La raffigurazione artistica del presepe ha origini antichissime, come riportato nei Vangeli di Luca e Matteo. La prima rappresentazione della nascita di Gesù si trova nelle Catacombe di Priscilla sulla Via Salaria a Roma. L’opera fu dipinta da un ignoto artista del III secolo, all’interno di un arcosolio del II secolo. Durante il Medioevo, la Natività prese il nome latino di “praesepium”, ovvero recinto chiuso, mangiatoia. Nel corso dei secoli, famosissimi pittori italiani tra cui Sandro Botticelli, Piero della Francesca e il Correggio scelsero il presepe come soggetto dei loro quadri.

A partire dal tredicesimo secolo, la Natività assunse anche forma tridimensionale. San Francesco d’Assisi fu il primo a rappresentare la nascita di Gesù in forma “vivente”, a Greccio, durante la notte tra il 24 e il 25 dicembre 1223, dopo aver ricevuto il permesso di papa Onofrio III. L’evento fu poi raffigurato da Giotto nell’affresco della Basilica Superiore di Assisi. Il primo presepe a tutto tondo di cui si ha notizia è conservato nella Basilica di Santo Stefano, a Bologna. L’autore ha il nome convenzionale di “Maestro del Crocifisso”. L’opera fu scolpita in tronchi di tiglio e di olmo, nell’ultimo decennio del XIII secolo e rimase senza coloritura fino al 1370, quando il pittore bolognese Simone dei Crocefissi dipinse le statue con una policromia di stile gotico, recentemente restaurata. Il più antico presepe ad altorilievo, invece, risale al 1289 e si trova nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma. Quasi tutte le otto statuette sono opera di Arnolfo di Cambio: solo il mago inginocchiato e la Vergine con il Bambino furono scolpiti da autori successivi.

In parallelo, l’iconografia della Natività si sviluppò anche a livello popolare. Nel diciottesimo secolo, a Roma, i “pupazzari” iniziarono la produzione di statuette di terracotta da inserire nella rappresentazione. Questa tradizione presto si estese nell’Umbria e nelle Marche. Nello stesso periodo, a Bologna venne istituita la famosa Fiera di Santa Lucia, mentre a Napoli, si scatenò una vera e propria competizione tra famiglie nobili su chi aveva allestito l’opera più bella e sfarzosa. Per vincere, i personaggi venivano ricoperti di tessuti pregiati e gioielli autentici.

Al giorno d’oggi, tre sono i principali presepi italiani: quello napoletano è composto da personaggi in terracotta e si caratterizza per lo sfarzo, l’ambientazione urbana e la riproduzione di scene elaborate, come la cavalcata dei Magi; quello genovese è famoso per la minuzia e la pregevolezza dei materiali usati e quello romano è generalmente ambientato in campagna, con pini, olivi, casali rustici, locande di campagna e rovine romane di acquedotti.

Anche all’estero, le raffigurazioni della Natività sono molto diffuse. In Spagna, le sue origini sono da rintracciare all’influenza degli scambi culturali con il regno borbonico. Oggi, in Andalusia, chi si reca a visitare il presepe, lascia anche un’offerta per le famiglie più bisognose. In Francia, invece, rappresentazioni barocche della nascita di Gesù si svilupparono nel diciottesimo secolo. Durante la rivoluzione francese, questa tradizione venne soppressa, per poi ritornare nelle case con il concordato tra Pio VII e Napoleone Bonaparte. Allo stesso periodo risalgono i primi “santons”, statuine d’argilla ancora in vendita nei negozi di souvenir. Anche l’Austria è famosa per i presepi realizzati con figure di legno intagliate a mano. A Salisburgo, la Natività è un vero e proprio excursus sulla storia dell’umanità, a partire dal peccato originale, fino all’Annunciazione e la venuta del Redentore. In Polonia, la rappresentazione della nascita di Gesù si sviluppa su due piani: in quello superiore è raffigurata la Natività, in quello inferiore le scene degli eroi nazionali. Infine, la tradizione ungherese prevede la costruzione di una cassa a forma di chiesa o di stalla, che abbia personaggi di legno o carta e che sia trasportabile a mano.

Quanto alla simbologia del presepe, sono riconducibili al Vangelo di Luca la mangiatoia, l’adorazione dei pastori e la presenza di angeli nel cielo. Altri elementi, invece, appartengono all’iconografia dell’arte sacra: Maria ha un manto azzurro che simboleggia il cielo e San Giuseppe indossa una veste dai toni dimessi, a rappresentarne l’umiltà. Il bue e l’asinello sono citati in un’antica profezia di Isaia, mentre, curiosamente, nessuno dei quattro evangelisti ha parlato esplicitamente di una grotta o di una stalla. Infine, i Re Magi furono inseriti nel presepe per incarnare i tre continenti conosciuti all’epoca: Europa, Asia e Africa.

Articolo pubblicato su “Parola di Vita” in data 21/12/2017

Michela Curcio