Quali sono state le motivazioni che hanno spinto l’abate Gioacchino da Fiore a deliberare per la costruzione di una Domus florense, all’inizio del tredicesimo secolo, nel centro di Cosenza? Perché, ancora oggi, non è stato possibile collocare all’interno della città un edificio storico di così grande importanza? È possibile rinvenire sul territorio calabrese simili strutture religiose?
Dalla documentazione rinvenuta nell’archivio dell’abbazia florense di San Giovanni in Fiore, si evince come l’abate Gioacchino da Fiore avesse molto a cuore la costruzione di una Domus nell’area urbana. Nel settembre 1201, l’ordine dei florensi comprò l’abitazione di Donato Corvesario, maestro cuoiaio cosentino che ricevette in cambio una rendita annuale e un compenso di quattro once d’oro e cento tarì. Il mese successivo, Corvesario rinunciò al sostentamento annuale, alzando il prezzo di vendita della casa. Alla base dell’acquisizione dell’immobile, vi era il desiderio di entrare in contatto con la vita religiosa di Cosenza. La costruzione della Domus florense era propedeutica alla diffusione, nel tessuto urbano, dell’omonimo ordine la cui spiritualità si esprimeva principalmente tramite il contatto con la gente, l’abbattimento delle divisioni sociali e il soccorso dei cristiani e dei bisognosi. È possibile anche ipotizzare che le condizioni metereologiche dell’entroterra cosentino abbiano evidenziato la necessità di un collegamento stabile tra i florensi nell’area urbana e quelli nell’abbazia di San Giovanni in Fiore. D’inverno, il ghiaccio e la neve presumibilmente rendevano impossibile ai monaci le comunicazioni con la città.
Sfortunatamente, non è possibile ubicare e, dunque, visitare la Domus florense di Cosenza, perché ne si sono perse le tracce all’interno della toponomastica cittadina. A distanza di ottocento anni, il centro storico cosentino ha subito enormi modifiche. Alcune delle case sono state ingrandite o ricostruite, altre sono state demolite. Di conseguenza, è difficile stabilire l’esatto significato del sintagma “strada pubblica principale”, per come inteso nella documentazione attualmente disponibile per consultazione. Si può supporre che la Domus sia situata nei pressi di Corso Telesio, ma le ricerche archeologiche non hanno ancora confermato tale ipotesi.
La costruzione della Domus florense di Cosenza non fu un episodio isolato nella storia dell’edilizia della regione. Infatti, altre abitazioni erano state edificate, da monaci dell’ordine, sulla costa tirrenica e ionica. I florensi avevano proprietà tra Carolei e Fiumefreddo, ma anche a Pietrafitta, Caccuri e Terrate di Neto (oggi Rocca di Neto). Tale diffusione sul territorio era indice di un “network” religioso in costante crescita. Non è azzardato ipotizzare che l’ordine dei florensi rispondesse a molti dei bisogni spirituali dell’intera Calabria, durante il tredicesimo secolo.
La storia della Domus florense di Cosenza, dunque, è ricca di misteri e di domande senza risposta. Riuscire a stabilirne l’esatta posizione sul territorio, permetterebbe di raccogliere ulteriori informazioni non soltanto sulle pratiche religiose dell’omonimo ordine, ma anche sul loro impatto spirituale nel tessuto urbano e regionale.

Articolo pubblicato su “Parola di Vita” in data 8/6/2017
Michela Curcio