«Vogliamo riprenderci momenti di scambio reciproco di esperienze e di impressioni. Siamo rimasti in casa per troppo tempo: adesso abbiamo la necessità di socializzare, di stare insieme e di vedere bellezza». Antonella Salatino, collaboratrice dell’ufficio consulenze dell’ufficio beni culturali della diocesi di Cosenza-Bisignano, racconta così la mission di “Chiese aperte”, l’iniziativa pensata e realizzata proprio dall’Ufficio Beni Culturali e arte sacra, in collaborazione con l’associazione Madonna del Rosario Onlus di Mendicino. Il progetto, al via da quest’estate e che si concluderà a fine ottobre, è stato finanziato con i fondi dell’8xmille destinati ai beni culturali e con contributi della Conferenza Episcopale Italiana e ha visto coinvolti anche Archivio, Biblioteca e Museo diocesani di Cosenza, nonché una trentina di volontari di età compresa tra i 18 e i 90 anni.
«La nostra idea – spiega la Salatino – era identificare e immaginare quattro diversi cammini religiosi che abbracciassero la nostra diocesi, seguendone la ragione storico-artistica e, allo stesso tempo, valorizzando i luoghi di culto diocesani presenti nei territori, attraverso una sapiente opera di programmazione e progettazione. Da qui sono nati quattro diversi itinerari ispirati alle figure di santità in Calabria: il percorso gioachimita, il percorso minimo, il percorso mariano e il percorso romanico-medievale. E continua: «Il cammino gioachimita segue i passi di Gioacchino da Fiore, sostando in luoghi come l’Abbazia di Santa Maria della Sambucina, il centro storico di Celico, luogo natale dell’abate calabrese, la Chiesa di San Martino di Giove a Canale, tra Pietrafitta e Aprigliano, lì dove invece Gioacchino è morto, e infine l’Abbazia Florense di San Giovanni in Fiore, simbolo del pensiero gioachimita. Il cammino minimo, invece, ripercorre la storia religiosa di San Francesco di Paola, con soste nel convento e nel centro storico dell’omonimo paese e con tappe anche a Paterno e Spezzano Sila, fino a raggiungere la Chiesa di San Francesco di Paola a Cosenza». Proprio Cosenza è particolarmente protagonista degli ultimi due itinerari: «Il percorso mariano – racconta la Salatino – è il più lungo e articolato perché coinvolge più luoghi nella diocesi in modo molto eterogeneo. Il cammino inizia dalla Cappella della Madonna del Pilerio, nella Cattedrale di Cosenza, fiore all’occhiello di tutto il progetto e cuore pulsante dell’iniziativa, soprattutto aspettando l’ottocentesimo anniversario dalla fondazione del Duomo che si celebrerà nel 2022. A seguire, ci si muoverà verso luoghi di importanza storico-artistica in cui la devozione mariana è particolarmente forte e radicata nella collettività, dal Santuario della Madonna della Catena a Laurignano al Santuario della Madonna delle Grazie a Carpanzano, dalla Chiesa della Madonna dell’Arco a Mangone, fresca di riapertura al culto, alla Cappella dell’Immacolata a Rogliano, finendo con il Santuario di Santa Maria dell’Accoglienza a Mendicino e il Santuario della Madonna di Costantinopoli a Rende». L’ultimo itinerario, infine, ha carattere prettamente di valorizzazione artistica. «Il percorso romanico-medievale – aggiunge la Salatino – parte dalla Cattedrale di Cosenza per poi raggiungere la Chiesa di Santa Barbara a Rovito, la Chiesa di San Giorgio a Zumpano, la Chiesa di San Bernardino ad Amantea, la co-cattedrale di Bisignano, la Chiesa di San Domenico a Cosenza, la Chiesa di San Giorgio a Rogliano e la Madonna del Soccorso di Piano Lago».
In che modo si articolerà “Chiese aperte” nel dettaglio? Racconta la Salatino: «Ci saranno momenti di preparazione sia nel pratico, con uscite sul campo per conoscere le chiese e i santuari da vicino, sia a livello teorico, con lezioni che spieghino anche come comportarsi per rispettare le normative di sicurezza anti-coronavirus». E continua: «Le attività si terranno principalmente nel Salone degli Specchi a Cosenza, ma il corso sarà sostanzialmente itinerante. Durante queste settimane, inoltre, verranno prodotti contributi multimediali, supervisionati da esperti di comunicazione per raccontare sia l’esperienza in sé, sia gli itinerari veri e propri».
Un progetto ambizioso per raggiungere un obiettivo dal sapore quasi romantico: «Vogliamo risvegliare lo spirito artistico di ogni volontario, provando a stupirli e a motivarli per continuare a tenere aperti questi luoghi sacri, con tempi e modi da decidere», dice la Salatino. E conclude: «L’ufficio diocesano si impegnerà affinché questa iniziativa abbia una ricaduta e un prosieguo in futuro».
Michela Curcio
Articolo pubblicato su “Parola di Vita” in data 7/10/2021
