«Il Presidente della Repubblica con saggezza saprà indicare la strada meno impervia per il nostro Paese». Così Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha commentato gli ultimi sviluppi di una crisi di governo scoppiata nel posto sbagliato (ossia in un Palazzo Chigi che deve gestire con parsimonia e al tempo stesso con spirito di iniziativa le risorse del Recovery Fund) e nel momento sbagliato (all’alba di un 2021 in precario equilibrio tra terza ondata di coronavirus e semestre bianco). Eppure era stato proprio il presidente Mattarella, durante il messaggio di fine anno, a dire, con tono paterno, ma accorato: «Questo è tempo di costruttori». Appello che non è stato recepito da Matteo Renzi, leader di Italia Viva, lesto, al contrario, ad annunciare, dopo settimane di più o meno velate “minacce”, il ritiro della Ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, e della Ministra per la Famiglia, Elena Bonetti, dall’esecutivo giallorosso. E visto che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è comunque riuscito a salvarsi sia alla Camera che al Senato, non è detto che la mossa del cavallo sia stata azzeccata. Lungi dall’esprimere un giudizio sull’operato del governo – l’emergenza coronavirus poteva essere gestita con più attenzione soprattutto da ottobre in poi, per quanto riguarda l’ampliamento dei posti letto negli ospedali e il tracciamento dei casi positivi, ma si sfida chiunque ad affrontare con così tanta resilienza il ciclone che ha spazzato via l’Italia – ci si chiede: era necessario scivolare nell’instabilità in un momento in cui servirebbe potenziare sanità, pubblica amministrazione e apparato imprenditoriale? Non è forse populismo incapricciarsi e tirare giù il banco? Costruire vuol dire trattare, litigare, anche arrendersi su qualche progetto affinché i conti quadrino, ma poi sapere di aver protetto uno Stato che per ispirare fiducia ha bisogno di essere autorevole e non autoritario. E a chi usa il caso-Olanda e le dimissioni del premier Rutte per sostenere che la crisi di governo non è tabù, va ricordato che sbirciare in casa altrui non serve: cosa sarebbe successo se avessimo guardato alla Svezia come modello di contenimento del coronavirus o alla Francia come modello di somministrazione dei vaccini?
Articolo pubblicato su “Parola di Vita” in data 28/1/2021
Michela Curcio
