Finalmente Dasha! Due anni e quattro mesi dopo il trionfo in Kremlin Cup nel 2018, la Kasatkina è tornata a vincere un titolo nel circuito maggiore. In finale nel WTA 250 Phillip Island, la ventitreenne russa ha sconfitto in rimonta la ceca Marie Bouzkova con il punteggio di 4-6, 6-2, 6-2. Diamo i voti alle protagoniste del torneo.

Daria Kasatkina: 9

Sguardo dolce e felpa bianca, a giugno 2020 la Kasatkina si raccontava così sulla pagina Instagram “Behind the Racquet”: «Mi sentivo persa. Volevo fermarmi, ma dovevo giocare i tornei obbligatori per il mio ranking. Se avessi deciso di non partecipare, avrei dovuto pagare multe salate. Stavo crollando». Perché nel tennis spesso succede questo: essere un astro nascente (la russa già prometteva di arrivare in alto in finale al Bonfiglio nel 2013), esplodere tra Indian Wells, il Roland Garros e Wimbledon a 20 anni e poi scoprire che stanno emergendo coetanee con un piano tattico che è la kryptonite per te (il tatticismo di Dasha mal si concilia con la bruta potenza di Osaka, Sabalenka, Andreescu e Rybakina, per dire). Infine la favola: il trionfo a Phillip Island e le lacrime di gioia al termine di un torneo in cui ha alternato vittorie nette a rimonte di testa e cuore. Brava.

Maria Bouzkova: 8

“Second time was not a charm” per la Bouzkova, ma se la ventiduenne ceca non si mette pressione sulle spalle, vincerà anche lei un titolo WTA entro fine 2021. Ed è inutile pensare a cosa sarebbe successo se all’esordio la Kovinic non fosse stata costretta al ritiro mentre si trovava in vantaggio di un set (ma sotto 0-5 nel secondo parziale), perché Marie ha legittimato il suo cammino soprattutto rimontando una sfortunatissima Teichmann e annullando due match point in semifinale a un nome che non ha bisogno di presentazioni come Bianca Andreescu. In finale non aveva più energie, ma ha comunque provato a offrire spettacolo. Encomiabile.

Bianca Andreescu: 6,5

Mettiamola così: che la Andreescu sia arrivata fino in semifinale al secondo torneo disputato dopo uno stop di 15 mesi è un risultato straordinario. Che il players field, però, non fosse assai competitivo – specialmente dopo l’uscita della Kenin – va puntualizzato. Ancora: che Bianca sia stata in grado di reggere fisicamente le tre maratone di almeno due ore e mezza ciascuna contro la Brengle, la Begu e la Bouzkova, promette bene per il prosieguo di 2021. Che contro la russa, però, la canadese non abbia sfruttato un vantaggio di 4-1 nel terzo set prima e due match point in risposta poi, ne mette in luce i 20 anni (ancora) di inesperienza. In ogni caso, bentornata tra noi.

Danielle Collins: 6,5

Zero su quattro nelle semifinali: una maledizione. La Collins, che è stata numero 23 nel ranking WTA e che contro la Kasatkina partiva leggermente favorita, complici gli acciacchi ha perso un’occasione d’oro per la prima finale nel circuito maggiore e forse anche il primo titolo – meglio trovarsi di fronte la Bouzkova che la Andreescu. E la sconfitta sarebbe stata anche più netta – come se le 19 palle break offerte già non lo fossero – se la russa fosse riuscita a servire per il match sia nel decimo che nel dodicesimo game del secondo set. Giornata no o braccio che trema?

Anastasia Pavlyuchenkova: 5,5

Mezzo voto in meno perché, nonostante il derby contro la Kasatkina fosse insidioso, la Pavlyuchenkova sembrava in controllo nel primo parziale e perché non ha mai più di tanto impressionato da quando il tennis è ripartito dopo il lockdown da coronavirus. Tragico soprattutto il modo in cui Nastya ha interpretato il set decisivo: non è mai riuscita a tenere il servizio se non nel nono game (e a zero), quando ormai Dasha aveva consolidato il break. E all’ultima chiamata, ossia la palla break dopo aver annullato due match point, comunque la ventinovenne di Samara ha perso il treno. Non bene per chi vanta un quarto di finale in ogni Slam e 12 titoli WTA.

Olivia Gadecki: 8

Che la Kenin fosse in campo con un’appendicite acuta, non lo sapevano né Olivia, né Sofia. Che la Gadecki abbia chiuso il match con 44 vincenti non dipende da nessuna fortunosa contingenza. Spregiudicata, spensierata, impavida: chissà se “Sonya”, non le abbia invidiato la leggerezza piuttosto che il dritto o il rovescio. E che l’upset fosse nell’aria lo si è compreso quando la diciottenne “aussie” si è presa il secondo set nonostante i primi cinque set point non sfruttati. Passi la giornata no contro la Peterson, perché nel frattempo la Barty, che la ha scelta come sparring partner a fine 2020, lo ha detto: ben presto la vedremo ad altissimi livelli.

Ajla Tomljanovic: 5,5

Mezzo voto in più perché meglio sarebbe stato per la Tomljanovic non incontrare al secondo turno la Pavlyuchenkova. Eppure per l’australiana cominciano a essere troppe le sconfitte arrivate nonostante il set di vantaggio. Il match contro la russa si è deciso nel nono game del secondo parziale, quando Ajla, che aveva recuperato un break di ritardo, ha nuovamente perso il servizio – tra l’altro a zero – prima di schiantarsi nettamente nel terzo set. L’ultima volta che la ventisettenne di origini croate ha vinto due match di fila? Settembre 2019.

Alize Cornet: 4

Aveva avuto il vantaggio di scendere in campo di domenica. Sapendo che il quadrante in cui era stata sorteggiata era presidiato da una Martic non in forma smagliante e da un gruppo di qualificate e wild card da non temere. Consapevole che quasi tutte le teste di serie che avevano debuttato di sabato avevano perso rovinosamente (Stephens, Garcia, Zheng, Podoroska e Sevastova). Invece all’esordio contro la Birrell – numero 739 nel ranking WTA – la Cornet ha perso il primo set 6-2 (ma era stata in svantaggio 0-5 e servizio per l’australiana) e ha sprecato tre set point nel secondo parziale. Difficile immaginare come sarebbe potuta andare peggio.

Caroline Garcia: 4

Tra ottobre 2020 e gennaio di 2021 sembrava che la Garcia se non altro avesse ritrovato fiducia nei propri mezzi in campo. Evidentemente, però, la francese non ha metabolizzato la netta, nettissima, sconfitta contro la Osaka agli Australian Open. Tanto da tremare in ogni turno di servizio contro la Doi e da doversi paradossalmente ritenere soddisfatta per la sconfitta con il punteggio bugiardo di 7-5, 6-3. Ma ancora più bugiarde sono le statistiche: 68% di prime, 61% di punti portati a casa con la seconda: come risolvere un problema che va oltre i numeri?

Nadia Podoroska: 4

Se durante lo Yarra Valley Classics, la Podoroska sembrava aver preso le misure a una superficie che non le aveva ancora portato fortuna nel circuito maggiore, tra gli Australian Open e il torneo di Phillip Island sono arrivati due stop che dimostrano come l’argentina debba ancora maturare sul cemento. Anche perché la Begu non ha neanche impressionato per portare a casa la partita – si legga alle voci sette doppi falli e sette match point non concretizzati, galeotto fu l’ottavo. E dire che fino ai quarti di finale il tabellone non era neanche impossibile.

Andrea Pektovic: 4

Cosa dice la Legge di Murphy? Lo saprà la Pektovic, che non vale la posizione numero 103 nel ranking, ma che, tra infortuni, coronavirus e rimonte che le restano in gola non vince più di un match in un torneo da Linz 2019. E la striscia non si è interrotta a Phillip Island, nonostante contro la Blinkova la tedesca avesse avuto prima due match point in risposta nel decimo game del secondo set, poi per due volte un break di vantaggio nel terzo parziale. E la russa ha anche commesso tredici doppi falli e concesso 22 palle break. Sfortuna o mancanza di killer instinct?

Sloane Stephens: s.v.

Crisi senza fine per la Stephens, abbattuta anche per i tragici lutti in famiglia. Che una campionessa Slam sia costretta a scendere in campo in un torneo secondario per prematura eliminazione in quello principale non promette iniezioni di fiducia in arrivo. Se poi per la statunitense arriva un’ennesima sconfitta contro un’avversaria sulla carta meno quotata come la Gracheva – sconfitta tra l’altro maturata con un inequivocabile 6-2, 6-2, non resta che chiedersi: «Chi salverà Sloane?».

Sofia Kenin: s.v.

Se la Kenin fosse stata valutata semplicemente per la prestazione contro la Gadecki, si sarebbe detto che anche volendo comprendere che la statunitense non sa più in che lingua dire che non sta bene mentalmente più che fisicamente, una campionessa Slam non può permettersi una sconfitta contro una wild card senza classifica – per quanto la spensierata diciottenne Olivia avesse chiuso il match con 44 vincenti. Invece, Sofia ha annunciato sui social che, 24 ore dopo la sconfitta, si è sentita male e le è stata diagnosticata un’appendicite acuta. Per questa volta la si perdona.

Sara Errani: 4

Dopo la sbornia contro Venus Williams, i postumi a Phillip Island. Se la Errani anche nei giorni migliori non si affida al servizio, si comprende come contro la Zhu, Sara abbia subito il break sei volte su otto – tre per set. Anzi, il 6-2, 6-3 con cui la bolognese ha salutato Melbourne sembra quasi generoso. Tornare in top 100 non sembra impossibile. A patto, però, di vincere anche queste partite, non solo i match che profumano di torneo di lusso.

Elisabetta Cocciaretto: 5

Voto generoso perché la Cocciaretto non era al meglio con il servizio fin dallo Yarra Valley Classic. Però se Elisabetta ambisce a debuttare in top 100 – e a prendersi sulle spalle il claudicante tennis femminile “in rosa” – non deve uscire contro la Raina, avversaria sulla carta abbordabile. Il match sembrava svoltato nel primo set dopo che la marchigiana aveva salvato due palle per il doppio break. Dal 7-5 in poi, il buio, con il break subito sette volte su otto. Inciampo da dimenticare.

Michela Curcio