150.889 chiamate al 1522 per denunciare episodi di violenza domestica in Italia da gennaio 2013 a dicembre 2019. Un’enormità. Oltre 25.000 telefonate all’anno. Numeri che colpiscono come pugni nello stomaco. Uno, due, dieci, cento, mille. Centocinquantunomila. Il 90% di chi trova il coraggio di alzare la cornetta è donna. Donna con la D maiuscola, perché aprire la propria anima vuol dire esporsi a chi ti dice “stai mentendo”, a chi ti dà la colpa per non aver parlato prima, a chi difenderà il violento perché non crede che possa essere così.
Il 50% di chi chiede l’assistenza di un operatore racconta di aver subito violenza fisica; il 38% denuncia soprusi di natura psicologica. Ed è davvero difficile pensare a tutti i possibili traumi affrontati da una donna vittima di abusi. I pugni? I calci? Le visite in pronto soccorso negando l’innegabile? Il fidanzato che ti sbatte la testa al muro e ti accusa di averlo provocato? Il compagno che prova a strangolarti con un cuscino? Il marito che ti umilia perché guadagni più di lui? Il collega che denigra il lavoro nel quale hai messo testa e cuore? L’uomo che ti offende perché non ti concedi? La persona che ti manipola e ti convince che sei sbagliata? Ogni storia vive a sé. Ogni storia deve disgustarci. E indignarci. E lasciarci straziati dentro.
Il 90% di chi denuncia un abuso sostiene di averlo subito tra le mura domestiche. Come metabolizzare che la violenza possa venire dal proprio partner? Dall’amore della propria vita? Dall’uomo che si spera possa capire e cambiare? Il 77,5% di chi telefona al 1522 non riesce a dire la verità anche alla Polizia. Il 4% ci prova, ma infine ritira la denuncia. In totale l’80% di donne abusate ha paura di dire basta.
Fatevi e facciamoci un favore. Sinceriamoci di non conoscere vittime di violenza. Forse ci aiuterà a sentirci meno impotenti di fronte a un mondo che non finisce di ferirci. Forse.
Articolo pubblicato su “Parola di Vita” in data 5/11/2020
Michela Curcio
