La penultima settimana di campionati europei di calcio, gli Internazionali di Roma, l’imprevedibile MotoGP, quei playoff tra basket (NBA e Lega A) e hockey (NHL) e, sempre a proposito di playoff, il flop di Acqua e Sapone in Serie A1 di futsal: il weekend trascorso ci ha regalato cinque riflessioni.
- Calcio di maggio: ci mancherai
Ricorderemo quella pazza settimana di campionati europei iniziata di martedì, quando in Serie A il Napoli aveva sconfitto l’Udinese per 5-1 sfruttando la potenza di fuoco di cinque marcatori diversi (Zielinski, Fabian Ruiz, Lozano, Di Lorenzo e Insigne), ma poi, ventiquattro ore, dopo l’Atalanta aveva regolato per 2-0 il Benevento, il Milan aveva rifilato un ultra-tennistico 7-0 a un Torino forse già convinto di essere salvo, la Lazio si era salvata in zona Cesarini contro il Parma – ma in realtà il gol lo aveva segnato Immobile – e persino la Juventus era riuscita a non complicarsi più di tanto la vita contro il Sassuolo. E quindi tutto invariato, incluso il 3-1 tra Inter e Roma, nobili che non interessano a nessuno. E ricorderemo in Premier League il Leicester galeotto nel 2-1 contro il Manchester United che serviva alle Foxes per guadagnarsi la Champions League e che aveva regalato lo Scudetto a un Manchester City sul divano. E penseremo anche alla Liga gettata alle ortiche da un Barcellona che aveva chiuso il primo tempo per 2-0 contro il Levante, che era stato in vantaggio 3-2 a dieci minuti dalla fine e che era stato gelato dal pareggio di Leon, mentre l’Atletico Madrid e il Real Madrid non sbagliavano rispettivamente contro la Real Sociedad e il Granada. E ci diremo che l’Eredivisie non ci interessava, perché se l’Ajax non aveva avuto pietà di Venlo (di giovedì) e Vitesse (di domenica), il PSV aveva vinto prima e pareggiato poi e l’Alkmaar aveva pareggiato prima e vinto poi, quindi tre più uno uguale quattro e uno più tre uguale quattro. E ci domanderemo perché il Manchester United era crollato anche contro il Liverpool per 4-2 e ci chiederemo cosa sia passato nella mente di Alisson nel momento in cui di domenica ha schiacciato di testa per il 2-1 con cui i Reds hanno espugnato il fortino eretto dal West Bromwich e stanno tenendo vive le speranze di Champions League davanti a un Chelsea sgambettato in contemporanea da un Arsenal mai veramente interessante in stagione. E ci diremo che in Bundesliga il 2-2 tra Bayern Monaco e Friburgo era stato irrilevante, se non per Lewandowski a quota 40 gol in stagione (ma forse in Polonia stavano guardando Iga Swiatek) e che il Lipsia non aveva più nulla da chiedere al campionato e quindi aveva provato a decidere la corsa Champions League, frenando il Wolfsburg sul 2-2 mentre il Borussia Dortmund continuava a risorgere a Magonza – 3-1 il risultato finale. E parleremo ancora di Juventus-Inter, perché non importa che il big match arrivi alla trentasettesima giornata: tre rigori, due espulsioni, una partita intossicata dall’arbitro, un Cuadrado che tiene a galla una squadra ormai morta, il Twitter in furia. E l’Atalanta soffriva contro il Genoa, ma poi si prendeva di forza la terza qualificazione di fila in Champions League, sole, vento, vino e forse la Coppa Italia. E il derby tra Roma e Lazio serviva ai biancocelesti, ma i giallorossi avevano vinto 2-0 e quindi Inzaghi aveva detto addio all’Europa che conta. E chiuderemo sussurrando che il Milan si era inguaiato da solo contro un Cagliari che non aveva più nulla da chiedere, mentre il Napoli non aveva tremato in quella Firenze che era stata foriera di sciagure ai tempi di Sarri, del “bel gioco”, dello Scudetto perso in albergo – che anche lì il derby d’Italia era finito 3-2 per i bianconeri. In Liga il Barcellona maledirà Lenglet – ma non è l’unico indiziato – e il campionato andrà comunque a Madrid, chiedendosi se sponda Atletico sia sufficiente affidarsi ai santi Renan Lodi e Luis Suarez. Infine in Ligue 1 il Lilla si chiederà se sta avendo un po’ di “braccino” dopo il pareggio per 0-0 contro il St.Etienne e il Paris St.Germain spererà che sia così, dopo la vittoria per 4-0 sul Reims, mentre il Monaco maledirà gli scontri diretti e il Lione maledirà se stesso. Siamo a maggio, signori.
- Master 1000/WTA 1000 di Roma: Nadal e Swiatek king and queen of clay
Giovedì 13 maggio, ore 15:40 circa: Denis Shapovalov conduce 6-3, 3-1, palla per il 4-1 e doppio break su Rafa Nadal e non si direbbe neanche che il risultato sia sorprendente perché il canadese sarà anche in giornata di grazia, ma il maiorchino ancora non convince più di tanto in termini di forma fisica. Palla break non sfruttata, ma pazienza, il turno di servizio di “Shapo” sembra andare liscio: in un attimo si va sul 40-0 e il game sembra chiuso. E invece arriva il controbreak dal nulla, le certezze vacillano e il secondo set che va a “the king of clay”. L’inizio di una rimonta? Non proprio: l’esplosivo biondino si riporta 3-1 con break, viene subito riacciuffato, ma si procura due match point in risposta nel dodicesimo game. Li sfrutterà? E invece no, maledetta fretta. E allora sì che Nadal tira un sospiro di sollievo: se la partita finisce in corrida psicologica, Shapovalov non reggerà. Più o meno due ore prima: Iga Swiatek proprio non vuol saperne di dominare il gioco con quel kick che tanto le riesce bene e con quei rovesci che riesce a tirare da ogni angolo di campo. La polacca perde il servizio quattro volte su cinque nel primo set, si trova sotto di un break nel secondo parziale e anche lei nel dodicesimo game offre due match point a Barbora Krejcikova, che un giorno prima aveva eliminato Sofia Kenin, guarda un po’, colei che ha conteso la corona alla teenager di Varsavia in finale al Roland Garros a ottobre. Abbiamo nominato il Roland Garros? Infatti, perché di domenica il Master 1000/WTA 1000 di Roma finisce esattamente come l’ultima edizione di uno Slam in effetti già prossimo: Nadal resiste al ritorno di un Novak Djokovic stravolto per un order of play che non gli ha mai veramente sorriso nella Capitale – e qui bisognerebbe aprire una parentesi bacchettando una frangia estremista di tifosi di re Rafa dai quali lui stesso si dissocerebbe se avesse il tempo di leggere i loro tweet deliranti – mentre la Swiatek umilia una Karolina Pliskova che era sembrata rediviva con un doppio 6-0 in 45 minuti. Per intenderci: prima di questo strano weekend di bagel serviti in una finale di un torneo se ne erano visti tre negli ultimi quindici anni. Indovina chi? 1) 2006: Bartoli contro Puchova a Quebec City; 2) 2013: Radwanska (un’altra polacca) contro Cibulkova a Sydney; 3) 2016: Halep contro Sevastova a Bucarest. E ancora: Iga è la quarta teenager a vincere un WTA 1000/Premier Mandatory/Premier 5/chiamateli come vi va dal 2009 dopo Azarenka, Bencic e Andreescu. E infine: il bilancio di punti è impietoso: 54 a 13 per la bimba terribile di Varsavia. E vi assicuriamo che la Pliskova si è sudata ogni singolo quindici. Il tempo stringe e le riflessioni sono troppe: 1) Lorenzo Sonego ha “uevos” per dirla senza filtri. Forse più di tutti nel team Italia; 2) Caro Tsitsipas, sappiamo che sai che la palla era rimbalzata due volte sulla smorzata di Berrettini. Però siamo troppo impegnati a chiederci se tu sia imploso contro Nole oppure se il serbo abbia alzato alle stelle il proprio livello. Boh; 3) Incredibile, ma vero, qualcuno ha avuto il coraggio di dire che Zverev sta vivendo una clay season inferiore alle aspettative. E a quanto sembra non è ubriaco; 4) Non si vorrebbe mai vedere Serena Williams così a disagio sulla terra rossa.
- MotoGP: la pioggia rende il Mondiale ancora più imprevedibile
Jack Miller guastafeste in Francia e al secondo successo di fila in gara: quanto ha sperato il pubblico di casa di poter vedere due transalpini trionfare nel GP di Le Mans? Johann Zarco e Fabio Quartararo non potrebbero essere più diversi: iper-aggressivo il primo, predestinato, ma con un occhio alla tattica il secondo. Per ora il Mondiale dà ragione al ventiduenne di origini siciliane, che tra l’altro ha anche superato Pecco Bagnaia in classifica – ma occhio, che un punto di distacco in pratica è un “non punto”. Comunque, che non si dica che noi italiani non siamo lì pronti a dare fastidio ai cugini: Morbidelli sarà anche stato sfortunato a scivolare – complice uno scroscio di pioggia a inizio gara che ha scompaginato ogni previsione – ma proprio la pioggia ha aiutato proprio Bagnaia a rimontare dalla sedicesima alla quarta posizione, ossia grasso che cola alla voce “risultati insperati”. Sorride un po’ anche Valentino Rossi: complici i primi miglioramenti tecnici sulla sua Yamaha, il “Dottore” ha chiuso undicesimo, ma è rimasto in top ten per gran parte di gara. Meno sorridente, invece, Marc Marquez: lo spagnolo era anche stato in testa durante il GP, ma l’otto volte campione del mondo proprio non ha imparato la lezione e, quindi che finisca nella ghiaia sembra quasi inevitabile. Per fortuna, però, niente conseguenze per il Carboncito. Adesso, sempre sull’asse Francia-Italia, ci si sposta al Mugello, dal 28 al 30 maggio: se proprio non sarà possibile avere un portabandiera che sventola il tricolore sul podio in Emilia Romagna, ci accontentiamo anche di una doppietta Ducati.
- NBA, Lega A e NHL: abbuffata di playoff
Tanto si sono sforzati Los Angeles Lakers e Boston Celtics, che dovranno giocare anche i play-in prima di darsi una chance ai playoff – ed essendo arrivati settimi nelle rispettive Conference, avranno due possibilità di entrare nel tabellone principale. Più che un’ultima giornata di regular season utile più per le statistiche che per altro, Tatum e compagni si mettano le mani nei capelli per il modo in cui hanno interpretato il doppio scontro diretto da dentro o fuori contro i Miami Heat, squadra che aveva iniziato la stagione in modo disastroso e che ora, forse non sapendo neanche come, avrà qualche giorno di riposo prima di provare ad andare il più avanti possibile – l’anno scorso arrivò una inaspettata finale per l’anello, per dire. Lebron James, invece, è stato l’uomo in meno a Los Angeles, non perché lo volesse, ma per un infortunio che ha tolto certezze a tutto il quintetto. E quando il leader è tornato, la situazione non poteva più essere salvata. Hanno ringraziato soprattutto i Dallas Mavericks di Luka Doncic – anche loro partiti in sordina a Natale: se la stella nel team ha 20 anni e non muore mai, diventa tutto più semplice. In NBA si è visto, incredibile, ma vero, anche un esempio di “biscotto” all’italiana, con i Los Angeles Clippers non esattamente inclini a rischiare di dover giocare subito il derby e per questo in modalità risparmio energetico contro gli Houston Rockets. Comportamento anti-sportivo? Mah, chissà. Si ricapitolino, quindi, gli incroci. Questa notte si parte con Boston Celtics contro Washington Wizards: chi vince affronterà i Brooklyn Nets (secondi in Eastern Conference), chi perde sfiderà la vincente di Indiana Pacers vs Charlotte Hornets per un posto da sfidanti dei Philadelphia 76ers, signori a Est. Gli altri incroci da quel lato di tabellone? Milwaukee Bucks-Miami Heat (terza contro sesta) e (quarta contro quinta). Mercoledì notte, invece, big match tra Los Angeles Lakers e quei Golden State Warriors aggrappati con le unghie e con i denti a Steph Curry: la ricompensa sarà sfidare i Phoenix Suns (secondi in Western Conference). Il premio di consolazione, invece, sarà darsi un’altra chance contro la vincente di Memphis Grizzlies e San Antonio Spurs, mentre gli Utah Jazz restano in attesa. Completano il quadro Denver Nuggets vs Portland Trail Blazers (di nuovo, terza contro sesta) e Los Angeles Clippers conto Dallas Mavericks (quarta contro quinta). Playoff time anche in Lega A: nessun problema per Olimpia Milano contro Trento, Brindisi contro Trieste e Virtus Bologna contro Treviso, tre incroci chiusisi subito in gara 3. Non rimane che vedere se Sassari riuscirà nell’impresa di rimontare il doppio svantaggio a una Venezia in teoria sfavorita nel pronostico: in fondo, gli uomini di Pozzecco si sono messi nei guai da soli. Dai playoff nel basket ai playoff di hockey: mentre Vancouver Canucks e Calgary Flames si sfidano a oltranza in una regolar season ormai anacronistica, the field is set per le sedici squadre rimaste. L’incrocio più giocato fino a ora vede Washington Capitals e Boston Bruins non aver ancora prevalso l’una sull’altra nei tempi regolamentari. Neanche a dirlo, la serie è ferma sull’1-1. Primo strappo per Tampa Bay Lightning contro Florida Panthers, New York Islanders contro Pittsburgh Penguins, Colorado Avalanche contro St. Louis Blues e Minnesota Wild contro Vegas Golden Knights, mentre sono fermi sullo 0-0 Toronto Maple Leafs e Montreal Canadiens e Edmonton Oilers e Winnipeg Jets.
- Serie A1 di futsal: che delusione per l’Acqua&Sapone
“Ci sentiamo traditi. Tutti ci hanno profondamente deluso, vecchi e nuovi. Ripartiremo da zero, nessuno sarà escluso dal repulisti. Qualcuno probabilmente ha scambiato questo club e la nostra maglia per un posto sicuro e garantito, in cui basta timbrare il cartellino”: firmato Tony Colatriano, amministratore delegato dell’Acqua&Sapone, tra le favorite per lo Scudetto in Serie A1 di futsal e che, invece, si ritrova già in vacanza, sconfitta da un Catania che in gara 1 aveva perso 7-0 e non era mai veramente sembrato in partita. E se si pensa che il comunicato non possa essere più duro di così, ci si sbaglia: “Non capiamo cosa sia scattato nella testa dei nostri giocatori. Forse pensavano di poter usare la loro superiorità part-time, solo quando ne avevano voglia. Evidentemente ci siamo fidati delle persone sbagliate. Ci rimetteremo subito al lavoro per cambiare tutto questo: via chi non lotta per questa maglia. Vogliamo gente che abbia gli attributi”, conclude Colatriano. La delusione si comprende se si pensa che gli abruzzesi venivano da otto anni consecutivi in cui erano almeno arrivati in semifinale di playoff. D’altronde, però, il brusco salto temporale, indietro a un 2012 in cui la squadra non aveva ancora esperienza in massima categoria, era nell’aria. Da fine febbraio la corazzata che nel 2020 quasi sembrava essersi dimenticata di come si perde, aveva vinto un unico match in campionato – il derby contro la Colormax Pescara poi retrocessa – e aveva chiuso la regular season a nove punti di distacco da una Italservice Pesaro diretta competitor e che già nel 2019 era stata protagonista di uno sgambetto doloroso in finale Scudetto in gara 5. Altro? In effetti l’Acqua&Sapone era stata anche eliminata anticipatamente in Coppa Italia, inciampando ai rigori contro un Feldi Eboli che a momenti non poteva credere ai propri occhi. Che poi, il futsal di maggio aveva anche provato a regalare ulteriori sorprese: la stessa Italservice Pesaro si era complicata la vita in gara 2 contro Signor Prestito, idem per Came Dosson contro Avellino. La differenza? Loro si sono rialzate.
Michela Curcio