Dopo il primo set ci si era quasi illusi: stai a vedere che Novak Djokovic ha tentennato davanti a un Matteo Berrettini combattivo e sicuro di sé? Invece Nole, come spesso gli succede dal 2011, ha resettato ogni cattivo pensiero, si è nutrito di un tifo in direzione ostinata e contraria e ha iniziato a cannibalizzare la partita punto dopo punto. Per provare a scavalcarlo, il venticinquenne di Roma che mai immaginava di giocare una finale nello Slam degli Slam ha persino dovuto inventarsi un tweener-lob da applausi. Però poi “Djoker” ha vinto secondo, terzo e quarto set. E quindi la partita. Non importa, perché “Berretta”, il ragazzo della porta accanto, il non-predestinato, ha già scritto la storia: è il primo nostro portabandiera a essere arrivato in finale a Wimbledon, sull’erba che per anni è stata indigesta a un Paese che per tradizione ha sempre preferito la stagione in cui ci si sporca i calzini di terra rossa. 144 anni: così tanto ha dovuto aspettare l’Italia. Ci si è stretti intorno al dolce Matteo, dal servizio generalmente piatto e veloce, ma ricco di variazioni all’occorrenza, dal dritto devastante, dall’ottima palla corta e dal rovescio un po’ ballerino in lungolinea, ma velenoso in back: se sembra comprensibile che un top ten risponda a questo identikit, è ancora più scontato che un piano tattico così semplice, ma così efficace funzioni alla perfezione sull’ostico “verde”. Oggi stringere tra le mani il piatto di chi è arrivato secondo forse brucerà, ma per un istante soltanto. Di un 2021 di rinascita a Berrettini restano la vittoria nell’ATP 500 del Queen’s (primo italiano a riuscirci – tra l’altro da testa di serie numero 1 nel torneo), la finale nel Master 1000 di Madrid (persa, sì, ma contro uno Zverev inscalfibile dal secondo set in poi), il successo nell’ATP 250 di Belgrado 1 contro Karatsev. E ancora, la permanenza in una top ten di cui molti non lo ritenevano meritevole, gli ottavi di finale agli Australian Open e i quarti di finale al Roland Garros, nonché il terzo posto nella race verso le ATP Finals, in programma a Torino, a coronare una stagione di gloria il tennis italiano. Perché oggi si parla di Berrettini, ma ieri si è parlato di Sonego nel Master 1000 di Roma, prima ancora di Fognini che sta sempre lì, domani si parlerà di Sinner e di Musetti. È tempo di scoprire i segreti di racchetta e pallina.
Michela Curcio
Articolo pubblicato su “Parola di Vita” in data 15/7/2021
