“Scusate il ritardo”, forse avrà pensato Alexander Zverev in cerimonia di premiazione dopo aver vinto la medaglia d’oro nel singolare maschile di tennis. Perché lo sport, specialmente quello che si gioca con racchetta e pallina, è anche quel mondo in cui se hai 24 anni, ma hai cominciato a raggiungere risultati di livello più o meno da quando ancora non ti era cresciuta la barba, vuol dire che sei in ritardo sulla tabella di marcia. Ne avrà saputo qualcosa anche Belinda Bencic, amica di infanzia di Sascha e di un mese più grande di lui, che 24 ore prima aveva anche lei vinto la medaglia d’oro nel singolare femminile, dopo quattro anni di infortuni, body-shaming, un ranking che aveva toccato il punto più basso di numero 318 al mondo e tanta gavetta bis nei tornei ITF per ritrovare la gioia di tornare in campo. Ma sarebbe giusto andare a congratularsi anche con Andrej Rublev e Anastasia Pavlyuchenkova, coppia d’oro nel doppio misto: il primo ha rischiato di dover dire addio alla propria carriera dopo una frattura da stress alla schiena che lo ha costretto a letto per tre mesi, la seconda detiene il primato di finalista Slam più “perseverante”, con il primo “ultimo atto” in un Major arrivato alla cinquantaduesima partecipazione in main draw. Di Barbora Krejcikova invece si è parlato già neimesi scorsi: con lacompianta Jana Novotna come mentore, la cecaha iniziato a credere stagione dopo stagione di non essere soltanto una doppista, ma anche una singolarista dal piano tattico intelligente, tanto da completare uno storico sweep al Roland Garros a giugno. Era impossibile, quindi, che lei e Katerina Siniakova non vincessero il primo oro in assoluto nel tennis per la Repubblica Ceca, così come era impossibile che i croati Nikola Mektic e Mate Pavic non si laureassero campioni olimpici dopo i trionfi nei Master 1000 di Miami, Montecarlo e Roma e a Wimbledon. Storie un po’ trascurate, presi dal graditissimo marasma nell’atletica leggera. Storie di cui val la pena ricordarsi quando qualcuno pretenderà fin troppo da noi.

Michela Curcio

Articolo pubblicato su “Parola di Vita” in data 5/8/2021