L’ultima giornata di campionati di calcio, gli ATP e i WTA 250 europei sulla terra rossa, un amaro GP di Monaco per la Ferrari, tanti playoff tra NBA, Lega A, NHL, pallanuoto e rugby e le imprese italiane al Giro d’Italia e agli Europei di nuoto: il weekend trascorso ci regala cinque riflessioni.
- Ultimo tango in Europa, poi Europa League e Champions League
Le lacrime di gioia di un Luiz Suarez snobbato troppo in fretta dal Barcellona e l’apoteosi di un Lilla che ha imparato a sognare, Bayern Monaco e Inter che hanno salutato la stagione con una goleada, le risse di marca italiana e inglese per una qualificazione in Champions League che andrà onorata in autunno e infine le finestre sulla Coppa Italia e le finali europee: il calcio ci saluta regalando qualche ultimo fuoco di artificio. Si parta da sabato pomeriggio, da una Bundesliga che in testa non aveva più nulla da dire, ma che dal secondo al sesto posto aveva ancora verdetti da regalare. Di un Bayern Monaco che aveva chiuso 4-0 il primo tempo contro l’Augusta si era detto. Più che la mezza rimonta firmata Hahn e Niederlechner, i musi lunghi erano per Lewandowski a secco: nessun problema, perché quasi all’overtime il polacco ha trovato il gol numero 41 in campionato. Fenomeno. Zona Europa, archiviata ogni residua speranza di titolo, il Lipsia è crollato quanto psicologicamente tanto fisiologicamente: un punto in tre giornate vuol dire essere già andati in vacanza, anche se chiudere la stagione con una sconfitta contro l’Union Berlino non sarà stato piacevole. Incredibile, al contrario, la resurrezione di un Borussia Dortmund che a marzo sembrava condannato all’Europa League. Il terzo posto in classifica a 64 punti passa anche dalla vittoria per 3-1 contro il Bayer Leverkusen. Tonfo senza conseguenze per il Wolfsburg contro il Magonza, successo inutile contro il Friburgo per il Francoforte, il Werder Brema crolla contro il Borussia Monchengladbach per 4-2 e retrocede in Zweite Bundesliga. Si continui con il sabato sera di Liga: gol di Plano e 1-0 del Valladoid contro l’Atletico Madrid al diciottesimo minuto. Il Real Madrid spera, anzi no, gol di Pino per portare in vantaggio il Villarreal al ventesimo minuto. Forse in questi istanti lo Scudetto ha preso la strada di casa – che risponde al nome di Wanda Metropolitano e non di Santiago Bernabeu. Per la cronaca: entrambe le madrilene hanno rimontato per 2-1, entrambe grazie ai loro leader, ossia Correa e Suarez (sponda colchoneros) e Benzema e Modrid (sponda galacticos). Forse però ci si aspettava più bollicine. E i posti Champions League? Già occupati da tempo da Barcellona e Siviglia, indipendentemente dai rispettivi 1-0 contro Eibar e Alaves. Domenica pomeriggio, tempo di Premier League. Che il Leicester fosse in odore di beffa contro il Tottenham lo si era intuito. Anche quest’anno la Champions League arriva l’anno prossimo, ma almeno ci si è consolati con la vittoria in FA Cup contro il Chelsea. Quel Chelsea che, nonostante la sconfitta contro l’Aston Villa comunque aveva il posto fisso in Europa che conta. Aspettando il derby contro il Manchester City – che per la cronaca ha chiuso la stagione con un 5-0 all’Everton. Niente competizioni internazionali, invece, per l’Arsenal, al quale non è servito il 2-0 al Brighton. Ma si sa, i Gunners non hanno un grande feeling con l’Europa. Fun fuct: il Liverpool ha chiuso al terzo posto in classifica. Il che è un miracolo vista la piega presa dai Reds a inizio primavera. Gran finale, la domenica sera di Serie A. Sul 4-0 contro il Bologna, alla Juventus non rimaneva che incollarsi alla radiolina per monitorare le proprie rivali. Il Milan ha stroncato ogni entusiasmo sul nascere, grazie ai due rigori con i quali ha sconfitto un’Atalanta un po’ in ciabatte, il Napoli, invece, si è suicidiato contro il Verona con un 1-1 per il quale non è responsabile né Gattuso, né la stampa brutta e cattiva, ma una squadra che non è stata abbastanza squadra nelle difficoltà. Infine la Ligue 1: ci si aspettavano fuochi di artificio. Al Lilla verrà di nuovo il braccino? Vinceranno ancora i soldi in dote al Paris St.Germain? Gli astri si allineeranno per regalare un rocambolesco titolo al Monaco? E invece l’uno due di David e Yilmaz ha chiuso ogni discorso dopo 45 minuti e la squadra di Galtier si è laureata campione di Francia.
- ATP 250 Ginevra/Lione; WTA 250 Parma/Belgrado: ci si avvicina al Roland Garros
Nel 2019 in Svizzera pioveva a dirotto di domenica, Zverev chiedeva a gran voce che la finale venisse completata di lunedì, ma non si poteva andare oltre perché il signor Roland Garros reclamava il proprio big di Germania. Niente di tutto questo due anni dopo: il sole ha baciato la vittoria – alla fine netta – di un Casper Ruud “principito” sulla terra rossa ai danni di un Denis Shapovalov gentile come soltanto i canadesi possono esserlo. D’altronde al norvegese mancava soltanto la corona: le tre semifinali di fila nei Master 1000 su clay tra Roma (nel 2020), Montecarlo e Madrid (nel 2021) sembravano quasi dirgli “bravo, ma…”. Ora, che qui qualcuno dica che il ventiduenne di Oslo sia candidato al Roland Garros è francamente eccessivo, ma che da lui ci si aspetti la prima seconda settimana Slam in carriera sembra lecito e consentito. A Ginevra c’è stato il tempo per il rientro lampo di un Roger Federer ancora un po’ ingessato e forse anche a disagio su clay (ma vi sembra giusto parlare di “disagio” per chi ha vinto uno Slam e 7 Master 1000 sulla terra rossa nell’epoca di prime Nadal?) e per le prodezze di un Dominik Stricker che promette di prendersi sulle spalle il tennis rossocrociato. Quanto a Shapovalov, vi basti sapere che casa Canada ha perso le ultime 18 finali ATP su 19 giocate – e, udite, udite, Denis era stato l’unico a spezzare la maledizione nell’ATP 250 di Stoccolma contro Krajinovic. Vien da pensare che “Shapo” fosse il più fantasioso e talentuoso in campo, ma se poi non è esistita variazione che gli abbia permesso di crearsi una palla break sul servizio di Casper, non è neanche così esagerato parlare di partita a senso unico. Pronostici in parte rispettati anche a Lione, perché Stefanos Tsitsipas si è preso il settimo titolo in carriera giocando quasi sempre in modalità crociera. Un percorso così netto che però non è servito a mettere a tacere i detrattori, i quali si sono affrettati a dargli il soprannome di “re negli ATP 250” (ne ha vinti sei su sei finali giocate). Però se Dominic Thiem ha mandato in Francia il lontano cugino di quel principe sulla terra rossa che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare negli ultimi tre anni ed è stato così evanescente contro Cameron Norrie, da portare a casa a malapena 9 punti su 45 in risposta, non si vede che responsabilità abbia il greco. Proprio il britannico ha provato a strappare il titolo a “the Greek God”, ma al netto di un primo game di assestamento, non ha avuto molte armi a disposizione. E la “giovine Italia”? Se Sonego è a riposo, se Berrettini si allena con Zverev a Montecarlo e se Sinner si scopre bambino contro Rinderknech, a portare in alto il tricolore ci pensa Lorenzo Musetti, unico a strappare un set proprio a Tsitsipas e in precedenza maestro di variazioni contro un Auger-Aliassime e un Korda, geometrici, ma forse senza piano B. Qui circuito WTA: a Parma Coco Gauff ha vinto il secondo titolo in singolare e il terzo titolo in doppio nel circuito maggiore a 17 anni, completando un clean sweep mai così green dai tempi di Maria Sharapova e mettendo un altro mattone in un percorso di crescita che già la chiama a prendere il testimone delle sorelle Williams, wild card meste e francamente deludenti in Emilia Romagna, sconfitte rispettivamente dalla Siniakova e dalla Schmiedlova. Prima di schiantarsi su una terra rossa sempre più indigesta, Serena ha battezzato la diciottenne di casa Lisa Pigato, al debutto nel circuito maggiore, che ha raccolto soltanto cinque game in partita, ma che si spera possa ridare linfa a un movimento di tennis femminile italiano ai minimi storici, mentre Venus è stata protagonista di un siparietto tutt’altro che elegante dopo aver ricevuto un warning per time violation al servizio. Non è stato per nulla divertente vederla dire all’arbitro: «Non posso controllare Dio» con quel tono così altezzoso. Molta più gentilezza a Belgrado: l’abbraccio tra Maria Camila Osorio Serrano (davvero non si poteva trovare una wild card per lei al roland Garros) e una rientrante Ana Konjuh è stato forse il momento più edificante di tutta la settimana. Poi neanche a dirlo, la croata si è nuovamente dovuta prendere il proprio tempo a livello fisico ed è stata costretta ad abdicare in finale contro Paula Badosa, ma la spagnola era fin da subito sembrata per distacco la più in forma in entry list. Il primo titolo nel circuito maggiore è un premio che corona gli exploit nel WTA 500 di Charleston e nel WTA 1000 di Madrid.
- Il GP di Monaco e la maledizione di Leclerc
Il modo per la Ferrari di strappare una pole position che non arrivava dal GP del Messico nel 2019? Suggerire a Leclerc di andare muro nel posto giusto al momento giusto così che arrivi lo stop in Q3 e che nessuno possa migliorare il proprio tempo. Chiaramente si tratta di ironia, perché nessuno vuole distruggere la propria macchina e rimanere con il fiato sospeso fino all’ultimo minuto per sapere se il cambio ci ha lasciato oppure no. E allora il destino decide di impacchettare una polpetta avvelenata al monegasco: il famoso cambio non è rovinato a destra, ma nel warm-up la macchina si spegne a sorpresa e si scopre che il malfunzionamento a sinistra non è risolvibile in tempi brevi. Niente Gran Premio di casa per Charles. E chi se non l’ex compagno di squadra – e mentore – Vettel per andare a rincuorarlo e dirgli che in fondo 23 anni sono ancora pochi e che avrà almeno un decennio di chance per scrivere il proprio nome in albo d’oro? Nel frattempo, però, tra Carlo di Monaco e le strade che ha percorso fin da bambino esiste un’idiosincrasia ai limiti della maledizione: mai in carriera il ferrarista ha visto la bandiera a scacchi nel Principato. Per fortuna che per la Rossa il weekend non è stato un’altra Caporetto. L’onesto Sainz – che, dai, diciamolo, in fondo è stato ingaggiato anche perché non pesti i piedi a Leclerc – si è preso una meritata seconda piazza e l’ha difesa fino alla fine, regalando alla propria scuderia il primo podio in stagione. Bravo. Festeggia anche un Max Verstappen di gara in gara sempre più convincente. Che il talento ci fosse non si avevano dubbi, ma adesso l’olandese sembra anche aver imparato a conciliare follia con razionalità. E d’accordo che a Montecarlo sorpassare è quasi impossibile, ma rimanere in testa e non sbagliare neanche un pitstop non è così banale. Anche perché chi lo dice alla Mercedes che l’errore su Bottas, costretto al ritiro per una gomma forse rimasta ancora incastrata, è temporaneamente costata la testa nella classifica costruttori? E chi lo dice a Hamilton che invece la qualifica con il freno a mano tirato lo ha costretto a rimanere in settima posizione per sempre, a battagliare con Gasly – lesa maestà – e a perdere il dominio nel Mondiale a vantaggio proprio di Super Max? Evidentemente qualcuno lo avrà avvisato tempestivamente perché il britannico era tutt’altro che entusiasta all’indirizzo di Toto Wolff. Un’ultima curiosità:
- NBA, Lega A e NHL, pallanuoto e rugby: tempo di playoff
Parola chiave: playoff. Meglio se declinata in tutti gli sport possibili. Capitolo basket: in NBA guai grossi per i Miami Heat, già in svantaggio 0-2 contro i Milwaukee Bucks. A coach Spoelstra sta mancando soprattutto il peso specifico di Jimmy Butler, che ha chiuso rispettivamente con xx e 10 punti tra gara 1 e 2. Il collega Budenholzer, invece, non ha questo problema: in entrambi i match la stella Antetokounmpo è stato il miglior finalizzatore. Più equilibrio nelle altre serie: per i Philadelphia 76ers tranquilli per ora contro i Washington Wizards, per i Los Angeles Clippers che hanno trovato davvero un brutto cliente nei Dallas Mavericks e per i New York Knicks che hanno steccato sul finale contro gli Atlanta Hawks, le sconfitte di Los Angeles Lakers e Boston Celtics rispettivamente contro Phoenix Suns e Brooklyn Nets erano prevedibili in termini di teste di serie. In Lega A, invece, l’Olimpia Milano ha fretta contro Venezia: le final four di Euroleague non possono aspettare. Nell’altra semifinale la Virtus Bologna si è presa gara 1, ma occhio al ritorno di Brindisi. Capitolo hockey: primi verdetti in NHL. I Boston Bruins sono già ai quarti di finale dopo la vittoria per 4-1 nella serie contro i Washington Capitals, ma ancora più bravi sono stati Colorado Avalanche e Winnipeg Jets, protagonisti di un clean sweep rispettivamente contro St.Louis Blues e Edmonton Oliers. A New York Islanders, Tampa Bay Lightning e Vegas Golden Knights serve un’ultima vittoria contro Pittsburgh Penguins, Florida Panthers e Minnesota Wild, mentre regna l’equilibrio tra Carolina Hurricanes e Nashville Predators. Capitolo pallanuoto maschile: lo showdown per il quinto e il sesto posto prima ha illuso Trieste, che in gara di andata si era portata in vantaggio 13-10, poi ha premiato Ortigia, più cinica al ritorno con un 9-5 che ha permesso ai campani di spostare l’equilibrio di reti di differenza a proprio favore. A salire: la serie per il terzo e il quarto posto vede in vantaggio Savona su Telimar: i piemontesi hanno vinto il primo round per 8-5. E poi, il premio più grosso di tutti: lo Scudetto. Perfetto equilibrio tra Prorecco e Brescia, con i secondi che hanno portato a casa a sorpresa gara 1 per 9-8 e con i primi che hanno riequilibrato il pronostico in gara 2 per 8-4. Non finisce qui. Capitolo pallanuoto femminile: definite le finaliste di Serie A1. Saranno Plebiscito Padova ed Ekipe Orizzonte a sfidarsi per il titolo. Le venete hanno tirato fuori gli artigli dopo essere passate in svantaggio in semifinale nel derby regionale contro CSS Verona, mentre i siciliani hanno domato il ritorno di Roma. Proprio CSS Verona e Roma si giocheranno in gara secca il terzo e il quarto posto finali. Capitolo rugby: che beffa sarebbe stata per Petrarca Padova sfiorare soltanto la finale dopo una regular season chiusa da semi-imbattuta. Eppure il rischio di deragliare era stato concreto di fronte a una scatenata Emilia nel secondo tempo di gara 2. Buon per i veneti che il match di ritorno sia terminato “soltanto” 24-23.
- Protagonisti di lusso al Giro d’Italia, agli Europei di Nuoto e al PGA Championship di golf
A tale in three acts, anzi, in tre persone. Prima parte: al Giro d’Italia Egan Bernal ha vinto per distacco la sedicesima tappa del Giro d’Italia edizione 2021, quella con partenza a Sacile e arrivo a Cortina d’Ampezzo. Il che di per sé non sarebbe neanche una notizia clamorosa – in quanti si portano a casa una vittoria durante una competizione usurante come la “corsa rosa”? – se non fosse che, giorno dopo giorno, il colombiano sta ipotecando la vittoria finale, consolidando una maglia rosa che sta diventando una seconda pelle e rifilando distacchi abissali agli avversari. Qualche esempio? Il ritardo di 2’11’’ per Aleksandr Vlasov e il distacco di 2’36’’ inflitto a un tale Simon Yeats – che proprio in classifica generale è scivolato a meno 4’20’’. Da non dimenticare anche il momento di gloria di Lorenzo Fortunato: sullo Zoncolan, lì dove ciclisti leggendari si arrendono alla fatica, il bolognese ha scollinato la pendenza arrivando davanti a Jan Traktin e Alessandro Covi. Ma chi ha chiuso quarto al traguardo? Neanche a dirlo, Bernal. Seconda parte: Europei di nuoto, finale di manifestazione domenica 23 maggio. Quanti sono i podi conquistati dagli azzurri? Ben quarantaquattro, suddivisi in 10 ori, 14 argenti e 20 bronzi. Scegliere un nome? Impresa impossibile. Qualcuno dirà Benedetta Pilato, la baby regina dei 50 rana, con il record del mondo in semifinale e la medaglia del metallo più preziosa in finale. Ma dire che la terribile Benny è l’unica queen toglierebbe il merito a Simona Quadarella, protagonista di una tripletta da leggenda nei 400, negli 800 e nei 1500 stile libero. Per dire che nessuna distanza è impossibile. E ancora, Margherita Panzieri ha confermato il titolo vinto nei 200 dorso a Glasgow tre anni fa, ma soprattutto la signora del nuoto italiano per antonomasia, Federica Pellegrini, a 35 anni ha chiuso con un argento nei 200 stile libero e un bronzo nella staffetta 4×100 mista. Facile pensare che siano soltanto le donne a dominare in piscina. E invece ci si sbaglia di grosso: guai a dimenticarsi di Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti, rispettivamente argento e bronzo negli 800 stile libero. Terza parte: PGA Championship. Phil Mickelson trionfa a 50 anni suonati e diventa il più anziano vincitore di sempre in un Major di golf, nonché il sesto in carriera. “Lefty” è il quarto di sempre a essersi imposto sul PGA Tour in quattro decenni diversi, dopo Sam Snead, Raymond Floyd e Davis Love III. Non è mai troppo tardi, quindi. Specialmente per tentare l’assalto agli US Open, l’unico grande titolo assente in bacheca.
Michela Curcio