“La bellezza salverà il mondo”, così scriveva Dostoevskij nel romanzo “L’idiota”. In realtà, molte opere d’arte non sono apprezzate, perché rovinate dagli agenti atmosferici o dall’intervento umano. L’azione congiunta della Soprintendenza di Cosenza e dell’Università della Calabria ha dato nuova linfa all’opera di protezione dei beni culturali sul territorio. Lo scorso venerdì, una statuetta marmorea di San Francesco di Paola è stata restituita all’omonima chiesa di Cetraro, dopo essere stata restaurata nell’ambito delle attività del corso di laurea di “Conservazione e Restauro dei Beni Culturali”. Prima del restauro, la scultura era rimasta esposta alle intemperie per più di un secolo. È difficile ricostruire la storia del reperto, perché non vi sono documenti che ne descrivono le fasi di esecuzione. Un’incisione ai piedi del santo, però, indica che la sua realizzazione risale al 1792. In un secondo momento, l’opera è stata posta su un capitello in calcarenite del diciassettesimo secolo. L’omonima chiesa di Cetraro, invece, è stata eretta nel 1950 ed è stata benedetta da Monsignor Michele Rateni, vescovo dell’arcidiocesi di San Marco – Bisignano, che vi pose la prima pietra. Prima dell’intervento di restauro, la preziosa statuetta presentava non soltanto depositi superficiali di sporco, ma anche croste di gesso e ruggine, causate dalle ossidazioni di ferro. Le efflorescenze e le macchie avevano danneggiato il marmo, rovinandone il naturale gioco di luci e ombre. La riqualifica artistica della scultura è stata eseguita dapprima mettendo in sicurezza le sezioni che presentavano lesioni, poi pulendola con bicarbonato di ammonio. A causa delle numerose alterazioni, è stato necessario anche ricostruire il naso e le dita del santo. Infine, il reperto è stato riverniciato con cera microcristallina, per favorirne la conservazione in migliori condizioni. Al suo ritorno a Cetraro, la riproduzione di San Francesco di Paola non sarà più collocata all’esterno della chiesa. Già prima dell’intervento di restauro, esisteva una sproporzione tra la statuetta, alta circa settanta centimetri e l’imponente colonna di due metri e mezzo sulla quale era posta. Per risolvere questo squilibrio artistico, dunque, è stata commissionata la costruzione di un’altra opera dedicata al patrono paolano. La nuova statua, alta 2 metri circa, è stata ultimata in Cina ed è stata ufficialmente donata ai Cetraresi il 27 Dicembre 2016, per riempire il vuoto lasciato dalla precedente scultura che sarà collocata all’interno della chiesa stessa, per proteggerla ulteriormente dalle intemperie. “Questo intervento di restauro è stato un passo fondamentale per la difesa della cultura religiosa calabrese, senza tralasciare i numerosi vantaggi pratici che derivano dalla riscoperta artistica del territorio” – ha dichiarato la funzionaria della Soprintendenza cosentina Enrichetta Salerno. “Nei prossimi mesi, la nostra opera di segnalazione continuerà sia a livello statale che a livello ecclesiastico. È necessaria, infatti, un’intensa collaborazione burocratica per la difesa del nostro patrimonio artistico.” – ha aggiunto la Salerno. L’introduzione del nuovo corso di laurea di “Conservazione e Restauro dei Beni Culturali” ha enormemente contribuito al successo della collaborazione tra la Soprintendenza cosentina e l’Università della Calabria. L’accesso è a numero programmato, anche in considerazione dell’ampia attività laboratoriale prevista e, al termine dei cinque anni, gli studenti sono direttamente abilitati alla professione. Per questo motivo, è necessario che le matricole si approccino con le tecniche di restauro, fin dai primi mesi di università, come nel caso-studio della statuetta di San Francesco di Paola. “È importante sottolineare che il restauro dell’opera è stato portato avanti anche dai ragazzi “– ha dichiarato la coordinatrice del corso di laurea, Donatella Barca. “Gli studenti hanno da subito capito l’importanza di riqualificare la cultura religiosa calabrese e hanno lavorato con entusiasmo e interesse. Il loro contributo è stato fondamentale per riportare il reperto al suo originario splendore.”

Il sodalizio istituzionale tra la Soprintendenza cosentina e l’università rendese continuerà anche nel prossimo anno accademico. Dopo questo primo importante restauro, numerose altre iniziative saranno volte a valorizzare sempre più le bellezze del territorio calabrese.

Articolo pubblicato su “Parola di Vita” in data 6/7/2017

Michela Curcio