Ai cristiani d’Oriente è stato restituito il più antico monastero cristiano esistente: lo scorso sabato, infatti, è stata completata la prima fase dei lavori di restauro al monastero di Santa Caterina sul Sinai. All’evento, tra gli altri, ha presenziato il ministro per la Tutela del patrimonio archeologico dell’Egitto, Khaled El-Enemy. Nel luogo dove, secondo la tradizione, Mosè parlò con Dio nel roveto ardente, l’imperatrice Elena ordinò la costruzione di una cappella già nel quarto secolo, mentre il complesso nella sua forma attuale fu costruito nel sesto secolo, per volontà dell’imperatore Giustiniano. Nel 2000, il monastero fu il punto di partenza del pellegrinaggio giubilare di papa San Giovanni Paolo II, mentre, due anni dopo, l’intero sito fu riconosciuto dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, per la sua architettura bizantina e la preziosa collezione iconografica. La riqualifica dell’area si è resa necessaria dopo gli attacchi dei jihadisti dell’Isis, nello scorso aprile. La prima parte del restauro si è concentrata principalmente sulla biblioteca che risale al quarto secolo e contiene tremila manoscritti cristiani e oltre cinquemila incunaboli. Questi numeri testimoniano un patrimonio immenso, secondo soltanto a quello della Biblioteca Vaticana. Tra i documenti, è custodito uno scritto di Maometto in cui si accordava protezione al monastero che, da allora, fu considerato un luogo di convivenza tra cattolici e musulmani. Nella Biblioteca di Santa Caterina era conservato anche il famoso “Codex Sinaiticus”, indispensabile per una consapevole traduzione della Bibbia. Il testo fu redatto nel quarto secolo, per poi essere preso in prestito dall’erudito tedesco Konstantin Van Tischendorf, a nome dello zar di Russia, nel 1859. Il documento, però, non fu mai restituito e, infine, nel 1933 fu venduto al British Museum. Il consolidamento del patrimonio culturale nella Biblioteca di Santa Caterina è stato affiancato da un progetto di digitalizzazione delle opere, con la tecnica della spettrografia dei 160 palinsesti. Queste analisi, condotte nell’ambito di un progetto dell’Early Manuscript Electronic Library, hanno permesso di ricostruire le parti cancellate. Come risultato, sono emersi testi in dieci lingue antiche, la maggior parte dei quali ancora da decifrare. Insieme alla biblioteca, è stato restaurato anche il mosaico dell’omonima chiesa, dal titolo “La trasfigurazione del monastero del Sinai”. L’opera risale al sesto secolo, è paragonabile per valore artistico ai mosaici di San Vitale a Ravenna ed è grande 46 metri quadri.
«Santa Caterina è un luogo di incontro tra Ebraismo, Cristianesimo e Islam – ha commentato durante la cerimonia per l’inaugurazione dei restauri il ministro El-Enany -. È espressione di quello che chiamiamo il genio dell’Egitto, con i suoi riflessi sull’armonia tra le componenti del suo grande popolo».

Articolo pubblicato su “Parola di Vita” in data 21/12/2017
Michela Curcio