La storiografia italiana mostra scarso interesse nella produzione di studi transnazionali a tema culturale. Questo impedisce ai lettori di cogliere le similitudini tra nazioni che condividono le stesse tradizioni economiche, sociali e religiose. Non tutti sanno che, durante gli anni sessanta, la comunità italiana si era integrata significativamente nella Repubblica d’Irlanda. Il censimento del 1961 riporta un totale di 689 emigrati, concentrati principalmente nella città di Dublino. Nessun altro paese europeo, eccetto la Gran Bretagna, poteva vantare una simile presenza nella terra che San Patrizio aveva amato. Non c’è dunque da sorprendersi se, tra le principali motivazioni di questa riuscita integrazione, la forte matrice cattolica di entrambe le nazioni abbia avuto un ruolo fondamentale. Negli archivi della diocesi di Dublino, non è stato possibile trovare testimonianze di una proficua presenza di italiani alla messa della domenica. Intervistando gli emigrati dell’epoca, tuttavia, risulta evidente quanto il Cattolicesimo fosse parte della complessa identità italo-irlandese. I coniugi Marsella, provenienti da Casalattico, in provincia di Frosinone, raccontano di essere nati in famiglie estremamente religiose. Ogni domenica, la moglie, Benedetta,68 anni, ascoltava la messa nella Chiesa di San Michele presso Dun Laoghaire, in provincia di Dublino. Invece, suo marito Angelo, 74 anni, frequentava la Procattedrale di Santa Maria nel centro della capitale. Queste funzioni religiose non soltanto rinsaldavano l’importanza del Cattolicesimo, masi caricavano anche di significati sociali. Infatti, dopo la messa, gli emigrati italiani erano soliti pranzare e andare al cinema insieme. Filippo Fusco, 77 anni, proveniente da Casalvieri, sempre in provincia di Frosinone, spiega come la religione favorisse non soltanto l’integrazione sociale tra italiani, ma creasse una forma mentis che gli irlandesi ammiravano. Durante gli anni sessanta, la Chiesa Cattolica in Irlanda imparò anche a utilizzare le potenzialità della televisione. Nel 1962, l’Arcivescovo di Dublino Monsignor John McQuaid donò 2000 sterline irlandesi per la produzione di Radharc, una docu-serie in cui, in ogni episodio, uno staff di preti affrontava problematiche sociali e culturali. Concetto la Malfa, originario di Catania, ricorda come questa trasmissione fosse una delle più popolari sia tra i suoi amici irlandesi che tra quelli italiani. Il programma, perciò, favoriva l’integrazione tra le due comunità, sulla base dei condivisi interessi religiosi.

Articolo pubblicato su “Parola di Vita” in data 25/5/2017
Michela Curcio