Prove di big match in uno Slam per una battaglia che ha soddisfatto le aspettative: in finale nell’ATP 500 di Acapulco Alexander Zverev ha sconfitto Stefanos Tsitsipas con il punteggio di 6-4, 7-6 al termine di una partita estremamente vibrante. Diamo i voti ai protagonisti del torneo.
Alexander Zverev: 9
Chiamatelo destino, ma il meccanismo è ripartito proprio dove si era rotto – ad Acapulco nel 2019 – e in una finale durante la quale Zverev ha fronteggiato i propri demoni e li ha sconfitti uno a uno. Il primo: trovarsi sotto 1-4, 15-40 nel primo set contro uno Tsitsipas rivale designato e in vantaggio 5-1 negli scontri diretti. Il secondo: sprecare un match point sul 5-4, 40-30 nel secondo parziale, flashback di Toronto 2018. Il terzo: regalare il controbreak con un doppio fallo, sarebbero stati otto a fine partita, due in più di quelli commessi nei precedenti tre match. Si aggiornino le statistiche: 23 finali, 14 titoli ATP in bacheca, un trofeo vinto ogni anno dal 2016. A 23 anni.
Stefanos Tsitsipas: 8
A proposito di statistiche: escluse le ATP Finals nel 2019, in carriera Tsitsipas si trova 0-8 nelle finali di tornei superiori agli ATP 250: un ruolino ormai preoccupante, tanto che Stefanos sembrava abbastanza afflitto durante la cerimonia di premiazione. Non che il greco non abbia responsabilità nel match perso contro Zverev: inebriando il tedesco con più di un delicato dropshot e surclassandolo persino sulla diagonale di rovescio, il ventiduenne di Atene si era portato subito 4-1 e due palle per il doppio break, prima di diventare frettoloso nel cercare la rete e stranamente schiavo di una seconda di servizio traballante. I titoli importanti arriveranno, ma non oggi.
Lorenzo Musetti: 8
Sinner chiama, Musetti risponde: freddezza e potenza da fondocampo l’altoatesino, emotività e ricami il toscano. “Il Muso” ha conquistato il Messico raggiungendo la prima semifinale ATP alla quarta partecipazione in un torneo nel circuito maggiore. Né le tappe sono state banali: prima la “promozione” in main draw, poi la vittoria contro uno Schwartzman dominato in costruzione di gioco, in potenza e in eleganza, la rimonta thriller contro un Tiafoe lezioso e la prova di maturità superata contro DImitrov in un match spot per il rovescio a una mano. Ingiusto chiedergli di più contro Tsitsipas, anche perché Lorenzo è sembrato limitato da un problema agli addominali.
Dominik Koepfer: 7,5
Mezzo voto in meno perché lo Zverev visto contro Koepfer non sembrava imbattibile. Se Dominik non gli avesse regalato venti minuti di match e se non avesse tremato di inesperienza al servizio sul 5-3 nel secondo set, forse si starebbe parlando di un altro vincitore tedesco ad Acapulco. Non sono permessi, però, passaggi a vuoto e doppi falli di troppo – otto per la precisione – quando si affronta un top ten. Al ventiseienne di Furtwangen resta la consolazione di aver raggiunto la prima semifinale ATP in carriera e di aver rialzato la statistica di match vinti nel circuito maggiore.
Grigor Dimitrov: 6
Sufficienza raggiunta perché Dimitrov si è spinto fino ai quarti di finale, ma il bulgaro forse non risolverà i problemi di concretezza che, nonostante i trionfi a Cincinnati e alle ATP Finals nel 2017, ne hanno condizionato il successo nel circuito maggiore. Praticamente mai in difficoltà contro Mannarino e Kecmanovic e per questo fresco fisicamente, Grigor ha sofferto la grinta e la freschezza atletica di un Musetti on fire e, anzi, era già riuscito a salvare cinque match point in risposta – quattro di questi risalendo da uno svantaggio di 4-5, 0-40 nel secondo set – più un sesto al servizio nel tiebreak. Forse un po’ si deve parlare di chance sfumata.
Felix Auger-Aliassime: 7
Ruggiti da leone, una battaglia impressionante per intensità contro Tsitsipas, ma Auger-Aliassime deve ancora rimandare a “poi” il primo titolo nel circuito maggiore. Il canadese ha pagato a caro prezzo i due doppi falli nell’ottavo game nel terzo set, doppi falli che hanno rivitalizzato prima e regalato il break poi a uno Stefanos che non attendeva altro. Lo strappo è arrivato all’improvviso: perso il primo parziale, FAA si era subito ricomposto mentalmente e aveva perso soltanto sei punti al servizio nel 6-4 con cui aveva pareggiato i conti. Se Felix ha dimostrato di essere superiore ai Next (Next) Gen – si veda la vittoria contro Korda – per l’aggancio ai Next Gen manca qualcosa.
Milos Raonic: 5
Che Raonic avesse qualche problema di troppo al servizio lo si era intuito perché prima aveva commesso 10 doppi falli all’esordio contro Paul, poi non era riuscito a chiudere il match già sul 5-2 nel secondo set. Impressione confermata dalla sconfitta contro Koepfer: il canadese ha perso in meno di un’ora e un quarto, portando a casa soltanto il 54% di punti al servizio – una Caporetto per il bombardiere Milos. E adesso, attenzione alle prestazioni nel Master 1000 di Miami.
John Isner: 4
D’accordo, Isner avrà anche superato un turno ad Acapulco, ma contro un Caruso tutt’altro che scintillante. Lo statunitense è il cugino di quel Long John che trionfava nel Master 1000 di Miami nel 2018. Lentissimo a rete, legnoso negli scambi, addirittura in passivo di ace contro uno Tsitsipas che ha chiuso il match otto a quattro in questa statistica: senza servizio il trentacinquenne di Greensboro si espone a figuracce. Prima tra tutte, vincere 5 punti su 34 in risposta contro il greco.
Frances Tiafoe: 5
Di Tiafoe si diceva che fosse la speranza del tennis born in the USA. Non che non possa ancora esserlo, ma il ventitreenne di Hyattsville soffre troppo contro millennial che non vantano un quarto di finale Slam a 21 anni. A volte Frances si salva in calcio d’angolo – nel match contro Nakashima aveva vanificato un secondo set perfetto con un tiebreak impreciso e aveva rischiato la beffa vedendosi annullato un match point nel terzo parziale. Se, però, lo statunitense si trova davanti un Musetti on fire succede che dal quasi bagel la partita e il torneo gli scivolano via. Male.
Sebastian Korda: 6
Vittoria di personalità contro un Cilic in declino, sconfitta di inesperienza contro un Auger-Aliassime che sa gestire meglio le insidie nel circuito maggiore. L’obiettivo di Korda era entrare stabilmente in top 100, guadagnare punti per evitare le qualificazioni negli Slam e imparare dai big: idee chiare e missione che si compie di torneo in torneo. In particolare, i cinque game di fila vinti contro il croato nel primo set sono un’iniezione di fiducia. Nonché una promessa per il futuro.
Diego Schwartzman: 4
Si sa che Schwartzman non predilige il cemento, ma da un top ten non ci si aspetta che venga ubriacato da un diciottenne alla prima partecipazione in un ATP 500. Forse ancora abituato a muoversi sulla terra rossa, forse spiazzato dalle variazioni di Musetti, l’argentino non ha mai dato l’impressione di avere la marcia in più necessaria per la rimonta, tanto da andare in apnea persino nei recuperi difensivi e nello scambio ordinato da fondocampo. Se poi Diego non è riuscito neanche a leggere i dropshot di Lorenzo, vuol dire che la debacle era annunciata.
Carlos Alcaraz: 6
Avrà anche perso 6-3, 6-1 all’esordio, ma contro il numero 7 nel ranking, Zverev – che poi ha vinto il torneo – e non senza dimostrare di avere mano delicata, visione di gioco e tanta grinta: val la pena sbilanciarsi e dire che Alcaraz si qualificherà per le Next Gen ATP Finals a Milano. Spregiudicato e coriaceo, lo spagnolo ha costretto Sascha ad alzare sul serio i giri in risposta, finendo per rimanere schiacciato da un avversario più esperto, ma che comunque ha speso parole al miele per lui. «Sarà in top 10 entro il 2024», ha detto il tedesco. Chissà se anche prima.
Marin Cilic: 3
Cilic proprio non riesce a sbloccarsi mentalmente. Incontrare Korda all’esordio significava essere chiamati a tenere alta l’attenzione e a stroncare le speranze e la grina di un Next Gen in rampa di lancio. Fino al 5-2 il croato ci stava riuscendo perfettamente: si era procurato palle break in ogni turno di risposta e si era salvato nonostante qualche avvisaglia funesta. Poi, però, il lampo: il ventenne statunitense ha vinto il primo game agevole nel match e Marin si è squagliato, perdendo cinque game consecutivi e non riuscendo più a tenere il servizio nel secondo parziale. Tragedia.
Fabio Fognini: 6
Sufficienza politica per un Fognini che si spera abbia messo benzina nelle gambe in vista di un Master 1000 di Miami mai così imprevedibile. Il ligure non ha interpretato con attenzione il match contro Norrie – si legga alla voce break subito nel momento in cui Fabio doveva completare l’aggancio sul 5-5 nel terzo set – ma all’esordio si era imposto di esperienza contro un Travaglia innervositosi a sorpresa dopo venti minuti immacolati. Si aspettano impegni più importanti per capire come sta Fabio e a quali traguardi possa ambire durante la stagione sulla terra rossa.
Stefano Travaglia: 5,5
Mezzo voto in meno perchè Travaglia aveva perso la miseria di un unico punto al servizio fino al 5-4 nel primo set contro Fognini. Al momento di chiudere il parziale, però, Stefano ha tremato, tradito anche dal dritto e forse soffrendo un po’ la personalità di un Fabio che decide se e quando accendersi e spegnersi. Svanita la chance e sprecate anche due palle per il nuovo break sul 5-5, Stefano si è spento ed è crollato fino al 6-2 finale. Ma chissà cosa sarebbe successo se fosse riuscito a controbreakkare nel terzo game del secondo set.
Salvatore Caruso: 5
Un voto in più perché fronteggiare il servizio di Isner non è mai impresa semplice – non importa se lo statunitense sia in crisi. Però, proprio perché Long John in questo periodo dipende dai propri ace, Caruso doveva quantomeno metterci la racchetta, mettergli pressione e attirarlo a rete, lì dove poi non sarebbe stato difficile infilarlo. Il siciliano non sta vivendo il miglior momento in carriera: dopo il derby contro Fognini agli Australian Open sono arrivate soltanto sconfitte
Michela Curcio