Tantissimo calcio, Novak Djokovic e Naomi Osaka re e regina agli Australian Open, la disfatta italiana ai Mondiali di sci, la qualificazione di Luna Rossa in finale di America’s Cup e il caso Schwarzer: il weekend sportivo trascorso ci lascia in eredità le consuete cinque riflessioni.

  • Ci si abbuffa di calcio tra Champions League, Europa League e campionati europei

Troppo calcio per provare a sintetizzarlo in qualche riga, ma ci si proverà lo stesso.

Champions League edition: 1) Da sfangare la qualificazione con un cinico 1-0 a dover passare il turno con una vittoria per 3-0: così tanto vale il gol di Chiesa nel 2-1 con cui la Juventus ha deluso contro il Porto. E meglio non infierire su Bentancur; 2) Considerata la vittoria per 2-0 fuori casa contro il Lipsia, meglio che il Liverpool si concentri sull’Europa; 3) Che il Borussia Dortmund si tenga stretto Haaland; 4) Improbabile che il Barcellona ripeta la rimonta per 6-1 contro un Paris St. Germain nel segno di Mbappè. Europa League edition: 1) Una ha sorriso: la Roma che ha ritrovato Dzeko e ha sconfitto fuori casa per 2-0 lo Braga; 2) Una ha mormorato: il Milan che si è distratto nel finale e ha pareggiato per 2-2 contro la Stella Rossa – ma il ritorno sarà a San Siro; 3) Una ha deluso: il Napoli che al Diego Armando Maradona ripartirà dal 2-0 per il Granada; 4) Soprattutto devastanti Tottenham e Manchester United nel segnare quattro gol fuori casa. Campionati europei edition: 1) Serie A: chi ha snobbato il tandem Lukaku-Lautaro Martinez si metta in ginocchio sui ceci; 2) Premier League: bye bye Liverpool, strapotere Manchester City; 3) Bundesliga: il Lipsia vince per 3-0 contro l’Hertha Berlino, il Bayern Monaco perde per 2-1 contro l’Eintracht Francoforte e così si riapre la corsa per il Meisterschale; 4) Liga: il Barcellona ha visto andar via l’ultimo treno, il Real Madrid invece ci crede ancora; 5) Ligue 1: primo allungo per il Lilla, ma la strada è ancora lunga; 6) Eredivisie: sempre più Ajax nonostante il PSV.

  • Australian Open: Djokovic e Osaka trionfano a Melbourne ed è subito 2019

Novak Djokovic e Norman, Naomi Osaka e Daphne: che errore pensare che gli Australian Open non sarebbero finiti così. Anzi, se in quota WTA l’interregno Kenin era sembrato un incidente di percorso, in chiave ATP il dominio di Nole non si era interrotto neanche nel 2020. Nel dettaglio: Djokovic non aveva mai perso dopo i quarti di finale a Melbourne, mentre la Osaka non aveva mai fallito l’appuntamento Slam una volta superati gli ottavi di finale. Di domenica e a sorpresa, Novak ha travolto un Medvedev che in semifinale aveva scherzato contro uno Tsitsipas che in precedenza aveva rimontato due set a Nadal (terzo a riuscirci dopo Federer a Miami e Fognini agli US Open). Ventiquattro ore prima, una Naomi neanche al 50% aveva passeggiato contro una Brady volenterosa, ma non all’altezza – ma la statunitense ha sfruttato l’occasione in una parte alta di tabellone sbilanciata al ribasso. Ancora: il serbo ha vinto il nono Australian Open in carriera: Nole sta a Melbourne come Nadal sta a Parigi e Federer sta a Londra. La nipponica, invece, ha vinto le prime quattro finali Slam su quattro disputate, unica a riuscirci insieme a Monica Seles e Roger Federer. In più vanta in bacheca più Major che altri tornei WTA. E allora chi, seduto/a sul divano, pensa ai propri sbagli? Risposta provocatoria: Sascha Zverev che, nel quarto di finale contro Djokovic, era 4-1, 30-0 nel terzo set e 3-1 e occasione di doppio break nel quarto set e Garbine Muguruza che, nell’ottavo di finale contro la Osaka, ha avuto match point sul 5-3 nel terzo set.

  • Mondiali di sci a Cortina: niente inversione di rotta

«Il quarto posto è sfigato», ha detto Vinatzer provando a sorridere e a mascherare la delusione in un italiano dall’accento marcatamente altoatesino. Sfigato, come tutto il Mondiale di sci di Cortina per l’Italia. E se si era già detto di come l’infortunio di Sofia Goggia fosse stato un presagio funesto, neanche nelle più fosche previsioni si pensava di chiudere la campagna veneta con un inaspettato oro (sia ringraziata Marta Bassino che ha trovato l’exploit nel parallelo) e un emozionante argento conquistato nel Gigante da Luca De Aliprandini, al primo podio in assoluto in carriera – galeotto fu l’errore di Alexis Pinturault che era saldamente in testa dopo la prima manche. Lampi di gioia a parte, per il contingente azzurro sono arrivate soltanto beffe e polemiche, dal quarto posto di Dominik Paris nella discesa libera – ma l’altoatesino era davanti a tutti dopo la prima prova – a una Federica Brignone che è rimasta all’asciutto di medaglie (quanto bruciano l’uscita dopo tre pali nello Slalom di combinata e l’inforcata a metà gara nello Slalom) e che non ha affrontato la delusione con filosofia. «I risultati sono stati uno schifo», ha commentato laconica la milanese. E se anche Mikaela Shriffin proprio soddisfatta non sarà, sorridono invece Lara Gut-Behrami, che vince l’oro nel Gigante e nel SuperG, e l’Austria che chiude in testa al medagliere con cinque ori su otto podi. Da dove riparte l’Italia, quindi? «Ho appena 21 anni e credo che da oggi trarrò molta esperienza per il futuro», ha concluso sempre Vinatzer nella mixed zone dopo lo Slalom di chiusura Mondiali. Almeno lui potrà riprovarci tra qualche anno. Agli altri non resta che recriminare.

  • Tra Prada Cup e American Cup: Luna Rossa è tornata grande

Ineos UK ha anche provato a insinuare dubbi a un equipaggio che ha sempre volato sulle ali dell’entusiasmo, ma Luna Rossa ha chiuso la serie per 7-1: sono servite otto regate su tredici perché la Prada Cup andasse in archivio, ma, dopo 21 anni, l’Italia si è qualificata per la finale di America’s Cup. E anche se attualmente la sfida contro Team New Zealand sembra proibitiva, perché non continuare a sognare di conquistare la Vecchia Brocca? Se alla vigilia non erano mancate tensioni, dopo che il tandem Bruni-Spithill si era opposto a un ulteriore rinvio legato all’emergenza coronavirus, entrambe le imbarcazioni hanno portato il nervosismo anche in acqua: gara 5, vento leggero e subito si parte con una penalità a testa, dovuta alla fretta nel tagliare la linea di partenza in anticipo. Luna Rossa, però, rimane davanti al primo incrocio e arriva al traguardo con 1’20’’ di vantaggio. Preludio a un’imbarcata? Niente affatto: Sir Ben Ainslie reagisce d’orgoglio e in gara 6 sfrutta le condizioni ambientali e si prende quantomeno una vittoria di consolazione per Ineos UK. Ma è un attimo: il vento si attenua e il team italiano torna a ringhiare. Precisissimo Pietro Sibello, impeccabili nelle manovre Bruni e Spithill: tutto scorre senza sussulti, nonostante la partenza iper-aggressiva di marca britannica in gara 8. «È un grande giorno per l’Italia», festeggia proprio Bruni. Adesso si torna a dormire la notte e si ricaricano le energie: dal 6 marzo toccherà di nuovo programmare la sveglia alle 3:00 in punto. E va bene così.

  • Il caso Schwarzer e il dovere di essere garantisti

Ha imbrogliato una volta, quindi potrebbe succedere ancora. Ma Schwarzer non è il protagonista di un romanzo di Primo Levi e non potrà mai dimostrare la propria innocenza in tempo per partecipare alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Anno 2008: a 24 anni il marciatore altoatesino vince l’oro olimpico a Pechino nella 50 km, stabilendo il nuovo record di specialità in 3h37’09’’. Flash-forward, anno 2012, giorno 6 agosto: l’Agenzia Mondiale Antidoping annuncia che Alex è stato trovato positivo all’eritroproietina: niente Olimpiadi di Londra, congedo immediato dall’Arma dei Carabinieri, squalifica di 3 anni e 6 mesi e gogna mediatica sui social. Anno 2016, giorno 21 giugno: Schwarzer viene trovato nuovamente positivo a una sostanza proibita – il testosterone. Però qualcosa non torna, perché il campione era risultato negativo a un primo controllo. Scattano comunque la sospensione immediata e la squalifica per otto anni. Siamo stati di nuovo ingannati dal bravo ragazzo con il faccino contrito, pensiamo. E invece no. Anno 2018: le analisi condotte dai RIS di Parma rivelano un’alta concentrazione di DNA nel campione incriminato. Il che potrebbe indicare una manipolazione. Anno: 2020 la Procura di Bolzano chiede l’archiviazione del procedimento penale nei confronti di Alex. Anno 2021: il Gip conclude che “il fatto non sussiste”. E che World Athletic e alla WADA non si permettano di definire “sconcertante” la decisione: sarebbe un’offesa al sistema giudiziario italiano. Lunga vita al garantismo, conquista di civiltà.

Michela Curcio