei primi due set e perderli entrambi per 7-5.
Stanislas Wawrinka: 4
Voto basso perché un tre volte campione Slam non deve difettare di killer instinct contro un Fucsovics, che non regala nulla, ma che non il talento per svoltare l’inerzia di una partita. E poi, perché tirarsi la zappa sui piedi rimontando due set, salvandosi quando l’ungherese serviva per il match, trascinarsi al supertiebreak, arrivare a triplo match point – per sfruttare il terzo sarebbe bastato un ace – e subire due mini-break sanguinosi? Cronaca di un’occasione che non tornerà.
Gael Monfils: 4
Voto unicamente per la prestazione. Perché anche il Monfils più angosciato mai visto in campo ha le armi per mettere in difficoltà un Ruusuvuori geometrico, ma inesperto. E perché se l’avversario ti agevola il compito in risposta con 11 doppi falli e tu ti costruisci 23 palle break, ma ne sfrutti solo 6, diventa naturale chiedersi cosa non abbia funzionato. Voto 10 invece alla sensibilità. Il pianto in conferenza stampa ci ha ricordato che il coronavirus ha lasciato segni incancellabili su di noi.
Borna Coric: 4
Nel 2016 si parlava di Coric come il messia in racchetta di Croazia. Fino a ottobre 2018 le aspettative erano state rispettate: prima finale in un Master 1000 e ingresso in top ten sfiorato. Da lì in poi, invece, Borna non si è più evoluto. Uscire al secondo turno contro il numero 192 in classifica McDonald, soprattutto senza mai dare l’impressione di esserci, deve essere motivo di riflessione. Età: 24 anni. Partecipazioni Slam: 23. Quarti di finale raggiunti: uno.
David Goffin: 4
Goffin e i match che diventano psicodrammi: Popyrin ringrazia. Il fatt(acci)o: nel quarto set, sul punteggio di 5-4 e servizio, il belga si procura due match point. Si continua perché nel tennis 40-15 non vuol dire aver già vinto. Tiebreak, 6-4 e un altro servizio a disposizione. David subisce un contro-minibreak, un altro, va in vantaggio 2-0 nel quinto set e poi crolla come un domino. Male.
Nick Kyrgios: 8
Allo spettacolo. Ai tweener a volte insensati, all’underarm serve sul set point nel secondo parziale contro Thiem, alla fucilata di dritto con cui ha annullato match point a Humbert, al tiebreak sublime dominato sempre contro il francese nel quarto set: che lo si odi o lo si ami, Kyrgios serve al tennis e il tennis serve a Nick, che così trascina le folle e si sente un po’ meno cupo e triste. Dopo la partita, sia Ugo che Domi lo hanno ringraziato su Instagram: i tifosi imparino da loro.
Ugo Humbert e Corentin Moutet: 7
Quanto ingeneroso sarebbe pensare che il tennis francese non abbia futuro e/o prospettive, come se Humbert e Moutet avessero scelto di incontrare al secondo turno Kyrgios e Raonic. Freddezza e professionalità il mancino classe 1998 Ugo, estro e carattere fumantino il ventunenne Corentin. In più, entrambi si muovono con scioltezza sul cemento. Sono entrambi alla nona partecipazione complessiva in un torneo Slam: ad altri abbiamo dato molto più tempo per crescere.
Matteo Berrettini: 8
Dopo un anno in condizioni fisiche precarie, Berrettini sembrava aver trovato ritmo e fiducia con lo schema servizio-dritto. Invece, contro Tsitsipas il romano è stato costretto al forfait dall’ennesimo addominale ballerino di Australia. Che Matteo meriti la top ten, però, lo si intuisce da come ha gestito la partita di terzo turno contro Khachanov. Non poteva più tirare bordate a 210 km/h? Ha abbassato la velocità di palla e ha puntato su traiettorie più liftate. E ha vinto per tre set a zero.
Fabio Fognini: 7,5
D’accordo, Fabio aveva dato segnali incoraggianti in ATP Cup, ma sembrava che il match di terzo turno contro De Minaur arrivasse troppo presto. Invece il ligure ha ricordato a tutti che, nonostante le 34 primavere incombenti, quando “it’s one of those days”, quasi nessuno riesce a tenerne il ritmo. E così gli si perdona la scena da matita rossa contro Caruso (che comunque gli vale mezzo voto in meno). Qualche rimpianto per il secondo set contro Nadal, ma non troppo.
Lorenzo Sonego: 4
Che tonfo per Lorenzo. Se si affronta sul cemento un Lopez a quota 75 partecipazioni Slam consecutive, bisogna aspettarsi che, nonostante i due set di vantaggio, lo spagnolo tiri fuori dal cilindro qualche ace o volee vincente. Tre palle break concesse, tre occasioni sfruttate da Feliciano. Feliciano che, a proposito di palle break, ne aveva affrontate undici nei primi due parziali e zero nei successivi tre. 40 anni di esperienza sconfiggono 25 anni di freschezza atletica.
Jannik Sinner: 8
Ode al diciannovenne altoatesino che ci dimostra come talento e abnegazione siano la ricetta per il successo. Tre ore, otto minuti e un match point annullato di sabato contro Khachanov, due ore, un derby e un titolo ATP contro Travaglia: Sinner poteva chiedere il rinvio di un match già sfortunato dal sorteggio contro Shapovalov. Invece non ha protestato, si è preso il primo set, ha finito le energie, ma poi ha deciso di rifiutare la sconfitta e di trascinarsi, più anima che gambe, al quinto set. Ancora meglio l’atteggiamento in conferenza stampa: niente scuse, solo autocritica.
Salvatore Caruso: 7
Non tutti sono Djokovic o Nadal, ma sarebbe bello mostrare ai bambini l’esempio di Caruso che, sbocciato a 27 anni, ha vinto almeno un match in ogni Slam tranne Wimbledon – e a momenti raggiungeva anche il terzo turno in ogni prova di un Major tranne Wimbledon. Gli si chiedeva di vincere contro Laaksonen e di dare filo da torcere a Fognini. Non ha tradito, al punto che non importa più che non abbia sfruttato il match point. La vita comincia dopo i trenta.
Stefano Travaglia: 6
Voto politico perché davvero non si comprende il motivo per cui Tennis Australia non abbia concesso un meritato giorno in più di riposo a un Travaglia che 24 ore prima aveva perso una dispendiosa finale contro Sinner. E dire l’italiano ha anche dato tutto per onorare l’impegno, procurandosi la chance di chiudere al servizio il primo set contro un Tiafoe che sarebbe da evitare in tabellone anche se si fosse tirati a lucido. Poi Stefano non ne aveva più. Ma meritava di meglio.
Marco Cecchinato: 5
Niente di nuovo sul fronte australiano. Che tra Cecchinato e il cemento ci sia una relazione di odio senza amore lo si sa dal 2018. Che McDonald fosse comunque un avversario da affrontare a viso aperto lo suggeriva la classifica. E invece nulla: se non si chiama Roland Garros, il palermitano non vince al primo turno di uno Slam. Il rimpianto? Marco aveva anche vinto il primo set. La consolazione? Chi avrebbe mai pronosticato che Mackenzie poi arrivasse fino agli ottavi di finale?
Gianluca Mager: 6
Mager avrebbe avuto una pagella analoga a quella di Cecchinato, se non fosse che poi quel Karatzev che lo ha eliminato si è spinto fino in semifinale. Resta agli atti che il ligure possiede le armi per incidere anche sul cemento, come si era visto a Delray Beach. E si consoli: anche Auger-Aliassime e Schwartzman non hanno capito granché contro il russo.
Andreas Seppi: 4
Più o meno sei anni fa Seppi sconfiggeva Roger Federer sulla Rod Laver Arena e arrivava a un punto da un meritato quarto di finale Slam, prendendosi anche lo scalpo di un Kyrgios ancora promessa – e per questo meno sregolato. Che triste, quindi, vedere Andreas uscire già al primo turno contro la vecchia volpe – ma sulla terra rossa – Cuevas. La grinta in campo non manca mai, ma per quello zero su sei alla voce palle break salvate non sono esistite soluzioni.
Michela Curcio