35 risultati utili consecutivi, come la Spagna del duo Luis Aragonés-Vicente Del Bosque tra il 2007 e il 2009. Poi 36 partite senza sconfitte, per togliersi ogni dubbio e per affiancare il Brasile guidato dal tandem Carlos Alberto Parreira e Zagallo tra il 1993 e il 1996. Infine, la leggenda: le 37 gare da imbattuti, meglio di chiunque altro in assoluto. Anche non impressionando, numeri alla mano l’Italia di Roberto Mancini continua a vivere in uno stato di eterna estate, ben oltre la mezza estate in cui ha vinto gli Europei, senza avere i favori di pronostico, ma trascinata da un incrollabile cameratismo che deve essere il motore verso una tranquilla qualificazione al Mondiale in Qatar nel 2022.

D’altronde, senza serenità e spensieratezza, il rischio di incagliarsi a un passo dal traguardo è stato concreto – il che sarebbe stato beffardo. Per gli azzurri le insidie si sono nascoste nei dettagli: il rigore sbagliato da Jorginho contro la Svizzera, nello scontro diretto terminato 0-0 che invece, in caso di vittoria, sarebbe valso la vetta in classifica senza equivoci. Oppure i tanti errori davanti alla porta di Immobile, pagati con un altro 0-0 contro la Bulgaria.

Rimane comunque ingeneroso pretendere la perfezione da una Nazionale che ci ha ben abituati negli ultimi mesi. E infatti Mancini, con saggezza, ha catalizzato le critiche su di sé per rasserenare i propri ragazzi. Il risultato? Un rotondo 5-0 contro la Lituania – d’accordo, non la squadra più blasonata che ci si potesse trovare davanti, ma ogni partita sa essere maledetta se non ci si sente in fiducia. E anche tanti gol in chiave “2000”, come la doppietta di Moise Kean, da poco figliol prodigo alla Juventus, e il gol – più autogol propiziato – di Giacomo Raspadori.

Un po’ il contemporaneo stop di Xkaka e compagni contro l’Irlanda del Nord, un po’ i record che curano ogni ferita, adesso la Nazionale ha tempo fino al 6 ottobre per recuperare le energie nervose e per capire come non balbettare più in Nations League, lì dove inevitabilmente la qualità di gioco si alzerà. L’arrabbiata Spagna di Luis Enrique, che tra l’altro non naviga in buone acque nel Gruppo B, insidiata da una Svezia che ci suscita sempre brutti ricordi, potrebbe avere fame di rivalsa proprio contro di noi. 38 è sempre meglio di 37, però. Ci si vede in autunno.

Michela Curcio

Articolo pubblicato su “Parola di Vita” in data 16/9/2021