…E alla fine gli Australian Open sono andati in archivio esattamente come ci si aspettava dal primo giorno: Naomi Osaka ha vinto il quarto Slam in carriera sconfiggendo in finale una volenterosa Jennifer Brady per 6-4, 6-3. Diamo i voti alle protagoniste del torneo.
Naomi Osaka: 10 e lode
Che voto si dà a chi vince il quarto Slam a 23 anni, salvando match point negli ottavi di finale contro la Muguruza? Così il cammino di Naomi a Melbourne: Pavlyuchenkova (ex numero 13 del ranking, sei volte in un quarto di finale Major e 12 titoli WTA in bacheca), Garcia (ex numero 4 del ranking e nell’albo d’oro del Premier Mandatory di Beijing e del Premier 5 di Wuhan), Jabeur (testa di serie numero 27), Muguruza (ex numero 1 del ranking, trionfatrice al Roland Garros e a Wimbledon), Hsieh (tre Slam vinti in doppio), Serena Williams (non servono presentazioni) e Brady (testa di serie numero 22). Ancora: 4-0 nelle finali Major, più Slam che altri trofei WTA. What else?
Jennifer Brady: 9
Guai a dire che non doveva essere in finale, perché sul cemento la Brady gareggia alla pari (quasi) con tutte. Che la statunitense in semifinale sia stata cinica nonostante il nervosismo con il dritto – si legga alla voce tre palle break su tre sfruttate contro la Muchova – e che abbia ancora 25 anni, lascia ben sperare per il futuro. E che carina a dire di essersi divertita in campo, nonostante sia stata dominata da una Naomi non brillante. Meritata la posizione numero 13 nel ranking WTA.
Serena Williams: 8
Long live Serena: lo Slam 24 le sarà sfuggito, ma davanti a una Osaka ormai erede designata. Prima di arrendersi con onore in semifinale, la Williams aveva dispensato lampi di classe e di potenza soprattutto contro una Sabalenka che potrebbe esserle figlia e contro una Halep che si era illusa di poter bissare Wimbledon 2019. Non solo: la “regina” è sembrata tonica e reattiva negli spostamenti – il vero tallone d’Achille ultimamente. Che le altre tremino: 40 è soltanto un numero.
Karolina Muchova: 8-
Unico rimpianto, che Karolina abbia tremato nel terzo set contro la Brady. Data out già al primo turno contro la Ostapenko, la Muchova ha risposto soprattutto vincendo il derby di terzo turno contro la Pliskova (epica la rimonta da 0-5 a 7-5 nel secondo set), il complicato match di ottavi di finale contro la Mertens (la belga aveva servito due volte per il primo parziale) e nei quarti di finale contro la Barty (medical timeout a parte, la ceca è risalita dall’1-6, 1-2). Una ammazzagrandi.
Ashleigh Barty: 7
Portare a casa un titolo WTA e un quarto di finale Slam al rientro dopo un anno resta un risultato straordinario. Eppure la Barty aveva la possibilità di vincere il Major di casa non perché fosse in forma smagliante, ma per un tabellone abbordabile turno dopo turno. L’australiana aveva sconfitto senza troppi patemi la Kovinic (6-0, 6-0 e dieci punti lasciati alla montenegrina), la Gavrilova (nonostante qualche controbreak di troppo), la Alexandrova e la Rogers. E anche contro la Muchova era in vantaggio 6-1, 2-1 e servizio. Poi il medical timeout e il crollo psico-fisico.
Simona Halep: 7
Se Serena Williams decide che il tuo cammino Slam si interrompe nei quarti di finale, ti devi arrendere anche se ti chiami Simona Halep e avevi per due volte un break di vantaggio nel secondo set. Nei turni precedenti, la rumena aveva alternato prestazioni barcollanti, come quella contro una Tomljanovic che aveva servito per il match sul 5-3 e contro una coriacea Swiatek, a prove convincenti come quelle contro Cabrera e Kudermetova. Arrivederci al prossimo anno.
Su-Wei Hsieh: 8
Anche nel circuito WTA, 35 anni non sono troppi per sognare: lo sa una Hsieh al primo quarto di finale Slam in singolare. E se Su-Wei non ha avuto chance contro la Osaka, tocca scegliere quale vittoria precedente sia stata la più significativa. Opzioni: 1) aver scardinato le sicurezze della Pironkova; 2) aver neutralizzato il tennis offensivo della Andreescu; 3) aver rimontato uno svantaggio di 3-5 alla Errani nel terzo set; 4) aver scherzato con un’incerta Vondrousova.
Jessica Pegula: 8
Quarti di finale arrivati sconfiggendo Azarenka (due volte campionessa Slam, ex numero 1 del mondo, finalista agli US Open nel 2020), Stosur (trionfatrice agli US Open nel 2011), Mladenovic (ex top ten) e Svitolina (in top five); semifinale sfumata con il mini-rimpianto di un break non sfruttato nel terzo parziale – ma poi la Brady ha vinto sei game consecutivi: la Pegula non è più una sorpresa. Ma non lo era già dal 2019, quando a Washington aveva nettamente sconfitto la Giorgi in finale, o dal 2020, quando ad Auckland si era arresa soltanto a Serena Williams.
Garbine Muguruza: 6,5
Mezzo voto in meno perché si è stranamente irrigidita a un match point dal traguardo, quando non aveva mostrato un tennis di qualità, ma aveva sfruttato gli errori di una Osaka che con il dritto aveva sbagliato tutto e il contrario di tutto. Con il livello di forma che la Muguruza aveva mostrato contro Gasparyan, Samsonova e Diyaz – aveva lasciato per strada dieci game in tre match – vien da pensare che abbia sprecato una clamorosa chance per avvicinarsi al Career Grand Slam.
Iga Swiatek: 7
Ottavo di finale Slam sul cemento alla prima uscita dopo il trionfo al Roland Garros. A 19 anni. Sconfitta da una Halep in versione deluxe. La Swiatek non deve demoralizzarsi, perché già gareggia alla pari con tutte su ogni superficie. Ha perso per un game interpretato male – il quinto nel terzo set – e per la troppa frenesia nel mettere in pratica quel piano tattico che la rende più simile a una scacchista che a una tennista. Prima o poi porterà a casa Daphne anche lei.
Aryna Sabalenka: 7
Seconda settimana Slam raggiunta per la seconda volta in carriera, la prima agli Australian Open. Un ottavo di finale contro una Williams in forma smagliante. Una battaglia di oltre due ore persa sui dettagli: la Sabalenka non deve rimproverarsi molto, se non un ultimo game troppo teso. Anzi, Aryna deve rallegrarsi per le vittorie contro Kasatkina e Li: un anno fa avrebbe perso questi match.
Marketa Vondrousova: 6
Sufficienza raggiunta per aver raggiunto la seconda settimana Slam – prima volta agli Australian Open. Che occasione sprecata, però, contro la Hsieh, contro la quale la Vondrousova non ha mai trovato ritmo e non è mai riuscita a impostare il proprio gioco. Comunque il ranking ringrazia: 170 punti in più sono un lusso, considerato che a giugno ci sarà da difendere la finale al Roland Garros.
Elina Svitolina: 5,5
Anno nuovo, vecchi problemi negli Slam. Dopo il suicidio sportivo al Roland Garros 2020, alla Svitolina era capitata un’occasione altrettanto ghiotta di trionfare in un Major, sia grazie a un sorteggio che la aveva permesso di schivare i pericoli Osaka, Williams, Muguruza, Sabalenka e Andreescu, sia grazie agli inciampi di Kenin, Azarenka e Sakkari nel proprio lato di tabellone. Fino ai match contro Bouzkova, Gauff e Putinseva, l’ucraina non aveva neanche perso un set. Poi, agli ottavi di finale, di fronte a una Pegula spregiudicata, Elina si è incartata. Prevedibile ormai.
Belinda Bencic: 5,5
Mezzo voto in meno perché uscire contro una Mertens più in forma era pronosticabile, ma non così. La Bencic ringrazia la classifica congelata per essere ancora vicina alla top ten, ma deve cambiare marcia se vuole essere protagonista nel 2021. Quando torna la prodigy girl Belinda che si esaltava contro le big, che arrivava in semifinale agli US Open? La svizzera vale più di due vittorie sofferte contro Davis e Kuznetsova e di ventisette doppi falli in tre match.
Karolina Pliskova: 4
Che difficilmente la Pliskova potesse vincere gli Australian Open lo si sapeva. Che non arrivasse neanche agli ottavi di finale nonostante un tabellone tutt’altro che impossibile, lo si aggiunge al lungo elenco di delusioni negli Slam. Ad approfittare di questo ennesimo blackout mentale, una Muchova immune alla pressione da derby. Masterclass su tutto: il suicidio da 5-0 di vantaggio alla sconfitta per 7-5 nel secondo set. Quanto è difficile essere una numero 1 senza corona e scettro.
Bianca Andreescu: 6
Sufficienza politica per il rientro in campo dopo 15 mesi, da quel lontano ottobre 2019 in cui la Andreescu si infortunò al ginocchio nel match di round robin contro la Pliskova alle WTA Finals. Perfetta per un set e mezzo contro la Buzarnescu, campionessa vera quando ha annullato tre palle break per il 4-3 e servizio per la rumena, arrugginita contro una Hsieh che la avrebbe messa in difficoltà anche nei giorni di gloria. Voto 10 alle lacrime trattenute dopo la vittoria all’esordio.
Sofia Kenin: 4
Down but never out non vale per la Kenin, sconfitta al secondo turno da una Kaia Kanepi così spensierata da spazzarla via con il punteggio di 6-3, 6-2. «Non sono al 100% fisicamente e mentalmente, mi sono messa troppa pressione addosso», ha detto tra le lacrime in conferenza stampa. Ha 22 anni, si rialzerà. Sempre che i giornalisti che scrivono per il NYT non preferiscano massacrarla anche contando quante volte la statunitense dice “obviously” davanti ai microfoni.
Petra Kvitova: 4
Se la Kenin non ha mai dato l’impressione di avere fiducia in se stessa e la Andreescu è un cantiere aperto, la Kvitova dovrebbe sapere che ogni Slam che passa le toglie un’opportunità di rimpinguare il bottino in bacheca – specialmente perché la ceca ha già spento le “enta” candeline. La Cirstea, poi, veniva da quattordici giorni di stop forzato, né sembrava in uno stato di forma inarrestabile, vista la seguente sconfitta contro la Vondrousova per 6-2, 6-4. Occasione sprecata.
Cori Gauff: 6
La Gauff ha sedici anni e se nel 2020 la statunitense aveva impressionato per come sembrava già una veterana, le si addice decisamente di più la sconfitta di inesperienza al secondo turno contro una Svitolina in una giornata attenta soprattutto con la prima di servizio. Piuttosto Coco doveva convincere contro quella Teichmann che la aveva messa in difficoltà durante lo Gippsland Trophy. Risultato? 6-3, 6-2 in cinquantasette minuti senza mai subire break. Da qui si ricomincia.
Viktoria Azarenka: 4
In quale momento la Azarenka ha sbagliato la preparazione fisica? Forse già quando ha dato forfait per il match di quarti di finale del Grampians Trophy contro la Kontaveit. Oppure Vika deve prendersela con le regole di Tennis Australia che la hanno costretta a una quarantena rigida per il caso di Covid-19 sul volo che la aveva portata a Melbourne. Rifletta, infine, sul set point al servizio non sfruttato contro la Pegula nel primo parziale. A margine: se la bielorussa ha acciacchi di cui non vuole parlare, ne ha il diritto. Pazienza se qualche giornalista del New York Times si offende.
Maria Sakkari: 4
Alzi la mano chi aveva pronosticato la Sakkari in seconda settimana Slam e, dopo il primo turno, ha pensato: perché mi sono sbagliato? La greca, arrivata agli Australian Open da outsider, viene sorteggiata contro una Mladenovic che non aveva ancora vinto nel 2021, rimonta un set con un 6-0 che sembrava aver svoltato il match… e subisce il break a inizio di terzo parziale, senza mai più impensierire la francese in risposta. Presenze nei Major? Venti. Quarti turni raggiunti? Due.
Jelena Ostapenko e Sloane Stephens: 4
Pagella unica con bocciatura per chi nel 2017 vinceva Slam e oggi spesso non supera il primo turno in un Major. Sia la Ostapenko che la Stephens avevano un esordio difficile ma non impossibile, rispettivamente contro Muchova (testa di serie numero 25) e Putinseva (testa di serie numero 26). La lettone non è mai stata avanti nel punteggio e ha chiuso con 15 vincenti, otto in meno rispetto all’avversaria – un’onta. La statunitense, invece, ha avuto un set di vantaggio prima e un break a favore sia nel secondo che nel terzo set. Se non fosse che poi ha smesso di credere nella vittoria.
Sara Errani: 7,5
Che rimpianti contro la Hsieh, ma a 33 anni la Errani lascia ancora il segno nel main draw di uno Slam, anche partendo dal purgatorio qualificazioni. Se il servizio non la avesse tradita sul 5-3, l’italiana sarebbe tornata in seconda settimana di un Major per la prima volta dal Roland Garros 2015. In precedenza Sara aveva rimontato uno svantaggio di 1-4 nel terzo set contro la Wang e aveva sconfitto con uno storico 6-1, 6-0 una Venus Williams infortunata. Orgoglio.
Camila Giorgi: 6,5
Mezzo voto in più per la vittoria all’esordio contro la Shvedova, successo non scontato perché la Giorgi arrivava agli Australian Open in condizioni fisiche un po’ precarie – maledetti addominali. Poi chiedere a Camila di vincere la partita a scacchi contro la Swiatek sfondando con vincenti su vincenti era pretestuoso. Anche perché non sempre si scende in campo in giornata di grazia.
Jasmine Paolini: 5,5
Mezzo voto in meno per il 6-0, 6-2: un risultato troppo pesante anche di fronte a Karolina Pliskova. Però la Paolini meriterebbe miglior fortuna nei sorteggi: prima di dover tentare l’impresa anche a Melbourne, da agosto 2020 la toscana si è trovata di fronte la Kasaktina (esordio a Palermo), la Mertens (esordio a Praga), la Garcia (esordio agli US Open), la Halep (secondo turno a Roma), la Kvitova (secondo turno al Roland Garros) e la Sabalenka (esordio a Linz). Chiamatela sfortuna.
Martina Trevisan: 5,5
Mezzo voto in meno perché la Trevisan, che vanta un quarto di finale Slam al Roland Garros, non dà mai l’impressione di essere a proprio agio sul cemento. Superficie che, al contrario, si adatta bene alla Alexandrova che arrivava a Melbourne dopo due semifinali WTA tra novembre 2020 e gennaio 2021. E poi Martina deve lavorare sul servizio: cinque break subiti in due set sono troppi.
Michela Curcio