Un’Inter travolgente contro una abulica Juventus, i successi di Marta Bassino a Kranjska Gora, il ritorno dell’NHL, gli Australian Open nati sotto una cattiva stella e il debutto così così di Luna Rossa nella Prada Cup: il weekend appena trascorso ci lascia in eredità cinque riflessioni.
- Se il calcio di gennaio forse non dà tanto spettacolo
Inter travolgente, Juventus abulica. Si commenta così lo scontro al vertice in Serie A. Troppo affamati gli uomini di Conte, troppo spenti quelli di Pirlo. Che per i bianconeri sia game over per lo Scudetto? Di sicuro il Milan festeggia: grazie alla doppietta di un rientrante Ibrahimovic contro il Cagliari, i rossoneri si portano a più tre proprio sull’Inter. Altrettanto deludente il derby tra Lazio e Roma: sconfitti per 3-0, i ragazzi di Fonseca si sono confermati grandi con le piccole e piccoli con le grandi: non bene per una squadra che ambisce a qualificarsi in Champions League. Nel frattempo, se il Napoli travolge per 6-0 una Fiorentina che deve capire che il campionato non si gioca soltanto contro la Juventus, l’Atalanta rallenta dopo i cinque gol al Sassuolo, i quattro al Benevento e i tre al Bologna. All’estero, in Premier League tanto rumore per uno 0-0 nel big match tra Manchester United e Liverpool, con i Red Devils che rimangono in testa a 37 punti, mentre Leicester e Manchester City ne approfittano vincendo 2-0 contro il Southampton e 4-0 contro il Crystal Palace. In Bundesliga Lipsia e Borussia Dortmund non approfittano di un Bayern Monaco stordito dopo la figuraccia in Coppa di Germania e, anzi, i bavaresi allungano in vetta. Vetta che il Paris St. Germain si è ripreso in Ligue 1, approfittando di un Lione sgambettato nel recupero contro il Metz. Infine in Eredivisie, il PSV si riscatta contro lo Sparta Rotterdam, ma l’Ajax non frena contro il Feyenoord.
- Marta Bassino, regina di Kranjska Gora
Perché festeggiare per la vittoria a Kranjska Gora se si può concedere il bis ventiquattro ore dopo sulla stessa pista? A firmare l’impresa, di “Tombiana” memoria, la ventiquattrenne Marta Bassino. Se di gigante si parla, però, la piemontese non teme rivali. Pronti, via di sabato: su una pista piena di dossi e pendenze e luccicante per il gelo, l’italiana ha dato distacchi astronomici alle avversarie. 80 centesimi di ritardo per la bicampionessa del mondo Tessa Worley, un secondo e mezzo per la svizzera Michelle Gisin, ai piedi del podio, addirittura a due secondi le regine Petra Vlhova, ancora in testa al Mondiale, e Mikaela Shiffrin: tutte si sono inchinate a uno scricciolo al terzo successo su quattro gare tra i pali larghi. O meglio, quattro successi su cinque gare tra i pali larghi, aggiornando il ruolino al bis di domenica. E se le prossime gare sorridono a chi ama le discese – per la gioia di Sofia Goggia nel prossimo weekend sono in programma due discese e un Supergigante a Crans Montana, in Svizzera – proprio Sofia consacra l’amica-collega: «È un onore poterti avere come esempio», ha detto. Ma chi è Marta? La chiamano Dory per il candore svagato che ricorda la pesciolina di Nemo. Va forte anche nel tennis, nei tuffi e nella ginnastica artistica. Piange quando arriva al traguardo. E della gara che l’ha vista trionfare dice: «Mi sembrava di sciare malissimo e ho pensato che sarei arrivata con un’ora di ritardo». Esempio di mentalità.
- NHL is back: chi saprà stupire?
I Tampa Bay Lightning avevano vinto la Stanley Cup, i Tampa Bay Lightning sono ancora imbattuti e in testa alla Divisione Centrale: il 2021 in NHL è cominciato da dove si era interrotto. Ironia della sorte, tutti i team sono scesi in campo almeno una volta tranne uno: i runner up della scorsa stagione, i Dallas Stars. Colpa di un focolaio di Covid-19 scoppiato in squadra, con addirittura 17 giocatori positivi al virus. Se tutto andrà bene, gli uomini di coach Bowness torneranno a scivolare sul ghiaccio sabato notte contro i Nashville Predators. Ottima partenza anche per le due semifinaliste di Coppa nel 2020, ossia i Vegas Golden Knights anche loro ancora senza sconfitte in Divisione Ovest, e i New York Islanders, sconfitti nel derby contro i Rangers per 5-0, ma cinici nel riscattarsi contro i Boston Bruins, grazie al pesantissimo e decisivo gol di Jean-Gabriel Pageau. Voglia di riscatto anche per i Toronto Maple Leafs, dodici mesi subito out nei playoff fa contro i Columbus Blue Jackets e oggi in testa in Divisione Nord con tre vittoria e una sconfitta contro gli Ottawa Senators, mentre i St. Louis Blues, vincitori di una storica Stanley Cup nella stagione 2018/2019, ripartono da un momentaneo terzo posto in Divisione Ovest – l’unico stop fino a ora è arrivato contro i Colorado Avalanche, ma in forma di un rovinosissimo 8-0. Da monitorare anche i Florida Panthers, che paradossalmente sarebbero qualificati ai playoff, ma la sola vittoria contro i Chicago Blackhawks è poco indicativa, specialmente perché la squadra di coach Collington è l’unica a non aver ancora vinto quest’anno. Infine, occhio proprio ai Boston Bruins, al momento poco prolifici in attacco, ma che difficilmente non chiuderanno tra i primi quattro in Divisone Est.
- Gli Australian Open e la quarantena della discordia
Antefatto: in vista degli Australian Open, la federazione stila un rigido protocollo anti-infezione: charter speciali per tutti, quarantena di quattordici giorni, allenamenti permettendo, e tamponi giornalieri. Assenze? Tra gli uomini Federer (un po’ perché non al top fisicamente, un po’ perché ha preferito stare in famiglia), Garin (problema al polso), Isner (rimasto negli Stati Uniti con moglie e figlie), Edmund (ricaduta al ginocchio), Davidovich Fokina e Murray (positivi al Covid-19) e i francesi Tsonga e Pouille (tormentati dagli infortuni). Tra le donne la Bertens (lungodegenza dopo l’operazione al tendine di Achille), la Linette (problema al ginocchio), la Keys e la Anisimova (positive al Covid-19). Svolgimento: quando i big sono già in albergo a mangiare insalate e gelatine pseudo-radioattive, si riscontrano due casi di coronavirus tra chi si trovava sul volo da Los Angeles. Risultato? Tra gli altri, alla Azarenka, a Nishikori e a Stephens si impone di non uscire dalla stanza. Qualche ora dopo, il coach di Bianca Andreescu, che aveva viaggiato da Abu Dhabi, risulta positivo al virus: nomi come Bencic, Muguruza, Kerber, Sakkari e Jabeur si trovano a loro volta confinate. Scoppia il panico: la Cirstea dice di non conoscere questa regola, la Cornet riprende con sarcasmo la vista dalla finestra, la Putinseva trova un topo in camera e la Kostyuk e la Badosa attaccano gli haters in diretta Instagram, mentre la Gauff sempre su Instagram, risponde di non avere di che lamentarsi. Interviene anche Djokovic che da Adelaide (dove alloggia insieme a Nadal, Thiem e la Osaka) non riesce a negoziare condizioni migliori per i colleghi, suscitando l’ira di Kyrgios, mentre tra gli altri anche Alcaraz viene confinato per un caso di Covid-19 sul volo da Doha. Persino Bautista Agut sbrocca, definendo la quarantena “una prigione”, mentre la Azarenka prova a sedare la rivolta. E poi c’è Monfils che, ignaro di tutto, ha giocato su Twitch per 13 ore di fila. Idolo.
- La leggenda di Luna Rossa e la paura per American Magic
Due vittorie, due sconfitte per una Luna Rossa un po’ zoppicante, tanta paura per American Magic, che non parteciperà alle prossime sfide di round robin perché impegnata a sistemare lo squarcio nella chiglia: in Prada Cup i pronostici sono già stati sovvertiti. Chi si aspettava che Ineos UK fosse a punteggio pieno dopo le prime tre giornate? Travolgenti contro American Magic, (1’20’’ di distacco al traguardo), in controllo contro Luna Rossa e di nuovo contro American Magic e resilienti di nuovo contro Luna Rossa: così l’equipaggio guidato da “Sir” Ben Ainslie è ancora imbattuto. Luna Rossa invece dovrà trovare al più presto la soluzione alla sua incostanza. Max Sirena è ottimista: «La barca va veloce, ma commettiamo ancora troppi errori». Proprio un errore ha rischiato di trasformarsi in tragedia per American Magic: durante la gara-bis contro Luna Rossa nel golfo di Hauraki, dopo l’ultima boa di bolina – ossia sul rettilineo finale – lo scafo statunitense si è innalzato a oltre 30 nodi di velocità (55 km/h), si è messo su un fianco e ha rovesciato in mare il suo equipaggio. Miracolato chi era a bordo, fortunati gli avversari – bravi a non investire nessuno. Ma possibile che non si possa lavorare per rendere non solo più veloci, ma anche più sicuri «questi giganti delicati e fragili» (cit. Francesco de Angelis, skipper della prima Luna Rossa)?
Michela Curcio