Doppia favola tra Germania e Gran Bretagna: in finale nel WTA 500 di Berlino Ludmilla Samsonova ha conquistato il primo titolo nel circuito maggiore sconfiggendo Belinda Bencic con il punteggio di 1-6, 6-1, 6-3, mentre nel WTA 250 di Birmingham Ons Jabeur ha piegato Daria Kasatkina in un match terminato 7-5, 6-4 per la tunisina. Diamo i voti alle protagoniste dei due tornei.

Ludmilla Samsonova: 10

Se la burocrazia non si fosse messa di traverso, l’Italia avrebbe gioito due volte sull’erba grazie alla vittoria della Samsonova a Berlino. Osservata speciale fin da juniores per un servizio che tocca vette di 190 km/h al centro e 178 km/h con traiettorie a uscire – per intenderci Nadal non serve molto più velocemente di così – la russa, che ha ancora 22 anni, ha vissuto una settimana da sogno ed è stata premiata con il primo titolo nel circuito maggiore. Vondrousova, Kudermetova, Keys, Azarenka e Bencic: nomi che danno l’idea di un cammino quasi senza dubbi. L’unico momento di appannamento? Non tanto il set perso con Madison (anche perché poi Ludmilla ha interpretato i due tiebreak con piglio da veterana), ma lo svantaggio di 1-6 in finale da Belinda. Una partenza a handicap frutto di un servizio un po’ nervoso, ma al quale la nativa di Olenegorsk ha reagito con una qualità di natura: la personalità. Mai ingresso in top 100 fu più meritato.

Belinda Bencic: 8

Il voto rimane alto perché nonostante un 2021 un po’ sottotono, la Bencic ha comunque raggiunto la seconda finale in stagione in un WTA 500 nonché il dodicesimo ultimo atto in un torneo WTA in carriera. Belinda, però, probabilmente avrà gli incubi pensando a un match che sembrava essere in discesa dopo il veloce 6-1 in 29 minuti rifilato a una Samsonova non ancora in clima partita. E poi, sulla svizzera gravano ancora incognite di cinismo: come comportarsi con una seconda di servizio ballerina che ne vanifica il naturale timing con dritto e rovescio sull’erba e la espone alle risposte iper-aggressive altrui? Sistemasse questo problema, potrebbe essere una outsider a Wimbledon.

Viktoria Azarenka: 7,5

I 30 anni della Azarenka potrebbero passare da risultati di rilievo sull’erba, ma alla bielorussa sarebbe servito un passo in più in semifinale contro la Samsonova. Favorita in un draw che aveva perso Sabalenka, Svitolina, Andreescu, Pliskova e Muguruza, Vika stava completando l’opera da sé eliminando Petkovic e soprattutto una Kerber che non molto tempo fa ha trionfato a Wimbledon – anche se il 5-3 e servizio per la tedesca nel secondo set era stato un campanello d’allarme. Campanello che ha continuato a suonare dopo la sofferta vittoria in tre parziali contro una Pegula all’asciutto sul verde. Occhio ai Championships.

Alize Cornet: 8

Voto alto per premiare la prima semifinale WTA in carriera sull’erba. Per regalarsi l’attesa soddisfazione, la Cornet nell’ordine ha lasciato quattro game a una Anisimova che si sta cullando troppo sul proprio talento, ha sconfitto una Andreescu scarica e ha eliminato nei quarti di finale una Muguruza che sembrava aver ritrovato ritmo sul verde dopo due anni di buio, annullandole un match point senza avere paura di forzarne l’errore e cercando profondità nel palleggio. In semifinale contro la Bencic, la francese ha sofferto il ritmo di una Belinda ben più avvezza di lei all’erba. Per Alize, comunque, chissà che i 30 anni non siano i nuovi 20.

Garbine Muguruza: 6,5

Voto di manica larga perché la Muguruza è tornata a vincere due partite di fila sull’erba per la prima volta da Wimbledon 2017. Impossibile, però, non recriminare per la sconfitta contro la Cornet, al termine di un match durante il quale la spagnola ha cercato di sopperire agli acciacchi fisici che la tormentano da un paio di mesi con un piano tattico iper-aggressivo che non ha pagato soprattutto sul match point, con un rovescio lungolinea affossato in rete che grida vendetta. L’analisi? Se Garbine si accende, il verde sembra essere una superficie naturalmente designata per lei, ma occhio a trovare un equilibrio con i momenti interlocutori.

Madison Keys: 6,5

Sufficienza raggiunta per essere arrivata nei quarti di finale al primo torneo in stagione sull’erba e per aver eliminato la prima testa di serie iscritta in draw, ossia una Sabalenka che in singolare non sembra aver trovato le misure sul verde. La Keys, però, poteva gestire meglio il match contro una Samsonova che interpreta le partite un po’ a specchio. Emblematico che la statunitense abbia sprecato break di vantaggio nel primo set e otto palle break su otto nel terzo parziale per poi squagliarsi in entrambi i tiebreak. Errori di inesperienza che non ci si aspettano da una finalista Slam, se non fosse che Maddie non è mai stata una maestra di tattica. E dire che dritto e rovescio in teoria viaggerebbero a meraviglia su questa superficie.

Jessica Pegula: 6,5

Prima volta sull’erba, segnali che confermano quanto il 2021 sia un anno che sta andando oltre ogni aspettativa per la Pegula: la nativa di Buffalo è dotata di un mix tra variazioni tattiche e dritto e rovescio esplosivi che potrebbe essere potenzialmente letale per chiunque a Wimbledon. La qualità che deve acquisire per sognare davvero in grande? L’esperienza. Che poi è proprio il “quid” che sarebbe servito contro la vecchia volpe Azarenka, cinica a risparmiare le energie che poi le sono tornate utili nel terzo set con il 6-2 in 25 minuti nel primo parziale. Chissà che Jessica non riesca ad aggiustare già il tiro in Germania.

Aryna Sabalenka: 4,5

Mezzo voto in più perché nessuno vuole subito incontrare la Keys sull’erba, ma la Sabalenka ha deluso perché sembra quasi innaturale che la tiratrice più potente di tutto il circuito WTA paradossalmente perda in esplosività con tutti i propri fondamentali, dal servizio, a un dritto e rovescio che non sfrecciano, finendo con volee insufficienti per la superficie. Accusata una partenza shock nel primo set, la bielorussa si era anche ritrovata nel punteggio, ma game dopo game, è sembrata sempre più insicura, come dimostrano le 14 palle break offerte – tantissime sul verde. A Wimbledon serviranno molte marce in più, anche per spezzare la maledizione negli Slam.

Elina Svitolina: 4

Insufficienza netta, ma non nettissima soltanto perché anche una top ten come la Svitolina paga la transizione dalla terra rossa all’erba. L’ucraina, comunque, di torneo in torneo sembra non riuscire a trovare le misure non tanto in termini di costruzione tattica – se il tennis avesse le regole di una partita a scacchi, Elina sarebbe imbattibile – ma di killer instinct richiesto a una big come lei. Non salvare la palla break concessa nel settimo, cruciale, game nel primo set e non riuscire a servire per il secondo parziale sono segnali che ormai non possono passare inosservati. Attenzione ai 720 punti che Elina difende a Wimbledon, frutto di una inaspettata semifinale raggiunta nel 2019.

Bianca Andreescu: 5

Un voto in più perché a Berlino la Andreescu stava giocando il secondo torneo in carriera sull’erba – il primo risaliva addirittura a Wimbledon 2017. Che però sia stata surclassata da una Cornet non a proprio agio sul verde e che, soprattutto, non sia mai sembrata combattiva, costringe Bianca a ricalibrare le proprie ambizioni ai Championships. Il match, infatti, poteva finire mezz’ora prima, nel momento in cui la francese si era portata in vantaggio 7-6, 4-1 e doppio break nel secondo parziale. Il problema non è che la canadese sia fuori forma, ma che sembra essere entrata in una spirale in cui non riesce a sfruttare l’esperienza da campionessa Slam. Bisogna invertire la rotta.

Karolina Pliskova: 5

Io e la mia ossessione: firmato Pliskova e Pegula. Al quarto scontro diretto in tre mesi, la ceca ancora non sa gestire in campo la statunitense e che l’erba sia una superficie più congeniale per lei, non ha cambiato il destino di un head to head sempre più sbilanciato. Fallosa e imprecisa con la seconda di servizio, l’ex numero 1 al mondo era stata in vantaggio di un break nel primo parziale, ma, dal 4-2 in poi, il bilancio nel set ha recitato cinque game a uno per la nativa di Buffalo. Copione identico alla ripartenza: 1-0 per Karolina, poi cinque giochi a uno per Jessica. Se la Bencic avesse vinto in finale, sarebbe uscita dalla top ten.

Elena Rybakina: 6

Sufficienza di incoraggiamento per più motivi: innanzitutto la Rybakina arrivava a Berlino con scorie da Parigi per il modo in cui si era lasciata sfuggire la semifinale al Roland Garros, al termine di un match perso 9-7 al terzo set contro la Pavlyuchenkova con tanto di doppio fallo finale. Poi, la kazaka era al secondo torneo sull’erba nel circuito maggiore, avendo raggiunto la semifinale a Hertongenbosch nel 2019, ma non essendo riuscita a qualificarsi per Wimbledon qualche settimana dopo, e non era scontato che si adattasse così in fretta alla transizione da superficie così diverse. Infine Elena non è stata fortunata nel sorteggio: se la Rogers in versione 2021 è un test da non sottovalutare – infatti il primo set era andato via per 2-6 – la Muguruza non si discute, avendo la spagnola vinto proprio i Championships nel 2017. Testa a Eastbourne.

Angelique Kerber: 6

Rispetto a inizio 2021, la Kerber non sta giocando male – ovviamente dimenticando il disastro al Roland Garros contro la Kalinina – ma ha la sfortuna di incontrare subito ex campionesse o finaliste Slam o ex top 3 attualmente in migliori condizioni psico-fisiche rispetto a lei. Dopo la Azarenka nel WTA 1000 di Miami, la Svitolina nel WTA 500 di Stoccarda, la Vondrousova e la Kvitova nel WTA 1000 di Madrid e la Halep e la Ostapenko nel WTA 1000 di Roma, la tedesca è tornata a incrociare Vika, quasi tre mesi dopo l’inizio di una serie di sfortunati sorteggi. L’erba in teoria sorride più a lei che alla bielorussa, che tra l’altro ha provato a complicarsi la vita con sei doppi falli, ma al momento di chiudere il secondo set per poi provare a completare la rimonta anche il servizio di Angie ha balbettato. Le sensazioni comunque sembrano positive.

Marketa Vondrousova: 4,5

Mezzo voto in più perché la Vondrousova ha perso contro la futura vincitrice, Samsonova e perché la ceca non ha mai giocato un torneo sull’erba nel circuito maggiore. Raggiunta la finale al Roland Garros, però, Marketa ha sempre dato l’impressione di essere involuta nell’atteggiamento – tanto da aver ammesso lei stessa di essere stata quasi sollevata all’idea di aver perso i 1200 punti guadagnati a Parigi nel 2019. Troppi i dubbi in testa, troppi i nove doppi falli – tragici su una superficie come l’erba, sulla quale il servizio è fondamentale: se la russa non si fosse scoperta inesperta sul 6-4, 4-0, la partita sarebbe finita molto prima.

Amanda Anisimova: 4

Cambio di superficie, problemi immutati: la Anisimova dà l’impressione di voler essere dovunque tranne che in campo. Anche a Berlino il talento non è stato sufficiente perché la statunitense evitasse un’altra eliminazione all’esordio contro una Cornet mai continua sul verde. Quattro game raccolti, dodici palle break concesse, un’ora e sedici minuti di gioco in totale: già Amanda è scivolata alla posizione numero 81 nel ranking WTA, se poi non si rimette a lavorare a testa bassa, rischia persino di uscire dalla top ten. Impensabile per chi fu ex semifinalista Slam da teenager.

Jule Niemeier: 7

Niente cammino da sogno in un torneo WTA, ma la Niemeier quasi eliminava all’esordio quella Bencic che poi è arrivata in finale, il che dimostra come la tedesca gestisca i palcoscenici importanti senza problemi. Il grande limite? Il servizio. Jule non sembra saper dosare iper-aggressività e morbidezza con questo fondamentale e per questo il parziale di 12 ace e 11 doppi falli riflette una instabilità che alla distanza rischia di risultare decisiva in negativo contro le big. Con questa grinta, però, non ci sono dubbi che la ventunenne di Dortmund avrà sempre più chance di brillare nel circuito maggiore, infortuni permettendo.

Andrea Petkovic: 6

La “broccoli season”, come ha detto lei stessa su Instagram, potrebbe dare un’iniezione di fiducia alla Petkovic, ovviamente sperando di non ricevere in dono sorteggi sfavorevoli come direttamente la Azarenka all’esordio stagionale sulla superficie. La tedesca si è comunque difesa con onore, evitando un parziale ancora più rotondo di un 6-4 nel primo set e avendo anche la possibilità di servire per il secondo parziale sul 5-3, possibilità però non sfruttata complice un subentrante affanno. Onorevole il tentativo di darsi una chance anche nel tiebreak, tra l’altro annullando tre set point nel dodicesimo game.

Anna Kalinskaya: 5

Che la wild card sia andata un po’ sprecata? D’accordo che la Kalinskaya non ha avuto un sorteggio favorevole contro una Alexandrova dal servizio esplosivo e in ascesa nel ranking, ma l’ucraina non è riuscita a costruirsi neanche una palla break e ha vinto la miseria di un punto su 28 sulla prima di servizio di Ekaterina. Con percentuali così negative in risposta, le dieci palle break offerte e i quattro doppi falli commessi diventano una tassa ingombrante a cui riprovare. Anna cercherà più fortuna nel tabellone di qualificazione di Wimbledon. Chissà che vada un po’ meglio sull’erba.

Ons Jabeur: 10

Finalmente Ons. Affetta da problemi di concretezza, la Jabeur ha approfittato di una superficie istintiva come l’erba per dare sfogo alla propria creatività senza le briglie di piani tattici elaborati. Non è casuale che la tunisina abbia sofferto soltanto contro una Fernandez esperta di geometrie, ma abbandonata dal servizio nei momenti di tensione. Prima e poi, invece, sono arrivate la vittoria all’esordio contro la McNally, maturata senza offrire palle break, il 6-4, 6-0 rifilato alla Potapova e il doppio 6-3 inflitto alla Watson (entrambi nella stessa giornata), e qualche patema di troppo al momento di servire per il primo set in finale contro la Kasatkina. La ventiseienne di Ksar Hellal si è presa sulle spalle il tennis arabo: primo ottavo di finale Slam, primo quarto di finale in un Major e adesso primo titolo WTA, simbolo di un’intera cultura.

Daria Kasatkina: 9

Voto più per la stagione per il torneo in sé: chi si immaginava la Kasatkina alla terza finale nel 2021 e la prima sull’erba in carriera dopo un biennio 2019-2020 durante il quale la russa ha anche accarezzato l’idea di ritirarsi? Dasha – a volte un pesce fuor d’acqua in un circuito WTA nel quale la potenza sovrasta la tattica – partiva favorita contro la Jabeur, data la vittoria all’ultimo atto in Kremlin Cup nel 2018 e un quarto di finale a Wimbledon in più. Invece, la moscovita è stata tradita dal servizio e si è progressivamente innervosita, al punto da dover richiedere un medical timeout per essersi auto-graffiata il collo. Nervosismo che, comunque, è svanito a fine partita, come dovrebbe sempre essere. Meritata l’attribuzione di una testa di serie ai Championships.

Coco Vandeweghe: 8

Coco is back. La Vandeweghe cercava la prima vittoria in un main draw WTA nel 2021 e ne ha trovate tre tutte insieme, tornando in semifinale di un torneo nel circuito maggiore per la prima volta dal 2018. Un cammino tra l’altro legittimato sconfiggendo nell’ordine una Kristina Pliskova inerme in risposta (14 punti vinti su 61 sono una inezia), una Tomljanovic giustiziera del nome meglio classificato in tabellone, Mertens (da ricordare che l’australiana si era portata avanti di un set) e la testa di serie numero 8, Bouzkova. Che le energie poi scarseggiassero in semifinale è stato intuibile dai soli due ace messi a segno e le due palle break salvate su sette contro la Kasatkina. Il nuovo inizio non poteva che avvenire sull’amata erba.

Donna Vekic: 7

Primo quarto di finale al rientro dopo l’operazione al ginocchio per una Vekic che si sta ri-acclimatando al circuito maggiore con calma, ma tenendo d’occhio il ranking WTA. I segnali incoraggianti arrivano non tanto dalla vittoria contro una Jones dalla cilindrata inferiore, ma dalla rimonta contro una iper-aggressiva Giorgi, al termine di un match durante il quale sia Donna che Camila hanno rischiato tanto con il servizio (7 ace e 12 doppi falli per l’italiana; 13 ace e 10 doppi falli per la croata), regalando ai telespettatori un finale palpitante con quattro match point sprecati e sette palle break perché la maceratese provasse a rientrare davvero in partita. Probabile che la ventiquattrenne di Osijek non avesse più energie contro la Watson.

Anastasia Potapova: 7

Più di una sufficienza per premiare una Potapova che ha i numeri per stupire sull’erba, come dimostra il titolo a Wimbledon juniores nel 2016. Un po’ frenata dagli infortuni e dall’incostanza, la classe 2001 russa era stata a un passo dal baratro all’esordio contro la Stojanovic, controbreakkando all’ultima occasione disponibile sul 5-4 nel secondo parziale e annullando anche un match point nel tiebreak successivo. Il pericolo scampato, tuttavia, ha evidentemente dato ad Anastasia una grande iniezione di fiducia tradottasi in una prestazione dominante contro la Mladenovic. Peccato per il secondo set contro la Jabeur, chiuso con tre punti su quindici vinti al servizio e cinque su diciotto in risposta.

Jelena Ostapenko: 5

Riuscirà la Ostapenko a sfruttare la propria potenza di fuoco per regalarsi un Wimbledon da protagonista come fu nel 2018? Dai primi approcci sull’erba, la lettone sembra soprattutto non aver risolto i problemi di discontinuità al servizio, situazione che, inevitabilmente, la espone a sconfitte che non rispecchiano né il proprio attuale ranking, né il potenziale che potrebbe esprimere su questa superficie. Anche nel 6-4, 6-1 rifilato alla Davis, Jelena ha chiuso con sette doppi falli e sette palle break concesse – non esattamente una statistica da sonni tranquilli. Inevitabile, quindi, che se il numero di non forzati al servizio sale a nove contro una Martincova che, al contrario, ha scagliato sette ace, si capirà che la strada è lunga.

Kristina Mladenovic: 5

Un voto in più per il successo in bagarre contro la Ferro, ma da una Mladenovic che a Nottingham era arrivata fino ai quarti di finale ci si aspettava qualcosa in più di un doppio 6-3 subito contro una Potapova senza pensieri, ma anche senza esperienza. Che poi, ironicamente la transalpina è stata molto più fallosa nel derby di esordio, strappando la vittoria contro Fiona, ma commettendo dieci doppi falli e raccogliendo meno del 30% di punti con la seconda di servizio nel mentre. Forse Kiki non deve più preoccuparsi soltanto degli errori non forzati, ma anche di non riuscire a incutere timore in campo.

Ajla Tomljanovic: 6

Timidi segnali di grinta da una Tomljanovic per la quale la vittoria sulla Mertens vale sia per quanto la belga si trova in alto in classifica, sia perché è arrivata dopo tre set tutti e tre lunghi più di un’ora e dopo tre tiebreak sull’erba – lì dove la pressione raggiunge livelli ingestibili. In un thriller di chance perse, l’australiana si è presa un primo parziale nel quale ha annullato un set point ed è stata in svantaggio di due mini-break, ma non si è mai creata una possibilità di avere match point nel secondo set dopo aver annullato altri tre set point nei tre giochi precedenti. Drammatico il finale: Ajla non ha vinto tanto grazie al match point, ma con l’unico servizio tenuto sul 3-1 nel terzo tiebreak. Qualche rimpianto per il vantaggio sprecato contro la Vandeweghe, ma nell’ultima ora di partita le palle break a proprio favore sono latitate.

Caroline Garcia: 4

Un disastro: non ci sono altre parole per definire la primavera della Garcia, che avrà anche interrotto la collaborazione con il padre, ma che proprio non riesce a trovare serenità in campo. Già l’esordio contro la Dart era stato un susseguirsi di patemi, dal set point annullato e dai quattro game di fila vinti nel primo parziale, al tentativo di auto-sabotarsi dal 5-1 e doppio break nel set decisivo, con tanto di doppio controbreak e due match point sprecati in risposta sul 5-2. Di fronte al test Bouzkova, la transalpina sembrava essere partita meglio: 3-1 e break. Da lì in poi, non ha vinto neanche un gioco. Nulla da dire.

Leylah Fernandez: 7

Voto generoso per premiare una promettente prima volta della Fernandez sull’erba, superficie che non sempre si adatta a chi preferisce le geometrie alla potenza. Nel 7-5, 6-4 con il quale la canadese ha sconfitto la Wang, un po’ a sorpresa non si sono visti balbettii al servizio, indice di uno stato psico-fisico di chi vuole imparare con serenità. Pressione che, invece, è subentrata contro la Jabeur, al punto che i 6 ace si sono trasformati in doppi falli. Bene, comunque, che Leylah non si sia scoraggiata dopo un inizio di match horror e che sia rimasta spalla a spalla fino al tiebreak decisivo – notoriamente una roulette russa.

Marta Kosytuk: 5

Ironico che la Kostyuk abbia sconfitto la Kasatkina sulla terra rossa, superficie preferita dalla russa, ma poi abbia perso sull’erba – che meglio si adatta al piano tattico iper-aggressivo dell’ucraina. Probabile che Marta sia stata tradita dall’inesperienza, non capendo i momenti in cui bisognava forzare il vincente e invece rimanendo contratta al servizio, tanto da vincere soltanto 8 punti su 23 con la seconda e da salvare soltanto due palle break su otto concesse. Se Dasha non fosse stata un po’ distratta nel secondo parziale, il match poteva essere persino più breve. La teenager di Kiev si consoli per la rimonta contro la Brengle.

Elise Mertens: 4

In tabellone da testa di serie numero 1, la mai appariscente Mertens ha finito per essere notata in negativo, rendendosi protagonista di una partita da matita rossa contro la Tomljanovic. Criminalmente in vantaggio di un break sul 5-3 sia nel primo che nel secondo set, la belga era in una giornata da “all in” con il servizio: ne sono venuti fuori quattro set point (uno nel primo parziale, tre nel secondo), non sfruttati e ovvi rimpianti per essersi spinta fino alla distanza, lì dove nel tiebreak è stato un trionfo di mini-break e contro mini-break. D’altronde, però, leggere le statistiche e vedere che Elise ha commesso 14 ace e 12 doppi falli dà l’idea di una partita interpretata in modo un po’ discutibile. Ogni tanto capita anche alle più centrate.

Fiona Ferro: 4

Accreditata come una probabile sorpresa nel 2021 ed effettivamente convincente agli Australian Open e nel WTA 250 di Lione, la Ferro sembra aver perso un po’ di spinta già prima che finisse la stagione sul cemento. Chiusa la clay season con un bilancio di tre vittorie, due sconfitte e un infortunio agli addominali, Fiona non sembra aver trovato il feeling con l’erba. Favorita nel derby contro la Mladenovic, la transalpina era subito salita avanti 6-3 in 41 minuti, approfittando di una Kiki fallosa al servizio come spesso le succede. E poi? Avanti 3-1 e servizio nel secondo parziale, ha perso cinque game di fila. Avanti 4-2 e servizio nel terzo set, ha subito un parziale di quattro giochi a zero. Inesperienza, fatica fisica o scricchiolii in fiducia?

Caty McNally: 5

Un voto in più perché la McNally si presenta per la stagione sull’erba dopo un infortunio che le ha impedito di partecipare al Roland Garros e perché in effetti la statunitense era stata promettente nell’approccio alla superficie a Nottingham. Spostatasi a Birmingham, però, Caty non si è ripetuta, uscendo sconfitta contro la Jabeur con un netto 6-4, 6-2 e senza avere palle break. Un dato su tutti: la teenager di Cincinnati ha vinto tre punti su 23 in risposta alla prima di servizio della tunisina. Un segnale che spiega quanto la partita sia stata complicata e il gioco di Ons illeggibile per l’inesperta classe 2001 proveniente dall’Ohio.

Samantha Stosur: 5

Ex-campionesse Slam alla ricerca di un ultimo acuto: la Stosur spera che l’erba le regali le soddisfazioni che in realtà non ha mai raccolto su questa superficie neanche nei propri anni migliori, ma gli anni passano e la forma fisica non sempre è di aiuto. Succede, quindi, che la classe 1984 australiana, in tabellone a Birmingham con una wild card, venga sconfitta dalla qualificata Martincova per 6-3, 6-4 in un’ora e un quarto di gioco, non salvando neanche una palla break concessa e sfruttandone invece una su quattro. Non possono esserci rimpianti se in un match non si è mai stati avanti nel punteggio.

Francesca Jones: 5

Insufficienza non nettissima perché è già meraviglioso che la Jones riesca a competere con le top player andando oltre la malformazione al piede che avrebbe stroncato la carriera di chiunque al mondo. Pur tuttavia, la prestazione offerta dalla britannica contro la Vekic non ha onorato la wild card che le era stata concessa a Birmingham: il 6-1, 6-3 subito si deve soprattutto ai tre punti su 19 vinti con la seconda di servizio, ai sette doppi falli commessi e ai 5 punti su 27 portati a casa invece sulla prima di Donna. Vien da pensare che se la croata non si fosse un po’ inceppata sul finale, il punteggio sarebbe stato ben più severo.

Camila Giorgi: 6

L’erba e la Giorgi: un rapporto che a Wimbledon 2018 ha dato frutti e che in Italia si spera di rivedere quest’anno. Il primo approccio è stato incoraggiante a metà: la marchigiana aveva spazzato via la Gatto-Monticone durante un breve derby in cui erano emerse le diverse attitudini di entrambe alla superficie e sembrava potersi ripetere contro una Vekic forse un po’ acciaccata, ma alla distanza i troppi rischi corsi soprattutto con il servizio – 7 ace e 12 doppi falli – hanno finito per dare ossigeno alla croata, accortasi che, forse, l’iper-aggressività di Camila stava diventando una forma di insicurezza. Ci si vede a Eastbourne.

Giulia Gatto-Monticone: 5

Insufficienza non così netta perché se non altro la Gatto-Monticone ha perso in un derby contro una Giorgi che vale molto di più di una top 80 sull’erba – scommettiamo che nessuna big vorrà incontrare Camila ai primi turni di Wimbledon? Giulia, però, ha offerto una prestazione insufficiente sia al servizio – troppo pochi 19 punti su 38 vinti con la prima, ancora di meno 6 su 18 con la seconda – che in risposta, avendo chiuso con otto punti su 44 totali portati a casa più quattro doppi falli della marchigiana. Bisogna adattarsi in fretta perché le qualificazioni per i Championships non aspettano nessuno.

Michela Curcio