Febbraio: mese di calcio champagne, di tennis internazionale, di Superbowl e di Sei Nazioni, ma anche di basket e volley italiani che si prendono una piccola pausa. Il weekend sportivo appena trascorso ci lascia in eredità le consuete cinque riflessioni.

  • Benvenuto febbraio, regalaci verdetti calcistici

Kramer contro Kramer, ossia la lotta per lo Scudetto vs la corsa per andare in Champions League: spalmate tra venerdì e domenica, Inter e Juventus hanno superato le rispettive insidie Fiorentina e Roma mentre il Milan non ha tradito sconfiggendo 4-0 un volenteroso ma inferiore Crotone. Zona quarto posto, ruggito della Lazio che, grazie a un provvidenziale gol di Immobile contro il Cagliari, aggancia proprio la Roma al quarto posto. Si morda mani e piedi l’Atalanta, però. Dopo il 3-0 nel primo tempo e il rigore sbagliato da Belotti, sembrava che gli uomini di Gasperini fossero destinati ad asfaltare anche il Torino e a scavalcare in classifica un Napoli sempre più in crisi nera dopo la sconfitta per 2-1 contro il Genoa. Dall’estero, arriva la notizia che la Premier League sembra essere in archivio: il 4-1 con cui il Manchester City ha annientato il Liverpool sa di bandiera bianca sventolata da Klopp e anche se il Manchester United non perde terreno, sembra essere questione di tempo prima che anche Pogba e compagni si arrendano.In Bundesliga, invece, notte fonda per un Borussia Dortmund crollato a sedici punti di distanza dalla capolista Bayern Monaco e che adesso rischia anche di non qualificarsi alla prossima Champions League, mentre la Liga va sempre più in direzione Madrid, sponda Atletico. Anche perché in attesa che i “colchoneros” scendano in campo per il posticipo di questa sera e che recuperino le due partite di ritardo, il Barcellona e il Real accusano entrambi sette punti di ritardo. Per fortuna esiste la Ligue 1: Lilla, Lione e Paris St. Germain continuano a vincere e infiammare il campionato, almeno loro.

  • Se il tennis in Australia sorride all’Italia

«Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò», dice l’inno. Così siamo arrivati all’ultimo atto di ATP Cup e abbiamo avuto una finale tutta tricolore nell’ATP 250 di Melbourne detto Great Ocean Road Open, tra il predestinato Jannik Sinner e il gregario Stefano Travaglia. Si sapeva che la Russia di Medvedev e Rublev sarebbe stata insormontabile per un Fognini tutto estro e un Berrettini calma e dritto. E in effetti il 6-1, 6-2 con cui Andrej ha dominato Fabio e il 6-4, 6-2 di Daniil a Matteo non si prestano a interpretazioni. Fortunata però la Russia a non aver bisogno di vincere il doppio in semifinale contro una Germania che ha dato spettacolo per merito di Zverev. Si intende Mischa, capitano in grado di spronare il fratello Sascha, trascinatore insieme a Struff nel doppio da dentro o fuori vinto contro il ticket Djokovic-Cacic in round robin. Proprio Serbia e Spagna escono con le ossa rotte dal torneo. Ma se Nole e compagni forse neanche sanno dove hanno sbagliato, la Spagna rimpiange un Nadal bloccato da un problema alla schiena. Si diceva di Sinner e Travaglia: in una finale che ha visto contrapposti talento cristallino e classe operaia, il trofeo è andato a Jannik, ma dispiace per Stefano che chissà se avrà un’altra chance di portare a casa un titolo ATP. Titolo ATP che Auger-Aliassime prima o poi vincerà, ma non nell’ATP 250 di Melbourne detto Murray River Open, perché a trionfare è stato Dan Evans per 6-2, 6-3. In quota WTA 500, il Gippsland Trophy ha visto la Mertens sconfiggere Kanepi, mentre lo Yarra Valley Classic ha ri-consacrato la leadership della Barty. Ma che vergogna che la finale del Grampians Trophy non si sia giocata.

  • Lega A di basket in pre-pausa, regular season di Superlega terminata

Ultimo tango senza scintille (per ora), poi un lungo stop fino a fine febbraio: se l’Olimpia Milano già guarda le rivali in televisione, le inseguitrici Sassari, Brindisi, Virtus Bologna e Veneziahanno vinto rispettivamente contro Fortitudo Bologna (89-79), Cantù (80-75), Treviso (108-90) e Reggiana (89-62). Capitolo volley: orgoglio Vibo Valentia in Superlega. In attesa di scoprire se riusciranno a conservare il quarto posto in classifica generale, e quindi a evitare un complicato sorteggio nei playoff, nell’ultima giornata di regular season i calabresi hanno rimontato due set di svantaggio a una Lube Civitanova che di sabato pomeriggio nutriva ancora speranze di chiudere la prima parte di stagione in vetta, a patto che Perugia crollasse contro Monza. Perugia che, per la cronaca, scaricata la tensione e perse le motivazioni, ha davvero perso di schianto contro i lombardi con l’eloquente punteggio di 25-12, 25-18, 25-20. Meritatissimo terzo posto, invece, per Trentino: se non fosse stato per la fisiologica sconfitta contro Milano, la squadra allenata da Angelo Lorenzetti sarebbe in striscia positiva da ben quattordici match di fila in campionato. Appuntamento dunque al 10 febbraio per gli ultimi recuperi pre-final eight: Monza-Verona e Ravenna-Milano. In una Serie A1 femminile che approfitta di una domenica di pausa per ricomporre un calendario che sembra un mosaico, la domanda resta sempre se riuscirà Conegliano a chiudere la regular season da imbattuta?Probabilmente sì, considerata la ventunesima vittoria su ventuno, a spese di una Cuneo che almeno ha strappato un set alla squadra di Paola Egonu.

  • Superbowl, atto 55: se lo spettacolo è assicurato

Tom Brady l’eterno che annichilisce l’erede Patrick Mahomes, Bruce Springsteen che invita gli Stati Uniti alla coesione politica, il sobrio saluto di Joe e Jill Biden, la prima donna in campo come arbitro, la simpatica città di Tampa Bay che ormai è una realtà in tutti gli sport statunitensi – i Lightnings difendono la Stanley Cup in NHL: il cinquantacinquesimo Superbowl doveva essere uno spettacolo e non ha tradito le aspettative. E che importa se mancavano (migliaia di) spettatori, perché i 22.000 fortunati comunque non hanno rinunciato alla tradizionale e gioiosa invasione di campo che, per un attimo, li avrà distratti dall’emergenza coronavirus che infuria nel mondo e che, inevitabilmente, ha impattato anche su “the Big American Party”. In un mondo che si capovolge in continuazione, rimangono due punti fermi: che Rob Gronkowski tornerà sempre ad aiutare l’amico Tom e che “Comeback kid” continuerà a regnare non fin quando il fisico glielo permetterà, ma fin quando per lui quel 43 sulla carta d’identità sarà soltanto un numero. E se i New England Patriots non lo credevano possibile, che si mettano in ginocchio sui ceci perché i Tampa Bay Buccaneers sono tornati a vincere il Vince Lombard Trophy dopo un digiuno di 18 anni, sconfiggendo i Kansas City Chiefs per 31-9. Un punteggio inequivocabile per una vittoria storica: chiedetevi chi detiene il record di Superbowl vinti. I New England Patriots? No, Tom Brady. Sempre lui.

  • Sei Nazioni: l’Italia è condannata a perdere

Davvero ogni anno ci si illude che a fine Sei Nazioni l’Italia non porterà a casa il cucchiaio di legno? Prima partita contro la Francia, prima figuraccia. Punteggio finale: 50-10. Unico moto d’orgoglio, la meta di Luca Sperandio al sessantaquattresimo minuto, quando, comunque, i transalpini conducevano già per 45-3, frutto di sei mete trasformate e un calcio di punizione. Né si provi a sperare che contro l’Inghilterra andrà meglio, perché i “Lions” scenderanno in campo dopo l’umiliante sconfitta a Twickenham per 11-6 contro una coriacea Scozia. Ultima vittoria di “The Thistles” contro i cugini inglesi nel loro fortino? Bisogna tornare indietro di 38 anni, al 1983: non esistevano ancora i cellulari per come li si intende oggi, non ci si contagiava di Sars-Cov-2 (anzi, neanche si moriva di SARS, quella che sarebbe comparsa – e altrettanto velocemente scomparsa – venti anni dopo), Alessandro Del Piero aveva 8 anni e gli AC/DC avrebbero pubblicato Flick of the Switch, deludendo le aspettative di chi si aspettava il poker d’assi dopo la trinità “Highway to hell”, “Back in black” e “For those about to rock”. Ma non sorride neanche l’Irlanda di un eterno Cian Healy – alla cinquantesima presenza in un match di Sei Nazioni. Dopo lo sciagurato cartellino rosso a Peter O’Mahony dopo tredici minuti, neanche la classe di Johnny Sexton è riuscita ad evitare la sconfitta contro il Galles per 21-16. Anche perché, nel frattempo, dall’altra parte il piede di Leigh Halfpenny non ha tremato mai. Quindi chi vincerà il torneo? Un’unica certezza: non l’Italia.

Michela Curcio