Ultima settimana prima che i campionati di calcio vadano in pausa, ma anche tennis e rugby champagne in Italia e nel mondo, una stagione di sci giunta al termine e lo spettacolo andato in scena durante la Milano-Sanremo: il weekend sportivo trascorso ci regala cinque riflessioni.
- Ultima settimana di super calcio, poi pausa – pt.2
Ultima settimana di overdose da calcio: che cosa si conserva in archivio? Champions League edition: 1) L’Atalanta tenga la testa alta per aver provato a imporre il proprio gioco nel tempio che si chiama Santiago Bernabeu, oltre l’errore di Sportiello e la punizione gioiello di Muriel; 2) Diciamocelo francamente: la Lazio non aveva chance con il Bayern Monaco fin dal sorteggio; 3) Ora o mai più se il Manchester City vuole vincere la coppa; 4) E pensare che l’Atletico Madrid partiva favorito contro il Chelsea. Europa League edition: 1) Buona notizia: la Roma ha il tempo di aspettare Dzeko se nel frattempo Borja Mayoral mantiene questi ritmi; 2) Cattiva notizia: il Milan non meritava di essere eliminato dal Manchester United, ma Pogba è un fuoriclasse; 3) Complimenti al Molde per aver sempre onorato l’impegno in campo; 4) La settimana scorsa si scriveva che il Tottenham aveva blindato la qualificazione. Risposta? Un’epocale figuraccia contro la Dinamo Zagabria. Ma bravo Mourinho a congratularsi con gli avversari negli spogliatoi. Campionati europei edition: 1) Non ha senso che Pirlo si lamenti di ASL, Inter e coronavirus se la Juventus perde in casa contro il Benevento; 2) L’Atalanta non è presuntuosa se sogna il terzo posto; 3) Il Milan non vincerà lo Scudetto, ma resta encomiabile per grinta e spirito di squadra; 4)Si scrive Roma, si legge sconfitta in uno scontro diretto. E attenzione al Napoli, perché chissà che non scippi il posto in Champions League proprio alla Juventus;5) Che SCHIFO gli insulti razzisti a Simy; 6) Se il Bayern Monaco viaggia e il Lipsia insegue, Borussia Dortmund e Leverkusen crollano sempre più – sciagurati rispettivamente il 2-2 contro il Colonia e il 3-0 contro l’Hertha Berlino; 7) Che l’Atletico Madrid ringrazi Suarez e Oblak per l’1-0 contro l’Alaves; 8) Con il Lilla che stecca contro il Nimes e il Paris St. Germain che torna a ringhiare contro un Lione a rallenty, la Ligue 1 sta diventando una giungla;9) Game over in Eredivisie per il PSV, sconfitto contro l’Alkmaar per 2-0
- Dubai, Acapulco, San Pietroburgo e Monterrey: dormire è sopravvalutato
Una finale che nessuno avrebbe pronosticato trenta giorni fa, contro un big match da Slam: this is tennis. A Dubai ci si inchina ad Aslan Karatzev, ancora on fire dopo l’exploit in semifinale agli Australian Open. Il russo ha rischiato contro Sonego e Sinner, ma non ha perso fiducia in quel tennis potente e impulsivo che poi lo ha portato a mettere a segno 41 vincenti contro un Rublev che era in striscia positiva negli ATP 500 da settembre 2020. Per il generoso Lloyd Harris, in finale dopo una rimonta incredibile su uno Shapovalov – indovinate un po’ – sprecone, il primo titolo nel circuito maggiore è rimandato, ma probabilmente non a data da destinarsi. Emozioni da montagne “russe” (ah, l’ironia) nell’atto sette tra i Sascha-nos, ossia Alexander Zverev e Stefanos Tsitsipas. Il greco si presentava ai nastri di partenza con un vantaggio di 5-1 negli scontri diretti e si è subito portato 4-1, 40-15 e due palle per il doppio break. E poi? Il tedesco ha lasciato andare il braccio, ha tirato un paio di rovesci devastanti e ha vinto il primo set 6-4. Altro giro, altra corsa: Sascha ha avuto la possibilità di chiudere la partita sul 5-4, ha avuto match point, ma Stefanos si è ribellato alla sconfitta, in un flashback che ha ricordato da vicino la partita a Toronto nel 2018. Da lì in poi meglio rivedere tutto con alcool e popcorn. Meno emozioni in WTA: a San Pietroburgo, una ritrovata Daria Kasatkina si è presa il secondo titolo in stagione, prima a riuscirci nel torneo di casa, mentre a Monterrey è arrivato il primo trofeo in carriera per la predestinata Leylah Fernandez.
- Titoli di coda sulla stagione di sci 2020/2021
«Vivere un sogno porta fortuna», ha scritto la Goggia su Twitter per festeggiare la vittoria della Coppa del Mondo di discesa femminile, la seconda in carriera dopo quella arrivata nel 2018 e la seconda gioia di specialità in stagione per l’Italia, dopo il trionfo di Marta Bassino in Gigante. L’ufficialità è arrivata dopo la cancellazione di tutte le gare in programma a Lenzerheide: meglio così, perché Sofia era pronta ad affrettare il rientro dopo la frattura alla tibia affinché il titolo non le venisse strappato dalle mani in modo più che mai beffardo. L’infortunio aveva rischiato di compromettere una stagione semi-perfetta: fino all’infortunio, la bergamasca stava dominando la classifica generale di discesa con 480 punti, frutto di quattro vittorie (Val d’Isere, Sankt Anton e la doppietta a Crans Montana) e di un secondo posto (sempre a Val d’Isere). Da una Lenzerheide che non fu, a una Lenzerheide agrodolce: l’ultimo Gigante nel 2021 ha visto la Bassino stringere in mano la Coppa di Cristallo, arrivata grazie ai 546 punti conquistati in stagione, e la Liensberger vincere la Coppa di slalom. La Coppa del Mondo generale, invece, è andata a Petra Vlhova, per la quale mai sesto posto è stato più dolce. Infine, la doppia faccia d’Italia: emozione per Irene Curtoni, all’ultimo tango in carriera; nubi sul futuro di Federica Brignone. «Oggi non me ne fregava nulla, devo ritrovare motivazioni», ha detto la milanese. Si spera in una off-season serena per lei.
- Milano-Sanremo: sprazzi di grande ciclismo
E alla fine Jasper Stuyven ha vinto la centododicesima edizione della Milano-Sanremo forse senza neanche sapere lui in che modo. Ventotto anni, una tappa alla Vuelta nel 2015, un quarto posto alla Parigi-Roubaix nel 2017 e la Classifica generale del Deutschland Tour nel 2019, il belga si aggiunge all’albo d’oro di una competizione quanto “Classicissima” tanto imprevedibile. A Peter Sagan, “medaglia di legno” in Liguria, non rimane che leccarsi le ferite: lo slovacco proprio non riesce a trovare il feeling con l’Italia. Altrettanto beffati sia l’olandese Mathieu van der Poel che il trionfatore nel 2019, Julian Alaphilippe, rispettivamente quinto e sedicesimo sul traguardo. Chi è salito sul podio, quindi? Caleb Ewan e Wout van Aert, già vincitore nel 2020. Delusione enorme per la truppa azzurra: Sonny Colbrelli, Matteo Trentin e Giacomo Nizzolo hanno chiuso rispettivamente ottavo, dodicesimo e diciottesimo, addirittura trentacinquesimo all’arrivo Vincenzo Nibali, relegato a gregario per il Team Ineos Filippo Ganna. Grandi nomi ridimensionati da chi forse ci ha creduto un po’ di più: «Mi sono detto: o la va, o la spacca. In volata avrei sicuramente perso, ma che tu vinca di un centimetro o di un chilometro, l’importante è vincere», ha detto Stuyven. Più che la fortuna, le idee chiare aiutano gli audaci.
- Il rugby tra Italia, Europa e mondo
Rugby in tre salse diverse tra Italia, Europa e mondo. Il Sei Nazioni sembrava in mano al Galles e invece la Francia tenterà il comeback nel recupero contro la Scozia. A cambiare le carte in tavola, proprio la vittoria dei transalpini contro il Galles: le decisive mete francesi sono arrivate negli ultimi quattro minuti di match, con la squadra di casa che era rimasta con un uomo in meno dopo l’espulsione di Willemse. E l’Italia? Nessuna novità: è da sempre (e forse sarà per sempre) cucchiaio di legno. In Top 10 sono ancora troppi i match da recuperare, ma Petrarca Padova, al netto di un pareggio contro Calvisano, sa soltanto vincere. Ruolino che non potrebbe peggiorare, invece, per Lazio: la prima gioia in stagione non vuole proprio arrivare. Infine si vada in Australia per la regular season di Super Rugby. In Conference Australia la situazione è cristallina: i Reds sono imbattuti, i Warathas inseguono il primo acuto in stagione e Brumbies e Rebels, che comunque hanno insidiato proprio i Reds nei rispettivi scontri diretti, sono nettamente avvantaggiati per i playoff sui Force che, se non altro, sono tornati alla vittoria dopo un 2020 annus horribilis. Più nebuloso il quadro in New Zealand Conference: i Crusaders sono gli unici ad aver disputato quattro match – e li hanno portati a casa nettamente. Da segnalare che anche i Chiefs hanno festeggiato un successo che non arrivava dalla vittoria contro i Warathas il 6 marzo 2020 – un’eternità – mentre gli Hurricanes sembrano fuori dalla partita, avendo raccolto un punto in tre partite.
Michela Curcio