Un tweet del Napoli rompe con il politically correct del calciomercato e viola il codice di bon ton a cui l’intero mondo dello sport dovrebbe ispirarsi. Ciò è tanto più clamoroso alla vigilia delle Universiadi, simbolo di integrazione e di spirito comunitario. «Il Calcio Napoli ha deciso di soprassedere alla cessione di Marek Hamsik ai cinesi, poiché le modalità di pagamento della cifra pattuita non collimano con gli accordi precedentemente raggiunti», così ha annunciato il social media manager della società.
A scatenare le polemiche del web, soprattutto l’espressione “ai cinesi”. Alcuni l’hanno percepita e segnalata come una battuta razzista – e non è detto che non lo fosse. Ma, sicuramente, era un escamotage per mettere in luce l’inaffidabilità finanziaria del Dalian, la società di Liaodong che non ha garantito le coperture economiche per la buona riuscita della trattativa.
Nell’interpretazione di questo tweet, allora, “soprassedere” e “collimare” non sono più verbi istituzionali, ma assumono un tono canzonatorio, quasi burlesco. Come a dire che tanta formalità non serve con un acquirente che vien meno ai patti e, perciò, non merita nemmeno la cortesia di essere chiamato con il suo nome.
Non esattamente una strategia di comunicazione all’insegna del rispetto e del fair play sportivo.

Articolo pubblicato su “Inchiostro” in data 8/2/2019
Michela Curcio