Il sorteggio di Wimbledon non sarà mai normale, specialmente se LO Slam ritorna dopo un anno di stop dovuto all’emergenza coronavirus. Eppure, a giudicare dal tabellone che si è delineato, nessun big si sarà ritenuto completamente insoddisfatto. Anzi, probabilmente Novak Djokovic avrà persino mangiato qualche fragola in più al pensiero che la strada verso il Major numero 20 non potrebbe essere più in discesa di così.
Il serbo esordirà contro la wild card di casa Jack Draper, il diciottenne tutto pepe che avrà anche sconfitto Sinner nell’ATP 500 del Queen’s, ma che non sembra avere l’esperienza necessaria per poter impensierire il numero 1 al mondo. A seguire, Nole è atteso da un secondo turno probabilmente contro un Kevin Anderson acciaccato e da un primo incrocio più complicato da classifica sulla carta contro la testa di serie numero 30, Alejandro Davidovich Fokina, se non fosse che lo spagnolo si è ritirato dall’ATP 250 di Maiorca per problemi fisici. Ottavi di finale in teoria con uno tra Gael Monfils (sempre che il francese ritrovi se stesso) e Christian Garin (non esattamente uno specialista sull’erba), quarti di finale molto probabilmente contro Andrej Rublev, anche se a noi italiani piacerebbe la sfida con uno tra Jannik Sinner o Fabio Fognini, semifinale con Tsitsipas, remake della finale del Roland Garros, finale contro uno tra Daniil Medvedev, Alexander Zverev, Roger Federer o Matteo Berrettini: sulla carta il cammino sembra tutt’altro che impossibile. Ed è un eufemismo ovviamente.
A proposito di big 3, anzi, big 2 dal momento che Rafa Nadal ha dato forfait per i Championships, neanche lo stesso Federer in fondo si sarà disperato vedendo il sorteggio. D’accordo che il debutto a Londra contro Adrian Mannarino presenta insidie perché il francese è a proprio agio sul verde, ma il trentaduenne della Val-d’Oise arriverà in Gran Bretagna dopo aver raggiunto la semifinale sempre nell’ATP 250 di Maiorca e non è detto che si sarà ripreso dal jet-lag e, soprattutto, dalla transizione da una superficie sintetica a una naturale. Anche il secondo turno presumibilmente contro Richard Gasquet non sembra proibitivo, se si considera che il transalpino non è al meglio fisicamente, mentre il terzo turno contro Cameron Norrie preoccupa soltanto nella misura in cui il britannico sta vivendo la miglior stagione in carriera. Gli ottavi di finale contro uno tra Lorenzo Sonego e Pablo Carreno Busta non sono impossibili, ma dai quarti di finale la posta in palio si alza: incontrare nell’ordine uno tra Medvedev, Cilic o Dimitrov, poi uno tra Zverev o Berrettini e infine uno tra Djokovic, Tsitsipas o Rublev vuol dire legittimare pienamente un sogno che si chiama “21”.
Proprio i “little 4” – per rimanere in tema di paragoni, ma anche di forfait, visto che Thiem non sarà a Londra per un infortunio al polso subito al debutto nell’ATP 250 di Maiorca e che sembra davvero serio – sono i principali antagonisti per interrompere un dominio che a Wimbledon va avanti dal 2002, quando Lleyton Hewitt sconfisse in finale David Nalbandian nell’ultima finale che non ha visto protagonisti Federer, Nadal, Djokovic o Murray.
In ordine di classifica, Medvedev è il più sfavorito dal sorteggio, perché i primi tre turni nell’ordine contro quel Jan Lennard Struff che lo ha sconfitto neanche un paio di settimane fa nell’ATP 500 di Halle, contro un Carlos Alcaraz in fulminante ascesa e contro il fresco vincitore dell’ATP 250 di Stoccarda Marin Cilic promettono scintille. Superate le forche caudine, però, il cammino di Daniil diventa quasi più agevole di prima: gli ottavi di finale con uno tra Grigor Dimitrov e Hubert Hurkacz e il quarto di finale con un Federer che non è in versione 2006 o 2017 sono tranquillamente alla portata. Da lì in poi, il russo dovrebbe prepararsi a una semifinale contro uno tra Zverev o Berrettini e una finale contro uno tra Djokovic, Tsitsipas o Rublev.
A proposito di Tsitsipas: poi un giorno si capirà perché qualche tifoso debba tirar su una tragedia greca per un draw non così terribile. Stefanos esordirà contro Frances Tiafoe, a proprio agio sull’erba, ma anche incostante in un match al meglio di cinque set. A seguire, il ventiduenne di Atene incontrerà presumibilmente Vasek Pospisil il cui servizio non va sottovalutato, ma che viene anche da più di tre mesi di stop. La prima testa di serie in rotta di collisione sarebbe il numero 25 del seeding Karen Khachanov, i cui problemi di rendimento sono noti a tutti, mentre gli ottavi di finale sono in programma contro uno tra Dan Evans e Alex De Minaur (sempre che l’australiano non arrivi troppo stanco da Eastbourne). Né i quarti di finale in teoria sono pericolosi contro un Roberto Bautista Agut fuori forma. Anzi, quasi ci si dovrebbe preoccupare più di un imprevedibile Denis Shapovalov o di un Reilly Opelka il cui servizio è un’arma da non sottovalutare sul verde. L’asticella in teoria si alza dalla semifinale, contro Djokovic o meno probabilmente contro Rublev, fino ad arrivare alla finale contro uno tra Medvedev, Zverev, Federer o Berrettini.
A scendere nel ranking: neanche Zverev (il quale sarà desideroso di vendicare l’onta subita nel 2019 quando uscì al primo turno contro Jiri Vesely) è stato poi così bastonato dal sorteggio. Il tedesco debutterà contro il qualificato Tallon Griekspoor – e l’unico pericolo è che non legga subito le traiettorie di un rivale che non conosce – per poi proseguire contro uno tra Tennys Sandgren e Norbert Gombos. L’eventuale terzo turno contro Taylor Fritz preoccupa nella misura in cui Sascha si dovesse incartare al servizio, mentre l’ottavo di finale sarebbe più facile contro Felix Auger-Aliassime che contro Ugo Humbert, il temibile pianista di Metz che lo ha sconfitto nell’ATP 500 di Halle poco più di due settimane fa. Che il ventiquattrenne di Amburgo durante il pre-Slam si sia allenato soltanto con mancini o erbivori doc suggerisce che il tonfo non sia stato preso bene. I quarti di finale contro Berrettini rievocherebbero la finale (vinta, ahimè per gli italiani) nel Master 1000 di Madrid, la semifinale contro Medvedev chiederebbe vendetta per le beffe nei Master 1000 di Shanghai (nel 2019) e di Parigi Bercy (nel 2020). Ma attenzione: davvero non alletta il prospetto di un match generazionale contro Federer – e occhio che l’head to head dice 4-3 Sascha? Infine, l’ultimo atto vedrebbe Zverev contrapposto a uno tra Djokovic, Tsitsipas e Rublev. Scommettiamo che il tedesco preferirebbe tutti tranne Stefanos? Perché se con Andrej non ha mai perso in carriera (e sì, Adria Tour non vale, come potrebbe nel momento in cui si è trasformato in un cluster di Covid-19?), contro Nole vanta due vittorie su sei sconfitte, ma entrambi i successi sono arrivati in un match che assegnava un titolo – nel Master 1000 di Roma (nel 2017) e alle ATP Finals (nel 2018).
Già, si parlava di Rublev: il russo esordirà contro Federico Delbonis – e ci vuole coraggio per lamentarsi di essere stati sorteggiati contro l’argentino su erba – per poi affrontare uno tra Lloyd Harris e Ricardas Berankis. Il terzo turno lo vedrebbe in rotta di collisione con un Fognini che se ispirato sa essere pericoloso, ma che sul verde non sembra mai a proprio agio, mentre, volendo sognare, gli ottavi di finale in teoria sarebbero contro Sinner. Da lì in poi il moscovita ha esaurito la fortuna: i quarti di finale contro Djokovic, la semifinale contro Tsitsipas e la finale contro uno tra Medvedev, Zverev, Federer o Berrettini sono una montagna da scalare – anzi tre.
Capitolo italiani: gli specialisti di superficie sono soprattutto Berrettini, fresco vincitore nel 500 più 1000 in calendario, ossia il Queen’s, e Lorenzo Sonego, anche lui reduce da una finale – ma persa – nel competitivo ATP 250 di Eastbourne. Il romano debutterà ai Championships contro Guido Pella, che a Londra difende i quarti di finale raggiunti nel 2019 – per poi trovare uno tra il lucky loser Botic Van De Zandschulp (occhio perché ha eliminato Hurkacz al Roland Garros rimontando uno svantaggio di due set a zero) e il qualificato Gregoire Barrere. Ostacolo non di poco al terzo turno per Matteo, poi: la prima testa di serie che proverà a sbarrargli la strada sarà il big server John Isner – per il quale in pratica sono state cambiate le regole a Wimbledon, visti i match a oltranza che ha giocato con Mahut (nel 2010, ricordate tutti la partita più lunga della storia, giusto?) e con Anderson (in semifinale nel 2018). Meno proibitivi, invece, gli ottavi di finale con uno tra Aslan Karatsev, neofita sul verde, e Casper Ruud, che ha vinto i primi match sulla superficie nell’ATP 250 di Maiorca appena conclusosi – ma occhio, perché l’erba spagnola aveva un retrogusto di sintetico. I quarti di finale contro Zverev, la semifinale contro uno tra Medvedev e Federer e la finale contro uno tra Djokovic, Tsitsipas e Rublev completerebbero un cammino a metà tra la leggenda e il sogno. Percorso di simile difficoltà sulla carta per il torinese: Lollo esordirà contro il portoghese Pedro Sousa e troverà al secondo turno il vincente di Daniel Galan Riveros-Federico Coria. Le previsioni per il terzo turno quasi vedono favorito il big server Sam Querrey sulla testa di serie numero 11 Pablo Carreno Busta, mentre agli ottavi di finale ci sarebbe da superare la resistenza di sua maestà Roger Federer. Si invertano i quarti di finale con la semifinale e da lì in poi il cammino sarebbe pressoché identico.
E gli altri portabandiera? Da Sinner e Musetti ci si aspetta tanto, ma non tantissimo, considerato che entrambi sono al primo Wimbledon in carriera e non sembrano privilegiare l’erba in termini di superfici sulle quali si trovano a proprio agio. L’altoatesino esordirà contro Marton Fucsovics e incontrerà al secondo turno il vincente di Yannick Hanfmann-Jiri Vesely (già, quel Vesely), per poi mettersi alla prova contro Diego Schwartzman e Andrej Rublev. Se si dovesse uscire indenni dalla prima settimana, il premio sarebbe la sfida contro Djokovic nei quarti di finale, ma non si vada oltre con l’immaginazione. Il toscano, invece, avrà un debutto ben più complesso contro la testa di serie numero 14 Hurkacz, che al momento sta attraversando un momento di crisi, ma che cambia cilindrata sui prati londinesi – tanto che difende gli ottavi di finale raggiunti nel 2019, in un match durante il quale strappò un set e giocò alla pari proprio contro Djokovic. Dovesse cavarsela, il Muso affronterebbe al secondo turno il vincente di Emil Ruusuvuori-Marcos Giron e poi al terzo turno quel Dimitrov che ha già sconfitto nell’ATP 500 di Acapulco. Gli ottavi di finale contro Medvedev sarebbero un ottimo traguardo, per ora.
Infine, si completi il quadro azzurro. Fognini esordirà contro Albert Ramos Vinolas e pregusta un secondo turno con uno tra Pablo Cuevas e Laslo Djere (sull’erba Fabio parte favorito con tutti e tre), ma poi contro Rublev sarebbe ingiusto chiedergli di più. Cecchinato sarà impegnato contro la wild card di casa Liam Broady (il “Ceck” sulla carta è superiore, se non ci fosse l’incognita superficie). Andreas Seppi-Joao Sousa, Stefano Travaglia-Pedro Martinez, Gianluca Mager-Juan Ignacio Londero e Salvatore Caruso-Marin Cilic (ahi ahi) gli altri quattro esordi in casa Italia.
Michela Curcio